È davvero raro Francesca mi proibisca di fare qualcosa. Eppure, durante l'ultima seduta, mi ha severamente vietato di permettere alla mia madre interiore di prendere le redini e condizionare le mie scelte. Il fatto è questo: non ho minima cognizione di quanto accaduto negli ultimi tempi né ho registrato relativo fatto emotivo. Proprio non ricordo di essere tornata a casa, il mese scorso, né di aver interagito con i miei. Non ne ricordo le voci né le espressioni. Aver aggiunto l'opzione turbo all'autosacrificio spinto, poi, è stata un'altra aggravante a questa disintegrazione dello stato di coscienza. Questi ultimi mesi sono volati via tra un viaggio e un altro e neppure un'alba rosa oltre le nuvole a toccarmi. Il restringimento dei sensi attribuito innocentemente ai sintomi influenzali, a quanto pare, altro non era che il ritorno al timone di un vecchio schema maladittivo venuto a proteggermi.
Così, tra un pullman verso l'entroterra del profondo sud a celebrare farse e contratti matrimoniali, un volo verso il nord a salvare sorelle dai demoni di cui non sono consapevoli, un aliscafo verso terra Calabra a festeggiare cuginanze e compleanni, non ho davvero avuto tempo e coscienza per ricordarmi di me. I miei bisogni fondamentali sono stati letteralmente sfanculati, dalla competenza alla spontaneità al respiro, ed eccomi nuovamente lontana.
Come quando dall'esterno vedo una versione minuscola di me stessa dalle braccia arrese e penzolanti
Francesca me lo aveva detto di inventare una scusa, di tornare a casa e non mettermi in mare per far finta di essere felice, che avrei riattivato mancanze della mia stessa età a contatto con certe situazioni e mai con me stessa.
Ho dato retta al senso di colpa.
Il bello è che tra qualche ora mi metterò di nuovo in viaggio verso Roma per una manifestazione nazionale organizzata dal SI COBAS.
Ed io mi sento così distante, che questo peso non mi pesa neppure.














