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PD nel caos. Civati “Scissione sempre più vicina”
Milano 20 Gennaio - Dopo l’addio di Cofferati il Pd è sempre più vicino a una scissione dell’ala del partito che più guarda a sinistra. E fra questi quello che maggiormente sembra agitare lo spettro della scissione è Pippo Civati. «È un capitolo aperto da tempo – ha spiegato in un’intervista al quotidiano "La Stampa" – La domanda è se riguarda un pezzo di Pd: in Liguria temo sia un'ipotesi molto concreta. Ed è possibile che ci siano sviluppi a livello nazionale. Quello che è accaduto non è solo un fatto regionale. Fa parte di una lunga serie di episodi in cui mi sono trovato distante dall'attuale segreteria del Pd». «Non so cosa deve succedere ancora perché nel partito si apra una riflessione su cosa è diventato il Pd e dove vuole mettersi. Se è diventato un partito di centrodestra sarebbe importante che lo dicesse il segretario per primo».
Ma c’è anche chi, come Cesare Damiano, mette sotto accusa il meccanismo delle primarie. Chiedendo nuove regole per evitare che in futuro possano esserci altre polemiche. «Il voto ligure uccide definitivamente le primarie – ha spiegato – Servono nuove regole: primarie per legge o albo certificato degli elettori del Pd. Non sono accettabili i ripetuti episodi di inquinamento del voto da parte della destra o da parte di gruppi specializzati nella compravendita di preferenze». Damiano è tornato però anche sul «caso» dell’europarlamentare che ha lasciato i Democratici. «Il caso Cofferati va discusso politicamente e spero che lui ci ripensi perché le battaglie vanno fatte dentro il partito. A Renzi dico che non basta tirare dritto: ogni tanto bisogna fermarsi ad ascoltare. Il calo di consensi al Partito democratico registrato dagli ultimi sondaggi è un campanello d'allarme da non sottovalutare. Siamo un partito della famiglia del socialismo europeo ed a quei valori dobbiamo continuare a fare riferimento se non vogliamo perdere il contatto con il nostro popolo di sinistra».
Ma c’è anche la parte degli ex Popolari del Pd che non ha «digerito» l’addio di Cofferati al Pd. «Questa è la spia di un malessere che riguarda anche la base degli elettori, che vedono "sbandare" il partito rispetto ai suoi ideali di riferimento – ha commentato Alfredo D'Attorre – Sono preoccupato da un disagio diffuso rispetto al quale il segretario del partito dovrebbe prendere una iniziativa politica». Intanto però, ha spiegato D'Attorre, bisogna cercare di far tornare Cofferati sui propri passi». «Ma c’è anche la necessità di agire su un'altra diaspora – ha aggiunto – che non è quella dei dirigenti del partito, ma che mi preoccupa ancora di più, perché riguarda militanti ed elettori e che non riusciamo ad arginare. Dal lavoro al fisco passando per la questione delle primarie, la nostra base percepisce un certo sbandamento del Pd rispetto ai suoi valori. Il fatto di inseguire il centrodestra sul suo terreno potrebbe lasciarci scoperti a sinistra esponendoci a brutte sorprese in termini elettorali. Molti elettori delusi sperano ci sia ancora una correzione di rotta».
Una «fibrillazione» del Pd sulla quale si è inserito il leader di Sel Nichi Vendola. Sperando di poter ottenere qualche vantaggio per il suo partito. «Le critiche di Cofferati al Pd sono assolutamente fondate, addirittura opinabili dal punto di vista giudiziario. Ma lo scandalo viene prima, per il tentativo di riprodurre in Liguria il modello delle larghe intese, l'accordo con un pezzo di destra che anche sul piano morale è impresentabile. Questo uccide il centrosinistra. Di qui la scelta coraggiosa di Cofferati di uscire dal partito. Comunque saremmo ben lieti di appoggiare Cofferati qualora lo decidesse».
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