Ci sono svariati temi alla base di questo romanzo, tra tutti il legame tra fratelli. Centrale infatti è la storia di Yukio e Yukiko, figli dello stesso uomo e due donne diverse, una la moglie, l’altra Mariko, che sarà a sua volta grande protagonista della seconda parte del volume. Il rapporto tra i due fratelli è fondamentale per lo sviluppo della storia: loro infatti, pur essendo all’oscuro di questo legame di sangue, creano in entrambe le occasioni nelle quali si possono frequentare un legame unico e indissolubile. Questo ci porta ad un altro grande tema della narrazione che è la famiglia e i segreti che essa può custodire o ciò che vuole nascondere. Yukio infatti è figlio della relazione tra Mariko e Horibe che non si è opposto al il volere della famiglia, decidendo così di non sposare Mariko a causa delle sue origini ignote. Il signor Takahashi, invece, deciderà di compiere quel passo che Horibe non volle compiere, disconoscendo la famiglia e rinunciando all’eredità, sposando così Mariko.
La contrapposizione di questi uomini ci porta al pieno senso del titolo dell’opera: le storie si fondano tutte su segreti che in primis le famiglie dei vari protagonisti celeranno ai loro stessi membri o al mondo esterno, creando pesi e segreti che una volta scoperti daranno un senso ai sentimenti di oppressione che alcuni personaggi vivono e, dall’altro lato, per alcuni personaggi saranno le risposte a quei quesiti che da sempre rendono le dinamiche famigliari incomprensibili.
Il libro, in quest'edizione Feltrinelli, si presenta come un volume unico diviso in cinque parti, ma all’inizio della seconda il dubbio che le storie siano collegate comincia a crearsi nella mente del lettore. È una piacevole sorpresa che ti pone la domanda costante di: “chi sarà il prossimo protagonista? Quale pezzo di storia verrà raccontato in seguito?”. Il libro è quindi composto di racconti, da punti di vista differenti, della stessa storia, con protagonisti cinque personaggi diversi, tutti associati ad una pianta o un fiore. L’aspetto naturalistico è chiaramente molto importante per l’autrice - del quale mi ero già accorta leggendo Fuki-no-to, che a sua volta fa parte di una pentalogia, di cui desidero scoprire il resto.
Trovo che la scrittura di Aki Shimazaki sia esattamente quello che cerco quando vado alla ricerca di un libro di un autore giapponese. Nonostante lei viva in Canada da tanti anni, ha mantenuto quel dosare le parole, le semplicità delle descrizioni, che io associo alla scrittura giapponese. Quando mi capita di leggere libri di questo tipo mi viene sempre alla mente l’ikebana, l’arte giapponese di posizionare i fiori: né troppi, né troppo pochi, la giusta via di mezzo per creare una suggestione, ma senza imporre la pesantezza di una descrizione che porterebbe solo a una sensazione di imbarazzo, di troppo. Più di tutto ciò che conta sembra essere l'evocazione di un sentimento, di un profumo; la trasposizione grafica di un oggetto inanimato, qualunque sia la sua natura.