Daedalus and Icarus, Book VIII, illustration from Ovid's Metamorphoses. By Luigi Ademollo.

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Daedalus and Icarus, Book VIII, illustration from Ovid's Metamorphoses. By Luigi Ademollo.

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Storia Di Musica #403 - Dedalus, Materiale Per Tre Esecutori e Nastro Magnetico, 1974
Le lezioni davisiane della "mescolanza" dei generi musicali ebbero proseliti ovunque, nonostante le critiche del jazz che quella non fosse più musica di quel genere, ma un'altra cosa. Uno dei posti dove quelle lezioni ebbero presa maggiore, e mi permetto di dire con risultati davvero eccellenti, fu proprio l'Italia. Sull'onda del progressive, che come gli estimatori sanno nel Belpaese ebbe una delle sue dimensioni più spettacolari e convincenti, il calderone del "jazz rock" produsse cose meravigliose: ricordo tra i tanti i mitici Perigeo, una delle band più sublimi della musica italiana; gli Arti E Mestieri, il cui esordio, Tilt (immagini Per Un Orecchio) del 1974 (con la iconica copertina con l'imbuto) è uno dei dischi jazz rock più belli in assoluto; i Napoli Centrale del commiato James Senese e per una volta anche gruppi del Sud Italia, come i bravissimi Baricentro dei fratelli Moncuzzi o gli Etna, di cui parlai anche in questa rubrica.
Il gruppo di oggi appartiene a quel filone, ma si formò in provincia di Torino, a Pinerolo nel 1972. Ci sono Marco Di Castri (chitarra, sax), Fiorenzo Bonansone (tastiere, violoncello, voce), Furio Di Castri (basso) e Enrico Grosso (batteria), che passano tempo a provare in una cantina. Sono bravi sin da subito, eppure subiscono una serie di rifiuti discografici. La rivincita però non tarda ad arrivare: al Festival di Musica Avanguardia e Nuove Tendenze che si svolse a Napoli nel 1973 alla Mostra D'Oltremare, i Dedalus, questo il nome che si erano scelti, in un cartellone ricchissimo di artisti che diventeranno iconici, furono uno dei momenti più acclamati. Leggenda vuole che gli emissari delle case discografiche che li avevano respinti, considerandoli "troppo difficili", adesso fossero pronti a fargli firmare contratti in esclusiva. Un po' per rivincita personale, un po' per paura di essere poi "contenuti" sul piano della creatività, i nostri firmano con una piccola etichetta nata da poco, la Trident di Carrara e Salvadori, futuri discografici di gruppi fondamentali del prog italiano come Trip e Biglietto Per l'Inferno.
Nello stesso hanno pubblicano il loro primo disco: Dedalus ha in copertina i quattro che indossano sul volto quattro quadranti di orologi. Musicalmente, le atmosfere si rifanno al suono dei gruppi capitali del jazz rock, come i Weather Report, ma anche al suono misterico dei Soft Machine di Robert Wyatt. Il disco è buono, ma non accende gli entusiasmi. Furio Di Castri se ne va, e rimangono in tre. I quali con una delle scelte più radicali della musica italiani nel 1974 si presentano in tutt'altra veste sonora.
Materiale Per Tre Esecutori E Nastro Magnetico ha in copertina dei piatti di cibo intatti, appena assaggiati o mangiati a metà. Musicalmente è uno dei più radicali esempi di musica d'avanguardia, con forti implicazioni sociali, politiche (il gruppo fu tra i più attivi nei Circoli Ottobre in favore della legge sul divorzio), interpretative. La forma canzone scompare, per un susseguirsi di disarmonie, suoni, rumori, atmosfere stranissime figlie dell'estremizzazione delle rispettive formazioni: Bonansone che proviene da studi classici, Marco Di Castri e Grosso dal jazz. Si parte con il ronzio di Rumore Bianco, alla lettera decine di secondi di fruscio sonoro. Emergenze è già più "classica": più minimalista nella prima parte, con piano/synth, piatti e suoni metallici, poi esplode in una sorta di viaggio spaziale, tra i suoni luminosi dei mega-computer. Discorso Su Due Piani ha come protagonista il violoncello di Bonansone, quasi “violentato”. Spazio Di Sei Note è jam session con pianoforte, batteria e sax e deve il suo nome al fatto che si sviluppa tutta nell’esecuzione di note che vanno dal FA al SIb, lo spazio di sei note appunto. Esserci ritorna “rumoristica” (tra gli altri va sottolineata la presenza di un gatto), mischiata e musica lirica e ad una fluttuante fisarmonica nel finale. La Bergera è invece un pezzo tradizionale piemontese che i Dedalus mettono in musica (anche se “concretamente” lo fanno solo nella seconda parte del brano). Con Più Frequenza inizia con un vento "sonoro". Dopo circa un minuto e venti secondi siamo invece catapultati in un passato-futuro grazie ad una rivisitazione dell’Inno alla gioia di Beethoven che richiama la musica industrial dei futuri Einstürzende Neubauten. Siamo di fronte ad uno dei punti più geniali del disco. In chiusura un synth che quasi richiama il gatto di Esserci. Chiudono la pazzia Accordanza con sprazzi di simil-jazz (ma dal finale assurdo, in 39 secondi...) e Improvvisazione, dove il violoncello, il sax tenore e le percussioni vagano nel suono per oltre 9 minuti.
Si poteva fare una cosa del genere in Italia solo nel 1974, agli albori della Controcultura. Nel Libro bianco sul pop in Italia edito da Arcana nel 1976 si legge dell'opera: “Unico esempio in Italia di come si possa affrontare la sperimentazione con idee fresche e geniali, evitando di proposito il presuntuoso intellettualismo dei gruppi che si credono di aver scoperto la materia sonora in un attimo e dunque di poterla usare con ridicola arbitrarietà“. Ovviamente fu un fiasco commerciale, e la band pur continuando ad esibirsi nei concerti non pubblicherà più: si scioglierà nel 1977. Ma il culto fu sempre piuttosto rumoroso, tanto che con una mossa a sorpresa nel 1990 avviene la riunione con la stessa formazione a trio di Materiale... , ma non vengono realizzati prodotti discografici. Negli anni a seguire avvengono diversi cambi di elementi e finalmente nel 1997 viene realizzato Pia Visione, un disco autoprodotto. Per chi si è incuriosito, nel 2017 viene finalmente pubblicato il cofanetto LE RICORDANZE, comprendente 4 CD con le registrazioni integrali dei Dedalus dal 1973 a oggi, compresi moltissimi inediti degli anni '70 '80 e '90 e registrazioni attuali, e un libro di memorie con fotografie e testimonianze sulla storia dello storico gruppo tuttora in attività, che è il modo antologico definitivo per avvicinarsi ad un gruppo tanto sconosciuto ai più quanto leggendario, capace di uno degli slanci creativi più arditi della musica italiane. E non solo.
Daedalus and Icarus. Engraving by A.G.L. Desnoyers after C.P. Landon
Stories of Icarus in Villa Farnesina, Sebastiano del Piombo, 1511

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First time visiting Paris, and I really wish I could turn off the "Tong Special Guide" narration 😂
I did a small take on Icarus's myth.
Headcanon that Hadesgame’s Dedalus is the Dedalus from Oglaf, and he is living his best (after)life.