I gotta take it on the other side
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I gotta take it on the other side

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Sono le 19:30 e invece di andare a scaldarmi la cena mi sto preparando psicologicamente alla revisione di fotografia che farà pena ma proprio tanta tantissima pena con la P maiuscola
ok sì voglio vivere su Marte... dov’è il razzo?
Incontro a castel porziano
Mia cara fica lucciola lanterna cicala stella nuvola sogno papavero orzata fica ti scrivo dalla garbatella dove passeggiavo con una maglietta gialla e il cielo era pieno di rondini. Ma era verso sera e all’epoca della prospettiva Nevskji. Mia adorata sono stanco e ho bisogno dei tuoi capelli e delle canzoni dell’estate 1979 e di una campagna acquisti che mi ridia speranze di coppa Uefa. Com’era atroce l’inverno sull’orlo della serie B! Mia cara fica non credo a niente i prezzi del pane e del latte sono troppo alti e il campo di bocce del forlanini è pieno di d’immondizia e i giardini di piazza S.Eurosia pieni di vetri rotti e cacche di volpini E tutti quegli stronzi in giro e lisa gastoni che m’ignora e la rivoluzione che bestemmia sulla pista assolata del rock and roll. ti amo. e se tu non me la darai mi ucciderò con una overdose. I can get no satisfaction e sono io nel merdoso cimitero degli specchi a vegliare la fica in equilibrio tra le stronzate io tra gli stanchi bagnanti notturni che recitano michelangelo e le pompinare americane che mordono i gondolieri e l’1 a 0 di trevor francis al bar della fenice e gli angeli e questo angolo di piscio dove m’inculo il mondo. Mia cara fica spero d’incontrarti sulla spiaggia di castel porziano. io ti incontrerò perché tu emani luce ultrarealistica e tu mi riconoscerai perché indosserò profonde occhiaie e una collanina azzurra. Fuggiremo lontano dal vietnam verso la divina pietralata. verso la tuscolana pazza e disperata.
(Victor Cavallo — “Ecchime”, Stampa Alternativa, novembre 2002)
A immaginare una vita ce ne vuole un’altra già pronta a disperdersi già pronta a non restituirsi niente a dimenticarsi anche le parole. Sembra di scherzare a notte fonda e solitaria sembra di avere un’età distinta da qualcos’altro uno stormo che gira attorno gridando un profumo impreciso di carne bruciata o un testamento o una casa da acquistare non so dove una luce che cambia come me senza sapere a immaginare una testa più dura un cuore diverso una piccola foresta più dentro dove c’è il respiro Se fossi un artigiano riprenderei il lavoro a costruire un comodino celeste ad avere freddo di mattino vicino al ponte a vedere i cipressi nel cielo colore del fiume a parlarmi come a un giovanotto e se non fossi che un provvisorio mortale come mio padre come i miei fratelli a discutere in treno fumando e a bere liquori bianchi e certe volte scivolare sulle caviglie come una signorina nella neve come un ragazzo con le scarpe nuove qualcosa è sospeso come un roveto ardente senza figura né parola come stessi ben piantato in terra e insieme a un’infinita altezza come un lontanissimo mai nato da qualche mattino i fantasmi mi parlano appaiono dietro le finestre azzurre mi toccano le spalle mi respirano attorno al collo come un suono di passi che d’improvviso s’alza e poi si smorza in una quiete simile a sonno d’un animale come se qualcosa vivesse dentro il rumore dell’acqua dentro un nido dentro gli occhi chiusi e io mi chiedo se il coraggio di vedere tremare e crescere possa essere il lievito del mio nuovo giorno. "
Victor Cavallo, da "Ecchime. Antologia Sinfonia"

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Victor Cavallo - Ecchime: Antologia sinfonia.
Gong boxe e ricerca delle radici. Quelle dolci quelle amare. Via Caracciolo. La morte. Breve sinfonia per ricordare a tutti che l'elemosina è il nome di una bella fica ignuda. Passo dopo passo i nostri eroi scalano il gran sasso e arrivano su in alto verso il grande salto da dove lontana si intravede la terra promessa. Ecco d'improvviso un cesso un gabinetto sporco e buio turco e romano con i gatti che fuori mangiano trippa nera. Lei è bella. Indossa un soppalco di mogano chiaro e profumo Balenciaga. Leggeva "La botticella di Amontillado". Mi disse sei uno stronzo però mi guardò negli occhi come se non appartenessi solo al presente. In una oscura dissolvenza una scarmigliata sotto il ponte del latte grida bombardeno!
Poi tutto fu meraviglioso. Venne pasqua le campanelle piene di cioccolatini i lunghi capelli asciugati al sole i ciuccetti di zucchero le lamentele per i nodi del pettine troppo stretti era lei affacciata alla finestra di villa Belardi. Io per me mi feci un amico che si chiamava Catania con il grembiule storto e gli occhi accesi, un altro amico di Stefano - mi spaccò la testa con una breccola che giocavamo a tirarcele. Poi quando parlerò dell'ombra sotto gli archetti non dirò niente. Perché era l'ombra sotto gli archetti. Era insieme giugla Garbatella Modigliani amore. Era solo il pericolo dell'ombra, la bellezza dell'ombra. Decisi di partire per l'Australia. Tanto ormai la felicità era lontana per sempre. E fu così. Rimasi forse abbrancato a una traccia senza dama, divenne una cinta intorno al braccio mentre mi penzolava dentro un'amara disneyland, col cuore che ormai batteva solo dentro. Le tempie intendo. Io sono una debolezza del passato.
Come un romanzo non partimmo per l'Australia né io né l'amico Tonino che ci avevano fregati a scuola e parlavamo sotto la finestrella dell'ultima camera a casa mia. Non partimmo. Dice un mio amico che pensare due volte a una cosa mai accaduta. Vero ma c'era anche un verso del poeta Robertino de Angelis che suonava "al falso segue il vero al vero nulla". E allora mi sembra che non due volte quello che non è mai accaduto ma settantamilamilioni di volte sette, come un teorema di stelle e polvere e polvere di stelle una ragnatela invisibile che sale o avanza tra i miraggi la voce del mai accaduto, come l'odore quando si piscia a letto come lo sguardo da un lager colorato. Come un romanzo. Tonino morì al volante di un'automobile rossa che gli prestava una troia di Spoon River. Per me a centrocampo ero fortarello. Un medianetto buon dribbling bei contrasti tiro discreto poco sinistro molto agonismo. Eppure c'è un chiasso quasi idiota quando si gioca bene quando si beve nella coppa degli dei quando il tramonto è oro quando si suda oro. A Nepi una volta, vicino al lago, giocai con quelli più grandi di me, gli juniores, e feci, come si dice, un buon match. Come un romanzo. Ma ero talmente ragazzino che dietro non m'aspettava niente, solo il tramonto tornando a casa stanco. Il sole che maestosamente calava sui ragazzi.
Victor Cavallo, Item 1