La donna alla finestra
Ogni sera, quando la città iniziava ad abbassare la voce, lei si sedeva vicino alla finestra.
Non aspettava nessuno. O forse sì, ma non lo diceva più nemmeno a sé stessa.
Guardava le luci accendersi nei palazzi di fronte, una dopo l’altra, come piccoli cuori sospesi nel buio. In ogni finestra immaginava una storia: qualcuno che preparava la cena, qualcuno che tornava stanco, qualcuno che rideva, qualcuno che taceva.
Un tempo aveva creduto che la felicità fosse qualcosa di grande, rumoroso, evidente. Poi la vita le aveva insegnato che spesso arriva piano: in una tazza calda tra le mani, in una canzone ascoltata per caso, in un messaggio gentile, in una sera senza lacrime.
Quella notte aprì il quaderno e scrisse:
“Non voglio più rincorrere ciò che mi spegne. Voglio restare dove la mia anima respira.”
Poi chiuse gli occhi.
Fuori, la città continuava a vivere. Dentro di lei, qualcosa smetteva finalmente di tremare.



















