Sono stufo di chiedere scusa per come mi sento e per cosa sento.

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Sono stufo di chiedere scusa per come mi sento e per cosa sento.

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Sto giungendo alla conclusione che mi manchi una rotella, un ingranaggio, nello scorrere logico dei miei pensieri. Mi fermo sempre nello stesso punto, non riesco ad andare avanti. Ho paura di quello che c’è dietro? Ho paura di sbagliare? Non lo so, sono stanco di essere pigro, di ricadere nelle stesse dinamiche che mi accompagnano da anni.
Penso che ci si affezioni ad alcune emozioni: all’amore, certo, ma anche al gracchiare interiore del disagio, del sentirsi fuori posto, all’accontentarsi.
Ed è proprio il mio accontentarmi che mi sta divorando, mi accontento di alcune amicizie, di alcune relazioni, di alcuni fallimenti. Mi accontento di essere ciò che non sono e di non far emergere ciò che penso e che vorrei fare.
Mi accontento della mediocrità.
Mi accontento anche dell’essere stanco ma mai esausto, sincero ma non trasparente.
Mi lascio trasportare, lascio il timone agli eventi, alle persone che mi stanno attorno.
Mi accontento di non decidere.
Mi accontento di elemosinare attenzioni, parole, tempo senza curarmi dell’amor proprio, di quanto questo atteggiamento sia ridicolo.
Sono stanco, davvero, sto continuando a cercare oro nelle miniere di carbone.
Non pensavo di essere così invadente al punto da "romperti i coglioni" visto che mi cerchi sempre e solo tu.
Ma non ti preoccupare, stai tranquilla, non avrai più granché da me
:)
Se domani non ti chiamo e non mi faccio più vedere e perché ti amo mentre fingo di volerti bene ..
Secondo giorno assieme, mi riesce difficile rimanere lucido.
La prima notte ho avuto un incubo, ma non te ne voglio parlare: sei in vacanza con i tuoi amici e non voglio darti pensieri.
Spero che questa notte sia più clemente di quella di ieri, non sopporterei altre 3 ore di sonno con incubo in mezzo.
3:29, 26/8/2020

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E volevo dedicarti qualche parola stasera ma non riesco a trovare un modo soddisfacente per esprimermi e forse nemmeno io mi capisco ancora del tutto
4.35, 25/8/2020
E sono ubriaco, e ti ho chiesto un bacino della buonanotte, niente di importante.
Vabbè, era solo un modo per combattere gli incubi
Credo
Sto pensando ad un sacco di cose ma non riesco a razionalizzarle, e tanto meno a parlarne.
Mi sento come un contenitore di sensazioni, emozioni, ricordi, fantasie che lasciano tracce del loro passaggio senza che effettivamente io riesca a soffermarmi per cercare di capirmi.
Sarebbe bello anche che me lo lasciasse fare.
Spero tu riesca a trovare qualcuno che ti dica le stesse cose che ti dicevo io.
Qualcuno per cui già guardarti negli occhi era fare l'amore con te.

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Mi manca sentirmi amato.
Mi andrebbe di aggiungere tante cose a questa citazione.
Vorrei aggiungere te.
Ma il tuo respiro è qualcosa che forse rimarrà solo nei miei ricordi, nel mio cuore, nel nostro passato.
Mi manchi, C.
"Dovrei dirti che non manchi
E che ora non mi tocchi
Che ormai sono andato avanti
E che ho riaperto gli occhi
E invece vedo a malapena
Provo a scordare quei ricordi, anche se troppi
Ma ho pezzi sparsi di te incastrati negli occhi
Ultimamente ho preso strane strade, quelle più sbagliate
Quelle più lontane dalla principale
Ultimamente è sempre troppo tardi, troppo avanti
Punto a farmi male pur di non guardare solo vecchi tagli"
““Dottoressa, potrebbe spiegarmi meglio come funziona?” le chiesi con aria quasi vaga. “Funziona cosa?” giustamente m'ero dimenticato di specificare. Era un altro martedì, uno dei tanti e mi ritrovavo dalla psicologa, anche se non m'è mai piaciuto definirla così, mi faceva sentire come se fossi un matto, quando ero semplicemente stanco. Stanco di vivere, si intende dire. “È così una bella giornata, non possiamo camminare un po’ sul giardino? Magari sederci fuori e parlare lì? Probabilmente farebbe meglio a tutti e due” Non rispose, sorrise e basta, capì così che la sua era una risposta positiva. Ha sempre pensato che avesse avuto una casa bellissima, ma oltre al corridoio e il bagno non avevo visto più di tanto, una volta vidi una piccola fessura della cucina, così sbirciai, la porta era leggermente aperta, ma non ne ricordo un granché. Andavo tutti i martedì a casa sua, mi apriva il cancello, non quello grande per far entrare le macchine, quello piccolo, percorrevo quelle tredici mattonelle di pietra, incastonata fra l'erba, per poi arrivare al tappeto, triste, con scritto “Home Sweet Home”. “Spremuta?” distraendomi dalla magia della sua casa, lo chiese non come una dottoressa, ma quasi come un'amica. La domanda era retorica, perché me la ritrovai praticamente in mano, la spremuta intendo dire. Ringraziai e fissai quel giardino illuminato dal sole. Si stava bene. “Prima le ho fatto una domanda, mi riferivo all'amore, ma non c'ho voglia di parlarne adesso, posso cambiare domanda?” “Non è un'interrogazione quella che facciamo, certo che puoi, sono qui per ascoltarti” rispose, appoggiando le labbra giusto alla cannuccia, per poi fare quel gesto, che ho sempre trovato straordinario, di risucchiare, facendo in modo che il colore di essa cambiasse per via del liquido che saliva. “Le ragazze vogliono sempre il ragazzo stronzo, quello che le fanno soffrire, ma, perché c'è sempre un "ma” - e fece un cenno di sorriso, facendo sparire il colore straordinario dalla cannuccia - “..ma, allo stesso tempo vogliono che questo sia altrettanto dolce” “Questa cosa non la sapevo..” disse interrompendomi la dottoressa. “Noi ci facevamo corteggiare, sapevamo come farlo, ci bastava raccogliere in maniera sensuale, i capelli alla nuca, per far cadere gli uomini ai nostri piedi… Ne ricordo due..” e iniziò così il suo racconto. “Ne ricordo due, in momenti separati, uno che poi è il mio attuale marito” e fece un sorriso, dando poi un piccolo sorso al bicchiere di spremuta, quasi come se sapesse che avrebbe dovuto raccontare una lunga storia e non ne avrebbe sorseggiata più per un po di tempo, come se avesse dovuto avere bisogno di energie per farlo. “Il primo era al tempo del liceo, sapevo che mi faceva il filo” - e si interruppe, chiedendosi probabilmente se era stupida nel raccontare tutto ciò o meno, ma non lo dette a vedere - “mi sorrideva sempre nei corridoi, non esisteva la timidezza nel farlo. L'uomo doveva essere sicuro, non proprio stronzo, ma semplicemente sicuro di se per conquistare una donna. Io ricambiavo sempre stringendo le spalle a me, quasi come una timida ragazzina, sorridendo pure, ma abbassando gli occhi. Gli occhi sono una parte importante del corpo di una donna, mai mostrali, bisogna saperli nascondere e rendere misteriosi. Solo pochi ne possono vedere la sua vera consistenza. Ricordo quella volta dove c'incontrammo in corridoio, involontariamente, il caso.. Come tutti anche io ero stanca a metà ora di lezione e chiedevo così di andare in bagno, giusto per distrarmi un po. Quella volta mi ritrovai lui, seduto sulle gradinate che davano difronte ad una vetrina, difronte ai bagni e stava fumando. Ancora una volta mi sorrise con quel suo sguardo provocatorio. Decisa, andai fuori con lui e fu la prima volta che parlammo. Mentre mi parlava di un qualcosa che probabilmente si riferiva a scuola, io, incantata dalle sue labbra, feci una di quelle poche cose che ero brava a fare, essere donna, ma che non avevo mai provato. Raccolsi così i capelli, in maniera sensuale, dietro la nuca e lui se ne stette zitto a guardarmi. Era mio. Vedi? Lui non è stato ne stronzo, né dolce. È stato semplicemente se stesso e mi aveva fatta sua e io ne feci di lui mio, ma non successe nulla..” chiuse così il racconto. Poi sorrise, quasi come se ricordasse ogni dettaglio di quella storia e sorseggiò un altro po’ di quella spremuta, probabilmente avrebbe raccontato anche la seconda storia, quella di suo marito, ma non fu così. Si fermò e guardò il bicchiere. Ci fu un silenzio, ma che non ritenni imbarazzante, ci fu solo un lungo e tranquillo silenzio. “Oggi, invece, funziona come le ho detto prima.. Il lui stronzo, ma, magicamente, dolce.” “Che cosa strana..” ribadì la dottoressa. Poi mi tornò in mente la storia che mi stava raccontando e del fatto che non aveva accennato niente a suo marito, così, nella mia semplicità le chiesi: “Suo marito invece?” “Mio marito, lui è stato un vero uomo.” Non aggiunse altro, non sembrava volesse raccontarne niente, come se fosse una storia solo per lei, un segreto. Piombò il silenzio nuovamente, lei guardava l'infinito io guardava lei, che sembrava infinito. “Sarà un segreto, fa bene raccontare le cose” provai ancora. Sorrise. “È un buon segno” pensai e lo fu. “Quello che divenne poi mio marito, lo incontrai anni dopo, al supermercato. Appena lo vidi, involontariamente, come una stupida bambina, ingenua, gli sorrisi.. Lui, invece, abbassò lo sguardo e tirò in dentro le spalle.. Fu tutto l'opposto” sorrise, dette una bella sorseggiata alla spremuta dalla cannuccia, facendo quel straordinario effetto che amavo tanto e pensai “questa sarà una bella e lunga storia!” poi continuò. “Lo ritrovai poi, per caso nella sezione frigoriferi, non m'ero accorta di lui e probabilmente nemmeno lui, volevamo prendere lo stesso formaggio, ma non ci toccammo. Vedemmo solo le nostre mani, correre per prendere il grana, quasi come una sfida, ma che entrambi finimmo per perdere. "Ciao” mi disse e mi sorrise, io abbassai lo sguardo e tirai le spalle dentro di me, come aveva fatto lui prima, come avevo fatto esattamente la prima volta col primo ragazzo.“ Silenzio. Respirammo, con aria piena d'ansia e sensazioni vaghe. "Ti va di uscire?” mi chiese poi - la dottoressa sorrise, stava rivivendo tutto, lo si vedeva da quei occhi lucidi che non avrebbe dovuto mostrare a nessun altro uomo - “accettai e al primo appuntamento durante una chiacchierata, davanti ad un bicchiere di vino bianco, feci quel gioco, per la seconda volta, con i capelli. Li raccolsi, in maniera sensuale, attorno alla nuca e in quel momento mi prese e mi fece sua, portandomi alle sue labbra, baciandomi. Facemmo l'amore quella sera, nel suo appartamento. Per la prima volta dopo quell'ultima chiacchierata davanti ad una vetrina che dava ai bagni di scuola, il ragazzino che avevo conosciuto, era diventato un uomo, senza essere né stronzo ne dolce. Semplicemente essendo se stesso, m'aveva fatto perdere di nuovo la testa” Concluse così, questa volta, piangendo, mostrandomi gli occhi, magici, di una vera donna.”
— Ricordounbacio
E potevi farne parte,
Potevi esserci anche tu,
Ma hai scelto altre strade, altre persone, altri occhi.
Non te ne faccio una colpa ma dovresti accettare quelle che sono le tue scelte e comportarti in maniera coerente con ciò che dici.
Che sappiamo tutti non essere ciò che vuoi.
Pazienza.

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Sei seduta affianco a me.
Sei bellissima, come tuo solito.
Mi lasci sempre senza parole, senza fiato, senza battito.
Già, il battito.
Il mio cuore, quell'organo che batte a cui hai dato vita.
Ma tutto ciò che è dato, può essere tolto.
È brutto, sai, sentire il proprio cuore morire e avvizzire per coprire un sentimento così pieno.
Saremmo stati bene, saremmo stati belli, avremmo fatto invidia, avremmo riso, ci saremmo amati.
Condizionale.
Tutti verbi che richiamano un "se" dopo.
E quel "se" sei tu, che hai scelto altre strade.
Mi piacerebbe dirti che ora io parto per la mia strada, fanculo a te.
Mi piacerebbe dirti che ti odio.
Ma ti amo, e voglio starmene un po' qua a vedere e apprezzare cosa mi rimane, cosa ho, cosa sono senza te.
Che schifo, averti di fianco e non riuscire a comunicarti cosa sei per me.
E quanto tu sia per me.
Se fosse dovuto accadere, sarebbe accaduto.
Se fosse dovuto accadere, sarebbe accaduto.
Se fosse dovuto accadere, sarebbe accaduto.
A far la conta delle cose che hai perso Come stelle ad agosto. soli come a bologna - Rovere