COME LA GRADISCE LA COSTATA?
Se davvero ci capiterà in futuro di dover fare il download di primo, secondo e contorno, lo dovremmo all’incombere del digitale nel settore alimentare. Le stampanti alimentari 3D, che nel 2020 troveremo sul mercato, ne costituiscono solo un esempio.
Un mondo di più ingegneri e meno chef, considerando che il ruolo di questi si ridurrà a un mero controllo del software.
Se su questo versante il digitale contribuirà ad implementare le sofisticatezze alimentari, sull’altro provvederà alla proliferazione degli alimenti stessi. Un’iniziativa che trova le sue fondamenta in un futuro di esigue disponibilità alimentari: nel 2050 saremo circa 10 miliardi con una crescita del fabbisogno alimentare del 50%.
È l’innovazione nel settore delle carni, che ha generato più stupore negli ultimi mesi. A Londra è stato prodotto il primo hamburger completamente sintetico, a partire da cellule staminali bovine.
Hamburger preparato con un metodo alternativo-Fonte:screenshot personale
È costato 250 mila euro e il sapore non è tra i migliori, ma gli scienziati sperano di produrre a un prezzo sostenibile e di miglior gusto. Non ci meravigliamo affatto, se il suo assaggio ufficiale è stato salutato come l’inizio di una rivoluzione alimentare.
Ma l’obiettivo del progetto, oggi, non è più solamente la produzione di tessuti cellulari, ma l’effettiva stampa di questi attraverso una printer 3d, che lavori a “strati”. Il protagonista diventerà, dunque, il software del computer che permetterà di creare diverse fette digitali per poi giungere alla fettina finale.
Carne naturale e carne sintetica,che differenze?-Fonte:screenshotpersonale
Nella stampante 3D accanto alle proteine, dovranno via via aggiungersi gli altri macronutrienti (carboidrati, grassi, minerali e vitamine), per un’alimentazione più equilibrata e per garantire l’effettiva presenza degli amminoacidi essenziali di cui la nostra dieta è carente. Questo progetto potrà essere una soluzione soprattutto in quei paesi, che dispongono di scarse risorse alimentari.
“Abbiamo bisogno di un mondo migliore, per dar da mangiare ad un mondo affamato”, commenta Uma Valeti, ceo della Memphis Meats, startup che coltiva carne in laboratorio. Un mondo, più animalista e più ambientalista, insomma.Un mondo migliore che non crei più problemi per l’ambiente, la salute degli animali e la salute umana.
Ma oltre all’impatto ambientale (considerato il risparmio del 95% di terra ,il 75% di acqua e la riduzione dell’87% dei gas serra), si intravede anche un fine di pacificazione sociale. Vegetariani e vegani potranno rivalutare le proprie posizioni sulla base di una carne più green e un’ alimentazione cruelty free.
Carne sintetica: più nutrizione e più etica-Fonte:screenshot personale
La portata del progetto meglio si comprende, considerando il finanziamento da parte di esponenti come Bill Gates e Richard Branson. Forse gli esponenti della tecnologia che hanno rivoluzionato il modo di comunicare ieri, vorrano apportare una rivoluzione nel mondo alimentare oggi? Ma vi è veramente una necessità sociale? Possiamo continuare a rimanere impassibili alla crudele realtà degli allevamenti intensivi?
La mia opinione trova risposta in una metafora tipica di Silicon Valley: “il treno correva quanto il cavallo, prima di superarlo. Ora noi siamo alla pari con le mucche, con la differenza che miglioriamo ogni giorno”. A voi, una risposta più meditata, che sia la migliore per le sorti del pianeta.