"Il male che gli uomini compiono si prolunga oltre la loro vita, mentre il bene viene spesso sepolto insieme alle loro ossa..."
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"Il male che gli uomini compiono si prolunga oltre la loro vita, mentre il bene viene spesso sepolto insieme alle loro ossa..."

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Le idi di marzo apule
44 a.C.
A quel tempo Giulio Cesare era nella provincia di Foggia perché il dottore gli aveva consigliato aria pulita, cibo buono e molta tranquillità. "Tanto lì non c'è un cazzo da fare" e aggiunse con voce impostata "Attento alle idi di marzo". Giulio, che già aveva le palle a zuffruttillo di Roma e il suo caos, prese la palla al balzo e partì con tutta la famiglia, alcuni amici e la servitù alla volta di Fovea come veniva chiamata a quei tempi. Fovea già a quel tempo era un buco maleodorante che se avessero asfaltato per fare un parcheggio per il Pianeta non avrebbero fatto uno sesterzo di danno. La scelta quindi cadde su una cittadina lì vicino, a pochi chilometri dalle terme di Castelnuovo e ai piedi del Gargano, vicinissimo al mare: San Severo, che a quel tempo si chiamava Zan Zevere nell'antica lingua degli autoctoni. Appena arrivato con il suo seguito si accorse che quella cittadina non era propriamente quell'angolo di paradiso che la brochure gli aveva raccontato. All'entrata in città penso "Così poco abbiamo fatto per le nostre province più a Sud?" e subito si volse verso Bruto il preferito tra i suoi tanto che l'aveva adottato e che era originario proprio di quella cittadina. E Bruto gli rispose "Eh, qui ha governato 40 anni la DC". "Ah, capisco" si incupì Cesare e aggiunse il dauno suo figlioccio "Poi arrivo Berlusconi e" "Ciu so pigghijet n'gul" concluse la frase il romano che dimostrò di non essere digiuno di sanseverese. "Vabbè, le strade stanno come stanno ma sono convinto che il centro della città sarà una piccola bomboniera" pensò Giulio Cesare mentre entravano in Zan Zevere. E man mano che si addentravano in città il suo sgomento si faceva sempre più forte. "Ma come in due sulla biga e senza casco! Quelli addirittura in tre e mank a targ tenn!". "Ma è normale che ci siano sacchi di immondizia lungo le strade?". "Mio Cesare, quello è una serenata neomelodica, quelli sono sacchi di immondizia lungo la strada". "N c facim mancà nent!" commentò serafico Giulio. "E perché alle rotonde fann a è fregnj u l'utm?". "Non hanno mai imparato come funzionano, mio signore. Abbiamo cercato di spiegarglielo ma non c'è stato verso". "Dimmi figlio mio, qual è il principale introito in questa terra. Vedo sole, aria buona, scommetto che è ancora un paese rurale!" sorrise Cesare che forse una cosa buona l'aveva trovata. "Fino a qualche anno fa sì, mio Cesare" rispose triste Bruto "ma alcuni imprenditori locali assieme ad alcuni amministratori hanno sversato migliaia di tonnellate di rifiuti tossici e pericolosi nelle campagne e ora prima di mangiare un pomodoro lo devi sfregare come un fiammifero e se non fa scintille tu pù magnà. Fors.". "E come mai hanno fatto una cosa del genere alla loro terra" chiese il romano "k i magnjev n'gul?". "Per i soldi" rispose abbassando gli occhi il pugliese. "Sti kilestramurt" concluse Cesare. "E quindi cosa muove l'economia locale?". "Fuochi d'artificio e droga". "Meh, almen almen" pensò Cesare ma non disse nulla. Si stabilirono in città e passarono le prime due settimane di marzo tra una gita la mare, una giornata alle terme e banchetti luculliani. In 14 giorni Gaio Giulio Cesare aveva preso 10 kg, aveva una dipendenza da cocaina e aveva spostato il suo domicilio fiscale alle isole Tremiti, allora paradiso fiscale, dichiarava zero e prendeva il reddito di cittadinanza. Per tre volte i sanseveresi avevano offerto la corona di re a Cesare e per tre volte egli aveva rifiutato. Ma proprio oggi c'era in Senato l'assemblea che l'avrebbe incoronato. Si svegliò ben presto, intorno alle undici e dopo una ricca colazione con parmigiana e vino rosso, disse "Allor mo ijem a fa stu cacament d cazz" era ormai espertissimo nell'idioma locale "e pù v port tutt a magnà a Le Arcate cusì sparagnem e cumbarim" e nel dire così si volse verso la moglie Calpurnia ma questa non lo guardò neanche. "Oh, Calpù ha capit?" "Sì, sì mio amato ma stavo pensando al presagio delle idi di marzo e stanotte ho fatto un bruttissimo sogno. Ho sognato che la nostra casa crollava e che ti avevo tra le mie braccia morto". A questo punto Cesare fece un gesto scaramantico tipico di quelle zone e nel completarlo aggiunse "Gratatio pallorum omnia mala fugit". Dopo aver tranquillizzato la moglie scese di casa con alcuni pompeani, chiamati così non per le loro origini ma per il lavoro delle di loro mamme, Marco Bruto suo amato figlio, Decimo Bruto, Publio Servilio Casca Longo, giocatore di calcio brasiliano, Gigin manderin che aveva una bancarella abusiva a Piazza Allegato, Quinto Ligario, Lucio Tillio Cimbro, Ciciotto, Pablo Escobar, Gaio Trebonio e Giuwann spar'm mbett. Quinto Ligario si fece vicino a Cesare e disse "Giulio ha chiamato stamane il tuo dottore e dice che le tue analisi lo preoccupano, hai la stessa percentuale di massa grassa di Adinolfi. Tecnicamente dovresti fare provincia a parte." "E cach'm u cazz" penso Cesare ripensando anche alle sue nuove abitudini culinarie. "In più ha detto che ha controllato e la cocaina non è un ansiolitico consigliato dall'OMS" "E cach'm u cazz e duij" pensò di nuovo il senatore romano. "E ha concluso la telefonata con un non meglio precisato -Attento alle idi di marzo-, ne sai qualcosa?". "E cach'm u cazz e tre" pensò nuovamente Gaio Giulio ma non disse nulla, aggiunse solo "Andiamo, le idi sono arrivate e non è successo nulla". A quel punto in mezzo alla folla che accompagnava Cesare al Teatro Verdi, in cui si sarebbe tenuta la cerimonia di incoronazione, si stagliò alta la voce di Spurinna una indovina della vicina Apricena: "Le idi ancora non sono finite!". "A sta kilestramurta" esclamò tra sé e sé Cesare ma si limitò a dire che se voleva sentire le vocali aperte sarebbe andato a San Marco in Lamis piuttosto. La folla rise e il corteo continuò. Entrati al Teatro Verdi Cesare si sedette sul trono d'oro che gli era stato fatto squagliando una sola catenina della prima comunione di Mario Merola. Mentre Decimo Bruto intratteneva fuori dal teatro con la scusa dell'aperitivo e di giocare la schedina Marco Antonio grande amico di Cesare e con i bicipiti di The Rock, dentro avveniva l'impensabile. "Cos'è questo chiasso?". "Ma no, nulla, sai come sono fatti i sanseveresi, sempre a fare caciara. Piuttosto come vedi l'under a Nuova Cliternia - Porto Cannone?". "No, scherzi. Quill c ruwin'n d goal. Al massimo mettiamo espulsione sì che sono tutti dei fabbri". In questo lasso di tempo Publio Servilio Casca Longo sfoderò il pugnale e colpì superficialmente Cesare al collo. "Manco er sangue me fai usci', a cornuto! In guardia!". Ma purtroppo Cesare non riuscì a rompergli le mucose che arrivarono gli altri congiurati a fracassarlo di botte e ad accoltellarlo come se fosse uno dell'agenzia delle entrate. Il secondo colpo al petto, quello che si rivelò mortale, fu inferto da Bruto. "Καὶ σὺ, τέκνον" disse Cesare che tradotto significa proprio "Anche tu, figlio mio. Kitemmù!". Cesare morì quasi subito con negli occhi e nel cuore quel tradimento che non si aspettava, quell'ira funesta della quale era stato vittima. L'ultimo pensiero che fece prima di spirare fu "Mank a zuppett so riuscijut a 'ssaggià, mannaggijalamadonn!". Tutti i congiurati da lì a breve furoni presi dalla polizia e dopo regolare processo pagarono una multa di 54,50 sesterzi per cesaricidio e scontarono 3 anni di domiciliari. Attenti quindi alle idi di marzo ma ancor di più ai cumbagnj kilemmurt ca v cr'scit.
#ididimarzo #vogliomangiare #pasto #animalidacorte #colombi #galline #gatti #stirpediterra #orto #agricoltura #suoni #patatedapiantare #lavoriincampagna #ecosistema #countrylife #fridaysforfuture (presso Zola Predosa) https://www.instagram.com/p/BvCN51WHnEj/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=1dthylib7xqah
Giulio Cesare e il suo Reggi-mento... 😆 (ok, scusate ma non ho resistito)... #giuliocesare #ididimarzo #stampa3d #3dprinting #lol
#Ididimarzo. La notte prima dell'assassinio di Giulio Cesare.

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#ididimarzo #euripide #alcesti #valeriomassimomanfredi (presso Mondadori Point - Edicolè Il Papiro - Fossombrone)
Idi di Marzo