Diario Mattutino
Ho iniziato a scrivere oggi, diciassettesimo giorno di quarantena, perché ieri sera io e T. abbiamo parlato: se fosse il caso di avere un altro bambino, il primo insieme, se fosse il caso di comprare casa in campagna un giorno, magari con un telescopio. Piccoli sogni, insignificanti agli occhi del mondo. Allora ho abbracciato il mio gatto, Romeo, l'ho preso in collo come un cucciolo, e sorridendo ho detto a T. che per il prossimo carnevale mi sarebbe piaciuto mascherarmi, magari tutti insieme, come una vera famiglia. Avrei voluto mascherare anche il gatto. Beh, lui, senza neanche guardarmi, mi ha risposto: ''non ci sarà un prossimo carnevale Nina''. Questo è il motivo per cui sto scrivendo adesso. Mi rendo conto di cosa sia restare qua, lontano da casa,dalla mia famiglia e non posso tornare, forse non potrò farlo mai più. Ho paura a dire il vero. Ho paura che la situazione peggiori. Qui non ho più un lavoro, non ho veramente nessuno. Dopo tutto quello che ho passato, tutto quel girovagare senza meta nella mia mente. Questo è, forse, il primo periodo calmo e felice che sto attraversando. Sto bene, lontano dalla tossicità che mi ero costruita, lontano dalla tristezza. E tutto si è fermato, il mondo si è fermato. Sto tirando un respiro di sollievo anche io, ma ho paura sia solo la calma che precede alla tempesta. Mi sbaglierò, lo spero. La mia è solo ansia, paura velata da un sottile strato d'angoscia.











