Il modulo di allunaggio di Apollo 11 tocca la superficie lunare il 20 luglio del 1969. C’è tutto il mondo, attaccato ai televisori. Mi ricordo il maestro delle elementari, che ci fece imparare in inglese The first man on the moon per l’occasione. Ci spiega che degli uomini erano arrivati fin sulla Luna. Ma non rammento che la cosa mi diede particolare emozione, e forse è normale. Per un bimbo di sei anni, in fondo, i grandi possono ancora fare tutto, arrivare alla Luna e alle stelle, non c’è ancora un senso chiaro del limite. Peraltro, allora non pensavo ancora all’astronomia, allo spazio, come un'opzione per il futuro, come qualcosa che mi avrebbe occupato i giorni, da grande. Nei temi scrivevo che avrei voluto fare il pompiere, senza vera convinzione, ma tanto per non disattendere la domanda, una delle più frequenti negli elaborati delle elementari. Del resto, c’era già papà che se ne occupava, del cielo. Lui studiava le stelle, faceva cose complicatissime che spesso lo tenevano fuori per lavoro, anche diversi giorni [1]. Il mio futuro era illimitato e indeterminato, come per ogni bambino del resto. Era un universo ancora tutto da spacchettare, da esplorare. Come tutti, avevo la mia Luna personale e mi preparavo ad andarla a trovare, anche io.
Neil Armstrong poggia il piede sulla superficie lunare, al termine di una serie complessa di manovre che, con il compagno Aldrin, li aveva portati sul Modulo Lunare, mentre Collins rimane in orbita aspettando fiducioso il ritorno dei compagni. Inutile dire che un qualsiasi piccolo scarto dalla complessa serie di procedure necessarie per la missione, avrebbe potuto avere esiti fatali. Essere vivi sulla Luna, era giĂ un miracolo. Non parliamo poi della complessitĂ del ritorno.
Aldrin commenta quello che vede, come magnifica desolazione. Il lavoro degli astronauti è tanto. Sistemano strumenti al suolo, raccolgono materiale, piantano la bandiera. Ad un certo punto si collega il presidente Nixon per un breve discorso, che gli astronauti ascoltano sulla superficie lunare. Intanto Collins è in orbita aspettando di potersi riconnettere agli altri. Questa impresa è stata strutturata per tre uomini e considero il mio ruolo necessario come uno degli altri due, ebbe poi a scrivere.
Dopo il meritato riposo, Huston sveglia l’equipaggio per le manovre di preparazione al ritorno. Due ore e mezza più tardi, decollano dalla Luna e si agganciano felicemente alla navetta Columbia, in orbita lunare. Lasciano varie cose sul nostro satellite, inclusa una targa dove c’è la frase «Qui uomini dal pianeta Terra fecero il primo passo sulla Luna Luglio 1969 d.C. Siamo venuti in pace per tutta l’umanità ». Il 23 luglio, l’ultima notte prima del ritorno a Terra, è Collins che commenta, durante una trasmissione televisiva «[…] Il razzo Saturn V che ci ha messo in orbita è un macchinario incredibilmente complicato, ogni pezzo ha funzionato in modo impeccabile […] Abbiamo sempre avuto fiducia che questa apparecchiatura funzionasse correttamente. Tutto questo è possibile solo attraverso il sangue, il sudore e le lacrime di un numero di persone […] Tutto ciò che si vede sono noi tre, ma sotto la superficie ci sono migliaia e migliaia di altri, e a tutti questi, vorrei per dire “Grazie mille”.» Aldrin aggiunge tra l’altro che «…riflettendo sugli eventi degli ultimi giorni, mi viene in mente un versetto dei Salmi. “Quando considero i cieli, l’opera delle tue dita, la luna e le stelle, che hai ordinato, che cos’è l’uomo che ti ricordi di lui?”»
Armstrong concluse con «Vorremmo ringraziare in modo particolare tutti gli americani che hanno costruito la navicella spaziale; chi ha fatto la costruzione, il design, i test, e ha messo i loro cuori e tutte le loro abilità in quei lavori. A quelle persone stasera, diamo un ringraziamento speciale, e a tutte le altre persone che stanno ascoltando e guardando stasera, Dio vi benedica. Buona notte da Apollo 11».
Il giorno seguente la navetta con gli astronauti si appoggia delicata sull’acqua dell’Oceano Pacifico, a un paio di migliaia di chilometri dall’Isola di Wake. Gli astronauti sono sani e salvi, è andato tutto benissimo, sono stati depositati strumenti scientifici sulla Luna, e diversi chili di Luna sono stati riportati a Terra.
E soprattutto, è iniziata una nuova era.
[1] Vittorio Castellani (1937-2006), mio padre, è stato docente di astrofisica, oltre che speleologo ed archeologo
Dal libro “E tu Luna” (disponibile su Amazon in cartaceo e digitale)
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L’enorme impattatore – grande più o meno quanto Marte – che circa quattro miliardi e mezzo d’anni fa, scontrandosi con la proto-Terra, diede
Continuano ad arrivare nuovi particolari rispetto all'origine del pianete che - tramite una terribile collisione con la Terra, quando era molto giovane - diede luogo alla nostra Luna. Pare accertato ora che Teiha, il pianeta che ci è spudoratamente venuto addosso, provenisse dalle regioni interne del Sistema Solare.
Meno male che il quadro che ho delineato nel libro E tu Luna pubblicato a maggio viene ulteriormente confermato!
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Tornando dal mare, stasera, uno specchietto di Luna continuava a farci discreta e premurosa compagnia, come ci seguisse. Da quando è uscito il libro su Amazon ci penso molto più spesso, alla nostra cara Luna.
O forse è lei che pensa più a me. Magari è contenta di essere finita nel libro, forse ha delle riserve, forse le va bene così.