Perché bisogna sempre saper trattenere ciò che è davvero prezioso e lasciare andare il resto.
C’è chi vive l’amore non solo come relazione, ma come trasformazione interiore, un’espansione intensa, quasi necessaria, un vero processo catartico.
Così, quando la relazione inizia a scricchiolare, si apre una fase destabilizzante.
Il respiro diventa incerto, come se si stesse perdendo qualcosa che non si sa più trattenere.
E quando tutto finisce, per attenuare quel miscuglio di mancanza, malinconia e ansia, si resta agganciati al riflesso di ciò che si è stati…a quell’immagine potente che continua a far sentire vivi.
Si finisce per riconoscere come amore solo ciò che accende e spezza l’equilibrio, solo ciò che riattiva il riflesso di una versione intensa di sé, senza accorgersi di stare ripercorrendo un sentiero già calpestato.
Poi, a volte, accade qualcosa di diverso.
Nessun segnale eclatante che faccia gridare “è amore”.
Un amore che non urla, ma resta.
Che non incendia, ma regola.
Che sorride anche quando fuori piove.
Che abbraccia, proprio quando si vorrebbe soltanto un ombrello.
E negli occhi di quella presenza si vede, semplicemente, tutto l’amore che c’è.