Questo posto ha legalizzato l'uso di ogni tipo di droga a scopo ricreativo. Le sostanze a effetto leggero, solitamente inebriante, sono liberamente commerciate - con delle limitazioni sull'età di accesso in base a prescrizioni mediche, per non interferire con la crescita, ma senza altri vincoli. Per le droghe pesanti bisogna andare in speciali cliniche, dove si viene sottoposti a test psicofisici - piuttosto blandi - e poi si può liberamente praticare. Gli oppiacei e le droghe stordenti vengono somministrate in ambienti asettici, simili a corsie di ospedale, tanto gli utenti sono così obnubilati da non farci caso. Gli allucinogeni richiedono ambienti speciali, giardini, luoghi ariosi e sereni, dove l'utente possa esperire al meglio lo stato psicologico alterato senza rischiare di farsi del male e senza ricevere stimoli negativi. Per gli eccitanti c'è una certa possibilità di scelta: solitamente sono disponibili una palestra, una pista da ballo con musica molto forte e molto ritmata, e una stanza piena di suppellettili di basso valore, da spaccare.
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Questo posto prospera sul drago. L'enorme bestia è stata combattuta ottant'anni fa, dopo che per tempo immemore aveva sparso terrore e morte su tutta la regione. Con grande dispendio di energie e polvere da sparo, dopo giorni di battaglia, con grandi perdite, gesta eroiche e rovesciamenti di fronte, quando tutto sembrava perduto e dopo che ogni risorsa sembrava essere consumata, finalmente il drago cadde. Il popolo festeggiò e si mise subito all'opera. L'enorme mostro, infatti, non si può uccidere con le armi dei mortali, e la battaglia vinta servì solo ad abbatterlo e renderlo inoffensivo per un po'. Ma fu sufficiente: squadroni di soldati si trasformarono istantaneamente in macellai, ed iniziò lo sfruttamento.
La comunità è molto ricca, e la città è circondata da tre cerchie di mura. La prima, più esterna, serve contro briganti ed eserciti nemici. Fuori da essa si accampano in maniera disordinata mendicanti, mercanti di cianfrusaglie, viaggiatori che non possono permettersi di alloggiare in locanda, curiosi e questuanti che implorano di essere ammessi alla cripta della zanna, le cui reliquie - si dice - siano in grado di operare qualunque miracolo.
Dentro la prima cerchia di mura ho trovato botteghe, locande, l'aria pesante di troppa umanità , vicoli stretti e un po' di criminali. Il drago è molto importante nell'iconografia locale, si trova un po' dappertutto: inciso sugli architravi delle porte, dipinto sui muri e sui carretti, ricamato sulle casacche dei garzoni. Un mercante zoppo ha cercato di vendermi una corazza di scaglie della bestia, autentiche, mi ha assicurato, sebbene fossero della misura sbagliata e dall'aspetto piuttosto fragile. Deve avermi identificato come straniero e ha cercato un facile guadagno.
La seconda cerchia di mura è più controllata e non mi è stato permesso aggirarmi da solo, ma - dietro pagamento di un piccolo obolo - mi è stato assegnato un ragazzino con il duplice compito di guidarmi per le vie della città alta e di controllare che non combinassi niente di illecito. Si chiama Tolmazio ed è sovreccitato.
"Venite da molto lontano? Vi piace la città ? Quanto vi fermerete? Volete vedere il drago? Volete bere del buon vino? Posso provare il vostro mantello? Mi date una moneta? Vi racconto della battaglia? Vi racconto del primo siniscalco? Volete una femmina?"
Mentre mi aggiro incuriosito mi rendo conto di attirare molti sguardi: sebbene il mio mezzo mi renda presentabile agli occhi dei locali la comunità è comunque piccola, e tutti si conoscono, specialmente qui nella città alta. Le case sono migliori, più ricche e meglio tenute. Non ci sono botteghe e, vengo informato, solo due locande. Dalle insegne elaborate e brillanti si capisce che sono posti decisamente più dispendiosi. Le mie attenzioni sono comunque attirate dal drago, ovviamente. Tolmazio è felice di raccontarmi che "la bestia non si può ammazzare. La battaglia ha posto fine alle sofferenze, ma solo a patto di continuare a macellare il corpo del drago, tagliare le ali - che ricrescono -  strappare i denti - che rispuntano - cavare gli occhi - che riappaiono - e strappare il cuore, che lentamente riappare. È un mestiere molto duro e molto sporco e non ammette requie. Tutto avviene oltre le terze mura, che non si possono passare, portate pazienza". Ecco quindi svelata la geografia della città : la cerchia più interna di mura, dentro la città alta, contiene il corpo del drago, che a distanza di quasi un secolo è ancora vivo e fornisce carne, sangue, ossa e ingredienti preziosi. La città gestisce la risorsa con attenzione e prospera. Mi chiedo oziosamente se la bestia sia cosciente, se abbia un qualche tipo di intelletto, e come stia vivendo la tortura. Accompagnato da Tolmazio passeggiamo lungo la terza cerchia, mentre cerco inutilmente un punto da cui si possa almeno sbirciare dentro. Tutte le case attorno alle mura sono state rimosse, e non c'è punto da cui intrufolarmi. Mi chiedo se valga la pena consumare un po' di Vertigine per arrivare faccia a faccia con la bestia, ma poi un rantolo profondo scuote l'aria. Tolmazio mi sorride nervoso, dice che non bisogna farci caso. Ogni tanto succede. Non so dire se è un grido di dolore o di minaccia, ma la natura sovrumana è immanente: ne sono schiacciato, e un po' tutti con me. La bestia, sciolta, deve essere stata un avversario formidabile, l'incarnazione del caos distruttore. Me ne vado, felice di sapere che è al sicuro.
AZIONE CONSIGLIATA: non è possibile annettere il posto allo stato attuale, con questo genere di creatura al suo interno - sebbene prigioniera. Sono forzato a consigliare: distruzione. Non mi sfugge l'ironia della scelta.
Questo posto è sottoterra. La catastrofe che ha costretto la popolazione a nascondersi è raccontata nei dettagli, ma i dettagli non collimano e sono pieni di contraddizioni. Non è chiaro se i nativi siano i discendenti dei responsabili del disastro o siano solo delle povere vittime. Immagino non faccia molta differenza a questo punto.
È un posto claustrofobico, fatto di tunnel e stretti passaggi scavati in una roccia verdastra e oleosa, con l'aria stantia e un costante odore di muffa. C'è gente dappertutto, spostarsi vuol dire sfiorare e strisciare e qualche volta proprio spingere. È gente di tutte le età , vestiti di poco, tutti rachitici e bianchicci, con i denti che iniziano a cadere a quindici anni e le speranze di vita che non superano i quaranta. Vivono faticosamente, affamati di elettricità e sotto le costanti luci alogene. I mestieri più diffusi paiono essere il coltivatore di mucillagine, l'aggiustatore di cianfrusaglie e, naturalmente, il minatore.
"Questa è un'area ricca" mi dice Fark, appoggiato ad un piccone fatto attaccando un cartello stradale al manico di una chitarra "si trova di tutto, basta scavare. Guarda qua, solo stamattina guarda cosa ti ho trovato" mi mostra orgoglioso tre dinosauri di plastica "questi sono deliziosi. Due ore di ammollo nell'acquaragia, poi scolare, triturare, mescolare con sali di ammonio e lasciare riposare per un giorno. Si formano certi cristalli azzurri che non sono buoni da mangiare, anzi sono proprio velenosi: tu quelli prendi e li butti. Ma quel che resta, mmmmmmmm! Quel che resta! Una roba da superficie, te lo dico io".
Dieci si tenevano per mano e formavano un cerchio ed il cerchio aveva come perno l'undicesimo. Tutti ruotavano: il perno in un senso, il cerchio nell'altro. Dopo giorni di calore e sudore e contatti umani inevitabili la vista di tutto quello spazio mi ha causato un moto d'invidia, il bambino al centro doveva stare benissimo e freschissimo, e i suoi dieci compagni erano davvero eroici a tenere fuori la fiumana di gente. Intanto la rotazione aumentava di velocità , e con la velocità è arrivata una filastrocca, semplice me efficace nelle immagini. Traduce male, ovviamente, ma è qualcosa su come "il piccolo <nome del bambino> correva dappertutto in un posto senza muri" ed era molto felice. La narrativa dettaglia su come ci fossero aria e acqua fresche e tanto spazio per ogni famiglia. Poi devia sul tragico, entra in scena qualcosa di grosso che arriva ed insegue, il piccolo prova a scappare dappertutto ma in quel posto senza muri ma c'è dove nascondersi, la minaccia si fa sempre più incombente fino a quando, prevedibilmente, il bambino decide di rintanarsi sottoterra. A quel punto i compagni di gioco corrono verso il centro e ci si schiantano con violenza disordinata: dalla zuffa esce un vincitore, che sarà al centro al prossimo giro. Poi il gioco ricomincia.
È una teoria un po' azzardata, e non ho prove a riguardo, ma credo che sia la mitologia infantile a tenere viva la leggenda della superficie. D'altra parte non ho trovato nessuna traccia tangibile che ci sia stata una catastrofe. Per quel che ne so potrebbe proprio non esistere una superficie, ma da bambini imparano a sognarla e poi non smettono per tutta la vita.
Questo posto è invaso dalla musica. È ovunque, esce dall'aria, dalle cose, e bisogna adeguarsi. Genere e ritmo dipendono dalla zona geografica: ho visitato un villaggio in un'area di musica soave, archi e flauti dolcissimi che suonano tutto il tempo melodie eteree. Gli abitanti mi sono parsi molto rilassati e un poco spenti, ma la vegetazione è rigogliosa e anche la fauna mostra un ottimo vigore. Entrando in paese ho incrociato una mandria di mucche che lentamente attraversavano la strada: dopo mezz'ora di attesa ho capito che l'operazione sarebbe stata ancora molto lunga e mi sono avventurato attraverso i bovini. Erano in effetti piuttosto placidi.
NOTA: l'interrogatorio del prigioniero è stato meno informativo di quanto sperassi. A bordo del mio mezzo non parliamo la stessa lingua - e probabilmente non l'avremmo parlata neanche nel posto dell'incontro, dove l'ho solo sentito gridare incongruamente. Anche lui aveva la linea sulla spina dorsale come il tizio della ricognizione 7, e questo mi mette su una pista interessante: l'ipotesi più probabile è che mi stessero seguendo. Ne ho avuto conferma quando gli ho mostrato il dispositivo in mio possesso, acquisito dal suo compagno: il prigioniero ha cercato di nascondere la sua reazione emotiva, ma era palese che l'oggetto non lo lasciasse indifferente. Resta quindi da capire come facciano a seguirmi: data la natura del mio viaggio e le qualità del mio mezzo sono abbastanza certo di non lasciarmi dietro una traccia. Non resta quindi che un'ipotesi: il dispositivo emette un qualche tipo di traccia, attraverso la quale mi hanno trovato.
Ho lasciato il prigioniero nel posto della ricognizione 23: il mio mezzo non poteva supportarlo in un viaggio interpostale. Sono consapevole di averlo quasi certamente mandato a morire, ma non potevo fare altrimenti. Forse il guardiano della foresta lo accoglierà , ora che è da solo.
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La voce mi coglie di sorpresa. È molto roca. Viene dalla mia destra, fuori dal sentiero. In mezzo agli alberi c'è un uomo, coperto di sterpi, scarmigliato, sporco, scalzo. Ha una barba molto lunga, del colore del fango, da cui spuntano rametti e aghi di pino. Indossa dei cenci indefinibili, dai cui strappi crescono germogli. I suoi occhi mi paiono enormi. Non so come ho fatto a non vederlo, ma lo stavo superando. È a pochi metri da me.
"Sono... il mio nome è Thunderwizard Totalpunch, sono un viaggiatore."
"Cosa vuoi?"
"Visitare questo posto."
L'uomo assume un'aria interrogativa e col braccio indica un ampio cerchio attorno a me.
"Sì, la foresta. Non ne avevo mai viste di così."
Mi fa un cenno affermativo con la testa, come se sapesse cosa intendo. Interessante, dato che non lo so di preciso nemmeno io.
"Quanto ti fermerai?"
"Non lo so ancora. Non ho cibo, e fa freddo, però mi piace qui."
"La foresta non sopporta la vita animale. Cercherà di ucciderti."
"Però tu vieni sopportato."
Per la prima volta sorride, obliquo, in effetti un po' inumano. "A malapena." Noto ora le unghie: scure, coperte di fango, e dal fango spuntano germogli.
"Da quanto tempo vivi qui?"
"Tempo." Scuote la testa. "La foresta conta il tempo a modo suo, e io con lei. Non so rispondere."
"Ci sono altri come te?"
"Sì. Pochi. Lontani. La foresta non ama i branchi."
Ho la sensazione che l'uomo sia genuinamente felice di poter parlare con un altro essere umano, ma anche nervoso per il fatto stesso di stare indulgendo in un comportamento così marcatamente animalesco. Forse la foresta lo tiene sotto stretta osservazione.
"Tu e i tuoi... tu e gli altri come te: cosa fate?"
"Servitori. Ubbidiamo. Proteggiamo."
"La foresta ha dei nemici?"
"A volte. Esterni."
"Esterni? Gente che viene da altre terre, da altri paesi?"
"Gente come te. Esterni."
Viaggiatori interpostali, quindi. "E cosa vogliono gli esterni?"
"Cambiamento. La foresta non ama il cambiamento. La foresta -"
Un mezzo argenteo sta venendo stritolato da pesanti radici che spuntano dal terreno. Non riconosco la fattura, ma deve essere un trasporto.
Quattro umani sono stati strappati. Indossavano delle tute pressurizzate, tre dei caschi sono esplosi, ci sono loro pezzi dappertutto, sangue e budella scuri sparpagliati sulla terra scura.
Un quinto uomo, la tuta ancora intatta, ha le gambe completamente bloccate da viticci che spuntano dal terreno. Sta cercando convulsamente di strapparseli e scappare, mi giungono le sue imprecazioni attutite dal casco.
Davanti a lui il guardiano della foresta si sta muovendo in maniera comicamente lenta. Mezzo centimetro al secondo, sta spingendo una mano trasformata in puntale ligneo verso il cuore dell'uomo.
In terra un dispositivo per il controllo temporale, identico a quello che ho raccolto durante la ricognizione 7. Deve essere stato attivato come estrema difesa, per ripararsi dall'attacco dei nativi.
Il quinto uomo incrocia il mio sguardo ed è disperato, inizia a sbracciarsi verso la mia direzione e mi chiama e mi pare dica qualcosa. Calcolo manchi meno di un minuto prima che il guardiano lo trafigga.
Entro nella scena, raccolgo un bastone appuntito, mi avvicino al quinto uomo, foro la sua tuta pressurizzata, il gas esce come da un palloncino e l'uomo è terrorizzato e io infilo un dito dentro, tocco pelle su pelle e torno sul mio mezzo, portandomelo dietro.
AZIONE CONSIGLIATA: annessione, con possibilità di trattare con l'intelligenza vegetale.
NOTA: l'uomo è attualmente mio prigioniero, ho intenzione di interrogarlo prima della prossima spedizione.
La peculiarità di questo posto è che la tradizione del capro espiatorio è sopravvissuta all'avanzamento culturale e tecnologico della popolazione. E' peraltro interessante come echi di tradizioni antiche, nate su una diversa impostazione della civiltà , siano ancora ben discernibili, anche se mescolate a contributi successivi. Il capro un tempo era semplicemente uno dei molti animali disponibili all'interno dell'insediamento, e fino ad un istante prima di essere scelto per il sacrificio non aveva subito nessun trattamento. Era, sostanzialmente, un normalissimo ovino, impegnato a brucare, saltare, emettere belati agghiaccianti e, quando possibile, accoppiarsi.
L'evoluzione della civiltà ha reso sempre meno presenti gli animali all'interno degli insediamenti urbani, con un progressivo distacco tra la vita rurale e cittadina. Trovando però insoddisfacente l'idea di un capro che viene importato in città apposta per la cerimonia di espiazione, si è fatta largo l'idea che l'animale debba passare un periodo più o meno lungo all'interno dell'area urbana da ripulire. Il  capro viene quindi lasciato libero di girare tra case e giardini, con il divieto assoluto per tutti di toccarlo o interagire. Speciali incaricati - in parte sacerdoti, in parte messi comunali - sorvegliano l'animale notte e giorno, lo nutrono, e gli impediscono di lasciare i confini stabiliti. All'animale viene anche impiantato un dispositivo elettronico sottopelle che rende possibile seguirne gli spostamenti in tempo reale.
Fino a qui niente di eccezionale. La cosa degna di nota è la muta.
L'espiazione avviene annualmente, ed il giorno successivo alla cerimonia un nuovo capro viene portato in città e liberato, in modo da permettergli di assorbire i peccati della popolazione per un intero anno. In questo periodo, il capro cambia. Se l'area urbana è contraddistinta da crimini violenti il pelo dell'animale si farà rosso e folto, le corna diverranno grosse e appuntite e gli zoccoli affilatissimi. Il carattere dell'animale muterà di conseguenza, aumenteranno gli attacchi ai passanti, ed arrivati al giorno della cerimonia quello che in origine era un placido ovino sarà trasformato in una temibile fiera. Il capro che passerà l'anno urbano in un'area ad alta concentrazione di attività finanziarie diventerà grasso e avido, con una predilezione al saltare sui tetti delle auto più costose e, se ne avrà la possibilità , strapperà orologi e braccialetti d'oro agli incauti passanti. Il capro di un'area nota per la prostituzione e la mercificazione sessuale farà bella mostra di un membro enorme e perennemente turgido. E così via: ogni peccato ha i suoi effetti sul capro, e più forti sono i peccati più la trasformazione dell'animale è profonda.
L'evoluzione del capro è costantemente monitorata, discussa e registrata, tanto che è normale per chi viaggia consultare i capri degli anni precedenti per farsi un'idea di cosa aspettarsi dall'area visitata. La politica locale ne viene influenzata, e ogni candidato sindaco promette capri migliori - spesso paventando effetti mostruosi nel caso in cui dovesse vincere il loro rivale. Anche assicurazioni, compagnie di viaggio e ospedali ne tengono conto in sede di pianificazione. Pare che invece nessuno abbracci con convinzione l'idea di non commettere peccato e non far trasformare l'animale.
Sono giunto ad un quarto del mio viaggio di esplorazione interpostale e, come da consegne, devo stilare una breve relazione sul percorso fatto finora, riportando osservazioni e critiche su questo settore e sugli effetti della mia venuta in contatto con i 22 posti visitati fino a questo punto.
Il fatto stesso che abbia iniziato la relazione con questo breve cappello introduttivo mi rende acutamente consapevole di un cambiamento sottile ma costante nella mia personalità : riesco sempre meno ad essere neutro e distaccato e, così come capita nei miei rapporti, note e considerazioni personali si accostano al neutro resoconto dei fatti avvenuti. Il viaggio interpostale sta modellando la mia personalità , allontanandomi dal neutro-reset.
Il secondo aspetto che ho notato è una tendenza alla maggiore descrittività . Mi è sempre più faticoso tenere ben presente che a leggere questi rapporti non sarà un team di esperti con una conoscenza maggiore della mia su praticamente tutti i campi dello scibile. Sempre più, mi immagino una persona che, come me, faticherà a comprendere l'enigma dell'interposto, e che, come me, avrebbe bisogno d'aiuto. Anche per questo mi lancio in descrizioni più complete, colloquiali, un po' ridondanti a volte. Credo inoltre di aver iniziato a sentirmi solo, e di cercare di trasformare questi rapporti formali se non proprio in dialoghi, quantomeno in monologhi affettuosi.
Infine, il mio mezzo non è attrezzato per farmi tenere un diario, e l'unico modo che ho per mettere ordine tra i miei pensieri sono i rapporti di fine esplorazione.
Ho deciso quindi, in occasione della prima milestone, di prendermi un momento e descrivere un po' tutto quello che c'è da dire su di me.
Il mio viaggio finora mi ha portato a contatto con una realtà molto più legata alla Vertigine di quanto mi aspettassi. Ho subito dei furti, ho raccolto tracce che indicano una certa disponibilità di viaggio interpostale, e sto sviluppando il sospetto che i miei spostamenti siano quantomeno osservati, se non addirittura attesi. Alcuni rapporti fa ho riportato una considerazione sul fatto che la disponibilità di Vertigine in questo settore possa essere fatta risalire ad un qualche tipo di sorgente interna all'Impero. Che sia da imputare a predoni, traditori, od un misto tra i due, non mi è dato sapere.
La mia riserva attuale di Vertigine è molto scarsa. Ho a disposizione un kit di emergenza (l'altro mi è stato rubato durante la spedizione numero 6) che contiene una riserva di Vertigine, ma il protocollo proibisce esplicitamente di farne uso prima di aver esaurito la riserva standard. Va inoltre detto che la qualità delle mie esplorazioni, da quando limito od evito del tutto l'uso di vertigine, mi pare aumentata: essendo forzato a seguire le regole dei locali i miei rapporti si arricchiscono, e posso formulare opinioni molto più precise sulla natura dei posti visitati. Ho comunque ancora abbastanza Vertigine nella riserva principale da consentirmi di evitare ogni situazione davvero pericolosa. Nel caso, ovviamente, che io mantenga sempre la mia lucidità , condizione non sempre garantita durante le mie ultime spedizioni.
Oltre alle attività legate alla Vertigine, ho riscontrato un certo antropocentrismo nei posti visitati. Quasi sempre ho incontrato una popolazione locale, ed era la popolazione, più che le intrinseche caratteristiche della geografia locale, a rendere il posto unico. Alcuni posti mi sono addirittura parsi così simili ai domini dell'impero che potrebbero passare per realtà alternative, interessanti esperimenti mentali su cosa sarebbe successo se le condizioni fossero state un po' diverse.
I numeri significano che per circa un quarto delle situazioni consiglio all'Impero di usare la sua soverchiante potenza militare per disintegrare interi posti, giudicati non interessanti o pericolosi, e raccogliere la Vertigine prodotta dal dismembramento del tessuto della realtà . A volte si tratta di posti piccoli, o deserti, ma altre volte la popolazione nativa è ben florida. Se i miei consigli venissero seguiti questo mi renderebbe complice - se non mandante - di numerosi atti di genocidio. Questo fatto, ora che lo esamino alla fredda luce delle statistiche, non ha su di me nessun effetto. Le conseguenze morali delle mie azioni sono nella migliore delle ipotesi incomprensibili, e comunque al di là della mia portata.
Durante questo primo quarto di viaggio ho collezionato due campioni. Il primo è un congegno metallico, recuperato durante la spedizione numero 7. Riporto la descrizione, verbatim:
"è un aggeggio metallico, poggia su tre zampette ed emette un sordo ronzio da un alloggiamento ogivale che non sono ancora riuscito ad aprire. È chiaramente oltre il livello tecnologico locale."
Il congegno sembra essere in grado di alterare il campo temporale in un'area di notevoli dimensioni. A tale riguardo non ho nulla di nuovo da riportare: il suo funzionamento mi resta ignoto, e a dire la verità non sono a mio agio con l'idea di pasticciare con la temporalità durante un viaggio interpostale, per cui mi sono limitato a registrarne la completa passività .