“E in questa notte di San Lorenzo sappi che il mio desiderio più grande sei tu.”
— Ibattitidelcuore

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“E in questa notte di San Lorenzo sappi che il mio desiderio più grande sei tu.”
— Ibattitidelcuore

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“C'è chi guarda il cielo solo la notte di San Lorenzo, e chi invece è costretto a guardarlo ogni giorno per colmare le sue dolorose mancanze.”
—
Tate: Tu credi nei fantasmi?
Violet: Perché me lo chiedi?
Tate: Non lo so, ma non possono essere tutte stronzate. Deve esserci un posto più bello. Da qualche parte. Per le persone come te.
Violet: E come te.
Tate: Da quando ci sei tu, questo è il posto migliore.
“L'amore da una parte sola non basta, Giò. Le tue sono fantasie da masochista. Non si regala l'anima a chi non è disposto a regalare la sua. Chi non fa regali, non apprezza i regali. Tu cerchi Iddio in terra, e sei disposta a qualsiasi menzogna pur di inventarlo. Ma Iddio non si inventa e neppure l'amore. L'amore è un dialogo, non un monologo.”
— Oriana Fallaci.
a volte ti convinci di amare qualcuno, idolatri quella persona, poi lei fa qualcosa, e in un attimo quell’immagine crolla e l’amore sparisce... e la vedi per come realmente è
élite

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“L'illusione è guardare le cose come vorremmo che fossero, dimenticandoci di come stanno veramente.”
— sognatricedistelle
Cara Clare,
Se stai leggendo questo, significa che domani non dovrai aspettarmi alla fermata perché non ci sarò, significa che non dovrai tenermi il posto accanto a te in classe perché non entrerò.
Mai più.
Se stai leggendo questo, significa che verso le due del mattino sono passata sotto casa tua ad imbucare questa lettera, mentre mi dirigevo al grattacielo.
Cara Clare, se stai leggendo questo, significa che mi sono uccisa.
Significa che ho trovato il coraggio di porre fine, una volta per tutte, a quel dolore che mi spacca le costole e mi corrode le ossa da mesi.
Significa che sono salita sul cornicione da dove abbiamo scattato la foto della nostra città vista dal basso e mi sono lasciata cadere in quell'immenso, profondissimo, pesantissimo, vuoto, lo stesso che mi gonfia il petto e riempie di lacrime i miei occhi.
Clare, dolce Clare, se stai leggendo questo significa che non potrai più telefonami, che non dovrai più occuparti di me, che non dovrai più ascoltare le mie continue lamentele e impazzire per farmi sorridere quando tutto va a puttane.
Clare, non sentirti in colpa; ho occupato fin troppo spazio nella tua vita; mi sento un peso, un'enorme fardello per te.
Col mio dolore, ti ho sempre privato della tua felicità.
Credimi, ne sono certa; senza me sarai finalmente libera di circondarti d'amiche, cento volte migliori di quel che sono stata io, con le quali scatterai foto stupende, farai maratone di serie tv e visiterai posti meravigliosi… ballerai a tutte le feste e ti tratteranno da regina, proprio come meriti d'essere trattata.
Io sono solo un sasso nella scarpa, proprio come per i miei genitori; andandomene gli farò solo un favore.
Cara Clare, capiscimi ti prego; permetterò a mio padre di fare carriera nel suo nuovo lavoro, evitandogli le continue preoccupazione per la mia terribile media scolastica, e mia madre potrà sorridere senza preoccuparsi della mia apatia, senza sentirsi un pessimo genitore a causa di una figlia orribile come me.
Clare, nessuno, in realtà, mi vuole bene. Nessuno, in realtà, si preoccupa di come sto e di come mi sento. A nessuno frega un cazzo di me, soprattutto a me stessa.
Ho raggiunto il limite. Non ne posso più. Sto impazzendo. I miei polso sono distrutti a causa dei tagli, la mia pelle é tartassata di lividi e la mia mente mi grida solo di uccidermi.
Clare, mia unica e meravigliosa amica, grazie per esserci stata quando non c'era nessuno di fianco a me, ma é giunto il momento che anche tu prenda in mano la tua vita e decolli; basta essere ancorata nel fondale per causa mia.
Col mio suicidio alleggerirò la vita a tutti.
Addio per sempre,
Jane.
Cara Jane,
dopo un anno sono qui, a scriverti una lettera che non leggerai mai.
Il tuo nome continua a farmi tremare le mani; perdonami se l'inchiostro é sbavato e le lettere sono irregolari, ma é davvero difficile scrivere con le lacrime agli occhi.
Volevo dirti che mi manchi e dopo di te, tutto é cambiato.
Volevo dirti che a scuola il tuo banco vuoto mi fa venire i brividi anche a maggio, che il tuo posto sul bus continua ad essere occupato dal mio zaino nella speranza di rivederti salire dalla portiera, che il tuo numero é ancora fra i miei preferiti e quando tutto va male continuo ad inviarti messaggi nonostante sappia che la risposta non la riceverò mai.
Jane, la mia Jane, volevo dirti che quando alla radio mettono la nostra canzone preferita sono costretta a cambiare stazione perché altrimenti non riesco più a smettere di piangere, volevo dirti che non riesco più a guardare il mare perché mi ricorda l'azzurro che riempiva i tuoi occhi, che il mio cellulare continua ad essere pieno delle nostre foto, che ricordo ancora perfettamente il tuo profumo e il modo in cui piegavi le labbra per sorridermi.
Jane, la mia migliore amica, volevo dirti che senza di te tutto é diventato difficile; ho iniziato a mangiare poco e a parlare ancora meno, ho iniziato a tenermi tutto dentro, a respingere ogni forma di vita perché voglio solo stare sola… Jane, sei insostituibile e questo mi tormenta perché so che non troverò mai più nessuno come te.
Jane, volevo dirti che al tuo funerale tuo papà aveva le occhiaie così scure da sembrare due lividi, perché da quando non ci sei più lui continua a stare sveglio tutta la notte, ad aspettarti, mentre guarda dalla finestra, stringendo fra le mani la tua maglietta preferita.
Jane, tua mamma aveva il volto stanco e sembrava che fosse invecchiata di colpo di vent'anni… faticava a parlare perché la voce le si spezzava continuamente, ma riuscì a dire che a casa continua ad apparecchiare anche per te, continua a riordinare la tua stanza, e di notte abbraccia il cuscino fingendo sia tu.
Jane, cara Jane, tu mi hai distrutto, hai demolito ogni parte di me facendomi sciogliere in un mare di lacrime, privandomi della persona più preziosa al mondo; senza te sto male.
E mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace così tanto di non essere riuscita a salvarti, di aver lasciato che ti frantumassi in una miriade di frammenti.
Mai, mai, riuscirò a fare pace con me stessa per questo.
Jane, volevo dirti che anche io ogni notte, così come ogni ora, così come fanno i tuoi genitori, penso a te.
Volevo dirti che ogni giorno salgo su quel palazzo da dove ti sei lasciata cadere, appoggio la testa al cornicione dove ti eri seduta prima di andartene, chiudo gli occhi e immagino che sia te, che ti fermo abbracciandoti e ti sussurri “Ti voglio bene. Ho bisogno di te, non lasciarmi mai.” all'orecchio.
Jane, il tuo suicidio non ha posto fine al tuo dolore ; l'ha trasmesso a tutti gli altri.
-Clare.
Testo scritto da me, Alessia Alpi
(Volevoimparareavolare on Tumblr)
“Se non muori per le botte o per atti criminali, ti uccidono quei giorni sempre vuoti e tutti uguali.”
— Mannarino; Malamor
Ti sei innamorato dei miei fiori,
ma non delle mie radici.
Così quando è venuto l'inverno,
non hai saputo cosa fare.
Ysabeau Dennis
_______ Mireille Smith

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C’è una cosa di cui volevo parlarvi. So che è una conversazione difficile, ma voglio molto bene a entrambi. E so che anche voi vi volete molto bene, motivo per cui credo sia importante stabilire delle regole in futuro in modo tale da costruire un ambiente in cui sentirci a nostro agio, con fiducia e disposti a condividere i nostri sentimenti.
Sentimenti.
Sentimenti.
Dio. La verità è che per tanto tempo ho dimenticato cosa fossero. Ero bloccato in un luogo. Una caverna, potremmo dire. Una caverna buia e profonda. Finché non ho lasciato degli Eggos in mezzo ai boschi e tu sei entrata nella mia vita. Per la prima volta dopo tanto tempo ho ricominciato a provare qualcosa. Ho iniziato a essere felice. Ultimamente, però, mi sono sentito lontano da te. Come se tu ti stessi allontanando da me. Mi mancano i giochi da tavolo la sera, fare waffles spettacolari a tre strati al tramonto; guardare film western insieme prima di crollare dal sonno.
Ma stai diventando grande, cresci, cambi. E credo, se devo essere sincero, che questo mi spaventi. Non voglio che le cose cambino. Quindi credo che forse è per questo che sono venuto qui, per tentare forse di fermare quel cambiamento. Per portare indietro il tempo e far tornare tutto come prima. Ma so di essere ingenuo. Non è così che funziona la vita. Va avanti, va sempre avanti, che ti piaccia o no. E sì, a volte è doloroso. A volte è triste. E a volte, è sorprendente. Gioioso.
Perciò sai che ti dico? Continua a crescere piccola. Non lasciare che io ti fermi. Commetti i tuoi errori, impara da essi. E quando la vita ti fa male, perché te ne farà, ricorda quel dolore. Il dolore fa bene. Significa che sei fuori da quella caverna. Ma, ti prego, se non ti dispiace, per amore del tuo povero e vecchio papà, tieni la porta aperta di dieci centimetri.
Stranger Things, Jim Hopper
Le cose si scoprono attraverso i ricordi che se ne hanno. Ricordare una cosa significa vederla – ora soltanto – per la prima volta.
Cesare Pavese (28 gennaio 1942)
“Ho sempre avuto un grande difetto: la noia. Mi sono sempre annoiato per tutto: le cose, i luoghi, persino le persone. Mi sono allontanato da un sacco di persone per noia, perché sono sempre stato del parere che chi doveva starmi vicino doveva arricchirmi, riempirmi, sconvolgermi il cervello e l'anima. Ho sempre amato le cose inaspettate, le persone diverse, o uguali a me che mi incendiano la testa in qualche modo. Ho odiato il mio carattere tante volte, perché per colpa sua ho mandato via bellissime persone, e la scusa del “sono fatto così” non può reggere sempre. Allora vi dico che vivo la vita per incendiarmi e voglio accanto persone che mi incendiano. Mi annoia tutto, tranne il fuoco.”
—
Se è così, non fa niente. Se è così, è meglio che resti tutto com'è. Incastonato nella memoria. Tra sogno ed illusione.
[Eli
Mi sei mancato nel posto in cui ti ho baciato per l'ultima volta. Mi è mancato il tuo profumo, la tua presenza, le tue braccia che non c'erano sopra i segni scomparsi che avevi lasciato sulla mia pelle per sentirci un po’ di più.
Mi sei mancato, nel senso che mancavi da me. Nel senso che in me non c'eri. Nel senso che sentivo un grosso vuoto fatto di nostri silenzi, come quello che ha coronato il nostro addio, quando non ho avuto il coraggio di dirti: “se vuoi andare va, però poi torna.”
Ti ho aspettato lo stesso, mi sei mancato lo stesso. Se vuoi andare va, magari domani torni.
Magari domani resti?
Invece no. In prossimità non c'eri. Da lontano, così tanto, non ti distinguo più.

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Ho smesso di scrivere di te e l’ho fatto perché non ho più nulla da dire. È diventata monotona anche la morte. Prima di essa il dolore, la sofferenza, l’agonia. Ogni cosa ha cessato di esistere in me e cessando ha fatto sì che terminasse il mio racconto. E con esso, tuttavia, non la mia rabbia, la mia ossessione, la mia febbrile malinconia. Non mi sono più concesse parole e frasi dove riversare la tua immagine, e ciò nonostante mi è dato di provare e patire. È coscienza di addio, la mia; ed è funesto l’avvenire per il coscienzioso, avvenente per l’imprudente. Hai i lineamenti propri della tristezza. Quando ci rifletto il mio cuore tende a sbiadire come una foglia calpestata ripetutamente. A volte sembra quasi che sia io a camminarci sopra, io a calpestare, io con la mia foga e il mio disinteresse a confondere la vista. Il tuo sguardo me lo ricordo; e d’altronde come si potrebbe dimenticare? Che mi venga chiesto di cessare le ostilità, di fare ammenda, di cercare altre vie ed altri scopi pur di evitare la pena più grande: scordarti. Mi viene in mente quel pomeriggio dove tu mi raccontavi del tuo primo amore: eri così tanto imbarazzata che riuscisti quasi a strapparmi un che di commozione: ondeggiavi la testa da una parte all’altra, mentre le tue guance si facevano più rotonde e gli occhi più lucidi; cercavi disperatamente un modo per non dirmi ciò che avevi provato il giorno precedente con quel ragazzo, ma più ci provavi e più fallivi. E io sorridevo; sorridevo fortissimo, così forte da costringerti ad uscire dalla stanza per qualche minuto. Quando rientrasti mi chiedesti se avessi finito con le recite e le prese in giro e io ti dissi che non c’era cosa più bella di ciò che era successo il giorno precedente: qualunque cosa fosse. Qualcosa in grado di comprometterti così tanto doveva per forza essere stato sconvolgente. Ed io desideravo così tanto che sentissi qualcosa del genere. Ti vedo lontana, così lontana che soltanto tendendo la mano al cielo posso sentire ancora qualcosa. Ciò che provo non lo so bene neanche io. So per certo che non è nostalgia: non mi manchi, devo essere sincero. Credo sia qualcosa tra la tristezza e la malinconia, qualcosa per cui valga la pena cercarti tra le pieghe del cielo e allontanarti a parole sui fogli di carta. Forse un giorno ci incontreremo nuovamente e ancora una volta passeremo il tempo come due tra le persone più distanti eppure così vicine. Ti sarà permesso di parlare e cantare; leggere, studiare, cercare, osare e fantasticare. Sarà un pomeriggio caldo di primavera inoltrata o un tramonto colorato del primo autunno: tu sarai vestita dell’innocenza che ti è propria tanto quanto quelle gote paffute che tu disdegnavi tanto. Mi parlerai di religione, di fede e di amore. Ti distinguerai tra una moltitudine di persone chiamando il mio nome: si gireranno in molti, ma io ti avrò già trovato. Mi prenderai il viso tra le mani e guardandomi con l’occhio torvo e sospettoso mi chiederai dove son stato; ed io ti dirò una bugia. Ribalteresti la domanda arrivando a toccare le corde più intime e profonde ed io ti mentirei nuovamente assicurandoti che sono stato felice. E pensa, può addirittura essere che quest’ultima parte sia un doppio gioco: la parte dove pretendo la mia insofferenza pur avendo cessato di riservarle il posto primario. C’è una storia che ti andrebbe di sapere: una storia che parla di me, ma soprattutto di un’altra persona. Vuoi vedere che in quei pomeriggi avevi ragione? E non lo saprai mai.
Alla stronza che sono
non devi nulla.
All'amica che ero
dovevi rispetto.
[Yelena b.]