Riappropriazione degli SLUR
Sono sempre stato scettico nell’utilizzo di Slur anche in un contesto di riappropriazione.
Lo scopo originario dello SLUR è stato classificare, umiliare, sminuire e rimettere in riga la stessa categoria da parte degli oppressori.
Per chi non lo sapesse, per quanto riguarda la comunità LGBT maschile, gli slur più utilizzati sono Fr****, ch*cc*, fin*cchi*, ricchi*n*, ecc.
Per chi desidera avere l’elenco completo e senza censure basta guardare un qualsiasi film anni 70/80 con Lino Banfi o Alvaro Vitali, nel quale si rideva sulla scarsa mascolinità associata all’essere gay.
La riappropriazione invece, fatta unicamente da chi appartiene a queste categorie discriminate, dovrebbe dare un nuovo significato positivo a questi termini, in modo che perdano il valore di definizione di una categoria meno umana e di umiliazione sociale.
Ma funziona? Secondo me no, per due motivi:
1) Non sempre sono utilizzati in modo positivo e finiscono per essere utilizzati in modo sminuente e discriminante da bulli o da persone che credono che appartenere a una categoria discriminata permetta di discriminare gli altri della stessa categoria proprio come fanno gli oppressori, ma per scherzo perché loro possono.
Così per sminuire le persone passive si usa il femminile, si usa ch*cc* e altri slur. Solo per sentirsi privilegiati di appartenere a una categoria superiore pregna di maschilismo. (maschile >femminile nella nostra società patriarcale, anche nelle categorie discriminate. Perché viviamo tutti nella stessa società , mica cresciamo nel mondo degli arcobaleni e usciamo solo durante le feste e i pride)
E questo lo vediamo nei discorsi tra amici, nelle chat, sui profili Grindr... e un po’ ovunque.
La riappropriazione degli slur forse funziona quando ci si autodefinisce con quei termini, ma nella pratica non è così.
2) Si tratta, di nuovo, di mettere al centro l’oppressore. Di utilizzare un linguaggio violento, farlo proprio per fare in modo che l’oppressore non lo possa più utilizzare o che non venga più percepito come tale.
Come se gli ebrei portassero stelle di David sui vestiti in modo che nessuno possa più appuntargliele.
Continuare a utilizzare quel linguaggio, secondo me, permette a certe parole di essere tramandate e ne conferma l’esistenza, compresa tutta la violenza verbale che rappresentano. Fosse per me andrebbero tolte dal vocabolario e lasciate nella bocca degli oppressori, in modo che ascoltarle faccia subito identificarle come negative, come tutti i ricordi che si portano dietro nella vita delle persone oppresse. Come il saluto romano.
Poi che io debba ascoltare slur per fare in modo che un eventuale oppressore non le trovi più così offensive mi pare che siamo a un victim blaming e masochismo piuttosto spinto. Vicini al riempirsi di psicofarmaci per tollerare gli abusi narcisistici anziché bloccarli.