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Comus - First Utterance (1971)
(requested by an anon)
Storia di Musica #218 - Comus, First Utterance, 1971
Quelli che hanno ancora voglia di leggere delle mie storie di musica (che ringrazio con infinita gratitudine) sanno che una delle mie passioni musicale è il progressive. Tra le storie incredibili di quegli anni, meravigliosi musicalmente parlando, una delle più suggestive inizia nel 1967 in un college di Arte del Kent, a Bromley: lì Roger Wootton e Glenn Goring giovani chitarristi, si conoscono e mettono su l’idea di costituire una band. Hanno una comune passione per il lavoro di John Renbourn e di Bert Jansch che in quegli anni erano i principi del fingerpicking. Ai due si aggiungono Chris Youle e lo studente di scienze della comunicazione Colin Pearson, poco dopo Andy Hellaby, bassista, si unisce ai nostri dopo che li aveva sentiti suonare in un locale della zona, l’Arts Lab di Beckenham, che all’epoca aveva tra i gestori un certo David Bowie. Manca una voce femminile, e viene scelta quella eterea e suggestiva di Bobbie Watson, che nel 1967 ha solo 16 anni. Ultimo ad entrare nel gruppo è il flautista Michael Bammi Rose, che risponde ad un annuncio inserito dai nostri sulla prestigiosa rivista musicale Melody Maker, che però abbandonerà dopo un anno, sostituito da Rob Young, amico di Pearson e della Watson. Young è un pianista, ma proprio in vista del suo ingresso nella band, studia e apprende da sé flauto, oboe e percussioni. Youle, che nel frattempo è diventato il manager della band, suggerì un nome fantasioso al gruppo, Comus: avendo studiato John Milton, che la riprende in una sua opera (Comus. A Masque Presented at Ludlow Castle, 1634) , Comus è la personificazione del komos, cioè la divinità dell’euforia dionisiaca. Va detto che non è menzionata nella mitologia antica ma compare unicamente con riferimento all'arte figurativa, e l’esempio più famoso è quello che Filostrato nel III secolo d.C. descrive da un affresco di una villa della costa napoletana: un giovane alato e sbronzo, con le gambe incrociate, dal volto paonazzo e il capo reclino sul petto, con una lancia e una torcia rovesciata tra le mani. E qui sta forse l’ispirazione alla musica che il gruppo ha in mente: se la partenza è la rinascita del folk che in quegli anni porterà a risultati clamorosi (i Pentangle, i Fairport Convention, Sandy Denny fino ad arrivare alle suggestioni folk dei Led Zeppelin) qui si vira in atmosfere terrificanti, dove il particolare utilizzo degli strumenti e della voce sia di Wotton che della Watson darà risultati di una bellezza sinistra e a tratti di una bellezza inquietante. Esempio clamoroso e definitivo in questo fu un concerto all’Arts Lab, presente Bowie, dove per una corda della chitarra lacerata Wotton si tagliò inavvertitamente un dito, ma continuò imperterrito a suonare una cover di Venus In Furs degli amati Velvet Underground con la chitarra che piano piano diventa arrossata di sangue, per la gioia del Duca Bianco che li aiutò a trovare un contratto. La prima prova di un certo peso fu la collaborazione con il regista Lindsay Shonteff, uno dei massimi registi di b-movie inglesi, presente anch’egli alla “sanguinosa” perfomance: per lui scrissero la colonna sonora di un oscuro film soft porno, Permissive del 1971, e dopo la pubblicazione del loro primo disco, nel 1973 quella di un action movie, Big Zapper. Nel mezzo, ottengono un contratto per la Pye Records e nel 1971 esce il loro primo album, First Utturance (La Prima Enunciazione). Probabilmente mai si era sentito un disco del genere: un disco dove la musica folk accompagna un campionario di paure, tensioni, umore nero e diabolico di un fascino in certi momenti irresistibile, dove il bucolico interesse per la musica tradizionale si tinge di fosche tinte diaboliche e misteriose, in un mix irresistibile e portentoso. Partendo dal mito miltoniano di Comus, il gruppo racconta di un inseguimento ansiogeno tra la malvagia divinità e una deliziosa fanciulla in Diana, singolo del disco, dove la voce angelica della Watson si scontra con i vocalizzi da indemoniato di Wotton e degli altri in un duello serrato, con il contrappunto di un diabolico violino e di un clamoroso assolo di tamburi tribali, per una violenza musicale (e carnale nei testi) che è in bilico fino alla fine. Il tutto si stempera nei 12 favolosi e bucolici minuti di The Herald, una canzone che contiene un mondo di magia e di pace, di luce e di gentilezza che scompaiono nel resto del disco. Drip Drip ne è l’esempio lampante: un inno alla violenza, al piacere che dà il sangue che gocciola dalla lama che ha trafitto la carne (da cui il titolo), alle sensazioni di straniante euforia nel portare un corpo alla sua tomba, uno dei brani più estremi della storia della musica occidentale, dal mefistofelico e inquietante testo: Questa sarà la nostra ultima comunione fisica\Sarò gentile con te, non ti farò del male\ Ti amo. Song To Comus è l’invocazione per chitarra, percussioni e flauto al rituale dionisiaco che al komos si rifà, in un brano che è la via di congiunzione tra il folk, un flauto che ricorda quello di Ian Anderson dei Jethro Tull e la magia oscura dei Velvet Underground. La diade Bite – Bitten, quest’ultima un piccolo intermezzo strumentale, sembra una successione di incubi, isterici e soffocanti. E non manca nemmeno la malattia mentale, nella spettrale e intensissima The Prisoner cantata dal pazzesco Wotton come un dialogo di uno schizoide paranoico con le sue voci interiori, metaforicamente incarnate dalla voce della Watson, in un brano che è anche un manifesto contro l’isolamento dei malati mentali. Nelle versioni moderne del disco, ci sono la versione singolo di Diana, e altri gioiellini oscuri: In The Lost Queen's Eyes e Winter Is A Coloured Bird ma soprattutto un brano, meraviglioso, che racchiude la loro poetica, All The Colours Of Darkness, con la voce magica e spettrale della Watson. Il disco non ebbe nessun riscontro commerciale, si dice abbia venduto solo 10 mila copie: ma come molte volte accade, ha lasciato un’aura leggendaria, in questa caso una leggenda nera e tenebrosa. Nel 1974 pubblicano un secondo disco, To Keep From Crying, che non è nemmeno male, ma non è minimamente paragonabile al malsano fascino di questo disco incredibile, che ha una storia particolare persino sulla copertina: l’uomo che si trascina strisciando con così tanto dolore è opera di Wotton, che lo disegnò con una biro nera durante un corso all’Art College che frequentava. La loro vicenda ebbe una clamorosa riscoperta quando gli Opeth, la formidabile band svedese del goth rock, usarono un verso del testo di Drip Drip per il titolo del loro disco del 1998 My Arms, Your Hearse: As I carry you to your grave, my arms your hearse ("mentre ti conduco alla sepoltura, le mie braccia sono il tuo carro funebre"). Gli stessi Opeth in The Baying Of The Hounds, da Ghost Reveries del 2005, utilizzano un passaggio del testo di Diana (And she knows by the sound of the baying, by the baying of the hounds). Sotto la spinta di questo nuovo interesse, la band si riforma in formazione quasi completa, con Young sostituito da Jon Seagroatt, marito della Watson e sassofonista e tastierista dei Colins of Paradise: con questa formazione pubblicano un disco nel 2012, Out Of Coma, che riprende la grafica della copertina di First Utterance e rielabora un brano, The Malgaard Suite, pensato in quegli intensi e febbrili mesi dei primi anni ‘70. Rimane un disco di un fascino sinistro e irresistibile, suonato magnificamente, dove la voce di Wotton sembra quella di tre cantanti diversi, per un viaggio sonoro incredibile e che ha pochissimi paragoni nella storia della musica rock.
comus fanbase consists of max. 5 people in total which is not surprising considering they are as obscure as they can get but just in case another lost soul ever stumbles upon their music again and wonders just what happened to them, im making this post to inform people that comus as a band no longer exists. i messaged bobbie seagroatt who is (was) a member of comus and asked about the future of the band to which she sadly had to tell me that comus as a band no longer exists. tragic as it is, please check out her new album, i havent had the chance to listen to it yet but its nice that she hasnt completely abandoned music!!
‘That could almost be a hit. Almost.’ During the last year or so of B So glObal’s existence, I had started to store up a lot of chord progre

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‘The Herald’ by Comus, from ‘First Utterance’
More specifically this is from the CD version of the album, which is actually a wildly different record to the original vinyl release.
Comus - First Utterance (Rare Folkrock UK 1971 w.Bonussingle)
Comus - First Utterance (1971)