2% del PIL per la difesa ma la NATO chiede 100 miliardi
Difesa: l'Italia raggiunge il 2% del PIL, ma il nuovo traguardo NATO richiede altri 100 miliardi. Nel 2025 l'Italia ha raggiunto l'obiettivo NATO di investire il 2% del proprio Prodotto Interno Lordo nella difesa. Si tratta tuttavia di un punto di partenza. Le nuove direttive dell'Alleanza Atlantica puntano al 5% entro il 2035, il che si traduce in un potenziale aumento della spesa italiana fino a 145 miliardi di euro annui. Mentre i Paesi dell'Est Europa accelerano gli investimenti bellici, l'Italia si trova a dover gestire queste necessità strategiche all'interno di un quadro macroeconomico complesso.
I dati del 2025: l'Italia al 2,01% e la spinta dell'Est Europa
Il rapporto annuale pubblicato dal segretario generale della NATO, Mark Rutte, conferma che nel 2025 tutti i Paesi dell'Alleanza hanno raggiunto l'obiettivo del 2%. L'Italia ha registrato il 2,01%, pari a circa 45 miliardi di euro, segnando un incremento rispetto all'1,52% del 2024. Come evidenziato dall'Osservatorio conti pubblici della Cattolica, questa crescita è dovuta per lo 0,4% a una riclassificazione contabile di spese già in essere (come Guardia di Finanza, Capitanerie di porto e cybersicurezza) e per lo 0,1% a un aumento reale dei fondi.
A livello globale, Europa e Canada hanno aumentato la spesa congiunta di 94 miliardi di dollari, mentre gli Stati Uniti hanno registrato una flessione di 12 miliardi. In Europa, il riarmo è guidato in modo evidente dalle nazioni orientali: la Polonia guida la classifica con il 4,30% del PIL, seguita da Lituania (4%), Lettonia (3,74%) ed Estonia (3,42%). La Lettonia ha inoltre promulgato una legge per raggiungere il 5% entro il 2027.
Le pressioni di Washington e i vincoli di bilancio italiani
Nonostante il raggiungimento degli obiettivi europei, le pressioni statunitensi rimangono costanti. L'amministrazione Trump ha sottolineato come diversi Paesi (tra cui Italia, Spagna, Belgio e Canada) abbiano incrementato i budget raggiungendo la soglia minima solo a seguito delle dirette richieste americane. Il presidente USA ha ribadito la distanza geografica degli Stati Uniti dai teatri di crisi europei, mettendo in discussione la garanzia automatica del supporto militare americano in futuro.
Per l'Italia, l'aumento della spesa si scontra con ostacoli economici evidenti. La previsione di un 2026 economicamente difficile si riflette nei dati di Confindustria, che stima una crescita del PIL limitata allo +0,5% nell'ipotesi in cui il conflitto in Iran termini a marzo. In caso di prolungamento fino a dicembre, il PIL italiano registrerebbe invece una contrazione dello -0,7%. Inoltre, l'Istat rileva che il rapporto deficit/PIL nel 2025 si è fermato al 3,1%, mancando l'obiettivo del 3%. Questo dato, se confermato, espone l'Italia al mantenimento della procedura di infrazione europea, limitando ulteriormente i margini di manovra finanziaria.
Il target del 5% e le nuove infrastrutture
A giugno 2025, i Paesi NATO hanno concordato un nuovo e più severo parametro: destinare il 5% del PIL alla difesa entro il 2035. Questo obiettivo si divide in un 3,5% per il comparto militare tradizionale e un 1,5% per la protezione delle infrastrutture critiche, la sicurezza delle reti e il supporto all'industria di settore.
Per l'Italia, questo significa passare dagli attuali 45 miliardi (35 per la difesa e 10 per la sicurezza) a circa 145 miliardi. I nuovi investimenti, secondo fonti della Difesa, dovranno concentrarsi sulla protezione delle reti energetiche da attacchi di guerra ibrida, sulla difesa cibernetica, sul contrasto allo spionaggio marittimo nel Mediterraneo e sullo sviluppo di tecnologie a doppio uso. Avere risorse finanziarie limitate significa che, per sostenere questi investimenti, il governo dovrà operare tagli in altri settori della spesa pubblica.
Aumento delle commesse e tecnologie avanzate
Questa necessaria iniezione di capitali è destinata a modificare radicalmente il settore industriale della difesa italiano ed europeo. Il passaggio al 5% del PIL garantirà un aumento strutturale delle commesse per i prossimi decenni, con un impatto diretto sui grandi player nazionali (come Leonardo e Fincantieri) e sull'intera filiera delle piccole e medie imprese specializzate.
A livello continentale, la necessità di ottimizzare le risorse sta accelerando i programmi di approvvigionamento congiunto e le joint venture tra aziende europee, con l'obiettivo di standardizzare gli armamenti ed evitare duplicazioni. I fondi in arrivo saranno indirizzati specificamente verso lo sviluppo di tecnologie di ultima generazione:
- Intelligenza Artificiale e Sistemi Autonomi: Progettazione e produzione di droni aerei, terrestri e sottomarini dotati di capacità decisionali autonome per il pattugliamento, la sorveglianza e l'ingaggio.
- Dominio Spaziale e Cybersicurezza: Potenziamento delle reti satellitari proprietarie per comunicazioni sicure e sviluppo di sistemi software avanzati per la difesa preventiva delle infrastrutture nazionali.
- Tecnologie Dual-Use: Innovazioni nei materiali compositi, nei sensori avanzati e nell'elettronica che possiedono una chiara applicazione commerciale nel mercato civile oltre a quella militare.La vera sfida per il sistema Italia sarà trasformare questo obbligo di spesa in un motore di politica industriale, trattenendo il valore economico delle commesse all'interno dei confini nazionali ed europei.
“Questo articolo ha beneficiato dell’assistenza di Gemini, un modello linguistico AI”