Emigrazione calabra
Il ragazzo della Calabria e suo padre (anch'egli della Calabria) ormai erano in marcia da mesi, in sella al loro carro. I palmi delle mani del vecchio sembravano quelli di uno che aveva appena strangolato con una corda una persona: esecuzione mafiosa style. Erano i segni delle briglie, che l'anziano si ostinava a voler gestire perché non si fidava delle nuove generazioni. Anche se le nuove generazioni non esistevano più. E nemmeno le automobili.
Per quanto ne sapeva, il ragazzo del Sud era l'ultimo rimasto tra quelli classificabili come "giovani", categorizzazione che lo aveva sempre lasciato perplesso. Ciò gli capitava anche guardando le classificazioni dell'ormai estinto Ocse. Ma tant'è.
Praticamente tutta la tecnologia si era presa le loro vite, come in Terminator. Le mail erano diventate minacce senza senso, le pagine Facebook avevano perso il controllo e cominciato a bombardare di meschinità quelle delle cerchie amicali e - peggio - i profili dei partner. Twitter mandava informazioni allucinanti su droni impazziti, informazioni allucinanti che poi erano diventate vere, mano mano che la paranoia si prendeva i sistemi politici. Un turbine informativo dietro l'altro, e poi: suicidi di massa, presidenti mandati al macero, case bianche divenute nere e rosse, strisce di Gaza riempite di gas.
Era rimasta solo la Germania. Era sempre stato così. E lì dopo mesi, dopo un viaggio fatto percorrendo solo le vie parallele a quelle più trafficate (e provateci voi a percorrere con un carro trainato da un cavallo dolorante di nome "Anelo" la serie di strade impercorribili che costeggiano la Sa-Rc) per sfuggire ai controlli e alle geolocalizzazioni, dopo aver superato le Alpi a piedi in estate (avendola dovuta aspettare, l'estate) e aver percorso il tratto restante con mezzi di fortuna, giungere in un ristorante di Düsseldorf e rimanere all'improvviso bloccati in un fuoco incrociato tra 'ndranghetisti e pensare "esecuzione mafiosa style" mentre ve ne state nascosti sotto il tavolo e i proiettili volano e voi non siete ancora nemmeno riusciti a farvi una doccia o mandar giù un boccone. Com'è triste la vita, a volte.













