Presentazione del blog “Streamusic”
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@streamusic
Presentazione del blog “Streamusic”
Fonte: Youtube

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Presentazione del blog “Streamusic”
Come si è evoluto il concetto di artista e di fan grazie alle nuove piattaforme.
Con l’avvento delle piattaforme di streaming musicale abbinato alla diffusione dei social network, si è assistito a una rivoluzione del ruolo dell’industria musicale, del rapporto tra artista e fan e del ruolo del fan stesso.
L’approccio dell’artista è cambiato radicalmente: grazie ai social network e alle piattaforme social si trova ad avere un pubblico vastissimo, al quale la sua musica è sempre disponibile, quando e dove il pubblico desidera.
Per questo motivo l’artista deve implementare la propria figura con profili social, in cui diventare un esempio da seguire, promotore di uno stile di vita, in cui i fan possano avere contatti e feedback immediati. L’artista dovrà approfondire il rapporto con i fan mostrando scorci di vita privata, in modo che i fan sentano di conoscere il proprio idolo.
Il meccanismo per cui i social implementano ciò che è presente sulle piattaforme di streaming può anche funzionare nella direzione opposta: ci sono degli esempi di artisti, come Fedez che sono diventati famosi molto velocemente grazie alla fama sui social.
Profilo instagram di Fedez
Profilo instagram di Jennifer Lopez
Allo stesso modo anche il ruolo dei fan cambia: con la possibilità di condividere la musica su social e streaming musicale, quest’ultima diventa fondamentale per la caratterizzazione dell’io digitale, in quanto assume anche il ruolo di valore identificativo.
Inoltre il nuovo fan ha a disposizione una quantità illimitata di informazioni e tracce e dunque l’artista deve dedicare gran parte del tempo a promuovere e organizzare campagne mediatiche, che comprendono firmacopie, concerti e dirette online.
In entrambi i casi è evidente come la diffusione sia indispensabile per il successo oggi più che mai.
Sofia Leone
Palcoscenico virtuale
Se dovessimo fare un elenco di che cosa riempie cuori, menti e tempo dei giovani - e giovanissimi - d’oggi sicuramente citeremmo Instagram, la trap, Instagram, i vestiti della Nike, le Instagram stories, e Fortnite.
Logo del videogioco - Fonte: Wikimedia Commons
Scherzi a parte, l’ultimo elemento che ho inserito in un elenco decisamente saturo di stereotipi rappresenta un fenomeno che sta diffondendosi a macchia d’olio. Il videogioco sparatutto in terza persona è sulla bocca di tutti i giovani d’oggi e sembra destinato a crescere ulteriormente; ma non si tratta esclusivamente di un videogioco, in cui il giocatore deve portare a termine la missione. I ragazzi su Fortnite si conoscono, stringono nuove amicizie, chiacchierano, utilizzando la chat di gioco come fosse Whatsapp. Fortnite è molto più di un videogioco, e il cantante americano Travis Scott ha capito che i mondi alieni del gioco potevano essere teatro di altro, oltre che di battaglie e sparatorie.
Travis Scott durante un concerto - Fonte: Wikimedia commons
Il famoso rapper texano, con il suo team di Cactus Jack, è stato il primo a presentare un singolo su una piattaforma videoludica. Astronomical è stato un vero e proprio concerto online, a cui milioni di utenti hanno potuto assistere semplicemente collegandosi ai server del gioco, come si fa per avviare una normale partita. Ad attenderli una volta eseguito l’accesso, un enorme palcoscenico e un'avatar gigante di Travis Scott che si è esibito cantando alcune delle sue tracce più famose, in un turbine di colori, effetti speciali da urlo e musica a tutto volume. L’ultima canzone con cui si è esibito l’artista texano era appunto inedita: chi stava seguendo il concerto ha potuto apprezzare la canzone che mai nessun altro aveva avuto modo di ascoltare, senza nemmeno pagare il biglietto; cool, isn’t it?
Inutile dire che l’accoppiata Fortnite - trap sia stata un successo senza precedenti, riuscendo a far registrare oltre 12 milioni di utenti connessi durante l’evento. Numeri che parlano da soli.
La musica è stata trasportata in un’altra dimensione, quella dei videogames, e non come semplice colonna sonora, ma come elemento di intrattenimento centrale che trascendeva dal semplice gioco.
Credo che sia questo il futuro: la tecnologia può e deve essere sfruttata per cambiare nell’immaginario comune dinamiche che “sono sempre state così”. Il cambiamento è sano, e un concerto su Fortnite - ma ci sarebbero tanti altri esempi - non esclude un concerto in uno stadio. Sono mondi diversi, che suscitano nello spettatore sensazioni diverse. Perchè precludersi la possibilità di viverle tutte? Non tutti la pensano come me. Ci sono infatti alcune persone che hanno definito Astronomical “un incubo”, facendo passare in secondo piano la spettacolarità dell’evento per porre l’attenzione su fastidi - venire buttati fuori dal server - che in un concerto tradizionale non esisterebbero.
Il mondo è bello perchè è vario.
Andrea Jean
Le piattaforme di streaming musicale, i social e aspetti psicologici correlati.
L’avvento della musica fruibile in modo continuo grazie a piattaforme come Spotify e Apple Music ha anche permesso di essere utilizzata sui social.
Oggigiorno ognuno è bombardato di richiami sonori, spesso a fini pubblicitari e dunque la persona si trova a cercare un rifugio e a cercare musica conosciuta sulle piattaforme di streaming, creandosi playlist personalizzate apposite.
I social media hanno sfruttato un meccanismo automatico che mettiamo in pratica quando creiamo le nostre preferenze musicali sulle piattaforme di streaming: quando creiamo le playlist le abbiniamo a esperienze, ricordi o situazioni specifiche.
Un meccanismo del genere è ovviamente fondamentale ed estremamente utile per un social come ad esempio Instagram, che con l’avvento delle “stories” permette di condividere all’istante esperienze, creando contenuti personalizzati.
Logo vettore creata da BiZkettE1 - it.freepik.com
La musica è stata introdotta e inglobata sulle piattaforme social da relativamente poco: su Facebook era possibile solamente linkare una canzone appoggiandosi a piattaforme terze, come ad esempio Youtube; Instagram ha preso spunto da una piattaforma più recente con un format tutto nuovo, per cui la musica ha un ruolo fondamentale: l’attuale Tik Tok, all’epoca Musically.
Su quest’ultima piattaforma i contenuti sono creati partendo proprio da tracce audio, sulle quali poi l’utente si basa per creare i video.
Instagram ha preso spunto inserendo la musica nella “story”, utilizzandola come feature per aumentare la possibilità di customizzazione del contenuto.
Fonte: Kon Karampelas on Unsplash
Possiamo notare, dunque, come cronologicamente la musica abbia acquisito sempre più importanza nel nuovo modo di interagire tra le persone, come abbia assunto un ruolo sempre più prominente.
Un altro aspetto molto importante di questo fenomeno è l’identificazione dell’individuo in un gruppo sociale legato alla musica ascoltata.
Sofia Leone

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Internet per la scuola
Mi chiamo Sofia Leone, studio al Politecnico di Torino, sono iscritta al corso di Design e comunicazione visiva.
Ho scelto di analizzare con i miei compagni questo tema per più di una motivazione: in primo luogo per studiare come la musica, presente da millenni, sia cambiata solamente a causa di una nuova invenzione; secondariamente perché sono appassionata di musica. Il tema mi affascina perché io stessa non sono riuscita ancora a lasciarmi indietro il vecchio modo di fruire della musica: ho decine e decine di cd ma allo stesso tempo un abbonamento premium ad una delle piattaforme di streaming musicale più diffuse.
In questo primo post tornerò indietro alla mia prima esperienza su internet, avuta all'età di sette anni, quando mi sono trovata a dover fare una ricerca data dalla maestra. Fino a quel momento non avevo mai avuto il permesso di utilizzare un computer dai miei genitori.
Ormai siamo abituati ad essere costantemente connessi: smartphone, tablet, computer. Dal primo momento della giornata in cui apriamo gli occhi all’ultimo prima di andare a dormire probabilmente ognuno di noi è connesso ad internet. Ovviamente non è sempre stato così.
Pensare a quanto sia cambiata la percezione che avevo nei confronti del computer o dei telefoni mi stupisce molto: da bambina erano dei piccoli miracoli, proibiti e oggetto di gran desiderio. Ora ognuno di noi considera questi potentissimi strumenti quasi scontati, probabilmente non conoscendo nemmeno il reale potenziale degli stessi.
La prima volta che ho avuto accesso a internet è stato per motivi didattici, infatti la scuola era l’unica motivazione che avrebbe mai potuto convincere i miei genitori a farmi utilizzare il computer.
Ricordo che la maestra aveva dato come compito una ricerca e che sui libri che avevo a disposizione non avevo trovato abbastanza materiale, quindi avevo faticosamente convinto mia mamma a farmi utilizzare il suo computer.
La mia curiosità era grandissima ed ero anche emozionata perché finalmente avrei utilizzato un computer! A scuola ci avevano insegnato ad accendere il computer, però mai nessuno ci aveva permesso di navigare in internet.
Ricordo che mia mamma mi era stata vicino per controllare che non creassi problemi, ma anche per indicarmi come fare, perché non avevo idea di come potesse funzionare. Ora utilizziamo i dispositivi con estrema disinvoltura, ormai appendici dei nostri arti, e pensare che ci sia stato un tempo in cui non sapevo quale fosse l’icona di Internet Explorer è molto strano.
La ricerca la finii in pochissimo tempo grazie all’enorme quantità di informazioni trovate e lì mi ricordo che rimasi stupita e estasiata comprendendo quanto altro avrei potuto imparare grazie a Internet.
Questo mi fa pensare quanto oggi diamo per scontate e ci dimentichiamo delle potenzialità inespresse degli avanzatissimi strumenti che abbiamo a disposizione.
Forse sarebbe utile ogni tanto tornare bambina e apprezzare davvero ciò che ho la fortuna di poter utilizzare.
Scuola foto creata da pressfoto - it.freepik.com
Ecco il mio video di presentazione
Irene Incontrera
L’ondata K-pop
La rivoluzione digitale avvenuta negli ultimi decenni ha portato ad una crescente globalizzazione anche nel mondo della musica. Soprattutto dal 2017 in occidente, ha cominciato a diffondersi sempre di più un “nuovo” genere musicale: il K-pop (anche reso graficamente come kpop) con cui ci si riferisce alla musica pop sud-coreana.
La nascita di questo genere si fa risalire comunemente al 1992, quando il gruppo Seo Taiji and Boys esordì in un talent show con un singolo innovativo che combinava influenze pop americane e coreane. La canzone ottenne un tale successo tra gli adolescenti da influenzare la nascita di gruppi musicali simili e pose le basi per una nuova industria discografica che, ancora oggi, è dominante in Corea del Sud.
Nell’industria musicale occidentale le etichette discografiche vanno alla ricerca dei talenti già formati da prendere sotto la propria gestione, mentre in Corea del Sud prevale un diverso modus operandi. Nel mercato dominano principalmente 3 grandi agenzie (definite le Big 3: SM, JYP e YG) che periodicamente realizzano audizioni aperte ai giovanissimi (a partire dai 12 anni circa). Quelli che vengono selezionati entrano in una vera e propria scuola di formazione di danza, canto e recitazione, dove diventano “trainee” e si esercitano per anni nell’attesa di entrare a far parte della formazione di un nuovo gruppo debuttante.
Logo dell’agenzia sudcoreana SM Entertainment - Fonte: Wikimedia Commons
Per questi motivi, da questo panorama di duro lavoro e sacrificio sono emersi molti gruppi musicali di successo che, soprattutto recentemente e grazie alla grande notorietà ottenuta dai social network, hanno travolto sempre di più il mondo occidentale. È stato coniato persino un neologismo per indicare questo fenomeno, ovvero l’hallyu "flusso/onda della Corea" e ciò indica:
l'incremento della popolarità globale della cultura sudcoreana.
Una delle prime manifestazioni di questo fenomeno in Italia è stato senza dubbio il grande e rapido successo ottenuto dalla canzone Gangnam Style del cantante Psy nel 2012, che tramite YouTube è diventata velocemente virale in tutto il mondo, rimanendo fino al 2017 il video più visualizzato sulla piattaforma (ad oggi detiene la posizione numero 5 tra i più visualizzati, con quasi 3,5 miliardi di visualizzazioni) e ottenendo 3 dischi di platino in Italia (più di 90.000 copie vendute) e 5 negli Stati Uniti (più di 5 milioni).
Psy nel video di Gangnam Style - Fonte: Frickr
Ad oggi uno dei gruppi kpop più noti sono i BTS (Bangtan Boys, un gruppo nato nel 2013) che cavalcando il fenomeno dell’hallyu sono arrivati ad ottenere 20 milioni di seguaci sia su Twitter che su Instagram e riescono a riempire stadi in tutto il mondo con i loro concerti nel giro di pochi minuti dalla messa in vendita dei biglietti. Un altro grande record riconosciutogli recentemente riguarda la prevendita del loro ultimo album: in una sola settimana di preordine sono riusciti ad ottenere circa 3,5 milioni di copie vendute, che nell’attuale mercato della vendita dei CD risulta un numero veramente impressionante (come si può leggere nel mio scorso blogpost).
E voi siete già stati sommersi dall’onda hallyu? Che cosa ne pensate di questo tipo di musica e di industria musicale?
Irene Incontrera
Cambiano i tempi, cambia la musica
Pensate per un attimo alla vostra giornata tipo: ci si alza più o meno presto al mattino, con in sottofondo qualche hit che la playlist di Spotify dedicata alla colazione ci riserva, per iniziare una nuova giornata di lavoro; i vari spostamenti, che siano in macchina o coi mezzi, prevedono la presenza della musica, che ci accompagna nel traffico. La giornata scorre frenetica, tra compiti da sbrigare o lezioni da seguire, ed ecco che arriva il momento forse più rilassante e atteso: l’aperitivo. Anche qua, oltre a un drink, la musica è centrale, quasi un antidoto allo stress. Del resto, è questo che fa la musica in questo periodo storico: ci accompagna, e ci aiuta ad evadere un po’ dal caos che ci circonda.
C’è però da dire che siamo piuttosto fortunati a vivere nel 2019 (almeno sotto questo punto di vista!), poichè questo momento storico frenetico e fugace ci mette in condizioni di stress alle volte allarmanti, ma ci permette allo stesso tempo di avere l’antidoto a portata di mano sempre, a qualsiasi ora del giorno e della notte, praticamente ovunque: la musica può ormai essere ascoltata da qualsiasi device. A patto che ricordiate di caricarlo!
Nota piattaforma di streaming musicale - Fonte: Pixnio
Ecco che risulta subito evidente come il nostro rapporto con la musica sia estremamente diverso rispetto a qualche decennio fa. Il semplice fatto che venga spesso utilizzata come base per le nostre attività, che siano un viaggio in tram o l’allenamento quotidiano in palestra, è indicatore di quanto ormai la musica venga sentita più che ascoltata.
Guarda caso, la musica del nostro tempo è appositamente strutturata perchè si presti ad ascolti più immediati e veloci; ce lo dice anche Hubert Léveillé Gauvin, che in un suo studio condotto sulla musica 2.0, ha dimostrato come essa sia tremendamente influenzata, già in fase di produzione, dal modo in cui verrà ipoteticamente distribuita e ascoltata. In particolare, prestiamo attenzione alla lunghezza delle intro, sensibilmente ridotta rispetto ai brani di qualche decennio fa, piuttosto che alla presenza sempre più rara di assoli, che rubano tempo prezioso nel pezzo a ritornelli e sample di più facile memorizzazione; persino i titoli delle canzoni più moderne sono spesso ridotti all’osso, per far sì che l’ascoltatore li fissi nella propria memoria senza difficoltà.
Tutto è volto a rendere la musica immediata, di facile ascolto e diretta.
Ma perchè?
La musica viene fatta anche perchè chi la produce vuole guadagnarci su, questo è un dato certo. Ma è evidente che la valuta del 2019 sia diversa da quella del passato. Una volta un brano che si poteva considerare di successo contava milioni di copie vendute; oggi, una canzone che sfonda nel mondo della musica lo fa grazie al numero di views sulle piattaforme streaming e su youtube. I numeri sono i nuovi dollari dell’industria musicale nell’era digitale.
Per citare un esempio nazionale: Ghali conta un numero di copie vendute estremamente inferiore alle visualizzazioni che i suoi video hanno saputo raggiungere su youtube.
Ecco che tra gli obiettivi dei producer troviamo quello di alzare quanto più possibile il numero di views, andando a elaborare brani che arrivino ad un numero sempre maggiore di ascoltatori.
Andrea Jean
La rivoluzione nella vendita dei CD
Vi siete mai chiesti come l’avvento dello streaming abbia cambiato le vendite dei cd?
Prima della diffusione globale di Spotify sui nostri dispositivi, case discografiche, istituti di ricerca e siti di classifiche si basavano principalmente sulla vendita dei CD fisici e digitali per stilare le classifiche musicali, ma con l’avvento dello streaming si è via a via andati verso una diminuzione dell’acquisto di CD. Come riportato dalla BBC:
nel Regno Unito nel 2018 sono stati venduti soltanto 32 milioni di CD, quasi 100 milioni in meno rispetto al 2008, con un calo di 9,6 milioni ogni anno.
UK Music Consuption - Fonte: BBC
Secondo la RIAA (Recording Industry Association of America), le vendite di CD negli Stati Uniti sono calate del 94% dopo l’apice raggiunto nell’anno 2000, e sono tutt’ora al loro più basso livello dal 1986.
The Rise and Fall of Compact Disk - Fonte: Statista.com
Visto questo sempre più evidente calo di interesse nell’acquisto di album fisici e la maggior propensione allo streaming digitale, le classifiche hanno dovuto cominciare ad adattarsi.
In Italia la FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) nel settembre 2014 ha introdotto lo streaming tra gli elementi di calcolo aggiungendo inoltre una nuova classifica a sé stante (Top Digital) che integra lo streaming con il download.
In America invece, nel dicembre 2014 la celebre Billboard ha aggiornato la metodologia del loro grafico, includendo anche le vendite on-demand streaming e digitali.
Ma come vengono calcolati gli streaming in relazione ai download e alle vendite di cd fisici? Il fattore di conversione scelto è stato definito “unità equivalente ad album” ma varia da Paese a Paese. Secondo Wikipedia, per quanto riguarda l’Italia:
“dal 2018 vengono contati solo gli stream premium (dei servizi a pagamento). Un download digitale equivale a 130 riproduzioni in streaming premium (dove con “stream” si intende che la riproduzione della traccia abbia una durata superiore ai 30 secondi), mentre 10 tracce scaricate o 1300 stream premium formano una copia di album venduta; se una sola traccia di un album forma più del 70% dei suoi stream totali, gli ascolti di questa verranno ignorati.”
In America invece:
“10 tracce scaricate digitalmente e 1500 riproduzioni in streaming su una vasta selezione di piattaforme (Spotify, Apple Music, Google Play, YouTube, Xbox Music, SoundCloud e altre) sono diventate l'equivalente di una copia di album venduta.”
E voi? Siete soliti acquistare cd o preferite ascoltarli online?
Personalmente ritengo che possedere un cd sia quasi come possedere una “piccola” opera d’arte in serie. Colleziono cd da quando avevo circa 13/14 anni e amo farlo ancora oggi, soprattutto pensando che sto supportando pienamente i miei artisti preferiti. Non li acquisto con l’obiettivo di riprodurli su alcun tipo di lettore, vista la miglior fruibilità dei servizi in streaming, ma comunque li conservo come dei pezzi di storia e emozioni che i musicisti hanno concesso di donarci.
Irene Incontrera

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Spotify vs Apple Music
Al giorno d’oggi i servizi di streaming digitale sono senza dubbio la più grande fonte di guadagno all’interno del mercato discografico. Infatti essi trainano il settore, creando in media quasi il 50% dei profitti totali, secondo il Global Music Report 2019. E come se questo non bastasse, sono in costante crescita.
Questi servizi si basano su un abbonamento mensile, che permette di riprodurre e scaricare tutti i brani presenti sulla piattaforma, con un ottima qualità audio. Tendenzialmente gli abbonamenti garantiscono altre caratteristiche utili, come l’assenza di pubblicità, e la possibilità di raggruppare determinati brani all’interno di playlist personali.
Tra i diversi servizi, i due che hanno raggiunto maggiore successo e popolarità sono Spotify e Apple Music.
Spotify è stato lanciato nel 2008 da una startup svedese e, ad oggi, conta decine di milioni di utenti distribuiti su tutti i dispositivi mobili e su i maggiori sistemi operativi per pc. La piattaforma, oltre all’abbonamento precedentemente descritto, offre un servizio gratuito che permette di ascoltare musica illimitatamente, alternata a pubblicità, e con una qualità ridotta.
Logo di Spotify - Fonte: Wikimedia
Apple Music, invece, è stato sviluppato direttamente da Apple, e lanciato nel 2015. Il servizio è disponibile su macOS e Windows, per quanto riguarda i pc, e su iOS e Android per quanto riguarda i dispositivi mobili. Per usufruire del servizio è necessario un abbonamento mensile.
Logo di Apple Music - Fonte: Wikipedia
A questo punto è lecito chiedersi: qual è il miglior servizio per le proprie esigenze? Entrambi hanno aspetti positivi e negativi, se messi a confronto l’uno con l’altro.
Per quanto rigurda i costi, le due offerte si equivalgono. Entrambi prevedono un abbonamento mensile da 9,99 €, con riduzioni per famiglie e studenti. Come già detto in precedenza, però, Spotify presenta anche un servizio gratuito.
Entrambe le piattaforme integrano un sistema di consigli d’ascolto, volto a suggerire nuovi artisti e brani all’utente, sulla base della musica ascoltata solitamente. In questo ambito il servizio offerto da Spotify può essere considerato superiore, con un area dedicata più sviluppata, e una playlist di 30 canzoni che si aggiorna settimanalmente, chiamata “Discover Weekly”.
A livello di interfaccia, sono entrambe intuitive, e la preferenza in questo caso è completamente soggettiva.
Se si è già in possesso di altri dispositivi Apple, l’integrazione e la sincronizzazione vengono rese molto agevoli da Apple Music.
In conclusione, se cercate un servizio gratutito, la scelta ovvia ricade su Spotify. Per quanto riguarda gli abbonamenti mensili, Apple Music può risultare più comodo se siete già inseriti in un ecosistema Apple; altrimenti Spotify è sicuramente un’alternativa valida, grazie alle ampie possibilità di personalizzazione e scoperta musicale.
Tommaso Viscido
Napster: il progenitore del peer-to-peer
Prima del dominio da parte dei servizi di streaming a pagamento, il modo più diffuso di ascoltare e scaricare musica online erano i sistemi peer-to-peer. Essi si basano, come suggerisce il nome, sulla connessione tra pari, al fine di condividere file.
Il progenitore di questa tipologia di sistemi è Napster, fondato nel 1999 da due ragazzi americani: Shawn Fanning e Sean Parker. Il servizio permetteva di avere accesso, tramite la condivisione da parte degli utenti, ad una vasta gamma di brani musicali, in maniera completamente gratuita.
Logo di Napster - Fonte: Wikimedia
Il servizio era così utile e innovativo, da portare in poco tempo il sito ad avere un numero decisamente elevato di utenti, con un relativo successo della piattaforma. Quando tutto sembrava andare per il meglio, però, iniziarono i primi problemi legali.
Napster venne accusato di essere responsabile della diffusione di file musicali protetti da copyright. In sua difesa gli sviluppatori sostenevano che la piattaforma avesse contribuito in maniera positiva alla diffusione della musica, e che i trasferimenti avvenivano tra i singoli utenti, mentre il sito era semplicemente un motore di ricerca.
Schermata di ricerca di Napster - Fonte: Flickr
La difesa dalle accuse non fu sufficiente, e, nel 2001, Napster ebbe l’ordine di rimuovere tutti i file coperti da copyright, oltre ad un’onerosa sanzione economica per risarcire i danni causati fino a quel momento. Per risanare i debiti generati da questa faccenda, i creatori del sito provarono a renderlo a pagamento, senza però riscuotere successo.
Nel 2002 Napster provò ad appellarsi al capitolo 11 della legge fallimentare degli Stati Uniti per ottenere protezione, ma non riuscì nel suo intento. Fu infatti costretto a chiudere, e sul sito apparve la scritta: “Napster was here”.
Seppur fallimentare, il sito gettò le basi per altri sistemi di condivisone peer-to-peer, come eMule, Kazaa e BitTorrent. A differenza di Napster, quest’ultimi sono riusciti ad ottenere una distribuzione su server decentralizzati, in modo da avere una copertura migliore dal punto di vista legale.
Nel 2013 il marchio è stato acquistato per 2,23 milioni di dollari, e, dalle ceneri della piattaforma originale, è nato Napster 2.0, un servizio di streaming digitale a pagamento completamente legale.
Tommaso Viscido
Quando internet era tangibile
Ora ho 22 anni.
E internet mi circonda, fluttuando nell’aria senza che possa essere toccato.
Ma non è sempre stato così.
Lasciate che vi spieghi, ma solo dopo aver speso due parole su di me: è difficile credere ad un’affermazione simile se la si sente da qualche identità ignota dietro uno schermo, ma lo è un pò meno se questa identità ha un nome.
Sono Andrea Jean, studente del corso di design del Politecnico di Torino, e tale occupazione mi porta ad avere a che fare con internet tutti i giorni: condivisione di file, consultazione del portale, ascolto di musica per sopravvivere mentalmente al turbinio di cose che l’essere uno studente universitario comporta. Oggi possiamo accedere ad internet da un sacco di dispositivi, con l’unico requisito che possano connettersi ad una rete, ma come si faceva in passato?
Modem wireless - Fonte: Pexels
Le mie prime esperienze con internet arrivano intorno agli 8 anni, quando, grazie a mia sorella maggiore, scoprii quale magico mondo fosse il web. Un ricordo in particolare riaffiora alla mia mente se penso a quel periodo: per potermi connettere dovevo tirare un cavo dal telefono fino al pc, poichè in casa non esisteva un sistema wireless. Ecco che internet era ancora in qualche modo tangibile.
Una volta inserito lo spinotto ethernet mi sfregavo le mani ansioso di passare il mio tempo con le uniche due attività che al pc mi interessavano oltre al gaming (ai tempi offline, almeno per me): guardare video su Youtube e chattare sull’ormai defunto MSN.
Tuttavia non immaginate il più famoso portale di video sharing come si presenta oggi; nel 2005 il numero di video presenti sulla piattaforma era sensibilmente inferiore.
Per quanto riguarda il chattare online, mi era permesso poichè la supervisione di mia sorella maggiore tranquillizzava i miei genitori. Il loro scetticismo nei confronti dell’allora sconosciuto internet li portava a immaginare i peggiori scenari in fatto di incontri online.
Questo è stato a grandi linee il mio approccio col web, fatto di cavi in cui inciamparsi, video di gattini, emoticon che potevano potenzialmente causare attacchi epilettici e suoni estremamente fastidiosi nello scongiurato caso in cui non si avesse risposto subito ad un messaggio.
Andrea Jean
Prime esperienze online: Netlog
Benvenuti sul nostro blog, mi presento: mi chiamo Irene Incontrera, ho 23 anni e sono una studentessa del corso di design e comunicazione visiva del Politecnico di Torino. Oltre all'interesse per l'arte e per il mondo digitale che mi hanno spinta ad intraprendere questo percorso di studi, una delle mie passioni è la musica, che mi ha accompagnato sin da molto piccola; per questo mi sono unita ai miei tre compagni di corso nella creazione di questo blog.
Prima però di investigare gli aspetti che legano musica e mondo digitale, voglio raccontarvi anche io i miei primi ricordi riguardo al mondo online.
Appartengo alla classe 96 quindi è difficile definire esattamente a quale classificazione generazionale appartengo, secondo Wikipedia mi trovo a cavallo tra la Generazione Y (“Coloro che ne fanno parte sono nati negli anni ottanta e novanta del XX secolo.”) Fonte: Wikipedia e la Generazione Z ("La generazione è generalmente circoscritta tra i nati dal 1995 fino al 2012.") Fonte: Wikipedia; se pero si approfondisce la definizione del secondo termine viene riportato che "un aspetto importante di questa generazione è il suo diffuso utilizzo di Internet sin dalla nascita" cosa che non ritengo sia avvenuta con me, quindi mi sento più vicina alla definizione di “Millennials” (ossia appartenente alla Generazione Y). Mi sento fortunata nell'essere nata in quel periodo che mi ha permesso di vivere parecchi aspetti del cambiamento tra la vita senza internet e quella totalmente immersa nella rete in cui ci troviamo ora.
Fortunatamente anche mio padre (classe 1963) è sempre stato interessato alla tecnologia e già negli anni 90 si procurò un computer fisso in casa. Non ricordo esattamente a che età ho cominciato ad interagirci ma comunque all’epoca non c'era ancora la connessione diretta che ora hanno tutti nelle proprie case, per collegarsi costava 1 o 2 € all’ora e non potevo farlo senza la supervisione dei miei genitori, quindi ricordo che nei primi tempi il mio tempo passato al pc consisteva nel giocare con un programma simile a Paint in cui si poteva disegnare con il mouse e mettere degli adesivi.
Credo di aver cominciato a entrare online senza la supervisione assidua dei miei genitori negli ultimi anni delle scuole medie, dal 2008 in poi. All’epoca era in voga una sorta di blog chiamato Netlog: “I membri di Netlog potevano creare una loro pagina web, estendere la propria rete sociale, pubblicare playlist musicali, condividere video, postare blog e unirsi a gruppi chiamati "clan"”. Fonte: Wikipedia
Pur essendo nato 7 mesi dopo Facebook, tra i giovani italiani spopolò prima Netlog, ricordo che tutti i miei amici e conoscenti più “cool” vi si erano iscritti.
Logo di Netlog - Fonte: Wikimedia
Facebook entrò nelle vite di quasi tutta la mia cerchia di conoscenze nel 2009, anno in cui comunque non si usava ancora assiduamente come oggi: ricordo che i primi tempi lo trovavo un sito molto “freddo” con tutto quel bianco e blu, in contrasto con in tema nero e rosso di Netlog.
Successivamente però Netlog perse la gara con Facebook e fu via via abbandonato scalzato dal nuovo social network. Secondo voi quali potrebbero essere stati i motivi di tale cambiamento?
Irene Incontrera

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