La semplicità della musica fatta bene: Dutch Nazari
Nell'ultimo periodo per vari impicci di lavoro e non solo sono stato costretto a diminuire nettamente il tempo libero; fino a un paio di anni fa ne avevo a sufficienza per iniziare a guardare serie tv giusto perché mi piaceva il nome, o perché non mi andava di dormire. Fu anche per questi motivi che iniziai Community, una delle comedy più geniali che la mente umana abbia mai concepito; si creò quasi da subito, parlandone con amici, un insensato dualismo con una sitcom (genere comunque simile ma al contempo diversissimo) ben più famosa, The Big Bang Theory. Lessi una volta, in quel periodo, una frase che mi colpì: "The Big Bang Theory is an average show about smart people, Community is a smart show about average people".
Qui è quando Community ha vinto dissando TBBT.
Questa strana introduzione può apparire effettivamente fuori contesto, però ascoltando Diecimila Lire di Dutch Nazari mi è venuto automatico accostarlo a molti suoi colleghi che decantano ricchezza e lusso, con risultati non eccelsi. L'EP di Nazari, invece, è quello che sarebbe Community se fosse un disco: un prodotto di ottimo livello che parla della mediocrità, della semplicità, di chi ha poco o nulla. I modi per affrontare l'argomento sono tanti, e Dutch li gestisce bene, mostrando una buonissima tecnica e dei contenuti che non passano indifferenti.
Diecimila lire è composto da sei brani, con due feat di qualità (Willie Peyote e Dargen D'Amico) ed è uscito in free download per Giada Mesi due o tre settimane fa. Non so precisamente quando perché ho cominciato ad ascoltarlo piano, facendone scorrere con calma nelle mie cuffie le storie argute e gli accostamenti mai banali. È un disco politico, un disco che ha il denaro nel titolo in due tracce ma, come detto, descrive la mediocrità con percorsi differenti: dalle Diecimila lire usate come metafora per qualcosa che non ha più valore ai cinque, dieci, cinquanta centesimi (Una monetina) cercati da chi ha visto giorni migliori e sta affrontando un periodo di declino; non è un disco che parla di soldi, ma va alla ricerca dell'anima di chi li ha e di chi li vuole, portando questo conflitto critico sul piano umano. Svuotati del contenuto materiale, si arriva al punto focale del disco "ti affronto come affronto gli attacchi di depressione, cioè con un sorrisone; / non è per fare moralismi, ma chi è infelice spesso lo è perché non guarda oltre la superficie / spesso la gente a cui provi a mostrare il quadro sorride soddisfatta e poi dice 'che bella cornice!'"; in questa Falling Crumbs, straordinario momento di riflessione dell'EP, oltre a Dutch anche Willie Peyote colpisce dritto all'anima dell'ascoltatore: "la solitudine è solo un punto di vista / a volte è una condanna, a volte una conquista" accompagna splendidamente quel verso che pochi secondi prima butta quasi lì, nascondendolo tra le righe, quell'"io che vorrei ammazzarmi senza alzarmi dal letto" che sprigiona una molteplicità di stati d'animo difficile anche solo da concepire.
La bellezza di Falling crumbs fa passare in secondo piano l'altro featuring, Genio Dentro, con un Dargen molto in forma ma Dutch Nazari tiene molto bene botta con una strofa che cita tra gli altri Dante, Shakespeare, Foscolo e una miriade di altri Artisti di quelli che gli devi mettere la a maiuscola per rispetto. Il genio dentro del titolo è il loro, di chi ha regalato all'umanità opere magnifiche — ma non solo: la mission che io leggo nel cuore del disco si conferma nella strofa di Dargen, con l'esaltazione della semplicità, della quotidianità dei gesti, della semplice sopravvivenza in un sistema sociale che non aiuta gli ultimi; visione condivisa anche dal protagonista della già citata Una monetina, che dopo aver conosciuto il lusso (ciao Gabbana!) comprende meglio cosa ha attorno, cercando solo il necessario per sopravvivere da un giorno all'altro.
La semplicità è anche l'argomento che fa da sfondo a Speculation, con l'accostamento riuscitissimo tra la destra/sinistra politica e le mani con cui scrivere, e la bella strofa in francese che qua ho scoperto essere potentissima ma francamente non l'avevo compresa affatto. Il manifesto del disco, però, è il brano di chiusura; non so quale sia la canzone più riuscita del disco, se Falling Crumbs o proprio Jenin, ma la scelta è dolcemente ardua. Alla costruzione testuale quasi onirica del brano con Peyote si contrappone decisa una concretezza rude e meticolosa, il ritratto al contempo sfocato ma ben delineato di una crisi sociale dietro la quale continua, lenta e inesorabile, l'esistenza di vite comuni. Non è facile affrontare la questione palestinese in poche righe per me, non lo è stato (immagino) per lui componendo il brano che però riesce in quella che credo fosse l'idea iniziale: un brano intenso, con l'highlight di una luna che "sembra che li guardi con complicità / e sembra che ne apprezzi la semplicità, e ne compianga la sfortuna". La vena politica portata avanti sin da Speculation termina qui con un brano che si può goffamente definire da "sinistra sociale", ma in realtà ha un significato molto più profondo nelle radici di ogni parola scelta. Diecimila lire non è un EP di lotta rivoluzionaria qualunquista: è un disco di preparazione culturale per un obiettivo più grande.
Il suo pregio particolare, però, è riuscire a nascondere bene le sue intenzioni dietro un aspetto rassicurante e colpire quando meno te lo aspetti, fare il giro largo e centrare l'obiettivo in tutte le sei tracce. Questa base di partenza con la Giada Mesi a fianco non può far altro che aumentare l'attesa per un disco che duri più di questi 23 minuti circa e cominci a costituire un'alternativa per chi è stufo di tanti, troppi average shows.