“Io lo dico sempre, metteteci una catasta di libri, e accecati come sono comprerebbero anche quelli.”
F.N. - Dunque direi che per la maggior parte i temi sono quelli che mi stanno più a cuore: il mangiarsi a vicenda, il fuoco e il fumo, le metamorfosi, il sesso, la morte, gli animali, la giungla, con qualche aggiunta dovuta ai testi che le mie cornici contenevano, quando uscivano sul giornale: la televisione, i rifiuti e poco altro. Ad esempio, l’immagine degli elefanti sopra le colonne accerchiati dai topi, era un testo che parlava della Lega Lombarda che assediava elettoralmente la Democrazia Cristiana. Poi, dentro La vita intorno, i topi non sono di per sé negativi e diventano una metafora delle idee nuove, che per forza di cose portano anche scompiglio e un po’ di rozzezza .
Intervistatore - Ne esce il ritratto di un mondo alla fine dei suoi giorni…
F.N. - Il mondo è alla fine dei suoi giorni.
F.N. - L’occhio completa il disegno, aggiunge una tensione e a volte un senso d’incompletezza che per alcune persone può risultare insopportabile. Nel libro, il bianco credo abbia cambiato significato, e potrebbe stare per quella parte della nostra vita che ci ostiniamo a considerare centrale – il lavoro, i soldi, la famiglia – che fissiamo ossessivamente ma che in realtà è vuota, mentre la vita vera si svolge ai margini, visibile solo con la coda dell’occhio. Life is what happens to you when you are busy making other plans è una frase di una canzone di John Lennon che mi stordisce sempre ad un livello quasi fisico. E’ un proclama contraddittorio: mentre dice che non vivi la tua vita fino in fondo, sembra suggerirti che non ha importanza, tanto la vita, a volte pigra, a volte selvaggia, scorre comunque dentro di te. Non vorrei, però, fare il santone che da un’interpretazione che vale per tutti, questo è soltanto quello che il vuoto del libro racconta a me.
Intervistatore - Come hai lavorato per creare quel fitto dialogo che si nasconde tra illustrazioni e testo, che è la vera cifra narrativa del libro? Un esempio per tutti: il testo sembra consolare il lettore, dare una finestra d’aria, dicendo: La gente, però, se può fare un bagno al mare, ride. L’illustrazione invece mostra un esercito di uomini-pinocchio = l’unico modo per ridere oggi, è mentirsi. Sapresti raccontare in che modo nasce dentro di te il rapporto tra testo e illustrazioni?
F.N. - La relazione testo-immagine è stata ottenuta gradualmente. Prima ho scritto dei semplici titoli che creavano un rumore semantico con l’immagine, ad esempio nel disegno di copertina si vede un transatlantico che affonda mentre tutti ballano, e a questo ho dato mentalmente il titolo di OTTIMISMO. E’ un commento fra l’ ‘alla lettera’ e il cinico che produce una frizione fra la parola e l’immagine. Questa modalità viene da un esercizio che Victor Gorka, famoso cartellonista polacco, ci faceva fare a l’università, abbinare un’immagine a una parola per creare un terzo significato. Cosa che ho fatto in altri libri: Guarda come dondolo (Gallucci editore), In bocca al lupo (Orecchio acerbo) e anche in manifesti, riviste e lavori vari fatti insieme a Fausta Orecchio, nella sua veste di grafica. Certo, non è un procedimento che funziona sempre, per tutti i libri. Ultimamente mi sembra che sia diventato un luogo comune dire che le illustrazioni debbano raccontare una storia parallela. Non è detto. Certi testi richiedono di essere seguiti pedissequamente, parola per parola, altri invece vogliono essere traditi. La possibilità maggiore di noi illustratori sta in quello spazio di decisione lì: fedeltà-infedeltà. Certo, se si è fedeli solo al proprio stile si finisce per tradire sistematicamente il testo, e spesso finisce che il libro non funziona.
“ La vita agra è uno dei romanzi italiani che più ho amato, mentre sì, è vero, provo astio per quegli autori che danno l’impressione che alla fine tutto si aggiusti. “