ALGORITMO
Algoritmo di Facebook, la raffinatezza della tua crudeltà è così perfetta che rasenta l'idea platonica del sadismo.
Ieri mi hanno dimesso dall'ospedale, dopo 18 giorni di immobilità in una stanza, in un reparto con regole severissime che limitavano molto le visite. Ho trascorso settimane lentissime, perennemente attaccato a una flebo.
Sono uscito carico di aspettative, ma avevo anche strane sensazioni. Qualcosa di me galleggiava nella precarietà e nella fragilità.
Speravo in qualcosa, anche se non sono un ingenuo. So bene che la situazione geopolitica non è del tipo "e ora rilassiamoci un po' con le notizie dal mondo".
Ma tu, algoritmo di Facebook, mi hai dato il benvenuto con questo titolo: "Daniele Capezzone intervista Salvini alla festa della Lega di Romagna". Volevi farmi capire che la realtà è difficile, che in questo pianeta non c'è pietà. Ho intravisto un baratro.
Ce l'ho fatta grazie a una sigaretta. Lo so, il fumo fa male e i malati come me dovrebbero evitarlo. Ma da mesi il mio consumo di sigarette è moderatissimo. Senza contare che devo attenermi a mille limitazioni riguardanti il cibo, le mie giornate sono scandite da farmaci che devo ricordarmi di assumere e sono diventato pure astemio. Credetemi, quella botta di nicotina mi ha salvato. Mi ha travolto come un autotreno di endorfine.
Ringrazio quella sigaretta. L'algoritmo invece non posso perdonarlo. C'è un limite anche ai bagni di realtà.















