Un bellissimo modo di ricordare un padre estinto
"Oggi mio padre è scomparso. Lo scrivo qui per diffondere la notizia anche alla cerchia meno stretta, scusate se non risponderò a eventuali telefonate. Ringrazio tutte le persone che sono state con me e la mia famiglia. Ringrazio anche Fondazione ANT Italia ONLUS per il vitale supporto, chi vuole commemorarlo faccia loro una donazione.
Il giorno in cui mio padre ha ritirato l’analisi nefasta eravamo soli – mia madre era ricoverata in ospedale per via di una complicazione causata dalla chemio appena conclusa. Ho cenato con lui e mi ha detto che a suo parere siamo composti da pattern di caratteristiche che si ritrovano sparsi ma identici in altre persone diffuse nel tempo e nello spazio. Gli dissi che ero d’accordo, infatti Alessia ha la sua stessa fissa maniacale per i parcheggi, che spero mi accompagni a vita.
A essere scomparso stamattina non è mio padre ma il suo dolore: lui è diffuso in tutto quel che ha fatto. In me resta il suo amore per i libri, la curiosità, la passione filosofica, letteraria e scientifica, l’ironia, la distrazione, la totale incapacità manuale, lo “stronzometro” per valutare le persone, l’odio per la classe politica e per chiunque imponga la sua volontà agli altri.
La morte è amore universale, ma raggiungerla può essere faticoso. Non è bello augurare a proprio padre la morte, ma per come stava negli ultimi tempi (nonostante la morfina) era tutto ciò che desideravo. E per questo ribadisco: ogni persona dovrebbe avere il diritto di scegliere quando porre fine alla propria vita. Chiunque neghi questo diritto ad altri fa violenza a chi sta come mio padre – e vorrei che conoscesse cosa significa tale violenza, ora che ne ho visti i risultati in chi amo. Finalmente posso rispondere a chi obietta con una citazione che è indelicato criticare, il "vada a fan..." di mio padre. Il dolore grida che siamo fratelli e sorelle.
(Una foto di Luigi quando non l'ho mai visto, a 27 anni. È buffo perché questo ragazzo più giovane di me potrebbe essere un amico)."
Francesco d'Isa










