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Considerado o braço direito de Adolf Hitler, Joseph Goebbels foi uma das figuras mais importantes do governo nazista da Alemanha, entre 1933 e 1945.
Nomeado Ministro da Propaganda, foi o principal articulador do setor de informação do regime, fomentando ideias antissemitas e de apoio ao partido. Sua estratégia era apelar para o nacionalismo alemão e criar uma figura heroica em volta do “Führer”. Dessa forma, Hitler era visto como o líder supremo alemão capaz de salvar o país da crise e liderar um caminho para a prosperidade. A figura do salvador, por sua vez, era contraposta à figura dos vilões — os principais eram os judeus.
Utilizando-se de teorias conspiratórias, Goebbels convenceu o povo alemão a apoiar o Holocausto, que resultou na perseguição sistemática e morte de cerca de seis milhões de judeus, além de outros grupos, como ciganos, homossexuais, comunistas e sindicalistas.
No áudio a seguir, retirado de um trecho do discurso de inauguração de uma emissora de rádio do Reich em Saarbrücken, no ano de 1935, Joseph Goebbels diz o que pensa sobre quem deu liberdade de expressão ao Partido Nazista.
Marlene Dietrich: L'Icona che Sfidò il Suo Tempo
Nel pantheon delle grandi dive del cinema, poche figure brillano con l'intensità magnetica di Marlene Dietrich. Nata Marie Magdalene Dietrich a Berlino nel 1901, questa straordinaria artista ha attraversato il Novecento lasciando un'impronta indelebile non solo nella storia del cinema, ma nell'immaginario collettivo di intere generazioni. La sua figura rappresenta molto più di una semplice attrice di successo: Marlene è stata un simbolo di emancipazione, una pioniera dello stile androgino, una donna che ha sfidato le convenzioni del suo tempo con una disinvoltura che ancora oggi appare sorprendentemente moderna. Gli Anni Berlinesi e la Nascita di un'Icona La formazione di Marlene avvenne nella vivace scena culturale della Berlino degli anni Venti, una città in fermento artistico dove cabaret, teatro sperimentale e cinema muto convivevano in un'atmosfera di libertà creativa senza precedenti. Inizialmente interessata alla musica, studiò violino prima di orientarsi verso la recitazione, debuttando in piccoli ruoli teatrali e cinematografici che non lasciavano presagire la straordinaria carriera che l'attendeva. La svolta arrivò nel 1930, quando il regista Josef von Sternberg la scelse per il ruolo di Lola Lola in "L'angelo azzurro" (Der Blaue Engel), il primo film sonoro tedesco di rilievo. La performance di Marlene nei panni della seducente cantante di cabaret che porta alla rovina il rispettabile professor Rath fu rivoluzionaria. Con la sua voce roca e profonda, il suo sguardo enigmatico e la capacità di trasmettere sensualità e distacco simultaneamente, creò un personaggio che avrebbe definito l'archetipo della femme fatale per i decenni a venire. "Ich bin von Kopf bis Fuß auf Liebe eingestellt", cantava nel film, e quella frase – "Sono fatta per l'amore dalla testa ai piedi" – divenne il suo marchio di fabbrica. Ma c'era molto più di semplice seduzione in quella performance: Marlene portava sullo schermo una complessità psicologica, un'ambiguità morale che sfidava le rappresentazioni convenzionali della femminilità. Lola Lola non era né totalmente vittima né totalmente carnefice, ma una donna che utilizzava i suoi mezzi per sopravvivere in un mondo dominato dagli uomini. Hollywood e la collaborazione con von Sternberg Il successo de "L'angelo azzurro" attirò immediatamente l'attenzione di Hollywood. La Paramount Pictures la mise sotto contratto e von Sternberg divenne il suo pigmalione cinematografico, dirigendola in una serie di film che avrebbero cementato il suo status di leggenda. "Marocco" (1930), il loro primo film americano, la vide recitare accanto a Gary Cooper in una storia d'amore e sacrificio ambientata nel Nord Africa coloniale. In "Marocco", Marlene consolidò la sua immagine di donna che sfidava le convenzioni. La scena in cui appare in smoking bianco, cantando in un night club e baciando una donna tra il pubblico, rimane uno dei momenti più audaci del cinema hollywoodiano precodice Hays. Il suo personaggio, Amy Jolly, è una donna libera che fa le proprie scelte, che segue il suo amato nel deserto rinunciando alla sicurezza e alla rispettabilità, un gesto romantico ma anche profondamente sovversivo per l'epoca. La collaborazione tra Marlene e von Sternberg produsse altri capolavori: "Disonorata" (1931), dove interpretava una spia durante la prima guerra mondiale; "Shanghai Express" (1932), probabilmente il loro film più riuscito visivamente, dove la fotografia di Lee Garmes trasformò il volto di Marlene in un'opera d'arte di luci e ombre; "Venere bionda" (1932) e "L'imperatrice Caterina" (1934). Von Sternberg era ossessionato dalla bellezza della sua attrice e ogni inquadratura era studiata per esaltarla, utilizzando illuminazione sofisticata, veli, piume e un arsenale di trucchi cinematografici che creavano un'aura quasi soprannaturale intorno alla sua figura. Tuttavia, questa estetica rarefatta aveva un prezzo. I film diventavano sempre più stilizzati e meno narrativi, perdendo progressivamente il favore del pubblico. Dopo "Capriccio spagnolo" (1935), la collaborazione si concluse e Marlene dovette reinventarsi per rimanere rilevante nell'industria cinematografica. Gli Anni della Guerra e l'Impegno Antinazista Mentre la sua carriera hollywoodiana attraversava alti e bassi, gli eventi in Europa stavano prendendo una piega drammatica. L'ascesa del nazismo in Germania mise Marlene di fronte a una scelta cruciale. Hitler e Goebbels, ammiratori del suo talento, le offrirono ricchezze e prestigio se fosse tornata in Germania per diventare la star del cinema del Terzo Reich. La sua risposta fu inequivocabile: rifiutò categoricamente, rinunciò alla cittadinanza tedesca e divenne cittadina americana nel 1939. Non si limitò a prendere le distanze dal regime nazista: divenne una delle sue più accanite opposizioni. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Marlene si impegnò instancabilmente nell'intrattenimento delle truppe alleate, esibendosi in oltre 500 spettacoli al fronte, spesso in condizioni pericolose e disagevoli. Cantava per i soldati in Francia, Italia, Nord Africa e persino in prima linea, mettendo a rischio la propria vita. Le sue esibizioni non erano semplici concerti di intrattenimento. Marlene portava con sé un pezzo di casa per quei giovani soldati lontani dalle loro famiglie, e la sua presenza aveva un effetto morale straordinario sulle truppe. Indossava l'uniforme dell'esercito americano con la stessa eleganza con cui aveva indossato abiti couture, e la sua dedizione le valse numerose decorazioni militari, tra cui la Medal of Freedom degli Stati Uniti e la Legion d'Onore francese. Le sue registrazioni in lingua tedesca di canzoni come "Lili Marleen", trasmesse via radio per demoralizzare le truppe tedesche, sono rimaste celebri. Trasformò una canzone nostalgica in uno strumento di guerra psicologica, ricordando ai soldati tedeschi l'umanità che stavano perdendo sotto il nazismo. Questo impegno le costò caro: molti tedeschi non le perdonarono mai quella che consideravano un tradimento, e dopo la guerra il suo rapporto con la Germania rimase complesso e doloroso. Il Secondo Dopoguerra e la Rinascita Artistica Nel dopoguerra, Marlene continuò a recitare, ma con minore intensità. Film come "Testimone d'accusa" (1957) di Billy Wilder, dove interpretava la moglie di un uomo accusato di omicidio, dimostrarono che la sua capacità attoriale non era affatto diminuita. La sua scena finale, una delle più memorabili del cinema noir, rivelò una Marlene matura, capace di esprimere una gamma emotiva più ampia di quella della giovane seduttrice degli anni Trenta. "L'infernale Quinlan" (1958) di Orson Welles le offrì un ruolo memorabile, anche se breve. Welles, che l'ammirava profondamente, la filmò con uno stile completamente diverso da quello di von Sternberg, più realistico e meno estetizzante, dimostrando come Marlene potesse adattarsi a registri cinematografici diversi. La sua battuta "È un brutto affare dimenticare il passato" risuona come un commento sulla sua stessa vita e carriera. Ma fu nel campo della musica dal vivo che Marlene trovò una nuova dimensione artistica. A partire dagli anni Cinquanta, intraprese una carriera di chanteuse, esibendosi nei più prestigiosi teatri e sale da concerto del mondo. I suoi spettacoli erano eventi attesi, dove appariva avvolta in abiti scintillanti disegnati da Jean Louis, cantando un repertorio che spaziava dalle canzoni tedesche a quelle francesi e americane. Le sue interpretazioni di "Falling in Love Again", "La Vie en Rose", "Where Have All the Flowers Gone" erano cariche di esperienza vissuta. La voce, resa ancora più profonda dagli anni e dal fumo, aveva acquisito una qualità malinconica che aggiungeva strati di significato a ogni canzone. Non era più solo la seducente Lola Lola, ma una donna che aveva attraversato guerre, amori, perdite e trionfi, e tutto questo traspariva nelle sue performance. Il rapporto con il pubblico era parte integrante dello spettacolo. Marlene aveva un carisma scenico straordinario e sapeva come tenere un'intera platea sotto il suo incantesimo. A Las Vegas, a Broadway, al Palladium di Londra, le sue performance diventavano eventi culturali che trascendevano il semplice intrattenimento. Lo Stile e l'Eredità L'influenza di Marlene Dietrich sulla moda e sullo stile è stata profonda e duratura. La sua predilezione per gli abiti maschili, per lo smoking e i pantaloni in un'epoca in cui le donne indossavano quasi esclusivamente gonne e vestiti, fu rivoluzionaria. Non si trattava di una semplice scelta estetica ma di una dichiarazione di indipendenza, un rifiuto delle convenzioni di genere che limitavano le donne. Le fotografie di Marlene in smoking, con cappello a cilindro e sigaretta in mano, scattate da fotografi come George Hurrell e Cecil Beaton, sono diventate icone della storia della fotografia. Il suo volto perfettamente illuminato, con quelle sopracciglia sottili e gli zigomi pronunciati, rappresentava un ideale di bellezza sofisticato e cosmopolita che influenzò generazioni di donne. La sua collaborazione con i grandi costumisti di Hollywood, in particolare con Travis Banton alla Paramount, produsse alcuni degli abiti più memorabili della storia del cinema. Gli abiti con paillettes, le pellicce, i veli trasparenti crearono un'estetica del glamour che è ancora oggi un punto di riferimento. Ma Marlene non era schiava della moda: la piegava alle sue esigenze, la reinventava, l'utilizzava come strumento espressivo. Anche la sua vita personale sfidava le convenzioni. I suoi numerosi affari, sia con uomini che con donne, erano noti e accettati in un modo che sarebbe stato impensabile per altre attrici dell'epoca. Sebbene rimanesse legalmente sposata con Rudolf Sieber per tutta la vita, conduceva un'esistenza sentimentale indipendente, rifiutando l'idea che il matrimonio dovesse limitare la sua libertà. Gli Ultimi Anni e il Ritiro Negli anni Settanta, Marlene si esibì ancora sporadicamente, ma il suo ultimo concerto risale al 1975. Dopo quella data, scelse un ritiro volontario dalla vita pubblica che sarebbe durato fino alla sua morte nel 1992. Si rinchiuse nel suo appartamento parigino in Avenue Montaigne, rifiutando di essere vista o fotografata. Questo ritiro assoluto era coerente con il suo controllo maniacale sull'immagine. Marlene aveva sempre curato ogni aspetto della sua apparizione pubblica, e l'idea di essere vista invecchiata, lontana dalla perfezione estetica che aveva rappresentato per decenni, le era insopportabile. Preferì rimanere un ricordo perfetto piuttosto che offrire l'immagine di una diva decaduta. Durante questi anni di isolamento, rimase comunque in contatto con pochi amici intimi attraverso lunghe conversazioni telefoniche. Massimiliano Schell riuscì a convincerla a partecipare a un documentario su di lei, ma solo con la voce, senza mai apparire davanti alla telecamera. "Marlene" (1984) è un documento straordinario che cattura la sua intelligenza, il suo umorismo e la sua determinazione a controllare la propria narrazione fino alla fine. L'Eredità Immortale Marlene Dietrich si spense a Parigi il 6 maggio 1992, all'età di novant'anni. Fu sepolta a Berlino, la città natale che aveva lasciato più di sessant'anni prima. Il suo funerale fu un evento internazionale che testimoniò quanto la sua figura avesse trasceso il cinema per diventare un simbolo culturale. La sua eredità è molteplice. Come attrice, ha ridefinito la rappresentazione della femminilità sullo schermo, creando personaggi complessi che sfuggivano alle categorizzazioni facili. Come artista, ha dimostrato una versatilità straordinaria, passando dal cinema al palcoscenico con uguale maestria. Come icona culturale, ha incarnato l'emancipazione femminile, la libertà sessuale e la possibilità di reinventarsi continuamente. Le sue scelte durante la guerra hanno dimostrato che il coraggio non è solo fisico ma anche morale, e che la vera grandezza si misura nelle decisioni difficili. Il suo rifiuto del nazismo, che le costò la possibilità di tornare nella sua patria per decenni, rimane un esempio luminoso di integrità artistica e umana. Oggi, quando vediamo una donna in smoking su un red carpet, quando celebriamo l'androginia come espressione di stile, quando ammiriamo attrici che controllano la propria carriera e immagine con determinazione, stiamo vedendo l'eredità di Marlene Dietrich. La sua influenza permea la cultura popolare in modi spesso invisibili ma profondi. Il cinema contemporaneo continua a citarla e renderle omaggio. Attrici come Tilda Swinton, Cate Blanchett e Marion Cotillard portano avanti quella tradizione di femminilità complessa e non convenzionale che Marlene inaugurò. I suoi film vengono regolarmente restaurati e proiettati nei festival, introducendo nuove generazioni al suo magnetismo unico. Marlene Dietrich rimane, a distanza di decenni dalla sua scomparsa, una figura affascinante e sfuggente. Come tutte le vere icone, conserva un elemento di mistero che nessuna biografia può completamente svelare. Era consapevole del proprio mito e lo coltivava con cura, ma dietro la maschera perfetta c'era una donna di straordinaria intelligenza, talento e determinazione. La sua vita ci ricorda che l'arte e la vita non sono separate, che le scelte estetiche possono essere dichiarazioni politiche, che il glamour non è superficialità ma una forma di potere. In un'epoca che valorizza l'autenticità sopra ogni cosa, Marlene ci insegna che anche la costruzione di un personaggio pubblico può essere una forma d'arte, e che c'è dignità nel controllare come si vuole essere ricordati. Articolo pubblicato da Cheapndchik Read the full article
"La Storia ci ha proiettati al limite del caos e noi abbiamo ora la scelta. Possiamo sia saltare nell’abisso sia, con coraggio e fede, saltare dall’altra parte. L’abisso è il partito nazionalsocialista di Hitler, il partito dell’intolleranza e dell’odio, delle dissimulazioni e delle false speranze, una miniera di assurdità e di pure menzogne. È [Hitler] un agitatore, che crede di poter soffocare la nostra ragione. Ciò che di peggio possiamo fare, il peggio di tutto, sarebbe di non fare nulla contro Herr Hitler"
- Fritz Gerlich - febbraio 1924
Fritz Gerlich, giornalista, conservatore anti comunista ma non antisemita, fu uno dei primi ad allarmarsi alla crescita di Hitler e del partito nazionalsocialista.
Per 10 anni cerco di opporsi al nazismo facendo il suo mestiere da giornalista senza paura delle conseguenze.
Inevitabilmente venne prima arrestato e poi ucciso assieme a tanti oppositori del regime nella "Notte dei lunghi coltelli" il 30 giugno 1934.
È una figura secondaria nel grande dramma che è la storia ma in questo momento storico sarebbe bene ricordarne i valori e riprenderli.

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Care e cari antifascisti,
quante volte ci siamo sentiti per lanciare un segnale d’allarme, dicendo che mai svastiche o simboli del nazifascismo possano esser considerati come delle ragazzate. In molti hanno sottovalutato ed invece, dovevamo ascoltare quei segnali. L’ultimo episodio della cronaca è la svastica è stata tracciata con uno spray di vernice nera su una lapide intitolata a Tina Anselmi, partigiana e prima donna ad avere ricoperto la carica di ministro nella Repubblica Italiana. Tina Anselmi è stata una donna che ha segnato un momento importante nella storia del nostro Paese , compiendo un passo importante in quel percorso ancora in atto verso la parità che fino a quel momento era ancora lettera morta. Tutto questo in una città dai profondi valori antifascisti come Torino.
Consola che la lapide che si trova in un giardino pubblico sia già stata ripulita in attesa che si possa risalire ai responsabili.
Nelle prossime ore scriverò una lettera a tutti i sindaci d’Italia perché ciascun Comune italiano individui uno spazio pubblico da intitolare a Tina Anselmi da inaugurare con i giovani per riparare con una azione collettiva forte a questo oltraggio alla MEMORIA.
Dobbiamo rispondere al fascismo con la cultura e la conoscenza, ma abbiamo bisogno anche di leggi efficaci. La nostra legge antifascista sarà portata nella prossima legislatura. Ne abbiamo bisogno con urgenza, ne abbiamo bisogno perché fare una svastica è un crimine,
Il Presidente del Parco Nazionale della Pace
di Sant’Anna di Stazzema
Maurizio Verona
Sant’Anna di Stazzema, 20 agosto 2022
Não sei vocês souberam desse caso que gerou muita polêmica ontem. (17/06/2021) O Secretario Municipal de Turismo de Maceió, Ricardo Santa Ritta, defendeu o uso da suástica, símbolo do nazismo, como "liberdade de expressão". Ricardo fez o seguinte comentário em seu Twitter: “Hoje descobri que usar qualquer elemento com a ‘suástica’ é crime federal no Brasil. Pensava que a liberdade de expressão permitisse”. O comentário do secretário foi feito por conta de um vídeo que circulou nas redes sociais, onde um homem foi expulso de um shopping de Caruaru, Pernambuco, por estar usando uma suástica no braço. O símbolo faz alusão ao nazismo, movimento iniciado na Alemanha em 1920, pela supremacia branca que matou milhares de judeus no Holocausto. No vídeo, os seguranças tentam retirar o rapaz e ele responde "eu tô na minha liberdade". #Sqn né? Isso é apologia ao nazismo. É crime e não liberdade de expressão. No Brasil, apologia ao nazismo é crime com punição de 2 a 5 anos de reclusão e pagamento de multa. Ele foi exonerado do cargo. #VidaDeTurismologo Por @nandanevesramos ___________________________ 📍 Use #VidaDeTurismólogo ⭐ Marque seus amigos que possam gostar da página / Tag your friends who would love the page. _ #Repost @midianinja ... Hoje a Prefeitura de Maceió anunciou o desligamento do secretário de Turismo de Maceió (AL). Ontem, após viralizar o vídeo de jovem com suástica em shopping de Caruaru (PE), Ricardo Santa Rita, afirmou que acreditava que se tratava de “liberdade de expressão”. “Hoje descobri que usar qualquer elemento com a ‘suástica’ é crime federal no Brasil. Pensava que a liberdade de expressão permitisse”, disse ele. De acordo com a Lei 9.459/97, “fabricar, comercializar, distribuir ou veicular símbolos, emblemas, ornamentos, distintivos ou propaganda que utilizem a cruz suástica ou gamada, para fins de divulgação do nazismo”, é uma infração com pena de reclusão de um a três anos e multa. #AntiNazismo #Suástica #Polêmica #RicardoSantaRitta #Maceió #SecretárioMunicipalDeTurismo https://www.instagram.com/p/CQRT3n4pPIC/?utm_medium=tumblr
27 gennaio, "Giornata della memoria", una legge contro la propaganda nazifascista
Una legge contro la propaganda nazifascista Ci sono delle date ben precise a cui attribuiamo qualcosa, ricorrenze che ci riportano alla memoria fatti a volte drammatici, una di queste è la Giornata della Memoria che ricorre ogni anno il 27 Gennaio (appena passato), e ogni anno si parla dell’Olocausto, questo vergognoso fatto della storia. Qualcuno dice che ormai questo ricordo è così lontano nel…
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