Alla persona che ieri sera, a pochi minuti dalla mezzanotte, vedendo un ragazzo di origini probabilmente africane sostare dietro una transenna e dare informazioni ai passanti, ha pronunciato le parole "i o ga messo in gabbia el simmiotto" e ha sogghignato, i miei piú cari auguri per questo nuovo anno.
A te che hai detto queste parole con un tono di voce abbastanza forte perché nella calca ti si potesse sentire, i miei più cari auguri e tutto il mio disprezzo.
Che ti si perdoni l'ignoranza, ma non la cattiveria.Â
Che un giorno il cuore ti faccia così male nel petto come le tue parole hanno fatto al mio.
Che ti si scotti forte la lingua con il caffè bollente che berrai stamattina e che per oggi ti si rompa l'impianto del riscaldamento.
Che i figli che spero non avrai un giorno ti chiedano conto delle cose terribili che gli hai insegnato, perché avendo conosciuto esempi di uomini diversi si vergogneranno del loro padre.
Ma che nonostante questo continuino a volerti bene, e tu ti stupisca di quell'amore incondizionato.
Che la gente per quest'anno sia particolarmente gentile con te, che tu percepisca solo un pochino la bellezza e l'amore del mondo, ma che tu non sappia cosa fartene perché sei semplicemente troppo stupido, stupido e stronzo.
Che nel pomeriggio ti prenda una diarrea fulminante e che quindi passerai la giornata seduto come un coglione nel cesso freddo di casa tua.
Che un giorno tu possa sentirti piccolo e ignobile come le parole che hai pronunciato.
Che quando meno te lo aspetti qualcuno ti prenda per il colletto inamidato della tua camicetta bianca e ti schiaffeggi forte, così senza nessun motivo apparente. In una giornata fredda come quella di ieri sera, che ti brucino le guance e ti coli una piccolina goccia di sangue dal naso, e che tu rimanga lì a chiederti perché, senza nemmeno un fazzoletto.
Tanti auguri di buon anno nuovo, coglione.
Tanti auguri davvero anche al ragazzo che spero non abbia sentito quelle parole.
C'è stato qualcuno, e sono certa non solo io, che per quelle parole si è vergognato, a cui quelle parole hanno fatto male come degli schiaffi in faccia in una serata gelida di fine anno.









