L’ex ostaggio francese: «Foley una volta crocifisso a un muro». James Foley durante il sequestro in Siria ha subito un trattamento più duro da parte dei suoi carcerieri perchè era di nazionalità statunitense. Lo spiega in un’intervista alla Bbc il giornalista francese Nicolas Henin prigioniero in Siria insieme con Foley, poi liberato lo scorso aprile.
«Abbiamo passato diversi mesi insieme in una situazione estrema, compresa una settimana in cui siamo stati ammanettati l’uno all’altro, notte e giorno», dice Henin che descrive la tempra di Foley, il modo in cui nonostante la situazione rimanesse generoso, condividendo tutto con gli altri ostaggi.
«In quelle circostanze si sviluppa un istinto di sopravvivenza – dice Henin – per cui si arraffa tutto quello che si può. Ma lui condivideva tutto con gli altri: coperte, cibo. Tutto». «Essendo americano – continua il giornalista francese – veniva probabilmente preso di mira di più dai carcerieri. Come una sorta di capro espiatorio».
Gli ex ostaggi francesi detenuti con James Foley dall’Isis hanno rivelato che in particolare il giornalista americano venne preso di mira dai sequestratori perchè aveva un fratello nell’Air Force. Foley fu torturato e soggetto a finte esecuzioni e una volta fu addirittura «crocifisso a una parete».
I giornalisti francesi, che hanno descritto Foley come «un uomo solido, straordinario», sono stati rilasciati in aprile. Didier Francois, uno dei reporter liberati, ha detto a Europe 1 che l’americano fu trattato peggio degli altri perchè i sequestratori avevano scoperto una foto di John, il fratello militare, sul suo laptop.