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@semioticus2015

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San Leopoldo allo Steinhof, di Otto Wagner
Pulchritudo

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Il potere della memoria non risiede nella sua capacità di far risorgere una situazione o un sentimento effettivamente esistiti, ma in un atto costitutivo della mente legato al proprio presente e orientato verso il futuro della propria elaborazione. - JACQUES DERRIDA, Memorie per Paul De Man. Saggio sull'autobiografia (1988) ______________________________________________ Cadiamo sempre in un errore prospettico di cui non ci rendiamo conto quando ci attardiamo su posizioni sterilmente preoccupate del mero recupero del passato, mentre dovremmo considerare il vero compito di consistere nel presente, il nostro presente, e da lì muovere i nostri passi verso un futuro da costruire come spazio dell'elaborazione dell'esperienza vissuta, luogo di tutti i 'vissuti' che affiorano alla coscienza e che reclamano una ulteriorità di senso e spazio nella stessa coscienza, l'istituzione di file di continuità nella trama di sempre nuovi racconti, perché ciò che è stato non precipiti nella malinconia del 'così fu': solo ciò che è raccontato prende vita; dare forma alle cose è questo nominare e dare voce a ciò che preme dolorosamente in noi e che ci chiama a sempre nuovi compiti, all'esercizio rinnovato della parola che incanta e commuove il viandante che è in noi. Rimettersi in cammino gioiosamente è la scienza della vita che è vita davvero. È coraggio di vivere questo congedarsi dalle secche del passato che non passa, per dare nuova voce ad ogni richiamo delle cose che chiedono senso, che si dia senso a tutte le voci che si accampano sulla scena della vita intorno a noi: ad esse corrispondere non è tradire il senso della nostra presenza - quasi un venir meno alla fedeltà alla terra che ci sostiene e che ci nutre -, se il posto che andranno ad occupare in noi quelle voci contribuirà a dare senso alla nostra vita, facendo diventare biografia l'infranto, se chi ci guarda è interessato a raccontarci la favola della nostra vita. È questo corrispondere alle nostre attese che dà senso all'attesa e alla speranza. Avviene, talvolta, che un ascoltante riesca ad essere angelo per noi. Massimo Cacciari ha scritto che «la creatura è in ascolto»: quell'«è» va scritto in corsivo, per significare che non di pochi ascoltanti di professione è il compito di costituire occasione di salvezza per qualcuno. Ad ognuno di noi sia angelo chi gli sta accanto, che sia capace di raccontare a noi quello che siamo stati, perché sia possibile consistere in questo presente e sperare di essere amati ancora. 5 maggio 2015
2 febbraio 2015
«Winston, come fa un uomo a esercitare il potere su un altro uomo?» Winston riflettè. «Facendolo soffrire» rispose. GEORGE ORWELL
La considerazione dell'amore come esercizio di potere o meglio, la questione dei rapporti di potere nelle relazioni amorose ci costringe a decidere sul senso da dare all'esperienza amorosa, se si debba giudicare sana quando uno dei partner 'riduce' il legame a rapporti di forza, attraverso la sottomissione dell'altro a una ragione che non è sua, in una asimmetria insanabile che non trova mai compensazione nel 'gioco' d'amore...

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Scrivere per professione
19 novembre 2014
Marina, Riccucci, Scrivere per professione. L’educatore professionale e la documentazione educativa, a cura del Centro Studi ANEP, Casa editrice Unicopli di Milano, gestita dall’ANEP Un libro importante che mette ordine nella documentazione educativa e che aiuta a imparare a scrivere professionalmente in modo corretto. Nei vari capitoli vengono analizzate le tipologie testuali prodotte dagli educatori: relazioni, report, progetti, verbali…. A partire da documenti originali, vengono evidenziati limiti, errori, incongruenze, carenza di efficacia. Quindi passo dopo passo, vengono riscritti offrendo un metodo di revisione e una proposta di struttura per i vari tipi di documenti. Dall’esame delle diverse tipologie testuali è stata ricavata una nomenclatura codificata che ha sottratto all’anomia i documenti redatti dagli educatori professionali. Un percorso che porta anche a riappropriarsi della ‘lingua più bella del mondo’, la lingua italiana, troppo spesso ostaggio di codici altri come il ‘burocratese’. • ll testo è frutto di un percorso di ricerca svolto in seno alla comunità professionale degli educatori professionali, infatti alla ricerca e alla stesura hanno contribuito i numerosi educatori professionali che hanno partecipato alla 1^ edizione del corso di “Scrittura e documentazione per l’EP” organizzato dal centro Studi ANEP nel novembre 2013 a Bologna. • Durante il corso, i partecipanti hanno portato molti documenti che scrivono ogni giorno nell’esercizio della loro professione. Abbiamo raccolto una grande quantità e varietà di testi provenienti da servizi e aree di intervento diverse, da varie regioni d’Italia. Sono testi su cui raramente ci si sofferma a considerare quanto siano una vera e propria forma di “scrittura” e quanto siano pienamente descrittivi di quello che facciamo, come lo facciamo e insieme a chi lo facciamo. In alcuni casi possono condizionare in modo significativo i percorsi di vita delle persone che seguiamo. Scrivere professionalmente bene è perciò una competenza con risvolti di responsabilità etica e deontologica oltre che operativa e funzionale. Ci auguriamo che questo testo possa costituire una guida alla scrittura professionale dell’EP, sia per gli educatori che lavorano che per quelli in formazione e che possa servire ad aumentare la conoscenza e la consapevolezza della forza e dell’importanza del nostro scrivere quotidiano.
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"Che cosa è 'morale'" è il tema dell'Almanacco di filosofia '97 di MicroMega da cui siamo partiti. In realtà, ci guidano nella nostra riflessione Susan Sontag e John Coetze, dai quali vorremmo partire veramente
19 novembre 2014
Il percorso va da Sontag a Coetzee a Nancy. Davanti al dolore degli altri (2003) è una lunga riflessione di Susan Sontag sul Male, sullo spettacolo che ci si presenta attraverso le fotografie di guerra. Con Elizabeth Costello (2003) John Maxwell Coetzee ci propone il rifiuto di assistere allo spettacolo delle atrocità. In Etica del corrispondere (1997) - contenuto nell’Almanacco di filosofia ‘97 di MicroMega - Jean-Luc Nancy si chiede: «Una responsabilità smisurata ha ancora senso? Di che cosa siamo responsabili? Per esempio, degli effetti possibili della sonda che viaggia fuori del sistema solare - della fragile costituzione della Bosnia-Erzegovina - dei problemi giuridici posti da Internet - della trasformazione degli oggetti di culto africani in curiosità artistiche - della diffusione dell’Aids - della ricomparsa dello scorbuto - dell’invenzione di un’agricoltura marina - dei programmi televisivi - del sostegno pubblico alla poesia - della poesia, assistita o meno - della memoria e della spiegazione di tutti i genocidi - della storia dell’Occidente diventata il mondo - e siamo responsabili, se non altro, nel senso indicato da Deleuze quando dice «che non siamo responsabili delle vittime, ma di fronte alle vittime». Noi siamo responsabili insomma di tutto quello che si può definire in termini di attività o di costumi, di natura o di storia, siamo - ci diciamo, o comunque alcuni pensatori e scrittori lo dicono, e questo già ci impegna - responsabili dell’essere, di Dio, della legge, della morte, della nascita, dell’esistenza, della nostra e di quella di tutti gli enti. Ma noi chi? Noi, ognuno individualmente, nella misura in cui è possibile sapere dove comincia e dove finisce un individuo (ed è proprio dal punto di vista della responsabilità che è estremamente difficile determinarlo), e tutti insieme, nella misura in cui è possibile sapere che cos’è un essere-insieme (e anche in questo caso la responsabilità costituisce un problema di scelta). […] In una forma così estrema questa parola ‘responsabilità’ ha ancora un senso? Una responsabilità senza misura, certo, rischia di dissolvere ogni responsabilità effettiva, rinviando l’imputazione di soggetto in soggetto, all’infinito, e annegando l’obbligazione in un’equazione, assoluta e inafferrabile, di libertà e necessità. […]» (pp.81-90)
19 novembre 2014
19 novembre 2014
19 novembre 2014
Questo sono io. Il mio nome è Gabriele De Ritis.

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19 novembre 2014
L'Angelo ferito
19 novembre 2014
"Cultura del libro e del testo", per dire non soltanto amore per i libri e le biblioteche e interesse per la testualità - quest’ultima come portato dell’esperienza più che trentennale di insegnante -, ma anche una modalità di accesso alle questioni sociali e personali sempre sostenuta da conoscenze teoriche e pratiche legate al campo dei servizi sociali e alla persona. Costruire percorsi con alcuni libri è un modo per rendere il senso forte di una Darstellung, una costellazione di idee che si tengono insieme, annodandosi nella mente e nell’esperienza. Mi sembra il modo migliore di ‘rendere l’idea’, a proposito di ciò che penso su temi cruciali dell’esperienza stessa.