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ma sta tornando tumblr?!?!?!? no perché quasi quasi……………dicevo proprio qualche giorno fa che sono molto nostalgica del 2014/2015 ed eccoci qua
è appena uscito il nuovo album di lana del rey mi sembra un buon momento per tornare
ma sta tornando tumblr?!?!?!? no perché quasi quasi……………dicevo proprio qualche giorno fa che sono molto nostalgica del 2014/2015 ed eccoci qua
ieri ho riguardato tutto l’archivio di questo blog e ho nascosto centinaia di post e attraversato quasi 10 anni, alla fine di tutto ciò posso dire di aver notato alcune cose: - scrivevo mettendo tantissime cose fra parentesi, spesso autoironiche. con un po’ di distacco, ora, posso dire quanto fosse evidente la mia paura di prendermi sul serio, di dire qualcosa senza dovermi giustificare, ammettendo di pensarla così, senza ulteriori appunti. irl uso tantissimo l’espressione “fra virgolette”, sono spesso molto arrogante eppure/e infatti un po’ codarda. non mi sto per niente simpatica, per niente. ma forse, forse, mi fa un po’ tenerezza la me di qualche anno fa. ora sono passata alle virgole, chissà cosa dirò fra qualche anno di questa roba qui - in tutto ciò che scrivevo ci sono continui riferimenti alla carne, alla pelle, alle ossa, alla respirazione, come se parlare dell’anatomia di un corpo potesse aiutarmi a rendere famigliare il lessico che parla di qualcosa che io proprio non conosco, che non sento come una cosa mia, questa roba qua che mi porto addosso e che a quanto pare sono sempre io, non altro da me. a volte parlo di ciò che sono come se fossi in macelleria, ma questo vale tutt’ora. sono terrorizzata dall’idea di fare spazio a questo corpo, ma prima ci provavo di più - usatissimi i due punti, che cucciola che spera di essere giunta a una qualche conclusione, nei fatti dopo righe e righe senza virgole punti ma solo parole accatastate ci stava il tentativo di “riassumere”, di dire “non so se s’è capito, ma volevo dire sta roba qua”. posso dirlo? non si capiva proprio un cazzo - spesso ci sono post con foto di cibo, di piante, di libri, di mani, giornate raccontate come tempi lenti, un po’ ovattati, ma vissuti da dentro, ecco, io non ricordo nulla di quei giorni lì, non ricordo di essere mai stata così, mi sembra di vivere fuori da tutto. e non penso che sia solo perchè ora romanticizzo un po’ meno la mia vita e non faccio post su tumblr dal 2019 tipo, credo sia proprio qualcos’altro. perchè una narrazione ce l’ho comunque, però è tutta fatta da fuori, come un narratore pure un po’ infastidito dal protagonista, lo guarda, vede cosa fa, rimane un po’ deluso ma pensa “tanto mica so io sto coglione” e continua a raccontare. al tempo sembrava che io invece avessi qualcosa da dire a me stessa, sembrava mi volessi un po’ tranquillizzare - parlo spesso di perdono, spero in una me del futuro che si sappia perdonare. well, non è andata bene, per niente. mi dispiace e non mi perdono nemmeno questa - leggendomi ho il percepito tutto il peso di quelle vite che non ho mai vissuto, e che mi si sono attorcigliate addosso. vedere quanto le cose non dovevano andare per forza così, ma sono capitate, successe, alcune sono state scelte, ma non era scritto da nessuna parte, se leggo le parole di una me 19enne penso “può ancora succedere tutto” poi so cosa è successo, ma le altre possibilità mi sembrano ancora galleggiare nell’aria, ne percepisco la consistenza - qui scrivevo in un modo che non ricordo di aver mai avuto. è totalmente diverso da quello dei miei diari, degli appunti sul pc, sul cellulare. c’è un’impostazione che non capisco dove cazzo posso aver preso, bah. penso proprio “ma questo mica l’ho scritto io”, non penso sia possibile io abbia pensato seguendo quel filo lì, ma perchè non accetto di non potermi riconoscere, di essere cresciuta, cambiata, di essere stata diversa da così, forse più sincera - mi piacevano tanto l'arte, l'architettura, spesso nei post mi riferisco a un certo concetto di “bellezza”. la vedevo, da qualche parte. proprio non riesco a ricordarmi cosa pensassi, dove la trovassi, condividevo tantissimo questa pagina che si chiamava voli pindarici, c’erano letture associate a dipinti, a sculture, e penso che l’arte mi commuoveva davvero, quella roba lì che chiamavo “la bellezza”, penso davvero di aver creduto con sicurezza di sapere cosa fosse, e in questo mi trovo molto tenera, penso “vorrei darti fiducia e credere a quello che hai pensato e sentito” ma non lo ricordo più. leggevo tanto pavese - rido tantissimo perchè condividevo un sacco di robe su into the wild e quella roba là la felicità è vera solo quando condivisa, che ridere se penso che il mio prossimo tatuaggio che voglio farmi da sola tipo sotto il piede boh poi vedo sarà la felicità è vera solo quando collettivizzata. sono fiera solo perchè ho scoperto questa roba qua, in questi anni, mi pare l’unico passo avanti. un passo più vicina alla digos di fatto - che bella era overture di morricone per il film di tarantino ma pure banale lo so ma something in the way? brava brava, ascoltavi le cose con più cuore, ora c’è tanta aridità - bene ora spero solo che la me del passato non venga a reclamarmi richieste e speranze tipo “ma quindi sei diventata così etc” perchè dio che delusione ti darei speriamo di rivederci fra qualche anno e stare più in forma, non so che ne sarà di me, intanto la vita per la vita
io penso tanto, troppo, penso davvero un botto e con questo non intendo quella cosa per cui penso e produco cose fighe, ben fatte, articoloni per giornaloni o paper fichissimi per gli esami a filosofia, penso troppo nel senso che quando devo fare tutte quelle cose in cui dovrei un attimo mollare il controllo sul mio corpo, ecco che penso a quanto devo fare bene una cosa, e penso al dovermi lasciar andare, cosa che produce un vortice di iper razionalizzazione che mi irrigisce e quindi quando canto, quando recito, mi viene sempre fatto notare questo: pensi troppo. Va bene io però non so come smettere di farlo perchè so darmi degli imput per fare cose solo in modo razionale ma il punto è che qui dovrei dirmi di non pensare, ma già mi starei dicendo qualcosa e quindi niente non funziona mai, vado nel pallone perchè non riesco a smettere di trattenere il respiro e i muscoli e la tensione mi si accumula fino a sotto le unghie. Ieri ho guardato il Cigno Nero e non riuscivo proprio a non notare quanto tutte quelle ossessioni della protagonista siano anche le mie, magari sì meno schizofrenice e sopratutto che non fanno di me un’eccellente ballerina, lei almeno si ammazza ballando alla perfezione, ecco io non ho neanche quella totale dedizione che mi fa confondere la vita con la morte e me stessa con una me affascinante, capace, che si strappa le pellicine e fa diventare la sua pelle il corpo di ciò che vorrebbe diventare, un cigno maestoso e perfetto che si lascia andare un’ultima volta. C’è molto meno romanticismo nel mio controllo, non mi distruggo mai fino infondo perchè non mi è stato dato il permesso della follia più pura, più dissociativa (non che sia una bella cosa), nelle mie ossessioni c’è solo quella costante di non concendersi mai alcun errore (che poi manco è vero: di errori me ne concedo continuamente e non me ne perdono neanche uno). Ecco forse la mia ossessione è questo non perdonarmi mai niente. Perfetta non lo sono stata mai, nè a scuola nè nella vita, nemmeno nell’ossessione alla perfezione stessa, quindi so che in me qualcosa si lascia andare alla fine, ma non so cosa, non so cosa perchè io conosco di me solo ciò che controllo, e ciò che controllo non riesco mai a cederlo totalmente alla passione, o anche solo al banale divertimento. Non mi diverto mai quando faccio qualcosa che amo perchè mi attacco all’amore con rabbia e non voglio perdere neanche una goccia di quello che faccio e di quello che sento, e questo fa sì che io faccia tutto sempre in solitudine, alla fine, ciò che amo e ciò che mi fa stare bene non riesco a donarlo, nemmeno a me stessa, perchè non me lo lascio davvero godere e questo controllo lo odio, lo odio visceralmente e così tanto che mi sembra che proprio questo odio profondo, questa paura, questa rabbia siano l’unica cosa che possiedo davvero

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una delle parti più dolorose della mia terapia è dover parlare di questo perfezionismo che mi taglia la pelle e la carne, proprio perché mi sono sempre immaginata liquida distratta e approssimativa. e invece ho questa severità tagliente che mi irrigidisce le spalle e la gola e mi manda in apnea, che mi rende doloroso persino ricordarmi di espirare. vivo cercando con estrema minuzia di non scoprire e non sentire mai un mio limite, col terrore di dovermi dire: Io finisco qui. Se fossi elegante mi descriverei come quelle ballerine con i piedi e le unghie rovinate e le ginocchia sempre rosse e i muscoli tesi che hanno l’odore del sangue, quello del metallo che assaggi quando ti manca l’aria, quelle ballerine che salgono sulle punte e dicono ai loro muscoli: non vi è concesso nessun errore. le mie costole sono stanche di dover ancora e ancora sputare fuori questo sangue e io vorrei solo poter ballare senza addosso tutto quel silenzio, vorrei farmi meno sottile nelle dita e nel cuore e salire sulle punte spaccandomi tutte quelle ossa che da anni mi chiedono solo un po’ di amore, una canzone in più, come quelle ballerine che potrebbero disegnare i precisi contorni del loro corpo ma scoprirci dentro nuove articolazioni, e invece mi ripeto: non vi è concesso nessun errore.
ogni tanto penso che la mia opinione possa valere qualcosa poi mi ricordo che uso mozzilla firefox
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il mio corpo, la mia pelle e la mia carne prigionieri non sono loro a legarmi, a limitarmi, sono io sono le mie parole, le mie ossessioni, i miei continui pensieri che vorticano su se stessi e si incatenano, si attorcigliano intorno alle mie fasce muscolari e alle ossa e agli organi li divorano li strizzano li fanno esplodere e quel sangue, quel sangue che cola (che germoglia) è la storia che non voglio raccontare è più semplice narrarsi che sia ciò che abbiamo di limitato e determinato a intrappolarci, è contro natura ammettersi che è ciò che pensiamo di avere di indefinito e mutabile e illimitato a obbligarci a intorpidirci i muscoli, a farci irrigidire il collo e le spalle e lo stomaco e tutte quelle piccole fatiche, le parole veloci, il fiato che manca, il tono di voce che si abbassa, che si spezza, che non esce, sono io, sono io che non li lascio andare, che non li lascio fluire, scivolare via, che li voglio controllare bloccare cosa viene prima il mio corpo la mia mente il mio spirito e cosa viene prima il loro nome o ciò che penso che siano e come posso aiutarmi se non con questi nomi che mi bloccano mi asciugano mi disidratano che poi non voglio io non voglio, così dico, non me lo dico non lo ammetto, follia ammettersi che ci vogliamo incatenati e prevedibili e visibili, follia dirci che vogliamo quei nomi, che vogliamo dei limiti che li vogliamo toccare assaggiare ingoiare quando ci raccontiamo di volerci pieni di altro, di tutto e invece non facciamo passare niente di niente tra il corpo, la pelle, la carne
cose belle di me: -sono me stessa tutto il tempo cose brutte di me: -sono me stessa tutto il tempo

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Sereni
oggi mi manca terribilmente la mia famiglia, ognuno di loro, nonna, mamma, papà, il marito di mamma, tutti. mi sono svegliata con questa sensazione asfissiante di voler essere per un po’ con loro a casa, e ho i loro volti stanchi e sorridenti incastrati sotto le palpebre da ore. forse è solo questa pioggia che mi fa credere che tutto a casa sarebbe silenzioso, immobile, come il ricordo di un’infanzia dove le giornate non avevano tempo e le proiezioni nel futuro non esistevano: non sto correndo, nemmeno camminando a passo svelto, eppure sento di dover rallentare (senza fermarmi, sia chiaro, vorrei solo una lentezza calma, come quella delle 17 di domenica pomeriggio). qua sto bene, ma a volte casa mi rimbalza davanti come il mio posto sicuro, dove il mio corpo ha assorbito noia, malinconia, solitudine e tutto questo silenzio che in queste giornate è proprio il rumore della mia città vuota, del suo cielo pallido, del tappeto di casa di mio padre e del ronzio della televisione sempre accesa dalle 14 in poi. è il suono di una me stessa che aveva un altro udito, un altro tatto, gli stessi grandi occhi, la pelle pallida e un piccolo e debole peso, da sempre, proprio in mezzo al petto, e delle tracce scure sotto le ciglia inferiori, come dei pesanti archi che da anni mi trascinano le palpebre un po’ più in basso, con il tempo. mamma mi ha mandato una foto di una torta, uno sformato di patate e delle polpette fatte da lei: non ha mai avuto tempo per cucinare, ma oggi che è domenica e io sono lontana mi manda le foto di piatti che mi dice vorrebbe farmi assaggiare, senza carne, perchè sa che preferisco così, quindi da lontano e con una foto mi dice “questi sono per te”, e io lì non ci sono, ma mi fido e so che davvero sono per me, e allora ne immagino la consistenza e il sapore, e metto su la tisana che mi hai regalato a natale alla mela e cannella e tu sei lontana, fuori è grigio e silenzioso, io mi sento sola e vorrei colpire questa pioggia e strapparla, ma penso agli odori, ai sapori, ai silenzi, alla quiete e a quell’amore incondizionato che ho il privilegio di sapere che gusto ha
gente e amici di cui mi fido ieri post-spettacolo: brava! Davvero sei stata molto brava!
Io oggi da sola sul divano alla quarta tazza di caffè con la gastrite: voi mi avete mentito.
la mia terapeuta: si può essere arrabbiati con una persona, e viversi quella rabbia, anche se si sa che quella persona sta soffrendo ed è inconsapevole del male che ci ha provocato. Non vanno per forza fuse le due cose, ci si può permettere di riconoscere a se stessi che qualcuno ci ha fatto male, anche se si empatizza con il dolore di quella persona. L'iper razionalizzazione che viene fatta dal passaggio "quella persona mi ha ferito" a "sì ma quella persona soffre, che posso farci" può essere un po' allentata, ovvio non devi uccidere l'altro, ma neanche negarti la tua emotività. La rabbia e il dolore possono essere provati anche se pensiamo che l'altro soffra e ci abbia fatto male "solo" perché non è consapevole di se stesso e di come sta e di come si comporta
Io:... Eh sì...
Terapeuta: beh insomma quando persona x ti ha detto quelle cose, e tu eri arrabbiata e ci stavi male, alla fine cosa gli hai detto?
Io: Scusa
Terapeuta: ...
"nono ma tranquilla, non ci sono problemi, non preoccuparti"
- io, visibilmente preoccupata

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ma pure voi qua su tumblr nel 2015 mettevate il vostro 70% di like a post che erano palesi to do list un po' romanticizzate?
io questi gg: