Alle elezioni del 5 aprile 1992, con la sconfitta dei partiti delle tangenti, era morta la Prima Repubblica. Quel giorno era iniziata una tumultuosa transizione. Il 21 aprile 1993 Giuliano Amato si dimette da presidente del Consiglio. Il 26 aprile Carlo Azeglio Ciampi riceve lâincarico di formare il nuovo governo. Il 13 maggio il Senato concede lâautorizzazione a procedere nei confronti di Giulio Andreotti, che i magistrati palermitani vogliono processare per mafia. Il 14 maggio unâautobomba destinata a Maurizio Costanzo scoppia in via Fauro. Il 27 maggio, a Firenze, esplode una bomba in via dei Georgofili. Il 2 giugno, davanti a Palazzo Chigi, sede del governo, viene individuata una Fiat 500 imbottita dâesplosivo. Il 23 luglio a Milano muore Raul Gardini, ex numero uno della Ferruzzi, e si celebrano i funerali di Gabriele Cagliari, ex presidente dellâEni, suicida tre giorni prima in cella. Il 26 luglio la Democrazia cristiana, ininterrottamente partito di governo dal dopoguerra, decide il suo scioglimento. Gli autotrasportatori avevano minacciato uno sciopero a oltranza e la mattina del 27 le prefetture informano il presidente del Consiglio che le agitazioni rischiano di bloccare alimentari e carburante alla vigilia dellâesodo estivo. Ă in questa situazione cilena che nella notte tra il 27 e il 28 luglio scoppiano quasi contemporaneamente le tre autobombe a Milano e a Roma. Quella notte Palazzo Chigi resta per tre ore misteriosamente isolato e senza possibilitĂ di comunicare con lâesterno.
Le indagini sâindirizzano verso gli uomini di Cosa nostra. Ma Ciampi Ăš preoccupato per lo strano black-out di Palazzo Chigi. Dopo la notte delle bombe, annuncia di voler riformare i servizi segreti e decide, a sorpresa, di partecipare alla manifestazione del 2 agosto 1993 in commemorazione della strage di Bologna del 1980. Dal palco, dirĂ : âĂ contro questa concreta prospettiva di uno Stato rinnovato che si Ăš scatenata una torbida alleanza di forze che perseguono obiettivi congiunti di destabilizzazione politica e di criminalitĂ comuneâ. Anni dopo aggiungerĂ : âEbbi paura che fossimo a un passo da un colpo di Stato. Lo pensai allora, e mi creda, lo penso ancora oggiâ.