Ora io, per quanto riguarda l'osservanza di quella che è la buona regola di far corto anche un racconto, non posso dire che mi sia mancato il tempo: ho impiegato addirittura un anno, da un'estate all'altra, per far più corto questo racconto: non intensamente, si capisce, ma in margine ad altri lavori e a ben altre preoccupazioni. Ma il risultato cui questo mio lavoro di cavare voleva giungere era rivolto più che a dare misura, essenzialità e ritmo, al racconto, a parare le eventuali e possibili intolleranze di coloro che della mia rappresentazione potessero ritenersi, più o meno direttamente, colpiti. Perché in Italia, si sa, non si può scherzare né coi santi né coi fanti: e figuriamoci se, invece che scherzare, si vuol fare sul serio. Gli Stati Uniti d'America possono avere, nella narrativa e nei films, generali imbecilli, giudici corrotti e poliziotti farabutti. Anche l'Inghilterra, la Francia (almeno fino ad oggi), la Svezia e così via. L'Italia non ne ha mai avuti, non ne ha, non ne avrà mai. Così è. E bisogna, come dice Giusti di quegli ambasciatori cui Barnabò Visconti fece ingollare una bolla, cartapecora e piombi di sigillo, bisogna striderci. Non mi sento eroico al punto da sfidare imputazioni di oltraggio e vilipendio; non mi sento di farlo deliberatamente. Perciò, quando mi sono accorto che la mia immaginazione non aveva tenuto conto del fatto che le leggi dello stato e, più che le leggi, la suscettibilità di coloro che le fanno rispettare, impongono, mi sono dato a cavare, a cavare.
Nota - Il giorno della civetta - Leonardo Sciascia
Non mi sembra che sia cambiato poi molto in cinquant'anni. Mi immagino tutti quegli scrittori che vorrebbero scrivere ciò che pensano, ma si limitano a scrivere ciò che possono. Non oso immaginare cosa avrebbe potuto essere "Il giorno della civetta" se Sciascia non avesse dovuto cavare, cavare, cavare, al fine di non suscitare lo sdegno e le reazioni di tutti i potenti che in un modo o nell'altro si sarebbero potuti sentire coinvolti. La realtà supera di gran lunga la più fervida delle fantasie letterarie e purtroppo viviamo in un mondo in cui sembra che l'unico limite sia il cielo.











