Luigi Bartolini - Girl at the window (1929)

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Luigi Bartolini - Girl at the window (1929)

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Ladri di biciclette 1948 Vittorio De Sica
A sculpture titled 'From the Deep (Fun Giant Wood Finger statues)' by sculptor Luigi Bartolini. In a medium of Cedar wood and in an edition of 5 pieces.
Luigi Bartolini (1892 - 1963)
Donna che dorme, 1936
Luigi Bartolini

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Dobbiamo fermarci, invece. E farci guardare dritti negli occhi. Togliere ogni difesa, abbassare ogni protezione ed eliminare ogni scusa. Pensiamo di esser capaci, ma abbiamo paura di essere giudicati. Siamo certi di offrire, ma non sempre sappiamo il valore del tempo. Dobbiamo star fermi, allora. E non cedere all’impegno che diventa un inganno. E contrastare la tentazione di mascherare una fuga. E avvicinarci in silenzio, cercando nel vuoto un nuovo equilibrio. E ascoltare parole, come fossero musica sulla quale ballare. E guardare lontano, sognando una strada che non conosciamo. Resistere al vento, fermare la pioggia, respirare sott’acqua. Proteggere i semi, restando pazienti. Ed essere lì quando sarà necessario.
e-runner
(Testo di Alessandro Chiozza)
Dal libro al film: i settant’anni di Ladri di biciclette
Lo scorso mercoledì 16 maggio, a 70 anni dalla prima proiezione, il 71 Festival del Cinema di Cannes ha reso omaggio a Ladri di biciclette, il film capolavoro di Vittorio De Sica, presentando la pellicola appena restaurata all’interno della rassegna Cannes Classics.
Pluripremiato con 6 Nastri d’argento, il premio della giuria a Locarno e il premio Oscar come miglior film straniero, Ladri di biciclette si ispira all’omonimo romanzo di Luigi Bartolini, pubblicato per la prima volta da Polin nel 1946, quindi da Longanesi nel 1948 e tradotto in moltissime lingue. La sceneggiatura firmata De Sica-Zavattini, tuttavia, non ha quasi nulla in comune con il testo letterario dal quale riprende, di fatto, soltanto il titolo e tre elementi: lo spunto di partenza, ovvero la ricerca di una bicicletta rubata, la dinamica del furto e l’ambientazione dei fatti.
L. Bartolini, Ladri di biciclette, Roma, Polin, 1946 (copertina tratta da qui); fotogramma del film Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, tratta da “Cinema”, 15 dicembre 1953; locandina del film
Questa in breve la trama del film: Antonio Ricci, disoccupato, vive in un quartiere periferico di Roma insieme con la moglie Maria, il figlioletto Bruno e una figlia neonata. Quando finalmente trova lavoro come attacchino municipale, Antonio riscatta dal Monte di Pietà la bicicletta, senza la quale non potrebbe lavorare. Durante il primo giorno di lavoro, tuttavia, un ladro gli ruba la bicicletta: comincia così il pellegrinaggio di Antonio, accompagnato dal piccolo Bruno per le vie più povere di Roma, alla disperata ricerca della bicicletta che, però, non riuscirà mai a recuperare. Con il pretesto di una trama apparentemente banale, in un’ora e mezza di pellicola, De Sica e Zavattini raccontano tutto lo smarrimento di una società appena uscita dalla guerra che cerca di rialzarsi e di prender parte alla ripresa economica del Paese. Un film che si inserisce all’interno del neorealismo, insieme alle opere di Roberto Rossellini, di Luchino Visconti e di Giuseppe De Santis: un cinema che, infranti gli schemi narrativi preesistenti, si impegna a mostrare la realtà circostante in tutta la sua complessità, prediligendo come scenari la periferia e i quartieri popolari delle città e, come attori, persone prese dalla strada [F. De Nicola, Neorealismo, Milano, 1996; G. Alonge, Vittorio De Sica. Ladri di biciclette, Torino, Lindau, 1997].
Ladri di biciclette riportò immediatamente un buon successo di pubblico e ampi consensi nel mondo intellettuale, tanto da passare alla storia come il film neorealista per antonomasia o, come lo definì Gabriel Garcia Marquez, il film più umano che sia mai stato girato.
Luigi Bartolini ad Arrigo Cajumi. Roma, 24 luglio 1949. Cartolina postale. MSS Cajumi 127. Biblioteca Comunale Centrale (Sormani); Luigi Bartolini. 1941 Ritratto fotografico. Archivio Aloi. Biblioteca Comunale Centrale (Sormani)
Non mancarono tuttavia le polemiche, prime fra tutte quelle dell’autore del romanzo, Luigi Bartolini, che in un articolo pubblicato su “L’Italiano” e in una cartolina indirizzata ad Arrigo Cajumi, mostrò il proprio disappunto per il modo in cui Zavattini aveva rielaborato il soggetto, modificando la trama, la caratterizzazione dei personaggi e il messaggio finale della storia. Le differenze con il libro di Bartolini, in effetti, sono notevoli: il protagonista del romanzo è un pittore-intellettuale che utilizza la bicicletta per spostarsi “per diletto”, per recarsi dalla città verso la campagna, e che, quando ne subisce il furto, cerca di recuperarla da solo per le vie di Roma e riesce poi a ritrovarla; durante il suo peregrinare nei quartieri più poveri della città, inoltre, il pittore si mantiene in una posizione distaccata rispetto a quello che vede e non si lascia coinvolgere. Nulla a che vedere con il dramma personale e il desiderio di riscatto del protagonista del film di De Sica.
Ma chi era Luigi Bartolini? Quando nel 1946 pubblicò Ladri di biciclette, Bartolini era già un apprezzato artista e un affermato scrittore. Originario di Cupramontana, in provincia di Ancona, dopo gli studi tecnici, aveva frequentato Accademie (a Siena, Roma, Firenze), corsi universitari in storia dell’arte e letteratura, biblioteche e musei, creandosi una formazione artistico-letteraria poliforme che si concretizzava via via nella pubblicazione di raccolte di poesie, nella scrittura di romanzi, nella collaborazione a giornali e riviste, nella realizzazione di opere a olio e di incisioni su rame.
L. Bartolini, Gli eremiti. Olio. Galleria Nazionale d'Arte Moderna a Valle Giulia – Roma. Riproduzione presente nell’Archivio Aloi. Biblioteca Comunale Centrale (Sormani)
Chiamato alle armi nel 1915, aveva combattuto al fronte come ufficiale di artiglieria, meritando la medaglia al valor militare. Importanti riconoscimenti sia nel campo artistico sia in quello letterario erano cominciati ad arrivare dalla fine degli anni Venti, ma la sua affermazione come scrittore era giunta definitivamente nel 1930 con Passeggiata con la ragazza e con Il ritorno sul Carso, mentre cresceva nel frattempo il numero delle collaborazioni con alcuni tra i più importanti giornali e riviste, da “La Nazione” a “Il Selvaggio” e il “Frontespizio”. Nel 1932, all'Esposizione del Bianco e Nero tenutasi alla Galleria degli Uffizi di Firenze, ottenne il primo premio ex-aequo con Morandi e con Boccioni (alla memoria).
Dall'Archivio Aloi:30 acqueforti inedite di Luigi Bartolini alla Saletta,Modena, 1949; Invito alla mostra di Luigi Bartolini presso Galleria della Spiga e Corrente – Milano, 19 novembre - 1 dicembre 1942; Luigi Bartolini, Acquaforte. Galleria Ciangottini - Bologna
Dieci anni più tardi, Corrente (che prese il nome proprio da un’indicazione di Bartolini) aveva ordinato a Milano un'importante esposizione antologica a lui dedicata. Un artista affermato, dunque, con una produzione intensa, che si traduceva in una altrettanto vivace attività espositiva in Italia e all’estero; un letterato apprezzato, che nelle sue pubblicazioni sapeva accompagnare le proprie creazioni poetiche a quelle artistiche. Non a caso anche Roberto Aloi aveva pensato di inserirlo all’interno del suo Dizionario incompiuto (1941).
Modulo per inserzione gratuita inviato da Roberto Aloi a Luigi Bartolini. Archivio Aloi. Biblioteca Comunale Centrale (Sormani); L'orto dell'ospedale. Acquaforte. Riproduzione presente nell’ Archivio Aloi. Biblioteca Comunale Centrale (Sormani)
Poeta, letterato, pittore, incisore, è difficile tentare un giudizio su Bartolini senza tenere conto di tutte e quattro le sue attitudini, di tutte le quattro forme di espressione con le quali ha voluto ed è riuscito a comunicare. Di certo ebbe un eccezionale vigore polemico, fu un competente critico d’arte, un buon pittore e un eccellente incisore. La finezza e la forza che permeano dalla sua opera figurativa, la sua tecnica “a macchia e a graffio improvviso” [cit. Leonardo Borgese] si ritrovano non solo nelle acqueforti e nei dipinti, ma anche nelle poesie e negli scritti, e fanno di ogni suo lavoro un “pezzo unico” e lo specchio della sua personalità. Così è senz’altro anche per Ladri di biciclette, un romanzo che aveva deciso di scrivere “con leggerezza” dopo aver subito tre furti consecutivi della sua bicicletta, un’opera che varrebbe la pena di riscoprire.
A sculpture titled 'My hands (Large Symbolic Clasping Hands carving)' by sculptor Luigi Bartolini. In a medium of lime wood and in an edition of 1/1.