Proprio pochi giorni fa, il 25 febbraio 2026, si è verificato un incidente mortale nel cantiere Fincantieri di Monfalcone.
La vittima è un giovane operaio di 27 anni, dipendente di una ditta esterna in subappalto. Questo evento ha scatenato uno sciopero immediato in tutti i cantieri del gruppo indetto da Fim, Fiom e Uilm per denunciare la precarietà del sistema degli appalti.
Nonostante la mobilitazione sindacale, questi decessi hanno una risonanza mediatica inferiore, sono "morti invisibili" rispetto ad altri (come quelli all'ex Ilva).
Molti lavoratori stranieri non sono assunti direttamente da Fincantieri, ma da piccole aziende terze. Quando avviene un incidente, la responsabilità e l'attenzione si frammentano tra decine di sigle diverse, rendendo più difficile l'identificazione collettiva con la grande azienda madre.
I lavoratori stranieri sono soggetti allo "sfruttamento differenziale". Barriere linguistiche, contratti precari e scarsa formazione sulla sicurezza aumentano il rischio, ma rendono anche queste vittime meno "visibili" all'opinione pubblica nazionale, mancando spesso una rete sociale o familiare forte sul territorio che faccia sentire la propria voce.
Il rischio di infortunio mortale per un lavoratore straniero in Italia è stimato essere superiore del 50% rispetto a quello di un collega italiano. Nei primi nove mesi del 2025, il 22% delle vittime sul lavoro era di nazionalità straniera.
L'esternalizzazione selvaggia in Fincantieri crea una "zona grigia" senza regole, dove si perdono i diritti e la sicurezza. Gli operai (spesso bengalesi o dell'Est Europa) sono pagati meno di 7 euro l'ora nei subappalti della cantieristica.









