«AAAAUCHHHH!» urlacchiato d’istinto. Scatta a sedere e una manata di tutto rispetto viene piazzata proprio al centro della sua stessa fronte «AHIA!» e di nuovo «DANNATA VESPA FIGLIA DI BANSHEE!» [...] La osserva ancora da lontano, come sempre indeciso sull’avvicinarsi o meno ma…la sfacciataggine tassorosso vince sempre. «Charliiiotte» dai, si è sforzato a correggere il tiro «secondo te la Drybottle ha anche rimedi per le punture??» un caso disperato fino all'ultimo.
« Lugh » [..] « Spero per noi di sì » e la risposta incerta che viene data con le manine che scivolano sull’erba per farsi leva e alzarsi. « Che ti ha punto? » domanda incuriosita, ma sempre imbronciata, sollevandosi sulla punta dei piedini per provare a portarsi allo stesso piano della puntura. « Ti fa male? Ti prude? » chiede ancora inclinando il visetto e spalancando gli occhietti. « E non toccarlo! » con tono di rimprovero e uno schiocco di lingua al palato in segno di avvertimento. « Pensi di avere davvero bisogno dell'infermeria per » breve pausa, quanto le basta per sollevare la manina chiusa a pugno e indicare con l'indice della destra la "ferita" « quella? » chiede infine, con un sorrisetto divertito e espressione di scherno sfarfallando le ciglia.
«Cosa ho?! E’ grande?» non è del tutto preoccupato, data la propensione a starsene in giardino ogni volta che può, ma sicuramente un po’ infastidito. «Immagino non un billywig…» [...] «Un po’ tutti e due» arriccia il nasino e assottiglia a sua volta le palpebre quando sente puzza di presa in giro da parte della compagna. «Charlotte Dalloway, mi stai deridendo?» incrocia le braccia al petto e si raddrizza col busto, manco volesse provare a sovrastarla in altezza. «Se non mi porti in infermeria, e non vuoi che mi scortichi la fronte, cerca di distrarmi! Hai già il baule pronto? Dove vai in vacanza?»
« Nulla, solo una seconda testa » il commento che abbina a una scrollata di spalle e un trillo di risatina divertita. « Doyle, sarà stata un’ape frizzola, più Tassorosso e meno Grifolagna » è il rimprovero che rimbecca a sfottò dandogli le spalle per tornare a recuperare la tracolla abbandonata. « Serve questo per farti dire il mio nome giusto? » chiede con aria infantile raggiungendolo nuovamente. « Devo deriderti? » la domanda successiva osservandolo di sottecchi. « Certo che ti accompagno in infermeria! » [...] « E magari passiamo prima dai bagni così puoi lavarti le mani dal terriccio e se lo tocchi non fa infezione. » detta legge, a modo suo, inevitabilmente legandosi a lui per quel pomeriggio libero, senza chiedere parere contrario o favorevole. Ma può sempre cacciarla via. « E comunque sì, baule prontissimo » [...]. « Casa, e poi in giro dai vari parenti. Forse in Francia dai parenti di mamma, e spero anche di poter andare sui cavalli alati di mia cugina » il sogno ad occhi aperti. « Tu cosa farai quest’estate? Sai già dove andrai? »
«Sei proprio Troll!» replica senza farsi alcun problema, per quanto anche il suo tono non sia così seccato. «Se fossi una grifolagna avrei già fatto tre giri del castello urlando» ribatte schioccando la lingua sul palato, con tono convinto. «E’ un po’ troppo lungo CharlotteDalloway tutto attaccato, sai com’è. Ma se proprio ti piace…» fa spallucce, come se non fosse un suo problema. «Va bene, va bene.» i consigli tutto sommato gli sembrano sensati, e le risposte altrui vengono ascoltate con attenzione, fosse solo per allontanare il prurito. «Wow! Che grinzafico!» esclama con un entusiasmo genuino e sincero «Io torno in Irlanda, a Kenmare!» destinazione più umile, ma che lo fa sorridere come se stesse programmando il viaggio più bello del mondo. «Non so quando mamma e papà smetteranno di lavorare, e se andremo da qualche parte. Io vorrei andare a Dublino!» che evidentemente non è così frequentata dai genitori. «Cioè, forse ci sono anche già stato quando ero più piccolo ma non me la ricordo! E deve essere wooow d’estate! Anche se non come per San Patrizio certo…»
« Prima hai urlato, tanto » [...] « Non ricordo le esatte parole, ma era qualcosa tipo “ahia!” » scimmiotta la parola alzando di qualche ottava il tono di voce, accompagnando il tutto da una risata argentina divertita. « Ma Charlotte e basta? » propone con alterigia tornando a fissare il castello che si avvicina man mano. « O posso anche proporti di chiamarmi con uno dei miei altri nomi, se proprio ci tieni a chiamarmi diversamente dagli altri. » punzecchia, nascondendo un certo divertimento nello stuzzicarlo. « L’irlanda » [...] « Sembra un posto incantevole, mi piacerebbe tanto andarci, prima o poi » confida abbassando lo sguardo e fissandosi i piedini mentre cammina. « Bhè, allora se ci andrai a Dublino, voglio proprio saperlo » biascica a mezza voce. « Non puoi lasciarmi con il dubbio fino a settembre. » continua con insicurezza nonostante l’espressione sembri quasi arrabbiata. « Potresti mandarmi un gufo, ecco, così non morirò di curiosità »
«…altri nomi?» [...] «E non ho mica detto di volerti chiamare diversamente dagli altri» ah no? «Però Charlie mi piaceva» fa spallucce, ammettendo candidamente che in cuor suo non ha mai iniziato a chiamarla così per infastidirla. «Puoi venire a trovarmi!» Soluzione ovvia per lui, che in fondo si tratta solo di qualche smaterializzazione ai suoi occhi. «Cioè, se non stai tutto il tempo in Francia» specifica sollevando le mani con il palmo rivolto verso l'alto. «Affare fatto, va bene.» È una promessa che vuole provare a fare, per quanto un marmocchio come lui non sia poi così dedito alle lettere e alla scrittura. Eppure, un tentativo per Charlotte lo farà «a patto che mi rispondi e ti firmi con gli altri nomi» conclude con un'ultima risatina leggera.













