- State indietro per favore. - Che succede? - Un tizio si è asserragliato in un negozio di scarpe, minaccia di comprarsi delle polacchine.
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Le tipe sono Tipi #2: JODIE
Non c'è bisogno di presentazioni, la Jodie è un Tipo praticamente impossibile da non notare.
Ma, essendo una che ci crede molto, la Jodie sente l'esigenza di mettere subito in chiaro le cose, quindi la riconoscerai al suo solo entrare nella stanza in cui ti trovi.
Eppure, almeno nelle intenzioni, la Jodie vorrebbe circondarsi di un fitto alone di mistero. Peccato che, logorroica ed egocentrica com'è, non le riesca praticamente mai.
Te la vedi spuntare di regola nel bel mezzo di festini, subito dopo la mezzanotte e mezza. Mai la Jodie si presenterebbe all'orario prestabilito, dovrebbe stancarsi troppo in futili conversazioni che in fondo l'annoiano. Un orologio biologico donatale da una qualche misteriosa entità felliniana le permette di mantenere un tempismo praticamente impeccabile, quindi te la vedi arrivare quando il vino è già finito, quindi sei felicemente brillo, ma non è ancora stata tirata fuori la vodka, quindi tutti gli interlocutori possibili si trovano confinati in quello stato di grazia della durata massima di venticinque minuti, nel quale tutto intorno a loro è meraviglioso, ma non ha ancora iniziato a girare vorticosamente; stando così le cose, alla Jodie non resta che selezionare la preda e sfiancarla con un unico, possente sorriso.
Ma è dopo la prima vigorosa stretta di mano che la Jodie dà il meglio di sè: senza nascondere il suo accento del mezzogiorno, stiracchiandosi a più riprese per mettere in mostra il fisico esile eppure sensuale e senza mai smettere di ravviarsi all'indietro quelle due ciocche di capelli scuri che un tempo dovevano essere una frangia ma ora le contornano il viso cadendole giusto sulla punta del naso, la Jodie si tira su i jeans chiari infilando i pollici nei passanti della cintura e si siede comodamente sul divano, pavoneggiandosi alla maschiaccio; allunga la mano, e non si sa bene come un bicchiere di vino (che era finito) e una sigaretta di tabacco (che "ha dimenticato a casa") si materializzano tra le sue mani. Si piega di quarantacinque gradi, poggia il ginocchio sul sofà molto vicino a quello del povero malcapitato, e poi senza mezze misure, inizia a sganciare le sue granate.
-e che musica ascolti?
-blues.
-davvero?! lo adoro!! sono stata a casa di Bo Diddley tempo fa e....
-e che libri leggi?
-Saramago.
-davvero?! lo adoro!! ho trovato il manoscritto originale di Ensaio sobre a lucidez e....
-e che studi?
-scienze politiche.
-davvero?! lo adoro!! Quando ero premier...
E giù così, una sequela imbarazzante di presunte coincidenze di interessi e gusti, un elenco indeterminato di tutte le meravigliose esperienze delle quali la sua vita è condita, un vortice inarrestabile di madornali cappellate.
Il problema, è che non te ne stai accorgendo.
Accecato da tutta quella gestualità ripetuta, dalla rotondità delle labbra che sapientemente sta mordicchiandosi con gli incisivi superiori, dall'ondeggiare evocativo di quelle ciocche su e giù dalla sommità della fronte ai lati delle orecchie, tu senti solo una cosa.
Hai trovato la donna per te.
Campane a festa, fiori d'arancio, altra vodka alla pesca. (scemo)
Quando lei, sapientemente in anticipo rispetto alle tue aspettative, si alza e ti saluta con due sussurri vinosi sui due angoli della bocca, sei storto come un camionista all'Oktoberfest e innamorato come una undicenne davanti al poster di Justin Bieber. Lei, sbattendo le ciglia così forte da spostare fisicamente i mobile nella stanza e arrossendo a comando come a simulare una sorta di pudore, ti chiederà il tuo numero.
Agli spettatori di cotanta scena, già di per sè perduti nel vortice dell'alcolismo giovanile e delle droghe leggere di sottobanco, non resta che nascondersi negli angoli bui della stanza, per sfuggire allo splendore della tua gioia.
Illuso.
Ti sei fatto fregare dall'abbinamento vincente tra polacchine bordeaux, jeans chiari col cavallo alto, canotta da rigattiere, camicia di jeans con le maniche risvoltate, borsa di pelle rubata al mercato delle pulci di Alexanderplatz e ciocche di capelli ondeggianti.
Eppure poco dopo lo capirai: questa ragazza tosta e decisa che ti trovi davanti, che ti ricorda Jodie Foster quando nei film d'azione anni '90 si innamorava del proprio sicario o passava lo stuzzicadenti agli antropofagi, questa Licia Colò dei noantri che ti ha buttato di testa nelle sabbie mobili della sua compulsiva esistenza e di fronte al tuo annaspare alza le spalle una mezza risatina, in realtà, è una gigantesca ciofeca.
Non ci vorrà nemmeno molto: qualche giorno di sms, un incontro casuale in un locale, un suo invito ad un concerto blues, una birra a luce soffusa, il suo bel visino appoggiato sul palmo della mano mentre tu parli di Michel Houellebecq e lei sorride, una passeggiata fino al suo portone e le vostre figure che appaiono e scompaiono alla vista mentre attraversate i coni di luce dei lampioni, l'incontro d'occhi davanti al citofono, il tuo collo che si piega più del dovuto, e il suo allontanarsi turbata:
"Ma che fai?! Così mi fai paura! Guarda che io sono fidanzata!!"
Dai, non ti rammaricare, Jodie Foster è stata un'enfant prodige; se alla fine quest' enfant terrible ti ha fregato, puoi sempre dare la colpa al francese.
Contro tutti i detrattori della calzatura femminista
Perché guardi schifato la polacchina che è ai piedi di tua sorella e non il sanitario ostruito che ti spunta dal collo, che non può sperare in soluzioni di miglioramento diverse da un taglio netto che provochi al tempo stesso il subitaneo tuo decesso?