Quello che i commentatori da salotto e gli pseudo-esperti proprio non vogliono capire è una cosa semplice: Israele ha cambiato pagina per sempre. Il 7 ottobre non è stato “un altro episodio”. È stato ha-kash she-shavar et gav ha-gamal, il punto di non ritorno, la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo di sangue ebraico. Per decenni Israele ha teso la mano. Ha fatto concessioni umilianti, ha ritirato coloni, ha lasciato terre, ha accettato “processi di pace” truccati che sapevano di resa. E ogni volta ha ricevuto in cambio solo bombe, coltelli, razzi e stragi. Ogni accordo è stato calpestato, ogni tregua è stata usata solo per riarmarsi. Il 7 ottobre gli islamisti hanno mostrato il loro vero volto: stupri, decapitazioni, bambini bruciati vivi, donne violentate e mutilate. Hanno filmato tutto per goderne. Quello è stato il momento in cui Israele ha detto: basta. Oggi lo Stato ebraico non cerca più accordi, non cerca mediazioni, non cerca di piacere a nessuno. Non gli importa delle prediche dell’ONU, dei piagnistei europei, delle accuse ipocrite di chi fino a ieri stava zitto mentre i suoi cittadini venivano massacrati. Israele vuole una sola cosa: distruggere il terrorismo islamico alla radice. Vuole la vittoria totale. Vuole la testa di chi ha giurato di sterminare gli ebrei. Vuole creare una Pax Israeliana costruita sulla forza, sulla deterrenza, non sulle illusioni buoniste. Il popolo israeliano, dopo decenni di attentati, di autobus esplosi, di missili, di incubi notturni, ha preso una decisione chiara e definitiva: non vogliamo più sopravvivere. Vogliamo vincere. E chi vuole la nostra morte, avrà la sua. Non c’è più spazio per mezze misure. O loro o noi. E questa volta sarà noi.