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📺Perle televisive Ep:42📺

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Trama: due discussi “giornalisti” in uscita da Mosca si incontrano in aeroporto, lui accusato di fake news, lei sospettata di spionaggio…
«Ti sei particolarmente distinto come anno di merda, bisogna ammetterlo». DUEMILAEVENTI: «Non sono mai soddisfatto. Ho sempre la sensazione di non aver fatto abbastanza. Manca qualcosa». «Sei troppo perfezionista». «Idea: Giletti candidato sindaco di Roma». «Con questo raggiungi quasi l'archetipo quintessenziale della merda». «Come sarebbe a dire "quasi"?». «Scusa, mi sono espresso male... Puoi rilassarti, dico davvero, sei a posto così». «Troppo tardi. Si candida anche Sgarbi».
— L’Ideota
sanremo bloody sanremo.
Quando ho saputo che la statuetta del vincitore di Sanremo era stata consegnata al pupillo di Massimo Giletti che già lo aveva aiutato a vincere l’anno scorso, tra i giovani, smascherando presunti brogli nel televoto dei quali, però, non si è mai capita né la natura né l’effettiva veridicità piuttosto che una imperitura voglia televisiva di suspence e colpi di scena in egual misura, ero di ritorno dalle mie consuete ventiquattro ore d’inferno in balia di Trenitalia che sono diventate il mio pane (quasi) quotidiano da quando ho deciso di seguire anche artisti che nella Tv di Stato non andranno mai - e men che mai per ricevere un premio. Se la kermesse festivaliera non fosse l’ennesimo teatrino montato ad arte per sollazzare il pubblico teleonnivoro, che non è affatto detto coincida con quello che poi bazzica assiduamente i concerti, qualcuno noterebbe la dualità tra vita sanremese e mondo reale. Ho fatto le mie ricerche per questo mio commento mentre cercavo di non vomitare il mio tramezzino maionese e qualcosa gentilmente offertomi dai distributori della stazione di Ferrara, nonostante la sensazione che le mie interiora venissero stravolte dai freddi arpioni dell’ineguaglianza sociale - o, più realisticamente parlando, da un pericoloso mix con un caffè in cialda di dubbia provenienza. Mi dispiace se è una descrizione che dà il voltastomaco anche a chi legge. Ma è ancora più fastidioso quando ti trovi a rischio cagotto su un Regionale Veloce - praticamente un ossimoro - tra una e un’altra data di due tra le migliaia di band e solisti che suonano ogni mese senza sosta apparente e senza neanche ipotizzarlo solo di provare a fare il botto con un solo brano e l’aiutino di qualche amico socialista nell’anima e brizzolato nella chioma. Il punto è proprio questo. Non potremmo mai parlare di Festival della Canzone Italiana senza trattare quella scelta dolorosa e complicata che, secondo molti, gli artisti dovrebbero affrontare per proprio conto o farebbero bene a farlo. Essere o apparire (in Tv). La storia del Festival è costellata di amicizie e parentele delle quali si sono sempre ignorati gli “effetti collaterali” a lungo termine. La prima che ricordo è quella palesata tra l’ingenua Rosalinda Celentano e uno sfacciatissimo Johnny Dorelli nel 199O. Da un lato la sprovveduta figlia d’arte convinta di poter cancellare con un colpo di spugna gli ingombranti genitori depennando il cognome dalla propria ragione sociale; dall’altro l’italianissimo Dorelli che le dice di salutargli con affetto la mamma e il papà, non prima di aver commentato presunte somiglianze somatiche e le sue assidue visite in casa Calentano. Lo spannung: lui che le chiede di dirlo lei e lei che gli risponde svampitissima “Che cosa canterò?”. Il risultato: una carrettata di prole meravigliosamente stonata come una campana che ad anni alterni si esibisce con canzoni Intramontabili come la sua L’Età dell’Oro. Questi sono sempre stati i siparietti, più o meno malcelati, che il pubblico in sala e quello a casa hanno preso ad accettare come spaccato di un’italia canterina dove ad avere visibilità sono quelli più ammanicati (”Insomma avete capito? Questa è la figlia di Celentano!”) e con le amicizie giuste (”Mi fa veramente molto piacere presentarti!”). D’altro canto, a quanto si dice, nessuno degli artisti che ascoltiamo noi si sottoporrebbe allo stress e al calvario mediatico di una settimana di festival - che invece è il non plus ultra per quanti ci basano poi spesso un’intera carriera.
Ma è priprio così? Qui la questione si fa interessante. In realtà solo il venti per cento delle persone con cui ho parlato dello spinoso argomento si tirerebbe indietro, per così dire, a prescindere. L’8O% ha dichiarato che se potesse, in un contesto equo e responsabile, in futuro non avrebbe alcun problema ad andare a Sanremo. Lo O,2% lo considererebbe pure divertente e stimolante. Opinione neanche contestabile per partitito preso, trattandosi del festival della canzone italiana, e non dei talent, del pop, del melodico, whatever, e basta. E’ questo il punto: nessuno ce l’ha con Francesco Gabbani (ce n’era sul serio bisogno?) per avere vinto il Festival, ma con la sbruffonaggine con cui lui e con lui tutti gli altri ci si presentano ogni anno. Hanno decisco che la vittoria al Festival sia il giusto compenso per la commercializzazione che hanno dato alle loro vite oltre che alle loro carrirere in un simile contesto e con questo spirito o, se preferite, queste facce da sberle affrontano le telecamere. E vale per tutti, indistintamente, mica solo per Anna Tatangelo. Vale anche per tutti gli intellettualini a noi cari, consapevoli di accaparrarsi senza troppo sbattimento un Premio della Critica - magari come surrogato di un Tenco che ancora fatica ad arrivare - in una sfida con Povia come rivale. Vale per Afterhours, Morgan, Perturbazione, Marlene Kuntz, Subsonica, Moltheni o fate un po’ voi chi. Sulle ragioni di un simile passo si possono solo fare mille ipotesi. La morale della favola è che un Ermal Meta fintanto che era la voce dei La Fame di Camilla, bazzicava quelli del MEI al posto di Cologno Monzese, s’affidava a John Davis piuttosto che alle fiction Rai, non era papabile per il festival, anche se era già disposto a farlo - venendo scartato nella sezione Nuova Generazione nel 2O1O. Ora che dispensa canzononi e pacche sul culo a x-factorame vario ed eventual invece sì. Il fatto che il suo brano sia una cazzatella retorica alla Moro (Fabrizio non Aldo, ovviamente) è il male minore. Tanto più che a votarlo c’è Alba Parietti mica Helena Velena - e infatti indovinate a chi è andato il premio della critica? Purtroppo c’è una forte resistenza culturale all’idea che là fuori volendo c’è la possibilità di creare uno dei festival più interessanti del mondo, altro che Eurovision. Da almeno dieci anni saremmo in grado di fornire a Sanremo canzoni e cantanti non preimpostati per Sanremo, ma manca la volonà - ancora prima della conoscenza. Dobbiamo ancora una volta rassegnarci al fatto che l’etica, l’onestà (più o meno) intellettuale ancora prima del talento, e tutti i difficili, dolorosi e complicati aspetti della vita sul campo spettino ad anonimi non invitati al ballo. Che sia considerato assurdo chiedere a un festival che ingolfa le nostre vite per una settimana l’anno da 7O anni di prendere in considerazione anche solo uno di questi aspetti. Esagerato, persino indecoroso per qualcuno. L’unico diritto inalienabile concesso dal Festival è di farsi qualche altro amico e farsene vanto. Magari utilizzarlo per reinventarsi giudice televisivo. L’unica garanzia è che una volta venduta l’anima a Sanremo, Sanremo se gli torni utile non t’abbandona mai. Ne sa qualcosa Paolo Vallesi, ospite-riempitivo dell’ultima puntata. Ne sanno qualcosa Ron, Gigi D’Alessio e Albano, usati per creare un po’ di hype anche nella nonna Concetta che di chi sia Clementino probabilmente non ne ha la minima idea. Ne sa qualcosa il vincitore di quest’anno, che non si sapeva chi fosse l’anno scorso, non si sa chi è ora, e nel mezzo il grosso che ha fatto pare essere un brano per la colonna sonora di un film di Fausto Brizzi - beh, allora mecoglioni. Finché non sarà già Sanremo 2O18 e dopo Amen e Occidentali’s Karma vedremo su quali culti si butterà il nostro negli secoli dei secoli a venire. Così, mentre Red Ronnie da incallito raccomandatore qual’è (Nina Zilli è roba sua) si bea pubblicamente delle schiere di raccomandabili che “si piazzano per una settimana fuori dall’Ariston nella speranza che qualcuno li noti, gli dia un numero di telefono o gli offra un contratto”, mentre Paolo Giordano del Giornale paragona Francesco Gabbani a Franco Battiato (per via della morte di Giusto Pio, in pieno stile con i titoli di prima del posto in cui scrive) senza che nessuno gli lanci un’accetta in piena fronte all’istante, mentre Greta Menchi, youtuber 21enne nella giuria di qualità, dichiara nelle interviste di sperne a pacchi visto che “da bambina cantavo nel coro della chiesa”, l’idea che l’esercito di quelli che ascoltiamo noi possano avere voglia di avere a che fare coi presentatori in frac, le vallette, i comici e tutto il resto del cucuzzaro senza rinunciare a qualcosa - o peggio, che possano essere portatori sani di buone idee - è troppo minacciosa per potere essere anche solo contemplata. Molto meglio tenersi docili cavalli ammaestrati per essere convinti e bidonabili che basti correre una sola gara per essere dei novelli Varenne. Nel suo piccolo, anche questa è una resistenza collettiva al progredire culturale di un’intera nazione. Certo, non siamo ai livelli d’ignoranza che ancora circola quando si parla di contraccettivi maschili, ma la mamma insomma è la stessa. Paura eh?
STORIA SENZA COLPO DI SCENA
Cap. 1 Giletti prende la parola.
Cap. 2 La statistica porta a ritenere che dirà l'ennesima cazzata.
Cap. 3 Ma forse questa volta sarà diverso.
Cap. 4 Giletti: "Sono anni che non eleggiamo un Presidente del Consiglio".
Fine
— L’Ideota

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Incredibile per me ascoltare questo idiota che da lezioni di democrazia, mai sperimentata dalle sue parti, a colpi di insulti. Non ci mancherai Solovyev; e Giletti dovrebbe smetterla di invitare ogni escremento umano solo per fare scalpore.
Rai 2024/2025 doveri e obblighi di una Tv in difficoltà
#Palinsesti #Rai 2024/2025
Sono stati da poco presentati i palinsesti Rai per la nuova stagione televisiva. Molti rumors sono stati confermati. Alcuni assenti fanno più rumore dei presenti e alcune scelte sono state d’obbligo. Al di là delle conferme, ci soffermiamo su alcune novità: la più importante, attesa e fortemente voluta (non dalla Rai però) è la messa in onda di Insider – faccia a faccia con il crimine, in onda…
Guardalo qua, il signor Ho un mezzo busto di Mussolini in casa