“Il fatto è”
Dici “Montale”. Sentirsi sbagliati è facile, è come essere bambini in macchina con il “fatto è” di Gek Tessaro tra le mani mentre guardandolo lo giravamo in ogni angolazione e nostro padre andava a comprarsi l’ennesima dose di eroina da consumare. Dici “fermiamoci”. E le siringhe diventavano piene di grazia ed efficacia, la carne restava tesa come una corda di contrabbasso troppo accordata, i buchi erano piccole conche gocciolanti di comunismo e non potevi vedere Achille Occhetto, e ti si illuminavano gli occhi quando parlavi di Enrico Berlinguer. Dici “compro il pane”. Di sbagliato non c’era un bel nulla, contrastavi un’esistenza che ti aveva dato solo abbandoni e nonpersone, case comunali in zone a rischio e genitori quasi adottivi che non sapevano consolarti perché la dignità veniva sempre prima di te.







