Ormai la storia la si sa: istituzioni, musei e gallerie che si propongono come paladini dell'arte contemporanea spesso finiscono con l'essere semplicemente degli enormi scatoloni di cose già viste (e che spesso era meglio non vedere!), il più delle volte anche con una notevole scarsità di immaginazione e una buona dose di presunzione, il che rende la maggior parte degli spazi e dei festival piuttosto deprimenti (e non parlo solo di Milano).
Quella del New Museum è una realtà che mi ha colpita, anzi, folgorata! E non solo per essere stato il primo museo visitato a NY, e quindi a rimanermi come tutti i primi amori nel cuore, ma perché di vera Contemporaneità si parla. Artisti poco o per nulla conosciuti che ti lasciano un segno, non importa che sia positivo, importa che faccia riflettere. L'arte non è bella o brutta, l'arte è Arte perchè crea un dubbio, apre una parentesi che decidiamo solo noi quando e se chiudere, e in che modo. La "mostra" in corso - anche se è riduttivo definirla così perché più che mostrare direi che coinvolge - si chiama "Ghosts in the Machine" e parla del complicato, intrigante e irrisolvibile rapporto tra il corpo umano, la mente e la macchina, il mostro della tecnologia, in una maniera così nuova da far sconvolgere. Tra tutti gli artisti vorrei segnalare questo video, non tanto per l'idea, già vista da altre mille parti, ma per la poesia che ha usato nel raccontarla. Lui si chiama Peter Fischli e "The way things go" è il suo bellissimo lavoro.