
seen from Greece
seen from China

seen from United States
seen from United States
seen from United Kingdom
seen from United States

seen from Australia
seen from United States
seen from Spain
seen from Yemen
seen from Japan

seen from Japan
seen from Brazil
seen from Japan
seen from United Kingdom

seen from Australia

seen from Japan

seen from Japan

seen from Brazil
seen from Russia

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
Avevo pensato di iniziare questo discorso in un’altra maniera, ma lo inizio semplicemente così: “Come puoi ad oggi dire ad una persona uguale a te “ma non ti fai schifo a stare con una persona del tuo stesso sesso?”, “che schifo, mi viene da vomitare soltanto a pensarci”.”Ad oggi, 17 Maggio 2020 posso dirvi che ho un sacco di amiche che amano una donna. Posso dirvi che ho un sacco di amici che amano degli uomini. E posso dirvi che affrontare una transizione non è per niente nulla di facile. Ti svegli una mattina e non hai più le stesse certezze di quando eri bambino, certezze che ti hanno messo in testa persone che alla fine, evidentemente, non hanno mai capito cosa significa amare se stessi per ciò che si è. Ti svegli una mattina e ti senti sbagliato, ti senti “sporco”. Ti svegli una mattina ed hai soltanto paura. Paura di essere ciò che sei. Paura di essere realmente te. Paura perché forse, dopo tanto tempo, hai soltanto capito chi sei realmente. Quello che molti di voi non sanno, è quanto una persona (a detta vostra “diversa”) ama tanto quanto noi ed ha paura tanto quanto noi. Perché non è L’AMARE una persona del proprio sesso che li spaventa, ma il giudizio degli altri. Lo stesso giudizio che ad oggi (per quanto le cose con gli anni passate si siano iniziate a sbloccare) vedo soltanto peggiorare. Come ho già ribadito, ho tante persone che conosco nella mia vita in grado di dare AMORE più di quanto una persona “””NORMALE””” possa riuscire a dare, possa riuscire a capire, possa riuscire ad immaginare, possa riuscire a PROVARE e, vi posso assicurare che non c’è nulla di più bello nel vedere realizzarli, come Persone. Come persone che hanno il pieno consenso di ciò che sono, come persone che non hanno paura di amare perché alla fine il loro amore è tanto più grande di qualsiasi discriminazione.“In Italia l'omosessualità è accettata solo su un palco, nella realtà i gay vengono bastonati in piazza. Vorrei che questi artisti invece di mettersi il lucidalabbra facessero uscire il messaggio che si può vivere l'omosessualità, tabù in Italia, in maniera naturale.” (FABRI FIBRA). Le persone che amano LO STESSO SESSO, le persone che amano ENTRAMBI I SESSI, le persone che si amano DOPO CHE FINALMENTE SONO USCITE DA LORO STESSE MOSTRANDOSI DI UN ALTRO SESSO NON SONO PERSONE SBAGLIATE. “Anche se la vita ti ha ferito, emarginato, maltrattato o preso in giro, gioisci di te stesso ed amati”. (LADY GAGA). [...] tu sei gay e la tua sessualità non è buona quanto la mia, tu sei un pervertito e io sono un santo. È allo stesso tempo intimidazione e controllo. È il modo in cui la gente svilisce tutto ciò che ti riguarda, dai tuoi genitori alle tue sneakers. E vogliono che tu non sia più capace di guardarti allo specchio, di guardare la tua famiglia, o ciò che hai, con orgoglio. (MIKA). Quello che sto cercando di dirvi è AMATEVI e SAPPIATE AMARE, AMATEVI e VIVETEVI, AMATEVI E NON ABBIATE PAURA PERCHÉ VOI NON SIETE CIÒ CHE GLI ALTRI CREDONO. Avete la vostra vita in mano, avete le vostre scelte e avete tante persone al vostro fianco che finalmente dopo tanto tempo vi amano per quello che siete e non per quello che cercate di dimostrare. Alle persone che io conosco che in questi anni (trascorsi insieme) hanno avuto il coraggio di fare coming-out: siete il mio orgoglio in quanto per la prima volta avete capito cosa significa amare. In quanto finalmente avete capito cosa significa amarSI prima di amare qualcun altro. E sono felice di essere stata presente ad ogni vostro “no sono gay/lesbica” per potervi abbracciare, baciare e ricordarvi quanto io sia fiera di voi. Sono fiera di voi perché so che non è stato facile, ma siete riusciti a dire la verità, a darvi VOCE. Il mondo sta cercando di essere un posto migliore, ed ha bisogno della vostra voce per andare avanti.
Alle persone che conosco che hanno subito una transizione: amati per quella/o che sei sempre stata/o. Non avere paura di ammettere chi tu sia. Ricorda chi sei stata/o in passato e pensa che adesso hai la luce giusta per risplende. So che non è stato facile, so che non lo sarà nemmeno dopo, ma per affrontare una cosa del genere so quanto tu possa essere forte. Amati sempre, in qualunque corpo tu sia. Alle persone che hanno paura di accettare il fatto di essere dentro un corpo che non gli/le appartiene: liberati. Chi non esce dal bozzolo non diventa farfalla. “E se diventi farfalla nessuno pensa più a ciò che è stato quando strisciavi per terra e non volevi le ali. (ALDA MERINI)”. Alle persone che ancora non hanno trovato il coraggio di fare coming-out; alle famiglie che proveranno a non accettare, (“è solo un periodo”, “ma hai mai provato con “l’altro sesso?”, “sicuro è una sbandata, poi ti passa”, “ti ha plagiata”, “tu non sei più mia/o figlia/o”, “sparisci da questa casa”, “non rivolgermi più la parole”, “che schifo togliti”, “non mi toccare”, “mi fai venire da vomitare”, “è una cosa sbagliata perché la donna è stata creata per amare l’uomo e l’uomo è stato creato per amare la donna”, “sugli altri lo accetto, ma se avessi una/o figlia/o lesbica/gay MAI”, “sei sbagliata”, “cosa ti abbiamo fatto di male per meritarci questo?”) volevo dire soltanto una cosa: trovare il coraggio di amare ciò che vi è stato dato. Trovate il coraggio di accettare, trovate il coraggio di capire che non c’è nulla di sbagliato nell’amore, perché non si tratta di “lui” o “lei”, ma si tratta di qualcosa che non si può controllare. Si tratta di qualcosa che anche voi avete provato nella vostra vita. Vostro figlio o vostra figlia, rimane tale anche quando capisce che è una persona dello stesso sesso a renderli ciò che sono. Non scoraggiateli. Non scoraggiatevi. NON PENSATE SIA SBAGLIATO, INGIUSTO, soltanto perché “è capitato a voi”. Apprezzate, amate con tutti voi stessi i vostri figli e ammirateli in quanto abbiano trovato il coraggio di ammettere ciò che sono, ciò che provano, in una società dove ancora la frase “amare ciò che ci fa stare bene indipendentemente dal sesso” è vista come un qualcosa di assurdo e di sbagliato. Abbracciateli, abbracciatevi, per trovare in voi stessi il coraggio e la forza di capire che non siete sbagliati, che amare non vi rende sbagliati. Che avete dei valori, dei principi, che non c’è cosa più bella di uscire dal proprio guscio ed essere realmente se stessi. Ragazzi, abbiate il coraggio di ammettere ciò che siete. NON SIETE SBAGLIATI e soprattutto NON SIETE SOLI e NON LO SARETE MAI. NON ABBIATE PAURA AD AMARE CIÒ CHE VI FA STARE BENE. NON ARRENDETEVI MAI. NON ARRABBIATEVI CONTRO CHI NON VI CAPISCE MA CERCATE DI SPIEGARE, DI FARE CHIAREZZA. AMARE NON È SBAGLIATO, AVERE DEI FIGLI CHE DECIDONO DI ESSERE CIÒ CHE SONO REALMENTE NON È SBAGLIATO MA ACCOGLIETELI, ACCETTATELI ED ABBRACCIATELI FORTE CERCANDO DI FARLI SENTIRE SEMPRE AL POSTO GIUSTO. “Tu, con lo sguardo perso chissà dove, prigioniero di una realtà che non ti vuole. Con sogni e desideri uguali ai nostri, rinchiusi in dei pensieri non esposti. Figlio di un futuro che non sa l'amaro senso della libertà. L'ignoranza urla e non capisce, il male che ti fa e come ti ferisce. Ma il tuo amore in fondo è uguale al nostro e non importa se ha lo stesso sesso.” (Monica Cannatella)
un bacio ed un abbraccio, Alessandra.
Hoy es el día internacional contra la homofobia, transfobia, lesbofobia y bifobia. Y les voy a contar sobre la vez que unos “amigos” me rompieron el corazón.
Estábamos hablando sobre una pareja gay de clases, yo hice un comentario positivo sobre esa pareja, pero mis amigos me contradijeron y ambos coincidieron con su “opinión” de que las personas lgbt estaban enfermas, que tienen problemas mentales, etc.
Yo me quedé en silencio con un nudo en la garganta.
No me animé a decir nada, porque estaba aún en el closet, porque era chica y no sabía como hacerles entender que no es así.
Pero ahora sí puedo hablar y no dejo pasar ningún comentario homofobo, ningún “chiste”, ni ninguna “opinión”, es hora de que esas personas como mis amigos, ahora ex amigos, entiendan de que la diversidad existe y que el odio no será tolerado.
Nadie nos va a invisibilizar, ni discriminar nunca más.
Les gritaron, les tiraron cosas, las golpearon y finalmente les robaron sus pertenencias
Guía para paristas
Buenas tardes, mis dummies.
Como tal vez ya se enteraron (y si no, creo que no pasan tanto tiempo en redes como pensaba) Filos está en paro de nuevo.
Me tardé y procrastiné subir éste post por bastante tiempo ya porque estaba esperando tener un panorama más amplio para poder hablarles de ésto porque los paros en Filos son temas delicados. Después de mucho pensarlo, decidí que lo mejor sería tomar un post para darles contexto de lo que está pasando en este momento y otro para que sepan cómo son los paros en la facultad y qué pueden hacer ustedes como comunidad universitaria al respecto. Y teniendo en cuenta la polarización que se ha hecho alrededor de los paros, creo que lo mejor es empezar por lo que pueden hacer como comunidad universitaria.
Así que, without further ado, les dejo la guía para paristas.
1. ASISTE A LAS ASAMBLEAS
Como verán por el título de este post, soy de quienes apoya el paro y las manifestaciones que han surgido de esta situación y de varias que ya llevan sucediendo desde que entré a la Facultad. Sí, la neta al inicio yo también estaba en contra de los paros, pero con el tiempo me di cuenta de varias cosas. Una de ellas era que, si no iba a las Asambleas, nadie iba a hablar por mi.
Quiero aclarar algo: no está mal tener ideas contrarias o alternas a las que abundan en las Asambleas. Es muy común de hecho. Mientras más he convivido con quienes hacen paros me he dado cuenta de la gran gama de ideas y principios que tienen quienes hacen paros y la fuerza de voluntad y madurez emocional que tienen quienes asisten. No es fácil organizarse con personas con quienes no compartes ideas, pero es algo que sucede muy comúnmente en las Asambleas, cuando hay respeto de por medio a todas las opiniones que conciernen a lo que se está discutiendo.
Claro! No te vas a poner a hablar de cómo crees que como hombre te están prohibiendo usar el lenguaje como tú lo quieres usar si están tratando de resolver si se va a paro la facultad o no. Lo que sí puedes hacer es acercarte a la mesa y preguntar si se puede abrir el tema en esa asamblea o hasta otra. Es muy fácil identificar a quienes están de mesa en la Asamblea porque está quien cede la palabra, está quien escribe la minuta (un repaso de los temas que se abordan en la Asamblea y qué se dijo de cada cosa) y están unas personas más cerca que suelen ser quienes aporten más ideas. Eso no quiere decir que no te vayan a dejar participar, pero ten en cuenta que quienes suelen participar más son personas que tienen estudios y experiencia en organización estudiantil.
Regresando a lo que dije que había aprendido de que nadie hablaría por mí, también es otro punto importante recalcar que las votaciones en las Asambleas son como las votaciones por el Presidente. Si te presentas, tu voz se toma en consideración para la decisión final. Si no, se asume tu ausencia como voto nulo. ES IMPORTANTE QUE LO TENGAN EN CONSIDERACIÓN.
Hay muchas discusiones acerca de la representación estudiantil, pero la respuesta a ello son dos cosas: 1) Tus consejerxs técnicxs suelen estar presentes en las Asambleas. Si quieres que lleven un recado u opinión, es porbable que accedan, pero no te van a representar a menos que... 2) Organicen Representación Colegiada. Créanme que una de las razones por las que no hay quorum en algunas Asambleas es porque las personas están en clase y les interesa más ir a la clase que a la Asamblea. No está mal si tiene en consideración que no hay quien los represente, pero si la necesidad de tener quién les represente en las Asambleas es fuerte en el colegio, es importante que, como colegio, se pongan de acuerdo para tener a alguien que lleve la opinión y sentir del colegio a la Asamblea.
Nadie se ha opuesto nunca a esa idea, pero tampoco ha habido interés de parte de lxs integrantes de los colegios por hacer esa representación una realidad. Cuando entren, no importa a qué carrera, les pido que tomen una decisión: participan por su cuenta o mandan a un representante colegiado, pero no busquen que todo lo resuelvan lxs compas paristas.
Lo que me lleva a mi siguiente punto...
2. TÚ TAMBIÉN PUEDES HACER UNA ASAMBLEA
Se tiene esta idea errónea de que es un grupo de personas ajenas a la Facultad quienes hacen los paros. Quítense esa idea. Sí. Hay casos en los que grupos afiliados a grupos políticos fuera de la Universidad convocan a Asambleas, pero no sólo ellxs pueden convocar a Asambleas. Ustedes también. De hecho, las Asambleas las puede hacer cualquier parte de la comunidad estudiantil, trabajadora y docente. Incluso ustedes. Claro que ya hay un protocolo que algunas personas siguen, pero en realidad, para convocar a una Asamblea, lo que se necesita es lanzar el comunicado con fecha, lugar y hora.
¿Qué lo hace legítimo, entonces?
Que busca organizar a la banda. No es irse a paro (al menos no siempre), sino que es una forma de organizar a las personas que conforman a la comunidad universitaria y determinar de qué manera se puede encontrar un bienestar estudiantil (principalmente). Las medidas que se tomen se determinan en esas Asambleas. Por eso, volvemos a punto 1. Es importante que vayan.
Sin embargo, no solo es importante que vaya por si hay que votar “paro sí” o “paro no”...
3. ASISTE A LAS ACTIVIDADES DEL PARO
Si ya votaste porque “paro sí” recuerda que no votaste por un fin de semana largo ni por unas vacaciones en medio del semestre. Votaste porque la mejor solución para lo que se trata de resolver es irse a paro. Y porque votaste por eso, lo más coherente y responsable sería quedarte a ver en qué se necesita ayuda. Únete a la comisión de seguridad o a la de víveres. Lleva papel y jabón para los baños, o ayuda con toallas sanitarias y tampones para las compas que todavía no tengan copas menstruales u ocupen durante la toma de la Facultad. Quédate a ayudar a tus compas, lleva comida o lleva mantas para quienes se quedan.
Durante los paros suelen haber actividades. ¡Asiste! Si puedes, quédate a cuidar con quienes se queden en las instalaciones durante la noche. Si no puedes, trata de contactar a quienes están en la toma y pregúntales si necesitan algo de fuera con lo que puedas ayudar. Respeta espacios separatistas. No trates de meter a tu novio a las áreas designadas sólo para mujeres. Si sólo pueden entrar chavas a la toma, apoya al no ir si eres vato. Si no, ¡súmate! Tu formación social es tan importante como tu formación académica.
Hay mucho que hacer durante el paro y antes de la entrega de la Facultad.
4. ¿Y SI NO QUIERO IR?
Sinceramente, no entendería porqué no querrías, pero si no va con tus ideas o principios, está bien. No tienes que estar de acuerdo con todo. Si no te interesa ir, puedes ayudar de varias maneras.
1) Comparte la información que sale con respecto al paro. No sólo lo que dice Dirección, sino ambos lados de la historia. Alguien podrá no estar de acuerdo con los motivos del paro, pero al menos hay que tener el panorama completo para poder tomar una postura bien informada.
2) No criminalices a la banda que hace los paros. ¿Qué es esto? Si no estas de acuerdo con la forma de manifestación no perpetúes mitos como “ni son alumnxs de la Facultad” o “son unxs vandalxs”. Quienes son paristas son estudiantes (muchas veces de excelencia académica) y lo hacen no por vandalismo ni por ser flojxs, sino porque hay problemas que están afectando el desarrollo integral de estudiantes. Tampoco el famoso “hay formas”, porque si se llegó a paro es porque ya se han intentado otras formas anteriormente y ninguna de ellas ha dado resultados; se ha expuesto el caso y no ha habido cambio. Ya la banda de los paros se tiene que enfrentar a las autoridades de la Facultad que la mayor parte del tiempo, sino es que siempre, buscará desprestigiar a quienes hacen paros, como para que a eso se le sumen sus propixs compañerxs.
Recuerden el mantras: No porque no te pase a ti, no significa que no le esté pasando a otrxs.
5. ¿Y LA ESCUELA?
Pues mira. Esa pregunta nunca falta y está bien que estemos acostumbradxs a que la escuela es importante, pero llega un momento en el que tenemos que acuerpar por el bien de todxs en causas sociales, incluso dentro de la burbujita académica. Si eso implica perder clases, puedes verlo como un espacio para:
a) Concentrarte en tu formación político-social o...
b) Terminar / Adelantar todos esos trabajos que no has hecho todavía.
No nos engañemos. Incuso cuando alguien es de excelencia académica (modestamente me incluiré aquí) se necesita un tiempo libre para recuperar todo lo que ya se atrasó. Nosotrxs estamos ya en mes de entregas y ya tengo preparados temas e hipótesis de 4 trabajos de los cuales sólo tendría uno si no fuera por el tiempo que me dio el paro. ¡Incluso me dio tiempo de escribirles esto! A demás, al inicio del semestre lxs profxs te dan el temario de tus materias e incluso si no te lo dan, lo encuentras en la página de la facultad. Si lo que te preocupa es que vas a perder clases, puedes adelantar lecturas y trabajos para que, cuando regresen, no estés atrasadx ni se te junte el trabajo. Siempre hay algo que puede hacerse durante el tiempo del paro.
6. INFÓRMATE
Parece redundante, pero mucha de la intolerancia y muchos de los reclamos surgen de una falta de información concreta acerca de lo que está pasando en la Facultad o en la Universidad. Los medios no ayudan mucho porque polarizan las cosas bien cañón. Un noticiero de Puebla hoy en la mañana estaba cuestionando la Autonomía de la UNAM y no creo tener que recordarles la cantidad de vidas estudiantiles que se han perdido por defender esa Autonomía. Finalmente es lo que ha permitido un avance a tiempos experimental, en constante construcción y con una cierta libertad bastante constreñida, pero necesaria para empujar fronteras y probar nuevos límites.
Esos experimentos de nuestra libertad que buscan deconstruir y reformar se manifiestan contra distintas problemáticas dentro de la universidad: contra el racismo, contra la represión policíaca, contra la corrupción dentro de la Universidad y, como en este caso, contra el machismo y la lesbofobia dentro de la Universidad.
Pero, como comenté, eso lo dejaré para el siguiente post.
Cuídense mucho, mis queridos dummies.
Nos leemos en la siguiente entrega.

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
Luana Barbosa, PRESENTE!
Acho que vale a pena lembrar. Vale a pena jamais esquecer. Por mais doloroso que seja, por mais mórbido que pareça relembrarmos uma a uma, se não o fizermos, quem fará? Se não forem as lésbicas a se atentarem à violência e às injustiças empregadas contra nossa existência, quem se atentará? Nem ao menos temos pesquisas oficiais que dizem a nosso respeito: que buscam saber o que ocorre conosco neste país. Para que tivéssemos um dossiê a respeito do lesbocídio no Brasil, foi necessário que um grupo de lésbicas se auto-organizasse e fomentasse, com muito trabalho e esforço redobrado, esse material. E é por isso, sapatonas... é por isso que eu insisto em escrever, em ilustrar. Uma a uma. Quantas eu puder. Porque eu não quero que elas sejam esquecidas...
Tantas manchetes, fotos da tragédia: espancada, enfim assassinada, por simplesmente ter exigido seus direitos. Esses psicopatas da PM, além de lesbofóbicos, duvidaram de Luana quando esta afirmou: sou mulher e não serei revistada por um homem. Humilhação. Ela mostrou os seios e, ainda assim, não foi o suficiente. A punição por exigir um direito muito simples e corriqueiro em qualquer procedimento de revista foi a morte. Sentenciada injustamente. 20 de Abril de 2016. Sentenciada pela lesbofobia, pelo racismo, pela negação da existência duma sapatão negra que se recusa a performar a feminilidade... E parece que em nossa sociedade é menos absurdo matar alguém de forma tão covarde e asquerosa do que uma mulher usar roupas masculinas, do que uma sapatão existir na periferia.
Tantos relatos da injustiça, da brutalidade que mais uma lésbica negra e periférica sofreu. E ao aprofundar em sua existência, em tudo o que viveu, em quem foi em vida, parece que a angústia se torna ainda maior. Ainda pior que saber que mais uma sapatão marginalizada pela sociedade racista, heterossexista, fascista em que vivemos, foi alvo de uma covardia tremenda: um grupo de policiais militares lesbofóbicos que a espancaram num nível tão grave, com cacetetes, a ponto de levá-la a um traumatismo craniano que culiminou em sua morte dias depois, no hospital, onde ela resistiu para viver mas não pôde... Ainda pior que isso é saber que se tratava duma sapatão extremamente potente, extremamente corajosa, e que queria, mas queria muito VIVER! Ainda pior é saber que a violência estatal continuou, em sua família, com ela, pois seu pai (que ela não teve a chance de conhecer e carregou pela vida esta dor) foi vitimado, provavelmente, pelas mesmas mãos: as mãos que monopolizam a violência, que se apropriam das armas com um falso discurso de “justiça e ordem”.
Luana era uma lésbica fantástica, combativa, corajosa! Cresceu entre mulheres numa época crítica para as periferias de São Paulo, especialmente para as meninas: os anos 90. Cresceu presenciando o que se vive como menina nesse contexto, convivendo com mulheres cujas histórias eram trágicas: filhos que faleciam um a um no tráfico, assassinados pela polícia, maridos e parentes que as violentavam, espancavam, abusavam; sua irmã relata, em uma entrevista publicada no site Nós, Mulheres da Periferia, a presença crescente de estupros coletivos na comunidade, e o quanto sempre foi complicado ser uma menina na periferia. Mas ainda assim, com uma grande admiração pelo apoio, sem a mínima referência de feminismo ou teorias, que as mulheres eram capazes de dar uma à outra nessa trajetória. Depois da morte “misteriosa” de seu pai, que foi enterrado como indigente vítima de tiros de arma de fogo, Eurípedes, sua mãe, viveu com um conjunto de mulheres que eram acolhidas desse tipo de situação. E as noções de sororidade e confronto ao machismo germinaram logo cedo para Luana.
Luana, então, cresceu com um espírito convicto de autodefesa e de se impor no mundo. Queria EXISTIR! Ela escrevia, era artista: desenhava, gostava de ler, de poesia, gostava de arte, era uma pessoa que amava abrir novos horizontes e amava criar. Uma potência tão grande que se rebelou, que se aliou a gangues de mulheres, que confrontava os homens na rua, que não permitia que sua existência fosse apagada e sufocada pela violência masculina ou alheia.
A lamentação de sua irmã, de que “depois da morte, Luana saiu do isolamento” é tão dolorosa. Dói mesmo saber disso. Dói saber que uma potência dessas não foi conhecida e reconhecida antes, como deveria, na proporção que deveria. Tendo sido detida pela FEBEM por 2 anos de sua vida, por B.O.s de furto e porte de armas, Luana ainda continuou produtiva e criativa: inclusive compôs o corpo de poetas com suas colegas na prisão a obra Direito ao Olhar – Publicar e Republicar, na qual uma de suas ilustrações, eleita uma das melhores, foi incluída. Como sapatão, porém, ainda era sozinha. Namorava, porém creio que não conhecia uma comunidade lésbica sólida. Sua irmã relata também a sensação de solidão que Luana carregava. Teve, até mesmo, um processo de transição, em que se nomeava como Luan, porém destransicionou e passou a se identificar definitivamente como lésbica.
Mal sei como finalizar essa corrente pensante, como contemplar essa existência. Gostaria de ter a conhecido, muito! Uma lésbica periférica e negra nascida nos anos 80, poeta, artista, combativa, imagine! É uma inspiração de longe! Imagine quantos relatos interessantes ela não tinha para compartilhar, quantas coisas incríveis tinha para dizer e pontuar... e foi silenciada, em vida, porém não permitiremos que tais vozes furiosas, lésbicas, rebeldes, sejam definitivamente caladas! Reafirmaremos sua existência quantas vezes forem necessárias! As opressões eliminam tantas, mas jamais deixaremos de existir! Jamais as mulheres negras deixarão de existir e resistir, também! E as ideias, caras e caros: AS IDEIAS SÃO À PROVA DE BALA!
Por Luana, por Marielle, e por tantas outras que serão lembradas e relembradas por mim, por você, por nós.
Recomendações a psicoterapeutas não-lésbicas para atendimento ético com lésbicas
O lugar heterossexual pode ser uma dificuldade no atendimento de uma lésbica. Embora psis geralmente tenham uma técnica que os ampara (abordagem, teoria, supervisão), muitas respostas não se encontram ali, ou algo nos escapa. A ética profissional é exigida de todos independente de estarem em um lugar subjetivo hegemônico (brancos, ricos, heterossexuais), mas na prática acaba não sendo suficiente esse posicionamento para evitar reproduções de violências no atendimento.
Acredito que ser atendida por uma lésbica se você é lésbica é uma demanda mais que legítima, por tudo que envolve um processo de análise, pelo proprio processo simbólico que ele significa e como lésbicas e mulheres são justamente “povas” sem linguagem, aculturadas pela cultura masculina, ditas por outros: faladas, e não sujeitas falantes. Ser lésbica e ter uma psicoterapeuta lésbica é uma recuperação histórica de um potente laço entre mulheres.
Isso não quer dizer que mulheres heterossexuais não possam atender lésbicas, se houver um genuíno esforço de abertura para a alteridade e especialmente, um tanto de estudo na questão, um interesse genuíno em saber mais, e a aprender com a paciente. Lésbicas podem escolher passar com homens gays por pensar que haverá mais ponte entre ela e alguém que vive homofobia. Porém homens gays também devem fortemente questionar sua misoginia como homens, serem críticos com a misoginia e roubo de protagonismo feminino da cultura gay, sua socialização como homens. Também nem sempre a lésbica encontra em sua cidade uma psicoterapeuta feminista, lésbica, ou se busca atendimento social, não pode escolher tanto. Então precisamos que todas pessoas se capacitem a atender lésbicas com perspectiva crítica, para que não apenas que podem pagar ou conseguir uma tenham atendimento ético.
Mas especialmente, para todos e todas psi: estejam em análise. Leve para sua análise seus mal- estares, medos, preconceitos e incômodos. Não atue sobre a paciente sua contra-transferência clínica: pense a respeito do que a paciente causa em você, do que faz sentir, de como se sente atendendo, se atente a isso como elemento clínico informante do processo, reflita em supervisão ou colegas, e com você mesma/o. E se uma lésbica te deixou, não se defenda dizendo que foi mera resistência ao tratamento. Pense a respeito do seu fazer clínico, criticamente. Trabalhe em análise sua dor de ser deixada/o, seu sentimento de fracasso ou quaisquer destas fantasias que no fim, dizem respeito às suas questões próprias, e não ao que realmente aconteceu). E legitime essa decisão.
Vão as dicas, escritas para um curso sobre Psicoterapia com Lésbicas que dei no Chile em 2018:
- Ser uma terapeuta que se identifica com a outra mulher, que coloca mulheres no centro. Embora não seja lésbica, isso vai gerar maior confiança, por demonstrar uma ética feminista especialmente voltada para mulheres. Lésbicas geralmente preferem estar com mulheres feministas à desinformadas por acreditar que assim estarão mais protegidas de reproduções heterossexistas. Fazer parte de um feminismo que coloca mulheres em primeiro lugar também irá te ajudar muito (na minha opinião o feminismo queer por exemplo acaba sendo sobre todo mundo e muitas vezes menos sobre mulheres).
- Revisar o privilegio heterosexual e aceitar que você o tem. Perceber as diferenças de tranquilidade de vida, facilidades, e problemas que você não passa e essa outra existência sim, vai ajudar a enxergar e ter empatia e não colocar seu ego incomodado à frente.
- Cuidar a informação que recebe de uma lésbica. Se necessário busque supervisão de outra mulher ou de uma psicoterapeuta feminista, ou converse com uma colega psicóloga lésbica (especialmente se for politizada), caso tenha dúvidas. Lésbicas já foram tratadas por muito tempo como estudo de caso, ridicularizadas e são frequentemente expostas e fetichizadas, esse cuidado é importante e vai mostrar sua honestidade com você mesma. Eu jamais por exemplo, levaria à supervisão clínica com um homem um atendimento com lésbicas. E trato de educar minhas supervisoras sempre que posso, explicar particularidades que possam não entender (por exemplo a própria questão das butches bagunça a cabeça de heterossexuais, que acham que se trata de querer ser masculina, faço questão de dizer que a lésbica é não feminina e corrigir termos que não acho corretos).
- Ter em conta que seu olhar é heterocentrado pela sua construção de vida até então, e pode deixar de enxergar muitas coisas.
- Não se bastar com uma noção liberal de que "eu respeito a diversidade, cada um com sua escolha" ou slogans rasos como "Amor é amor". Isso não traz abertura para pensar a lesbofobia que você traz e ainda está por desconstruir. É uma forma mascarada de defensividade ao criar ilusão de que você não é mais parte do problema.
- Buscar informar-se sobre lésbicas. Até à paciente você pode se colocar aberta à recomendações (com moderação, a sessão não é sobre você, quem precisa ser acolhida é ela e então tome responsabilidade em educar-se).
- Olhar para as teorias e movimentos lésbicos não como algo que não tem nada a oferecer para você ou nada haver com você. Como mulher você pode descobrir que as teorias e a cultura lésbica traz ricos ensinamentos sobre laços entre mulheres, o valor das amizades femininas, sororidade, amor à mulheres, éticas de primazia das mulheres, propostas de autonomia para mulheres... Você pode aprender muita coisa com lésbicas.
- Desde a idéia da heterossexualidade compulsória de que há uma socialização heteronormativa, pensar sua heterosexualidade, sua construção, vai ajudar a se aproximar das lésbicas de forma mais humilde. Além de que isso pode ajudar a reconhecer e validar a resistência lesbiana, ao invés de fazer o que, desde a idéia de 'diversidade sexual' e 'tolerância' é o mais cômodo para heterossexuais: terminar por colonizar sem saber essa outra realidade, ao pensar que é uma relação como a sua, e que não existem mais problemas, que vivemos num mundo democrático e tolerante... E a verdade é que são situações muito diferentes, são relações que possuem muitas diferenças em vários aspectos das relações heterossexuais, seja pelas socializações de duas mulheres juntas, seja porque há opressão que se vive nesse casal e nessa individualidade. Não somos iguais, não é "tudo amor" simplesmente, não é tão simples, e isso pode terminar sendo uma visão inocente e despolitizada também, que termina por apagar essa existência e minimiza os problemas que enfrentam as dissidências sexuais como um todo.
- Desafiar a minimização das questões lésbicas, seja nos movimentos sociais e feministas, seja no meio da psicologia.
- Respeitar e reconhecer a potência feminista dos laços lésbicos, ao invés de enxergar como uma "prática sexual privada", não política. Não é o equivalente contrário da prática sexual hetero, nem a versão feminina dos homens gays. Ser lésbica é também resistência política e subversão de lógicas falogocêntricas.
- Questionar teorias patologizantes e a ideologia heterossexual que aparece em abordagens, falas, interpretações. Por exemplo: a idéia de relações lésbicas serem imaturas, infantis, ou pensar numa psicogênese da negatividade para a lesbianidade, por exemplo clichês como: falta de mãe, traumas sexuais... Ou o não questionar o paradigma heterossexual de normalidade, que pode tomar por exemplo a tendência de intensa conexão nas relações lésbicas como 'fusão' e se o casal lésbico não tem tanto sexo como negativo quando este casal compartilha mais coisas que sexo na relação. Inclusive esse paradigma heterossexual pode oprimir lésbicas a ponto de elas buscarem terapias sexuais por não se sentirem normais. Questionar a matriz heterosexual que toma a heterosexualidade como o normal e desejável, o caminho do desenvolvimento saudável.
- A pessoa heterossexual numa sociedade heterossexista é lesbofóbica nesta sociedade, assim como brancos são racistas numa sociedade racista. Da maneira como é inculcada via ideologia hegemônica, se considera o sexo real (falocentrismo), e é defensiva com a lesbianidade. Não caia na armadilha de pensar que o problema está no outro e não em você, que a homofobia e lesbofobia excessivas de pessoas de direita são o problema, e não a lesbofobia velada que mesmo pessoas progressistas podem manifestar.
- Utilize com cautela, algum lugar de diferença que você habita, para criar ponte com a opressão desta outra. Não são opressões iguais , mas você sabe o que é viver uma diferença se você é: negra, indígena imigrante, asiática, gorda, pobre, deficiente. Pode falar disso a respeito com a paciente quando ela se sentir desamparada e que não pode ser compreendida.
Espero que essas dicas possam ajudar a refletir sobre sua prática clínica.
Ao final, deixo recomendações de leituras (somente deixarei três para que não sobrecarregue):
- Heterossexualidade Compulsória e Existência Lésbica – Adrienne Rich
- O Pensamento Heterossexual – Monique Wittig.
- Por que você quer se parecer com um homem? - Laura Couto.
Até mesmo lésbicas devem pensar sobre o atendimento com lésbicas. Uma política identitária não é o suficiente para um acolhimento integral. Por isso a importância de pensar a própria lesbofobia internalizada, a dificuldade em ser visível, a sua questão com isso, na sua análise. E politizar sua existência te ajudará muito a ganhar consciência sobre o ser lésbica e não reproduzir heterossexismo.
Foram algumas dicas, talvez futuramente melhore, e estou aberta a trocas sempre com outras profissionais.
Boa leitura e atendimentos!
É muito triste ver "lésbicas" dizendo que é super estimado estar entre lésbicas. Nota-se o resquício de privilégio heterossexual. Toda sapatão sabe o sofrimento que é estar entre heterossexuais, o vazio, o tratamento cheio de desprezo e superioridade que as heteras nos dão. Se vc não percebe é pq ainda comunga. Viva o separatismo lésbico!
Alguém já reparou que as lésbicas mais evitadas e excluídas são as que são lésbicas visíveis a mais tempo? As lésbicas que defendem outras lésbicas sempre? Que se colocam nos espaços e não dobram por nada? As lésbicas mais adoradas, ouvidas e que ganham destaque são ex heteras recentes. Cansada dessa hierarquia invisível banhada de ódio as lésbicas.
Até a segurança de falar com certeza de ser ouvida, sem o medo de um rechaço que pode ser inclusive violento são diferenças gritantes entre lésbicas desde sempre e lésbicas com passado hétero.