Il diavolo veste Prada 2
Sono uscita ieri sera dalla proiezione de Il Diavolo Veste Prada 2 con una sensazione mista, quel classico "Nì" che accompagna le operazioni nostalgia non del tutto riuscite. Se il primo film del 2006 era un manifesto di un’epoca in cui le riviste dettavano legge, questo sequel ci ricorda brutalmente che vent’anni, nell’era degli algoritmi, sono un’era geologica. Il primo tempo è un continuo, quasi estenuante, rimando a ciò che è stato. Una serie di citazioni e richiami che sembrano voler rassicurare i fan come me della prima ora, ma che finiscono per frenare il ritmo del film. Si ha la sensazione di guardare un album dei ricordi, piuttosto che una storia nuova. L’aspetto più strano è poi vedere come Miranda Priestly abbia dovuto, suo malgrado, adattarsi alla cultura del politically correct di oggi.
La straordinaria "Queen" di Runway si muove oggi con estrema cautela: la vediamo attenta all’uso dei pronomi, ai termini e gesti non discriminatori e impegnata a promuovere l'impiego delle minoranze in redazione. È una Miranda che lotta per restare rilevante in questo nostro mondo che ha smesso di leggere riviste e, paradossalmente, ha smesso anche di andare al cinema. Questa sua versione "addomesticata" dalle regole delle Risorse Umane, toglie inevitabilmente quel pizzico di sarcasmo che l'aveva resa un'icona.
Il secondo tempo, girato nella splendida Milano, ha decisamente più mordente. L’atmosfera meneghina dà una scossa alla trama, ma non basta a salvare alcune scelte di cast. Ho trovato l’interpretazione di Anne Hathaway sorprendentemente ingenua: una recitazione che è sembrata immatura per i tempi e per "l'expertise" che il suo personaggio (e l'attrice stessa) dovrebbe avere oggi. Un vero peccato. Sulla carta l’idea sembrava ottima, ma all'atto pratico il film scivola spesso verso un immenso ADV alle grandi case di moda. Più che una critica o una satira al sistema, com'è stato il film precedente, a tratti sembra una lunghissima brochure pubblicitaria patinata. Nonostante le mie critiche, il film mi ha regalatp un momento di pura magia nel finale, quando la tensione tra le due storiche nemiche-amiche si scioglie. Emily (la bravissima Emily Blunt), rivolgendosi ad Andrea (Anne Hathaway), lancia una perla assoluta "I carboidrati condivisi non hanno calorie", frase-manifesto che, diciamocelo, dovrebbe essere stampato immediatamente su migliaia di t-shirt. Sarebbe l'unica vera idea moda rivoluzionaria di questo sequel!
In definitiva, Il Diavolo Veste Prada 2 è un esperimento interessante, ma a mio parere conferma quanto sia difficile riportare in vita certi miti senza snaturarli o renderli schiavi dei tempi che corrono. Miranda ha cambiato linguaggio, ma io preferivo quello duro e scorretto di vent'anni fa.
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Si consiglia di leggere il post ascoltando KT Tunstall, perchè anche la colonna sonora di questo sequel non è all'altezza del precedente!












