CIRCUS KRONE BAU 2025-26: ICH, DU, WIR - KRONE
CIRCUS KRONE BAU 2025-26: ICH, DU, WIR - KRONE
“Ich, Du, Wir – Krone”: la stagione 25/26 sotto la grande corona di Monaco di Baviera.
Quest'inverno il circo stabile di Monaco di Baviera Krone Bau è tornato a riempirsi di vita con “Ich, Du, Wir – Krone”, uno spettacolo che già dal titolo rivendica una dimensione collettiva del circo tradizionale.
Ich, Du, Wir – Krone” (Io tu, noi – Krone)
Nel cuore pulsante della tradizione circense europea, per la stagione 2025/26, da poco conclusa, la direzione del Circus Krone – di proprietà della famiglia di Jana Mandana Lacey-Krone e Martin Lacey Jr. – ha proposto “Ich, Du, Wir – Krone” (Io tu, noi – Krone), titolo che già racchiude l’essenza dello spettacolo: un circo costruito sull’incontro, sulla coralità e su un’identità fortemente riconoscibile.
Entrare nel Krone Bau significa immergersi in un’atmosfera unica. Non è soltanto un edificio stabile: è un tempio del circo, in cui ogni dettaglio richiama una tradizione centenaria. Eppure, ciò che colpisce è la volontà di non restare prigionieri del passato. “Ich, Du, Wir - Krone” costruisce un ponte tra epoche, parlando un linguaggio accessibile e di prossimità con il pubblico.
LO SPETTACOLO
La struttura dello spettacolo seguiva una logica di programmazione funzionale, con una distribuzione equilibrata delle discipline e una gestione attenta dei picchi emotivi.
Di impatto l’equilibrismo sulla slackline di Lilla Csepregi, che si distingue per qualità esecutiva e costruzione interna. La progressione tecnica è ben calibrata: si passa da elementi di stabilizzazione a figure più complesse senza soluzione di continuità. L’elemento coreografico interviene a strutturare il numero, evitando una mera accumulazione di tricks e favorendo una lettura unitaria della performance.
Originale, per concezione e resa scenica, il rola rola su struttura aerea di William Tournoud. La scelta di portare la disciplina in altezza introduce un livello di rischio percepito che amplifica l’impatto sul pubblico. L’esecuzione è sicura, ma ciò che colpisce è la gestione dell’equilibrio in una dimensione non convenzionale, sostenuta da una costruzione che mantiene costante la tensione fino al finale.
Di segno diverso, ma altrettanto interessante, il lavoro delle Liazeed Angels alla sbarra orizzontale: energia, sincronismo e una dinamica che privilegia velocità e impatto visivo rispetto alla pura difficoltà, risultando comunque efficace nel contesto del programma.
Tra i momenti tecnicamente più rilevanti spicca il passing di giocoleria della troupe cinese Jining. Non una semplice esibizione collettiva, ma un lavoro fondato su una coordinazione millimetrica e traiettorie perfettamente sincronizzate. Il numero si distingue per pulizia e ritmo, con una gestione dello spazio che rivela un alto livello di preparazione. È una performance che, pur nella sua apparente linearità, rivela grande complessità strutturale, contribuendo a mantenere altra l’energia complessiva dello spettacolo.
Interessante anche il numero di trapezio volante incrociato dei The Flying Royals, costruito per coinvolgere il pubblico attraverso un crescendo efficace e "passaggi ad angolo" con cambio di traiettoria sorprendenti.
I quadri equestri presentati dalla troupe di Jana Mandana Lacey-Krone e "Buller" Hans-Ludwig Suppmeier rappresentano uno dei momenti identitari dello spettacolo. Precisione, armonia e costruzione coreografica orientata all’eleganza definiscono un lavoro raffinato, profondamente radicato nella tradizione.
Ma è la grande gabbia dei leoni, a cura di Alexis Lacey-Krone e Martin Lacey Jr., a restare l’elemento più distintivo del Krone: per dimensioni ormai un unicum nel panorama europeo attuale. Al di là delle inevitabili discussioni contemporanee sul tema, la presentazione è solida e costruita secondo i canoni della grande tradizione Krone.
Altro punto di forza evidente è la clownerie. La presenza combinata di Fumagalli e Darix Huesca, Mister Lorenz (alias, Lorenzo Carnevale) e del duo Baccalà crea una varietà rara per uno spettacolo nell’offerta circense attuale. Il risultato è una linea comica continua e mai ridondante, capace di alternare slapstick, riprese classiche e momenti più surreali. La scelta di diversificare gli stili comici - dal classico al surreale - funziona e accompagna lo spettatore senza interrompere il flusso.
Completano lo spettacolo l’originale verticalismo su moto di Melanie Chy, i salti sul doppio trampolino della troupe mongola Ultra Jumpers e il carosello di cammelli di Alexis Lacey-Krone.
ANALISI TECNICA
Appare chiaro come il Krone scelga, ancora una volta, la via della continuità. Una costruzione solida e coerente, profondamente radicata nella tradizione. Animali, acrobazie, comicità: tutti gli elementi del circo classico sono presenti, ma organizzati con un ritmo contemporaneo e una regia attenta a mantenere fluido lo sviluppo dello spettacolo, senza cesure nette tra un numero e l’altro.
Sul piano tecnico, lo spettacolo offre una varietà ben calibrata. Le discipline aeree si distinguono per eleganza e pulizia, con esecuzioni precise che non rinunciano a una componente emotiva. I numeri a terra puntano invece su ritmo e dinamismo, mantenendo alta l’attenzione senza mai scadere nell’eccesso.
Particolarmente interessante è la gestione diversificata della comicità, dosata con intelligenza. I clown non interrompono il flusso narrativo, lo arricchiscono, diventando parte integrante del racconto. Il loro intervento non è mai fine a sé stesso: emerge sempre una sottotraccia, talvolta ironica, talvolta poetica, perfettamente integrata nel flusso dello spettacolo.
Il ritmo non conosce cali evidenti e accompagna lo spettatore lungo un percorso che privilegia la varietà senza risultare frammentato. È proprio in questa gestione della sequenza che si percepisce la maturità della produzione. Uno spettacolo solido, accessibile e tecnicamente curato.
Dal punto di vista scenografico, la scelta è quella di una sobrietà funzionale. Le luci giocano un ruolo fondamentale, creando ambienti e suggestioni dall’identità visiva coerente, sostenendo le esibizioni senza alterare l’armonia complessiva.
La musica dal vivo dell’orchestra, elemento spesso determinante in grandi produzioni di questo livello, accompagna con discrezione e sensibilità. Non invade mai la scena, ma la sostiene, sottolineando i momenti chiave e lasciando respirare quelli più intimi.
Nel complesso, “Ich, Du, Wir – Krone” si configura come una produzione ad alta coerenza interna, costruita su standard tecnici mediamente elevati e su una gestione rigorosa della tradizione.
E in un contesto come quello del Krone Bau, questo non è un dettaglio: è la conferma di un modello che continua a funzionare, stagione dopo stagione.
CONSIDERAZIONI FINALI
In un’epoca in cui il circo è sempre più chiamato a reinventarsi, Krone dimostra che innovare non significa necessariamente rompere con la tradizione. Al contrario, questo spettacolo suggerisce che il futuro può nascere proprio da una rilettura consapevole delle proprie radici.
E forse è proprio questo il messaggio più forte: il circo continua ad esistere perché resta, prima di tutto, un luogo di incontro e di emozioni. Io, tu, noi. Sotto lo stesso tetto….. anzi, sotto la stessa corona.
FOTO
A seguire una selezione di immagini delle strutture e dello spettacolo da noi scattate durante la nostra visita nell’ultimo weekend di repliche dello spettacolo Ich, Du, Wir – Krone a Monaco di Baviera:
INFORMAZIONI
Terminata la stagione invernale con Ich, Du, Wir - Krone nel complesso stabile di Monaco di Baviera, il Circo Krone ha avviato il lungo tour tra le città della Germania con lo spettacolo “Farbenspiel – Gold Edition”, che verrà presentato sotto il grande chapiteau sostenuto dagli archi esterni fino al 15 novembre 2026. Come vi abbiamo già informato, lo spettacolo itinerante è quello della scorsa stagione con la sostituzione di Willer Nicolodi (per la stagione da Knie) con l'irresistibile comicità di Steve Eleky.
Per ripercorrere tappe e date del tour, rileggete gli articoli pubblicati da Circusfans Italia e raggiungibili
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