Sono passati 50 anni e non è cambiato NULLA.
Al referendum del 22 e 23 marzo 2026 vota SI per limitare l'mpunità dei magistrati.

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Sono passati 50 anni e non è cambiato NULLA.
Al referendum del 22 e 23 marzo 2026 vota SI per limitare l'mpunità dei magistrati.

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Il 19 gennaio 1988, il CSM deve scegliere il successore di Caponnetto alla guida dell'Ufficio Istruzione di Palermo. Il candidato naturale è uno solo: Giovanni Falcone. Il migliore, il più preparato, il nemico numero uno di Cosa Nostra.
Il CSM gli preferisce Antonino Meli. Con una scusa ridicola: l'anzianità di servizio.
Meli, una volta insediato, fa esattamente quello per cui era stato messo lì: smantella il Pool antimafia, frammenta le indagini sulla mafia, isola Falcone e lo costringe alla fuga verso il Ministero a Roma.
Borsellino lo disse chiaramente: Falcone cominciò a morire il 19 gennaio 1988. La mafia lo uccise a Capaci quattro anni dopo. Ma il sistema delle correnti lo aveva già eliminato prima.
Oggi gli eredi di quel sistema vi chiedono di votare No.
Vi dicono che la magistratura è in pericolo. La magistratura di Palamara, delle correnti, delle nomine pilotate. Quella che bocciò Falcone per non averlo fra i piedi.
Smettetela di pensare a votare NO solo per sfavorire la Meloni....
Dovete votare per il bene del sistema di funzionamento della magistratura. Questa Riforma nasce a Sinistra, ripresa poi dai 5stelle e portata in aula dal centrodestra.....Gli stessi sinistrorsi della TV (vedi rai3 e la7) negli anni scorsi erano i profeti della separazione delle carriere.....Oggi stranamente sono per il NO...
Attenzione: La storia vi sputa in faccia.
Giovanni Falcone: “Non è pensabile, né logicamente plausibile, in un codice che accentua visibilmente le caratteristiche di parte del pm, pensare che le carriere dei pubblici ministeri e dei giudici potranno rimanere a lungo indifferenziate.”
Da notare bene: Il 3 dicembre 1991, l'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) proclamò uno sciopero e un'assemblea generale contro la creazione della Procura Nazionale Antimafia, progetto sostenuto da Giovanni Falcone, all'epoca direttore degli Affari penali del Ministero di Grazia e Giustizia. La magistratura associata temeva che tale organismo minasse l'autonomia e l'indipendenza dei pubblici ministeri, arrivando a definire "antidemocratico" l'operato del giudice.
https://www.ilfoglio.it/giustizia/2022/05/23/news/l-anm-ricorda-falcone-dimenticandosi-di-quando-nel-1991-scioperava-contro-di-lui-4032589/
Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) ostacolò la carriera di Giovanni Falcone in momenti decisivi, segnando profondamente il suo percorso professionale e il suo isolamento istituzionale.
1988: La nomina a Consigliere Istruttore a Palermo In seguito al pensionamento di Rocco Chinnici e alla successiva reggenza di Antonino Caponnetto, Falcone era il candidato naturale per guidare l'ufficio istruzione di Palermo e il Pool Antimafia. Tuttavia, il CSM gli preferì Antonino Meli, applicando rigorosamente il criterio della "mera anzianità" di servizio rispetto alla competenza specifica nel contrasto alla mafia. Questa decisione segnò l'inizio dello smantellamento del Pool.
1992: La nomina a Procuratore Nazionale Antimafia (Superprocura) Dopo aver ideato e promosso la nascita della Procura Nazionale Antimafia dal suo ufficio al Ministero della Giustizia, Falcone presentò la propria candidatura per dirigerla. Il 24 febbraio 1992, la Commissione per gli incarichi direttivi del CSM bocciò la sua candidatura: Falcone ottenne solo 2 voti, mentre il magistrato Agostino Cordova ne ottenne 3.
La nomina definitiva non fu mai ratificata dal Plenum prima della sua morte; la strage di Capaci avvenne il 23 maggio 1992, mentre la contesa tra il CSM e il Ministero sulla figura del "Superprocuratore" era ancora in corso.
Ricostruzione storica di Giorgio Mulè. Compendio di storia, diritto, costituzione e educazione civica. In un minuto e mezzo.
Giorgio Mulè è entrato nella studio di Piazzapulita e ha massacrato il magistrato Woodcock e il propagandista Formigli.
Perché i promotori del NO mentono SEMPRE?

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Il Consiglio superiore della magistratura ha espresso parere negativo alla norma che affida alle Corti di appello la competenza sui tra
Il Consiglio superiore della magistratura ha espresso parere negativo alla norma che affida alle Corti di appello la competenza sui trattenimenti dei migranti, provvedimento che era già diventato legge dopo il voto del Senato. Ma compito del Csm non è valutare le leggi votate dal Parlamento
Con una tempistica a dir poco discutibile, per non dire inopportuna, il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha espresso ieri parere negativo all’emendamento al decreto flussi del governo che affida alle Corti di appello la competenza dei procedimenti di convalida o proroga del trattenimento dei migranti richiedenti asilo, provvedimento che qualche minuto prima era diventato definitivamente legge dopo il voto favorevole del Senato. In altre parole, il Csm ha espresso parere negativo nei confronti di una norma nel frattempo diventata legge. Come se la nostra Costituzione affidasse all’organo di governo autonomo delle toghe il compito di valutare le leggi votate dal Parlamento.
La singolare tempistica con cui il Csm è arrivato a esprimere il parere è con molta probabilità dovuta all’alto carico di lavoro che l’organo si è ritrovato a gestire nelle ultime settimane (si pensi al nuovo testo unico sulla dirigenza giudiziaria, approvata dal plenum martedì sera). Il documento era stato predisposto dalla sesta commissione del Csm nei giorni precedenti, quando la legge di conversione del decreto flussi era ancora sotto esame in Parlamento. Appare altrettanto ovvio, però, che una volta convertito in legge il decreto in questione, il buon senso istituzionale avrebbe dovuto suggerire al Csm di astenersi dall’esprimere un giudizio – per giunta negativo – fuori tempo massimo.
Anche perché, come evidenziato ieri nel plenum dalla laica Isabella Bertolini (che con gli altri tre membri in quota centrodestra ha votato “no” alla delibera), c’è da considerare che “il parere risulta ormai superato, visto che il decreto è stato cambiato in modo significativo. Mi chiedo e vi chiedo che senso ha votare un parere su norme che non ci sono più?”.
La norma sull’attribuzione alle Corti d’appello della competenza dei procedimenti di trattenimento dei migranti, tuttavia, alla fine è rimasta, e su questo il Csm esprime nel suo parere preoccupazioni anche condivisibili. Il Csm sottolinea in particolare che la riforma “imporrà una riorganizzazione degli uffici giudiziari di secondo grado, che si troveranno investiti di un numero di reclami “non irrilevante” e “in una materia che richiede di essere trattata non solo con celerità e priorità rispetto agli altri procedimenti, ma anche da magistrati che siano in possesso di specifiche competenze”. Dunque, “considerato che l’attribuzione delle illustrate nuove competenze non risulta, allo stato, accompagnata dalla previsione di un aumento di organico degli uffici giudiziari di secondo grado, va tenuto presente e valutato il rischio concreto di pregiudicare il raggiungimento degli obiettivi fissati per il settore giustizia dal Pnrr”.
La presa di posizione del Csm è stata subito colta al balzo dai partiti di opposizione, in particolare il Pd, che ha fatto appello al ministro Nordio “affinché ascolti i rilievi” del Csm e fermi la riforma. Nessun accenno allo scivolone istituzionale del Csm.
E Mattarella MUTO.
Alfredo Mantovano spiega le valutazioni dei magistrati: anche con 322 giorni di ritardo nella scarcerazione o sentenze tardive si ottiene giudizio positivo. I casi sono sul sito del Consiglio Superiore della Magistratura. Il 22-23 marzo vota Sì.