Occupiamo uno spazio, nel tempo, o meglio ancora: occupiamo, stirandola e deformandola, una maglia della complessa rete, somma delle suddette dimensioni, in un involucro di sostanza barionica, che in quella rete è intrappolata facendone contemporaneamente parte. Ci spostiamo, come un peso sopra un sensibilissimo tappeto elastico 3D, in un moto che è: casuale o necessario? ._Lo spazio e il tempo si deformano in noi in quella necessaria, deterministica appendice, perché così è e deve essere. Oppure ._Lo spazio e il tempo si deformano e si determinano in noi "per caso", concedendoci la libertà proprio col caso. ? ? ? Questo mi chiedo spesso, quando tra un duplo e un bueno scelgo il primo, quando prendo in mano P.K.Dick piuttosto che Bradbury, quando mi sfoltisco le basette invece di lasciarle selvagge, quando mi sdraio al sole e vorrei andare a correre, quando piango e non rido, quando rido e non urlo di terrore, quando sbaglio e so che sto sbagliando, quando faccio la cosa giusta ma vorrei tanto sbagliare, quando scrivo fesserie e me ne compiaccio, quando ogni scelta, ogni singola decisione, dovrebbe rendermi unico, ma unico non sono. Non sono. Non siamo. Pensate, pensate, Pensate quando siete davanti ad una scelta, Siete liberi? Cosa significa esserlo? Pensate, Pensate un po', quando siete davanti ad un bivio, quando state per compiere un gesto impulsivo, ed evitate di agire, pensate. Pensate se quella azione mancata, è frutto del vostro libero arbitrio. Oppure no. Mica l'ho capita. Pensate, e spiegatemi qualcosa. Perché sono confuso. Eppure in quella rete spazio temporale, in entrambi i casi, che sia libero o meno, mi sento ammagliato, pronto da salpare, smagliare, squamare, sfilettare, condire con olio sale limone e pepe bianco, ed infine perfetto da assaporare e digerire, inglobato, assimilato, annullato, incluso, stritolato, disanimato, polverizzato, da quel mistero Infinito che osiamo chiamare Universo.