Una grossa nota dolente della serie Sony A7 (almeno della prima generazione) è il consumo eccessivo ed non lineare delle batterie. Ecco come ho risolto definitivamente questo problema...
Il difetto principale (forse l’unico vero difetto) che ho riscontrato da subito sulla Sony A7 è che le batterie oltre ad avere una scarsa durata, calano di percentuale in maniera piuttosto incostante ed imprevedibile, peggio di quanto succeda con la Nex-C3.
Le NP-FW50 sono fisicamente piccole, hanno capacità ridotta, e queste mirrorless con tutta l’elettronica che sfrigola all’interno, sono avide di energia. C’è poco da fare... l’autonomia è quella che è.
Per non rischiare che la macchina si spenga nel momento migliore bisogna sicuramente munirsi di un battery-grip. Anche quelli compatibili come i Meike e Neewer hanno la peculiarità di attingere energia da una batteria per volta, cosicché scaricata la prima, la fotocamera passi automaticamente alla seconda senza spegnersi.
A parte questo accorgimento, nelle giornate più lunghe (per non parlare dei matrimoni...) non basta portare con se tre o quattro batterie ben cariche... La soluzione definitiva, che mi ha anche consentito un modesto risparmio, è stata acquistare un powerbank di quelli seri, oltre a dei caricabatterie esterni.
Prima di tutto, un caricabatterie come si deve
Mamma Sony sotto questo aspetto ha fatto una gran cazz*ta. Nella confezione non c’è nessun caricabatterie. È la fotocamera stessa che funge da tale quando collegata alla rete elettrica (tramite adattatore). Quindi o si fotografa o si ricarica la batteria... Questa cosa mi ha lasciato senza parole...
Per fortuna esistono CB di terze parti, le classiche cinesate, che per pochi spiccioli svolgono benissimo il loro lavoro. Me ne sono procurato uno immediatamente, per l’esattezza questo modello doppio RavPower.
Secondo: una grossa scorta di mAh
Finche ho avuto la A850 l’autonomia non era un problema ma con il passaggio completo alle mirrorless ho dovuto pensare seriamente al modo per non restare a secco durante le giornate full-immersion.
Quello più scontato era procurarsi una grande quantità di batterie ma... più se ne hanno, più è difficile gestirle tutte in maniera ottimale, usarle ciclicamente, controllarne l’autoscarica e mantenerle efficienti.
L’alternativa più congeniale è stata acquistare un powerbank Anker da 20.100 mAh con doppia uscita Usb, uno di quelli seri insomma. Costa quanto un paio di batterie compatibili ma ha un’autonomia dieci o dodici volte superiore, e al di fuori dell’impiego “fotografico” rimane un accessorio utilissimo per tutti gli altri apparecchi elettronici, compresa la Sprocket.
Il mix perfetto
Successivamente ho acquistato un secondo CB, identico al primo e con questa fantastica combinazione posso ricaricare fino a quattro batterie contemporaneamente, in completa mobilità.
Ho sfruttato questo sistema durante l’ultimo matrimonio e tutto ha funzionato come previsto. Nell’arco della giornata ho ricaricato otto o nove batterie tenendomi al riparo da qualsiasi rischio. L’unico accorgimento necessario è tenere sotto controllo il calore prodotto durante la ricarica nel caso tenessimo il tutto all’interno della borsa.
Consiglio sicuramente questa soluzione, anche a chi usa la fotocamera a livello amatoriale o come compagna di viaggio, a patto di avere comunque una piccola scorta di batterie (direi che tre sono sufficienti).
Parlo di versatilità della ricarica USB perché grazie alla varietà di accessori disponibili (alimentatori da muro multipli, alimentatore da auto, powerbank, ecc.) è possibile condividere le risorse tra i vari strumenti, risparmiando peso, spazio e anche soldi, il tutto con una migliore organizzazione.
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Questa estate abbiamo trovato una buona offerta per la stampante portatile HP Sprocket e abbiamo deciso di acquistarla, spinti più che altro dalla curiosità ma anche per sperimentarne un potenziale utilizzo nei photobooth.
Qui di seguito vi esporrò alcune valutazioni maturate con l’utilizzo reale confrontandola inoltre con una stampante a sublimazione che possiedo già da parecchio tempo.
Primo approccio
Compattissima... si infila senza problemi in tasca. Scocca lineare e affusolata, molto elegante. È molto simile ad un hard disk portatile da 2 pollici e mezzo.
C’è un solo pulsante fisico per accensione e spegnimento, tutto il resto lo si fa dall’App tramite connessione bluetooth. Due led ne indicano stato di ricarica e funzionamento.
Molto compatta, peso contenuto, estetica piacevole
È alimentata da una batteria interna quindi di fatto è portatile al 100% ma non aspettatevi chissà quale autonomia. Ottimisticamente si riescono a fare una trentina di stampe. C’è di buono che si ricarica tramite cavo USB Micro-B (ormai stra diffuso) quindi potreste eventualmente allungarne l’autonomia con un powerbank. Abbiamo adottato questa soluzione durante un matrimonio (da invitati) e con un powerbank decisamente modesto siamo riusciti a comporre un micro album da 40 foto circa mantenendo ancora il 30% di carica.
Per un uso intensivo bisogna sicuramente organizzarsi con un alimentatore usb multiplo a cui collegare sia stampante che smartphone (anche lui durerà poche ore).
Aspetti pratici
La Sprocket permette di stampare solo da smartphone o tablet, tramite connessione Bluetooth.
Se la foto è stata scattata con una fotocamera digitale sarà necessario prima di tutto copiarla sullo smartphone. Le strade possibili sono diverse e variano a seconda del modello (sia di smartphone che di fotocamera), in linea di massima però tutte le fotocamere recenti incorporano il Wi-Fi e offrono la possibilità di trasferire le foto comodamente.
L’App Sprocket è piuttosto intuitiva, stampare una foto dal rullino è semplice e veloce. C’è anche la possibilità di aggiungere le foto alla coda di stampa mentre la stampante è offline per poi stamparle tutte insieme una volta ristabilita la connessione. Questo è utile per risparmiare un po’ di batteria limitando i tempi morti.
Se usate la coda di stampa però siate pazienti perché dopo alcune stampe consecutive la Sprocket potrebbe surriscaldarsi e avrà bisogno di qualche minuto per tornare operativa (l’App segnalerà il problema).
Sempre dall’App è possibile monitorare la carica residua e qualche altro parametro.
La stampa è intuitiva e veloce
La stampa vera e propria impiega 15-20 secondi durante i quali la Sprocket è silenziosissima. Solo avvicinandola all’orecchio si percepisce un leggero ronzio.
Supporti di stampa e qualità
Entrambe le stampanti sono in grado di stampare al vivo (ovvero senza bordi bianchi) ed entrambe hanno diverse opzioni di layout.
La Sprocket ha un formato di stampa di circa 7,5 x 5 cm e la carta è autoadesiva, come una figurina. Questo è utile ad esempio per incollare la foto appena stampata su un’agenda, un diario di viaggio o una cartolina.
L’App consente di aggiungere testi, disegni, emoji e altro sulla foto... interessante per gli adolescenti innamorati ma talvolta utile anche per altri scopi più produttivi. Potreste addirittura aprire la foto, modificarla per come vi serve e risalvarla sul rullino senza neanche accendere la Sprocket.
La stampantina Sony, come tutte le stampanti a sublimazione “casalinghe” stampa nel classico formato 10 x 15 cm su carta non eccessivamente spessa ma piuttosto rigida.
Per quanto riguarda la qualità posso dire che... è indecente... si, indecente... almeno per me che ho un occhio molto critico.
È come se ad ogni foto venisse applicato un qualche filtro strambo di Instagram. I colori sono leggermente virati, i passaggi tonali un po’ sballati e su tutta la foto ci sono delle striature che la fanno sembrare “rovinata”. Forse è un effetto voluto che emula una vecchia polaroid, più probabilmente si tratta di limiti fisici dettati da miniaturizzazione e tipologia di stampa.
Le foto presentano delle leggere striature. Voluto o no, questo effetto rende le stampe simili a polaroid invecchiate.
Anche le foto in bianco e nero hanno qualche leggero viraggio ma tutto sommato danno l’impressione di essere davvero monocromatiche, almeno fino a quando non le si confronta con una stampa “seria”.
Vero è che l'oggetto in questione nasce per la stampa di foto realizzate con lo smartphone che tanto fanno già pena di loro, qualitativamente parlando. L’effetto polaroid potrebbe “livellare” e camuffare oppure tra smartphone e stampa il risultato potrebbe essere uno schifo al quadrato...
Ho stampato una sola foto realizzata con lo smartphone e ho ottenuto... indovinate... uno schifo al quadrato...
La stampante a sublimazione al contrario ha una qualità d’immagine molto molto elevata, che non ha nulla da invidiare a quella dei laboratori.
In questo caso le foto b/n hanno dei grigi perfettamente bilanciati su tutta la scala, inoltre la tonalità appena appena calda le rende molto piacevoli.
Differenza tra stampa sublimatica (a sinistra) e stampa da HP Sprocket (a destra).
Quanto costa
Il prezzo della Sprocket balla intorno ai 130€ (Amazon.it, marzo 2018), non proprio pochi... le stampanti sublimatiche hanno un prezzo molto simile se non inferiore in alcuni casi.
Consiglio sempre di dare un’occhiata all’usato perché questi articoli vengono spesso venduti per inutilizzo e si possono portare via per pochi spiccioli. Comprai la Sony più di 5 anni fa pagandola 22€ mette per la Sprocket ho speso circa 30€. La prima non era mai stata usata, la seconda non aveva più di 20 stampe... due ottimi affari direi!
Per quanto riguarda i consumabili i prezzi sono i seguenti:
50 centesimi esatti per ogni stampa della Sprocket;
35-45 centesimi per ogni stampa a sublimazione.
Il kit HP costa 9,99€ e contiene due confezioni da 10 fogli ciascuna. La stampante può essere caricata con massimo 10 fogli per volta quindi aperta la confezione si prende il contenuto, lo si inserisce nella stampantina e via fino alle prossime 10 stampe.
Da notare che la carta HP Zink è di fatto identica alla carta per Polaroid ZIP (stessa tecnologia Zero Ink) ma quest’ultima costa qualcosa in più.
Il kit di stampa costa 9.99€ e contiene in totale 20 fogli.
Ogni confezione contiene 10 fogli HP Zink. Il foglio extra blu serve per la calibrazione.
I kit per stampa sublimatica comprendono sia carta (in fogli) che inchiostri (sotto forma di rulli). In questo caso la capacità del cassetto è di almeno 20 fogli.
Faccio notare che ormai da un po’ di tempo Sony ha cessato la produzione di stampanti sublimatiche, almeno quelle casalinghe, ma i consumabili rimangono disponibili sul mercato (spero per molto tempo ancora). Per chi volesse acquistare una stampante a sublimazione ora converrà orientarsi sulle Canon Selphi che di fatto forse sono le uniche disponibili.
Verdetto personale
Se la qualità di stampa fosse decente, la Sprocket sarebbe davvero WOW.
Quell’effetto ‘vecchia polaroid’, voluto che sia oppure no, la relega un po’ ad un giocattolo, di sicuro divertente ma pur sempre un giocattolo...
Ne consiglierei l’acquisto? Personalmente dedico ai giochi budget molto ridotti quindi per il prezzo a cui viene proposta direi di no.
Per la stessa cifra investirei su una stampantina a sublimazione che stampa divinamente e in un formato molto più godibile.
Ovviamente molto dipende dall’utilizzo che ognuno pensa di farne ma la probabilità che diventi noiosa o inutile è alta e il rischio a mio parere non vale quei soldi...
Ad ogni modo la Sprocket può essere sicuramente utile e divertente durante i viaggi per la creazione di album on-the-go o durante eventi particolari. Il mini-album di cui accennavo prima è stato una sorpresa apprezzatissima dagli sposi oltre che motivo di grande stupore per gli invitati che hanno scritto le dediche.
Sento sempre più spesso abusare dei termini HD e FullHD quando si parla di fotografie. Poiché odio la fuffa e le prese per il culo, in questo articolo spiegherò (con l’ausilio di qualche pseudo-pippone tecnico) perché queste parole non hanno valore per chi acquista un servizio fotografico.
La parola “FullHD” va molto di moda, così di moda che in molti la usano e ne abusano, anche i fotografi. Se pagate per un servizio fotografico che preveda la consegna dei file “FullHD” probabilmente (non per forza) vi stanno prendendo per il culo... ecco perché.
Piccolo pippone tecnico
La terminologia in questione nasce e si riferisce al mondo dei video digitali e ne definisce la dimensione in pixel. Un video FullHD è un video con una dimensione di 1920 pixel orizzontali x 1080 verticali. Non significa che sia di buona o pessima qualità, significa solo che ha una certa dimensione, che in campo video appunto, è piuttosto alta ed è attualmente lo standard più diffuso.
Da un semplicissimo calcolo vediamo che un’immagine o un frame Full-HD corrisponde a... 1920 x 1080 = 2.073.600 pixel = 2 megapixel circa.
La parola megapixel vi sarà sicuramente familiare perché è quella che definisce la risoluzione di una fotocamera digitale (più esattamente del suo sensore). Vi sarà anche familiare il fatto che 2 megapixel siano decisamente scarsi per una fotocamera non più vecchia di 10 anni o anche 15 anni.
Le fotocamere usate da un professionista hanno solitamente una risoluzione di almeno 24 megapixel, dico almeno perché potrebbero averne 36 o anche di più. La differenza tra 2 e 24 megapixel ovviamente è imbarazzante.
Carta e display sono molto diversi
Il punto fondamentale della storia è che il mondo dei display è profondamente diverso da quello della carta.
La stessa foto da 2 megapixel si vedrà benissimo fino a quando rimarrà su di un display (che sia smartphone e TV poco cambia) ma se la stampiamo in un formato che vada oltre il 15x23, avremo un risultato deludente, la stampa sarà poco definita.
Per rappresentare un’immagine su carta servono molti più pixel rispetto ad un display, quindi per stampare bene formati più grandi servono risoluzioni più alte. I 24 megapixel citati prima sono sufficienti per spingersi in ingrandimenti formato poster, con buoni risultati.
Pagare due volte le stesse fotografie? Anche no.
Il problema è che se paghiamo per delle foto che non è possibile stampare liberamente in tutti i formati, beh direi che stiamo buttando i nostri soldi.
Sinceramente trovo ingiusto pagare un servizio fotografico, ricevere dei file che sono quasi dei provini ed essere costretti ad un ulteriore esborso, comprensivo ovviamente di cresta, per avere degli ingrandimenti di buona qualità.
Accertatevi che le foto vi vengano consegnate alla massima risoluzione
Dico che il termine FullHD espresso per definire delle fotografie è una cazzata per i seguenti motivi:
non serve a descrivere la qualità delle fotografie;
se, come dovrebbe, ne descrive la risoluzione, questa è scarsissima per delle fotografie;
non ha assolutamente senso se viene inteso come “alta risoluzione” anche perché alta è molto relativo.
Quando prenotate un servizio fotografico, specialmente se siete interessati solo ai file digitali, assicuratevi che le foto che vi verranno consegnate siano alla massima risoluzione (così come escono dalla fotocamera). HD, FullHD e alta risoluzione sono appunto... fuffa.
Questo articolo non vuole essere autopromozionale o screditare la concorrenza - non sono di certo l’unico a consegnare le foto alla massima risoluzione, per fortuna - ma è un’esortazione ad essere più trasparenti ed avere più rispetto nei confronti dei clienti, che ne sanno meno di noi fotografi.
p.s.: Prossimamente scriverò un approfondimento (ancora più pippo-tecnico) sul tema della risoluzione, argomento solitamente difficile da comprendere ma che diventa molto semplice una volta assimilati alcuni concetti chiave.
p.p.s.: perdonatemi per aver usato un’emoji nell’immagine di copertina ma non ho resistito...
Ecco un piccolo ma delizioso video promozionale realizzato qualche giorno fa. E’ il primissimo realizzato interamente da me e la mia assistente, quindi non siate troppo critici!
C’è voluto un intero pomeriggio di riprese e montaggio per tirar fuori questa clip da 50 secondi ma è stato davvero divertente.
Abbiamo finalmente sfruttato le potenzialità video della Sony A7 e rispolverato le doti acrobatiche del treppiede Manfrotto e relativa testa a sfera.
Non dimenticate di seguirmi sui social perché nelle prossime settimane ne arriveranno altri!
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Questa volta accontentiamo il pubblico femminile con un modello davvero simpatico e sempre sorridente.
Gli sguardi seri e intensi rispecchiano meno la sua personalità ma a giudicare da queste foto gli riescono comunque molto bene...
Il like-wall ha di nuovo raggiunto un numero consistente di cuori. E’ quindi ora di azzerare i voti e ricominciare!
Sopra potete vedere il like-wall con le nuove foto che ho aggiunto mentre qui sotto trovate le più votate.
Riprendo a scrivere sul blog dopo alcune settimane di pausa forzata dalle mie attività fotografiche. Riprendo con una raccolta di foto #senza inquadrare ai tavolini sparsi per Torino.
Ormai le regole le conoscete... Scatti senza inquadrare e post-produzione senza ritagli.
Questo mio "vizio" del ritratto mi ha portato qualche tempo fa a conoscere Martina. Indubbiamente bella, incredibilmente espressiva.
Questa volta sono stato ingannato dalle apparenze. Il suo aspetto dolce mi ha fatto credere che fosse una ragazza timida ma dieci minuti di chiacchiere sono bastati per scoprire che nasconde un caratterino tutt’altro che introverso. Cosa che la rende ancora più interessante.
Voglio anche ringraziarla per le splendide parole che mi ha scritto dopo aver visto i miei scatti. È importante che il tempo passato nel mio studio sia prima di tutto un’esperienza piacevole. Martina mi ha dato ampiamente conferma di questo.
Una piccolissima modella che mi ha fatto sudare sette camicie.
Le sue passioni sono darmi le spalle non appena prendo in mano la fotocamera e rendere la messa a fuoco qualcosa di impossibile. I suoi sorrisoni però le fanno perdonare tutto...
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Ho fotografato Serena qualche mese fa. Tra tutte le foto che ho scattato per lei ha apprezzato specialmente i primissimi piani, quelli per cui vado matto anche io.
L'ho invitata a posare una seconda volta per dedicarci solo a quel tipo di foto, senza altre distrazioni, determinato a tirar fuori il suo potenziale ancora inespresso col fine di produrre immagini ancora più intense.
Dopo il progetto invisibili ho continuato con più o meno costanza a scattare foto senza inquadrare, sempre attratto da questa tecnica inconsueta.
Ho pubblicato nel tempo diverse raccolte di queste immagini, pescando tra le più interessanti. Adesso tutto sta prendendo una nuova forma.
Da qualche mese ho iniziato a scattare in maniera più selettiva al fine di comporre dei micro-progetti come quello sulle #biciclette.
Questa nuova serie è incentrata sulle persone in bici ma ovviamente siamo solo all’inizio!
Due occhioni bellissimi che rispecchiano il suo animo brillante.
Desiderava delle foto che rappresentassero la sua passione per la danza.
Oltre quelle ovviamente non ho dimenticato un po’ di ritratti nel mio stile tipico che sono stati molto apprezzati, soprattutto da mamma e papà.
Va avanti il progetto #senza inquadrare!
In questo articolo una raccolta di scatti incentrati sulle #biciclette.
Ribadisco come sempre: foto eseguite senza inquadrare e senza alcun ritaglio in post-produzione. Ovviamente tutte riprese con la Nex e la preziosa frittella.
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Questa volta ho voluto dedicarmi quasi esclusivamente a quello stile puro e semplice che adoro e che sto portando avanti da qualche tempo (anche se parzialmente) con tutti i miei soggetti.
Fotografare così è davvero appagante. Lunga chiacchierata a tu per tu, tante risate, musica giusta e una modella (che poi modella non è) così bella e simpatica da creare dipendenza.
Infatti la sessione è durata più del previsto ma si sa, quando ci si diverte il tempo vola, specialmente se si ottengono foto grandiose!
Italiana ma vive a Londra. Rimpatriata per alcuni giorni ne ha approfittato per dedicare dei ritratti a se stessa. Apprezzo molto chi come lei decide di farsi un regalo di questo tipo perché significa apprezzarsi e volersi bene.
Serena aveva il desiderio di congelare questo momento della sua vita e io sono felice di averla aiutata.
É arrivata in studio con un intero trolley, così come ci eravamo detti d’altronde, ma come spesso accade gli abiti che si usano sono pochi, in tutti i sensi.
Per lo studio c’era una grandissima confusione di giacche, canottiere, gonne, calze, scarpe e tanto altro, ma è anche questo il bello di quando si fotografa.
Le foto che vedete in questo articolo sono il risultato di una giornata grandiosa e di uno tra i migliori servizi fotografici dedicati al ritratto personale, merito soprattutto di Serena e della sua personalità “rockeggiante”.