Ti guardavo e non facevo che pensare a quella poesia di Pascoli, ricordandone piccoli pezzi. Lo scalpitio, il “trap trap” degli zoccoli, pensavo a quel verso finale e alle varianti che per qualche motivo mi sono rimaste in testa, come mi è rimasta in testa la “cadenza anapesto-dattilica”. Come qualcosa di cui ricordi il suono e non il significato.
Qui ti hanno immaginata molto carina, colorata,
più appariscente e sgargiante di come ti ho conosciuta io fino ad ora, ma accurata nel tuo essere ingiusta, inaspettata anche quando attesa, incessantemente in avvicinamento.
Giovanni l’ha pensata proprio bene, una volta che ne senti lo scalpitio non puoi più fare finta, sai che per quanto lontano il rumore dal piano si avvicina.