Di quelle voglie sconce che accarezzano la mente già di prima mattina.
Di lingue golose e Indecenti che non tralasciano nulla, che invadono e scoprono, che fanno tremare e impazzire pelle e pensieri.
h
TVSTRANGERTHINGS
Claire Keane
Lint Roller? I Barely Know Her
hello vonnie
trying on a metaphor
Xuebing Du
I'd rather be in outer space 🛸
Game of Thrones Daily
$LAYYYTER

★

tannertan36

祝日 / Permanent Vacation
art blog(derogatory)
almost home
will byers stan first human second

Andulka

Discoholic 🪩

seen from United States
seen from United States
seen from Ireland
seen from Netherlands

seen from Türkiye
seen from Venezuela

seen from United States

seen from Malaysia

seen from Chile
seen from United States
seen from United States
seen from T1
seen from United States

seen from United States

seen from United States
seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from United States
@martina1206
Di quelle voglie sconce che accarezzano la mente già di prima mattina.
Di lingue golose e Indecenti che non tralasciano nulla, che invadono e scoprono, che fanno tremare e impazzire pelle e pensieri.

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
Che poi basterebbe solo entrare nello stesso letto e scoparci anime e corpi come non ci fosse un domani.

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
Herbert James Draper, The Lament for Icarus (1898), detail.
Mi sto fumando un cannone di quell'erba che vendono dal tabaccaio.
Il sapore é ottimo, il profumo é perfetto manca solo lo sballo.
Un po’ come una sega se messa a confronto con una scopata.
Il musino nell’ultima foto, ti manda il cuore in coma diabetico
I libri mi hanno fatto ridere, a volte versare qualche lacrima, ma non mi hanno mai ferita.
Raccontami di come ti sei innamorato di me
“Vieni più vicino, abbracciami… è come una favola sai?!”. Ha il sorriso compiaciuto mentre appoggia la mia testa sul suo petto, sul suo cuore ricordandomi che “Batte per te”. Passa il braccio sulle mie spalle, intrecciamo le nostre gambe “Sei comoda? Si?! Mi piace come indossi le mie camicie, il solito bottone malizioso che tira proprio lì… Bene, cominciamo…” bacia la mia fronte e prende qualcosa dalla tasca “Dimenticavo… Ti racconterò la nostra favola tutte le volte che vorrai…” apre dei fogli, scritti a mano, “Voglio comunque lasciartene una copia, potrai rileggerla ogni qualvolta avrai voglia di ricordarla e non sono vicino a te per farlo io stesso. E’solo una copia di scorta, io rimarrò l’unico e solo possessore del diritto di narrarla a voce. Hai capito? Stringimi amore mio… E’ una bella storia, complicata, a tratti dolorosa, ma bella, davvero, una favola che non finisce mai… Pronta?” Un giorno, di un tempo lontano ma non troppo, in un paese dove il cielo ha lo stesso colore dell’oceano, un giovane uomo che cercava di realizzare il suo sogno più grande incontrò la sua realtà negli occhi dolci e curiosi di una ragazzina bellissima. Aveva lunghi capelli scuri e un sorriso timido. Credeva di essere ad un passo dalla felicità, si rese conto che quello che anelava non aveva niente a che vedere con quel posto meraviglioso… era lei, lei lo avrebbe reso felice. Era un martedì di agosto iniziato come tanti altri. Come ogni martedì si prospettava una giornata intensa ma sistematica. Al villaggio arrivavano i nuovi ospiti. Il giovane uomo mai avrebbe immaginato che quel martedì avrebbe cambiato la sua vita. Bastò vederla scendere dalla jeep. Il viso stropicciato dal sonno, i capelli scuri e sciolti ad incorniciarlo, indossava un paio di jeans chiari ed una maglietta rossa a fiori, delle Superga verde acqua ai piedi. In mano teneva una borsa quasi più grande di lei. Ed entrò nella sua vita così all’improvviso. La ‘cosa’ più bella, scoprì poi. Fu l’ultima a scendere. Capì subito che avrebbe fatto qualunque cosa per lei. Il giovane uomo non era solito trovarsi all’accoglienza, anzi se ne teneva alla larga. Avrebbe fatto conoscenza dei nuovi arrivati, la sera, allo spettacolo di benvenuto. Quegli occhi scuri attirarono la sua attenzione. Si avvicinò, era una ragazzina, la sua meravigliosa Ragazzina. Salutò il personale con un sorriso, il più bello e dolce del mondo. Doveva toccarla, sentire il calore della sua pelle, si avvicinò e allungò la mano dicendole ‘Benvenuta’, nella sua mente continuo con ‘Amore mio’, lei rispose gentile con un grazie. Continuò a salutare le altre persone, il giovane uomo le tenne gli occhi addosso, non riusciva a smettere di guardarla. Poco dopo la vide, da sola, scrutarsi attorno, si avvicinò senza sapere cosa dirle, aveva notato nella sua borsa della Nutella, la sua salvezza, pensò. Quando si accorse che si stava avvicinando, lo guardò sospettosa, gli occhi fissi nei suoi, il cuore batteva forte nel petto. Chissà se lo aveva sentito? “Adoro la Nutella” disse, la Ragazzina senza pensarci prese il barattolo e glielo regalò, senza accettare il suo rifiuto. Rimase sbalordito dal quel gesto, non lo conosceva e gli aveva donato qualcosa di suo. Prese il barattolo sfiorandole la mano, come colpito da una scossa sentì vibrare il suo corpo, la invitò a cena quella sera per ringraziarla, ottenne il suo sì implorandola quasi, aveva rifiutato l’invito, le disse che non avrebbe accettato la Nutella se lei non avesse accettato l'invito. Era contrariata, imbarazzata ma accettò. Da quel momento iniziò a prendersi pezzi del suo cuore. Rimase a guardarla allontanarsi verso la sua camera. Sperava si voltasse, perché avrebbe dovuto farlo? La seguì, senza farsi notare, per il resto della giornata, pensando alla cena, l’avrebbe fatta accomodare accanto a lui, immaginava di prendere la sua mano, accarezzarla e non lasciarla più. Arrivò la sera, la Ragazzina era in ritardo, continuava a guardarsi attorno, la cercava, sentiva il bisogno di vederla. La vide raggiungere il loro tavolo, indossava una camicia bianca che faceva risaltare il leggero rossore della pelle appena abbronzata, i capelli lunghi mossi dalla brezza, avrebbe voluto stringerla tra le braccia, percepire il suo profumo, assaporare le sue labbra. La voleva (E tu che ancora non mi credi quando dico che ti ho amato dal primo momento che ti ho visto… amore mio è vero, è sempre stato vero). Un’altra donna l’avrebbe già baciata, toccata, portata a letto, bastava adularla e non sarebbero stati a quel tavolo. Non lei. Lei era così… bella, giovane, pura. Lei doveva essere trattata con cura: corteggiata, amata, protetta. Scostò la sedia per farla accomodare, sfiorò la sua schiena, la ragazzina sembrò non notarlo, si accomodò accanto a lei, si inebriò del suo profumo. La sensazione di essere nel posto giusto lo pervase quando iniziò a parlarle. Era lei. Le fece mille domande, rispose a tutte con gentilezza e un po’ di imbarazzo. Non smetteva di ammirarla mentre parlava con gli altri commensali, e quando rideva, Dio quando rideva quanto era bella. Il giovane uomo dovette andare via, prima della fine della cena, il dovere lo chiamava, la salutò, quasi non gli rispose, sentì una stretta al cuore, come poteva non aver sentito quello che c’era tra loro? Non lo guardava come faceva lui, ovvio ai suoi occhi era troppo grande, non avevano niente in comune. Alcuni dicono che è impossibile l’amore a prima vista, stupidi loro a non crederci, cosa poteva essere quel desiderio di non allontanarsi da lei? Ci provò a dirsi che era attrazione, gli era già successo. Questa volta era qualcosa di più. Voleva conoscere i suoi pensieri, vederla ridere, farla ridere, voleva sentire il sapore delle sue labbra. Non era nemmeno maggiorenne, aveva sentito il suo amico dare istruzioni al personale sul fatto che un’ospite era ‘minorenne non accompagnata’ era dovere di tutto lo staff prendersi cura di lei, avere un occhio di riguardo per quell’incredibile ragazzina. Proteggerla fu la prima cosa che gli venne in mente. Il giovane uomo non voleva farle del male. Voleva amarla. Era follemente innamorato. Il cuore gli scoppiò nel petto a quell’ammissione. L’amava. E lei? L’avrebbe amato? Più tardi, la cercò tra gli ospiti, aveva lo sguardo annoiato e stanco, non guardava lui, quanto desiderava il suo sguardo su di se. Poco dopo se ne andò, avrebbe voluto raggiungerla, accompagnarla in camera, dovette accontentarsi di osservala da lontano. Quella notte non dormì, pensò a lei, sapeva che non doveva provare quei sentimenti nei suoi confronti, era una ragazzina, lui invece… cosa poteva dargli, cosa si aspettava una come lei dagli uomini? Cosa aveva già scoperto delle relazioni tra uomo e donna, si era già innamorata? Era innamorata? Certo che lo era, nel giro di poche ore aveva conquistato tutti i ragazzi dello staff che non perdevano occasione di vezzeggiarla, lo stesso Maurizio, il suo migliore amico non si faceva scrupolo a coccolarla, e lui? L’amava. E se aveva un fidanzato? Il primo amore. Il suo cuore si sgretolò. Non le avrebbe detto del suo amore, sarebbe stato suo amico, avrebbe accettato qualunque compromesso pur di starle accanto. Eppure non voleva essergli amico. Voleva di più. Il mattino dopo non era a fare colazione, saltò anche l’aperitivo, la rivide a pranzo, finalmente il suo sorriso, il primo di quel giorno. I capelli raccolti, l’abbronzatura sulla pelle più accentuata. Non aveva mai guardato le donne con così tanta intensità, con desiderio sì, era attratto dalle donne, lo era sempre stato, anche lei lo attraeva, in modo diverso, si sentiva quasi in soggezione alla sua presenza, aveva quasi paura di toccarla, anche se lo tentava l’idea di farlo. Intanto lei non lo degnava di uno sguardo, si limitava a rispondergli più per educazione che per interesse. Non aveva la minima idea di quello che provocava in lui. Quel pomeriggio il giovane uomo diede il peggio di se. Andò in spiaggia, sapeva dove trovarla, prendeva il sole, stesa sulla pancia, notò il costume slacciato e gli occhi chiusi. Andò a sedersi di fronte a lei, rimase sorpresa quando lo vide, strizzava gli occhi per il sole, cercò di prendere gli occhiali dalla borsa, non riusciva e non poteva alzarsi, il giovane uomo avrebbe visto il suo seno scoperto, cercava di coprirsi, impacciata. Da idiota fece una battuta sulla situazione che si era creata, la infastidì, lo notò dall’ espressione severa che gli lanciò. Sorrise compiaciuto del suo atteggiamento, era pudica e seppur in imbarazzo gli rispose per le rime. Le infilò i suoi occhiali e le legò il costume, nel farlo le toccò la schiena e vide la sua pelle percorsa dai brividi, gli stessi che percorsero lui. Una speranza si accese nel suo cuore, non gli era indifferente. Si spostò per tornare a lavoro, la testa piena di lei, dell’imbarazzo sul suo viso, la meraviglia del suo broncio offeso. Sentì chiamarsi, un suono nuovo, bello, si voltò e la vide andargli incontro per restituirgli gli occhiali. Era bellissima, nervosa, come se le fosse costato dire quel nome, il giovane uomo nel prendere gli occhiali toccò la sua mano, ebbe di nuovo i brividi, anche lei fu colpita da un fremito… c’era qualcosa tra loro, la vide sorridere, timida, confusa. Si infilò gli occhiali e si allontanò con la promessa che si sarebbero rivisti a cena. Si sforzò di non voltarsi, se avesse rivisto quegli occhi, quella bocca sarebbe tornato indietro per baciarla. “Amore mio, anche tu ti stai chiedendo cosa è appena successo? Io mi sono innamorato di te. E tu?” disse tra se, continuò a camminare, probabilmente con un sorriso ebete sul viso. Mentre gli restituiva gli occhiali, disse qualcosa a proposito dei suoi ‘occhi belli’… (Quel giorno non vidi il tuo seno nudo. Giuro. Solo una minuscola parte di pelle bianca non abbronzata, niente di più. La ricordo ancora. Con molto piacere). La sera a cena, il giovane uomo scoprì il suo cuore, le disse ‘Mi piaci, vorrei conoscerti meglio’ (spero di non aver usato quelle parole, così ‘vecchio stampo!’), la Ragazzina strabuzzò gli occhi incredula, scoppiò a ridere (insolente) dicendogli che non doveva sentirsi obbligato a tenerle compagnia, non era necessario trattenerla, non aveva importanza se la sua amica e Maurizio cominciavano a frequentarsi. Era demoralizzato, aveva sortito l’effetto opposto. Non si perse d’animo, le ripeté che gli piaceva, che non avrebbe perso tempo con lei se non fosse stato vero quello che provava, cercò di guadagnarsi la sua fiducia, dopodiché lei disse ‘Spero di non deluderti’, stavolta era lui quello sorpreso, gli stava dando una possibilità? Rimasero in silenzio. Qualcosa era cambiato. Ogni tanto le sfiorava la mano, non smise di guardarla neanche un attimo, e lei fece lo stesso. Si chiese se lui l’avrebbe delusa. Aveva diciassette anni, si rendeva conto delle loro differenze, lui uomo di mondo, lei appena arrivata nel mondo, un piccolo errore e l’avrebbe fatta soffrire, eppure voleva provarci. Credeva in un ‘noi’. Voleva corteggiarla. Non voleva portarsela a letto, anche se il suo corpo si infiammava ogni volta che l’avvicinava. Voleva amarla, farla sentire importante, proteggerla. Proteggerla, lo sentiva come un esigenza. Ma come poteva proteggerla se probabilmente il pericolo era lui? Sarebbe stato attento. Avrebbe dovuto lasciarla andare, tirarsi indietro, era ancora in tempo. Non lo fece. Aveva bisogno di lei, del suo sorriso, dei suoi occhi che lo scrutavamo. Le avrebbe regalato un amore estivo di quelli che si portano dentro per sempre, che quando ci ripensi è un bel ricordo. Se c’era da soffrire, lo avrebbe fatto solo lui, lei avrebbe potuto vantarsi con le sue amiche di aver fatto perdere la testa ad uno più grande, poi lo avrebbe messo in fondo al cuore insieme agli altri amori dimenticati. Voleva amarla… Voleva tante cose per lei e con lei. Voleva starle accanto e farla sentire al sicuro, chissà magari l’avrebbe anche baciata, niente di più, si sarebbe accontentato di vederla ridere, di farla ridere, di far diventare la sua vacanza indimenticabile. Non voleva nient’ altro, solo che si fidasse. L’amava. Amava la sua lingua impudente, che nemmeno la sua timidezza riusciva a tenere a freno, amava il fatto che non si lasciava adulare, arguiva eppure rispondeva senza pensare, lo prendeva in giro… era pazzo di quella Ragazzina. Come poteva allontanarla se ogni cosa di lei lo faceva innamorare ancora di più? La cena finì, doveva tornare a lavoro. Si alzò dal tavolo, la Ragazzina si comportò come se niente fosse, di nuovo, lui gli aveva detto che gli piaceva e lei non aveva fatto una piega, un velo di rossore sulle sue guance, niente di più, a parte quella frase ‘spero di non deluderti’, un’altra l’avrebbe seguito, o per lo meno gli avrebbe dato appuntamento a più tardi. Lei no. Lo spiazzava, non era abituato a sentirsi rifiutato. Quando quella sera la vide arrossire rimase meravigliato da quello spettacolo, forse non aveva mai viso nessun’altra arrossire per lui. Di nuovo passò il tempo a cercarla tra gli ospiti, non c’era, chiese in giro, gli dissero che i ragazzi erano andati tutti in paese, in discoteca. La raggiunse finito il lavoro, quel posto non era adatto a lei. Fu allora che cambiò le sue priorità: lei veniva prima di tutto. Non la trovò subito, il locale era pieno, la vide seduta vicino alla sua amica, chiacchieravano, si guardava attorno, ancora quell’assurda speranza che cercasse lui. Rimase al bar ad osservarla, annotò nella mente i suoi gesti, con la mano sinistra teneva il bicchiere vuoto, con la destra si portava i capelli dietro l’orecchio, un gesto che ripeteva spesso, continuavano a scivolargli sul viso, se qualcuno la guardava con insistenza si girava dall’altra parte. Uno dei ragazzi dello staff si sedette al suo fianco, le parlava all’orecchio, senza rendersene conto il giovane uomo si avvicinò a loro. Era geloso. Nel frattempo era rimasta sola, B si intratteneva con Maurizio, decise di portarle qualcosa da bere, un succo della passione (errore, un grosso errore!), aveva notato che lo beveva al villaggio, glielo porse, lo guardò con curiosità e diffidenza, prese il bicchiere e lo ringraziò (scusami ancora amore, ancora non sapevo quanto ti piacesse l’alcool!). La musica era alta, il giovane uomo si sedette accanto a lei, non si spostò, le loro gambe si toccavano. Mise una mano sulla sua schiena per far sì che non si allontanasse, non lo fece. Ne approfittò, la faceva scivolare su e giù mentre le parlava all’orecchio. Aveva un buon profumo, glielo disse e lei rispose che era un regalo di suo padre, non sapeva che si riferiva al profumo della sua pelle, sapeva di buono. Le vennero i brividi. Il suo corpo reagiva a quello del giovane uomo. Continuava a sperare. La Ragazzina allungò la mano sul tavolo per prendere un notes, interrompendo quel momento, si era lasciata trasportare (dolce amore mio), non era abituata a quelle attenzioni. A malincuore dovette spiegarli a cosa servivano quei notes e cioè che non prendevano ordini bensì venivano utilizzati per inviare un messaggio alla persona con cui si voleva passare qualche ora. Dovette spiegarle che le porte alle loro spalle introducevano a delle camere da letto. Sgranò gli occhi, si guardò attorno senza notare che il giovane uomo aveva lo sguardo fisso su di lei, dopodiché appoggiò la testa al suo petto per nascondere l’imbarazzo, con naturalezza, come se lo avesse sempre fatto. La strinse a se con il cuore pieno di gioia, nascose il suo viso tra le mani, allontanandosi da lui, scusandosi. Il suo viso si imporporò, bellissima nel suo imbarazzo, decise di portarla via, fuori, non doveva più stare in quel locale. Le disse le sue intenzioni, sembrò sollevata, prima però doveva avvertire la sua amica, andò a cercarla. Andò a pagare il conto, la seguiva da lontano, la vedeva guardarsi attorno, attenta, abbassando gli occhi se qualcuno l’avvicinava. Non riusciva a raggiungerla, troppe persone tra loro, ma non la perse di vista. Appena le fu vicino le prese la mano, fu un gesto spontaneo, la Ragazzina si girò spaventata, appena lo vide strinse, forte. E fu per sempre. Al giovane uomo mancò il respiro, si stava fidando, il suo cuore rimbalzava nel petto, non si chiese il perché, sapeva, come sapeva che non l’avrebbe mai più lasciata, che per proteggerla avrebbe fatto qualunque cosa. Quegli occhi che non volevano farsi intimidire, che invece lo cercavano, l’avevano stregato. Si fece spazio tra la folla, la portò fuori, verso la spiaggia. Passarono vicino ad un palmeto, notò che tra gli alberi c’erano altre coppie in cerca di intimità. Per un attimo al giovane uomo si fermò il cuore, non avrà pensato che… quel pensiero sfumò subito, lei stava stringendo il suo braccio, sentì le sue unghie entrargli nella pelle ma non ci fece caso, sapeva che con lui non le sarebbe successo niente di male. Fu bello sentirsi così. La sua dolce Ragazzina confidava in lui, cercava la sua protezione. Continuarono a camminare, si allontanarono finché davanti a loro rimase solo l’oceano. Rimasero in silenzio. La fece sedere sulla sabbia calda, in imbarazzo come un ragazzino qualunque, le mise un braccio sulle spalle, la sentì rilassarsi e dire che non aveva mai visto un cielo così bello, la sua voce era un sussurro. Le stelle facevano mostra di sé quella notte. Quel suo profumo lo inebriava, il solletico dei suoi capelli sulla pelle, il calore del suo corpo appoggiato al fianco, quanto avrebbe voluto stringerla più forte. Parlarono tanto quella notte, furono tanti anche i silenzi. Stava succedendo qualcosa di magico e nessuno dei due si rendeva conto di cosa. Era notte fonda quando tornarono indietro. Prese un’altra strada per evitare il palmeto e quando lei se ne accorse lo ringraziò. “Prendermi cura di te, è quello che farò per il resto della mia vita” pensò l’uomo tra se. La teneva di nuovo per mano. Quella sensazione di appartenenza che non aveva mai conosciuto lo rendeva nervoso, non sapeva come affrontarla era una sensazione nuova. Sconvolgente e bellissima. Forse non era poi così sbagliato. Intanto giurava a se stesso che non le avrebbe fatto del male. Andarono alla macchina dove li aspettavano i loro amici. Maurizio la fece accomodare davanti, era nervosa, il giovane uomo cerco di metterla a suo agio, disse che se continuava a trattarla in quel modo non si sarebbe più liberato di lei, non capì se era seria o se cercava di non sembrare nervosa, le rispose che non era sua intenzione farlo, arrabbiata disse che doveva smetterla di prenderla in giro. Arrivati al villaggio la accompagnò in camera, le chiese perché non gli credeva, aveva una sua teoria: ‘quelli come te non guardano quelle come me’. Sapeva che aveva ragione eppure si sentì ferito da quelle parole, erano vere, non aveva mai guardato le ‘ragazzine’. Invano cercò di farle capire che sbagliava a pensarla così, finché spazientita si avviò verso la sua camera, gli piacque come cercava di far valere le sue idee, si appassionava, agitava le mani, la sua voce si alzava, era bellissima, l’abbracciò e lei appoggiò la testa sul suo petto, naturalmente, non servì a farle cambiare idea, era… perfetta tra le sue braccia. Non voleva lasciarla andare, non riusciva a pensare ad altro, l’accompagnò fin davanti alla porta, le mise una mano tra i capelli, l’avvicinò a lui, la baciò sulla guancia augurandole buonanotte, benché fosse buio la vide arrossire, entrò in camera senza dire niente. Il giovane uomo fece per andarsene, aspettò che chiudesse la porta, tornò indietro e rimase ad aspettare il ritorno di B, non solo perché aveva avuto l’impressione che avesse paura a rimanere da sola, non voleva lasciarla. Ripensò a come si era lasciata proteggere, come gli parlava, come aveva appoggiato la testa al suo petto, voleva di nuovo provare quelle sensazioni. Lo aveva segnato, ripensò alla meraviglia che provò quando cominciò a parlarle, non si sarebbe mai aspettato di innamorarsi, gli piaceva sentire la sua risata rumorosa, quel suono gli riempiva il cuore, lo rendeva felice. Ed era bella quando rideva. Non poteva non starle accanto. Nei giorni a seguire continuò a ‘braccarla’ ovunque: al bar, in piscina, in spiaggia, faceva i suoi stessi percorsi. Dopo averle detto che provava qualcosa per lei, gli permetteva di prendersi cura di lei, era dubbiosa, non si lasciava andare anche se avrebbe voluto. Una parte di lei voleva credergli, continuava a tenere alta la guardia… quando l’ abbassava era incredibile dove lo portava. Si perdeva nei suoi occhi vivaci e spensierati, la ascoltava parlare, si incantava ad ammirarla. Era innamorato. L’ amava. Avrebbe voluto dirglielo. Non era pronta. O forse era meglio non farglielo sapere. Il giovane uomo cercava di passare più tempo possibile con lei, rimaneva in spiaggia se sapeva che era lì, si assicurava che mangiasse quando saltava il pranzo, quando erano a tavola, seduti accanto, sembravano una coppia, parlavano fitto, ridevano, lei appoggiava la testa sulla sua spalla, lasciava stringersi la mano, non poteva non provare niente, anche solo attrazione, doveva provare qualcosa. Voleva risposte, chiedeva il perché di tutte quelle attenzioni, “Perché ti amo” avrebbe voluto dirle, invece rispondeva serafico “Come se non lo sapessi” era stato chiaro con lei, glielo aveva detto, non era stato del tutto onesto, ma il senso non cambiava: provava dei sentimenti nei suoi confronti. Doveva dirle solo quanto erano profondi. La sera avvenire la aspettò fuori dalla sua camera per accompagnarla al bar per l’aperitivo, era solita andare con B a quell’ appuntamento, il giovane uomo aveva saputo che Maurizio aveva altri programmi per loro, era l’occasione per passare più tempo da soli. Glielo disse appena la vide, niente giochi, doveva sapere la verità, non stavano giocando. Niente doveva minare la fiducia che cercava di riporre in lui. Doveva sapere che per il giovane uomo non era un gioco. Era nervosa, provava ad essere distaccata, quel pomeriggio si erano dati appuntamento in piscina, arrivò tardi e lei non aspettò, la rimproverò per questo, non lo lasciò continuare, era risentita, gli fece notare che lui aveva mancato l’appuntamento, ed era bellissima mentre faceva valere le sue ragioni, l’avrebbe fatto impazzire si rese conto in quel momento, diceva sempre la sua, si appassionava, la voglia di baciarla per zittirla… le prese per mano e si diressero verso il bar. L’ultima stoccata per non dargliela vinta “Tanto dovevo andarci comunque”. A quelle parole la conferma che sarebbe impazzito per lei, con il cuore in subbuglio per quella mano stretta nella sua. Appena furono nei pressi del bar lasciò la mano del giovane uomo, le chiese il motivo, gli spiegò che non voleva che le persone si facessero un idea sbagliata su di loro. Si sentì pervaso da un senso di sconfitta, si vergognava di lui, non voleva farsi vedere in sua compagnia. Che idea si era fatta sul suo conto? Dovette dirglielo, credeva forse che già non si vociferava su di loro? Tutti si erano accorti che non le toglieva gli occhi di dosso, che era in tutti i posti dove sapeva esserci anche lei. Era l’unica a non volersene accorgere. Ne era consapevole eppure non riprese la sua mano. La mise alla prova al bar, quando la fece accomodare le tenne una mano sulla schiena, le parlava all’orecchio, gli sedette il più vicino possibile, nessuno doveva equivocare, era sua e non stavano facendo niente di male, non era sbagliato corteggiarla. Lui l’amava. Notò la sua tensione, non si sentiva a suo agio messa alle strette, non ne tenne conto, non poteva permettere ad altri di rovinare quello che stava nascendo tra loro. Le prese di nuovo la mano per accompagnarla a cena, sapeva che si sarebbe risentita, iniziava a conoscerla, infatti lo guardò in malo modo, chiese perché, le rispose che comunque avrebbero giudicato lo stesso, si vedeva che stavano insieme e fu allora che lo stupì, non tolse la mano, si alzò dallo sgabello e andò a mettersi in piedi tra le sue gambe, l’altra mano la appoggiò al suo viso, voleva baciarlo, pensò. Tremava come un ragazzino teso ed emozionato. Significava che questa cosa, qualunque cosa fosse la provavano entrambe. Si fermo a pochi centimetri dal suo viso, sentiva il suo respiro. Sentiva pure il battito del suo cuore. Chiuse gli occhi e attese. Attese, fremente, che una Ragazzina lo deliziasse con un bacio. Finalmente sentì le sue dita sul viso, era vicina e… all'orecchio gli sussurrò ‘Non voglio che pensino che ti stai prendendo gioco di me, di una Ragazzina’. Si prese un altro pezzo del suo cuore con quelle parole, si preoccupava per quello che avrebbero pensato di lui, nessuna si era mai preoccupata della sua reputazione, solo lei… la sentì dire anche con quel suo tono impertinente “Ti odio” glielo disse con un sorriso adorabile, strinse ancora più forte la sua mano e si avviarono verso il ristorante, lui con il petto gonfio di felicità ed orgoglio e una donna piena di sorprese al suo fianco che non si piegava ai giudizi, lei meravigliosa a testa alta. Quella sera riuscì ad aprire un varco nel cuore della Ragazzina, dopo quel quasi bacio, capì che poteva osare in abbracci meno fuggevoli, toccarla senza turbarla, che non si sarebbe tirata indietro, pur rimanendo sulla difensiva, era la possibilità che voleva, avrebbe pensato lui al resto a farla innamorare. No, quello era troppo, a farle desiderare le sue attenzioni, non poteva chiedergli così tanto, l’amore l’avrebbe scoperto con un ragazzo della sua età, così doveva essere, lui era solo di passaggio. Poi ci fu la sera del falò in spiaggia, il giovane uomo la raggiunse quando tutto era iniziato, la cercò tra gli altri ospiti intorno al fuoco, sperando che non fosse già andata via. Passò un po’ di tempo, poi la vide lontano dalla folla, su una sdraio con B, cantava e rideva, rimase ad ammirarla, il cuore gli batteva forte mentre la raggiungeva. Lo vide arrivare, rimase seduta al suo posto, i suoi occhi però brillavano, si sedette accanto a lei e l’abbracciò, cantavano ‘Questo piccolo grande amore’ appoggiò la testa sulla sua spalla riprendendo a cantare, ormai era un gesto abituale, era piacevole sentirsela addosso. Lei era il ‘suo piccolo grande amore’. Le disse “Tu ‘mi guardi con sospetto’” erano le parole della canzone, notò la delusione sul suo viso, che continuava con ‘sei il mio piccolo grande amore e niente più’, idiota, era amareggiata. La Ragazzina voleva essere qualcosa di più. Era qualcosa di più. Le prese la mano, la portò verso il molo, era sconvolto da quella scoperta, camminarono finché non rimasero soli, ancora una volta le raccontò dei suoi sentimenti sinceri per lei. Lo guardava incredula “Come puoi provare qualcosa se ci conosciamo da qualche giorno” quasi gli urlò dietro, era tormentata, non era sua intenzione farla sentire così, ma cosa poteva fare? Gli disse che non doveva perdere tempo con lei, quelle parole lo ferirono. Ferivano anche lei, glielo leggeva negli occhi, voleva credergli… si allontanò, voleva andare in camera. Il panico lo colse all’improvviso come se gli avessero tolto l’aria, stava scappando, si era arresa. Gli concesse di accompagnarla. Di nuovo davanti alla porta mise la mano tra i suoi capelli, le augurò la buonanotte baciandole la guancia, abbassò lo sguardo, con dolcezza il giovane uomo le disse che non doveva farlo, sorrise timidamente, bastava poco per assaporare quelle labbra, si chiedeva che sapore avessero, il suo corpo voleva stringerla ancora tra le braccia… Rimase anche quella notte davanti alla sua porta ad aspettare l’arrivo di B. Il giorno dopo l’aspettò a pranzo, si era abituato a quell’attesa, dormiva sempre fino a tardi, anche se quel giorno era più in ritardo del solito per un momento pensò che non si sarebbe fatta vedere, invece eccola, bella, con un sorriso tirato quando lo vide. Ogni giorno scopriva un’ espressione nuova che gliela faceva amare di più. Quel giorno c’era qualcosa che la turbava. Era confusa, imbarazzata eppure eccola ad affrontare le sue paure e lui. Il giovane uomo aveva già pranzato, avrebbe già dovuto essere a lavoro, le rimase seduto accanto per tutto il pranzo, doveva sapere cosa la impensieriva. Rimase anche dopo a chiacchierare, lei appoggiò, senza rendersene conto, la mano sulla sua gamba, la coprì con la propria, si guardarono, non si sbagliava, non sapeva cos’era ma non era indifferenza, c’era qualcosa nei suoi occhi oltre la paura. Il cuore prese a martellare forte nel petto, anche il suo corpo reagì a quel tocco, la sua dolce Ragazzina ci stava provando, cominciava a credere finalmente alle sue parole. Furono interrotti dalla chiamata al dovere del giovane uomo, la salutò dandole appuntamento in piscina più tardi. Un’altra buca. Stavolta fu lei a non presentarsi, andò a cercarla, sapeva che a quell’ora tornava in camera per prepararsi per la cena, l’attese, la vide arrivare dalla spiaggia, sola, per un malinteso non si erano trovati all’appuntamento, non importava, erano lì. Successe tutto in un attimo. La sua pelle abbronzata, i capelli mossi dal vento, quel botta e risposta sull’appuntamento mancato, quel continuo sfidarlo. Lui che si avvicinava, lei che indietreggiava “Perché hai paura di me?” le chiese “Non voglio farti del male, lo sai” “Non ho paura di te, è solo che io non posso darti quello che vuoi” un’altra ferita al cuore, cosa ne sapeva di cosa voleva, “Amarti, voglio solo amarti e non nel senso che intendi tu” avrebbe voluto gridarglielo, le prese il viso tra le mani e la baciò, dicendole che era ciò che voleva. Si lasciò baciare, le sue labbra erano morbide e dolci, e sapeva di mare, era aria per i suoi polmoni. Era perfetta tra le sue braccia. Era questo tutto quello che voleva. Si sentì spingere, lo stava allontanando, infuriata, gli chiese perché l’aveva fatto, non servì a niente dirle che quello che provava era amore, si arrabbiò ancora di più, ancora quella sua stramba teoria ‘dei ragazzi grandi come lui che non potevano amare le ragazzine come lei’, che anche lui gli ripeteva ogni giorno che era una ragazzina. Fu allora che gli chiese l’età, appena disse 27 anni barcollò, indietreggiò sconvolta, continuava a ripetere che non si poteva fare, che lei ne aveva solo 17, era sbagliato, che non poteva dargli niente. Aveva visto come lo guardavano le altre ragazze, desiderose e più disinibite, che stava perdendo il suo tempo. Non ascoltava quando il giovane uomo le diceva che aveva scelto lei, che era lei che voleva, mentre la supplicava di dargli una possibilità. Cercò di calmarla, le strinse le mani, si scusò e fu allora che appoggio la testa sul suo cuore. Non sapeva cosa fare. Baciarla ancora o lasciarla andare. Era perplesso, non capiva cosa era appena successo. Dove aveva sbagliato? Se ne andò in camera, lasciandolo nel vialetto con il cuore spezzato, con la promessa, scontata, che si sarebbero visti a cena. (Interruzione, qui ci vuole una sezione a parte. Il primo bacio…) ‘… E ti ho baciato. Quel genere di bacio che non si racconta a nessuno. Che ti rimane nel cuore, il primo bacio. Quello tanto desiderato, immaginato. Il più bel bacio della mia vita. Il bacio che aspettavo, l’unico che volevo. Le tue labbra dolci, salate, calde. Eri bellissima, il viso arrossato dal sole, avvolta in un pareo rosso. Volevo scusarmi per la sera prima, volevo solo che ti fidassi di me, ma eri talmente bella e poi siamo passati dal prenderci in giro per quel mancato appuntamento a te che mi respingevi, mentre in tutti i modi cercavo di farti capire quanto ti amavo. Tutte le tue inquietudini erano lì, me le stavi raccontando, ma non riuscivo a pensare ad altro che a quelle labbra imbronciate. Ho preso il tuo viso tra le mani e ti ho baciato, è il solo modo che conosco per zittirti. Appena ho avvicinato la bocca alla tua hai chiuso gli occhi, lo volevi anche tu, mi volevi. Quelle tue labbra prima salate, poi dolcissime lo volevano. Il profumo di rosa e di mare della tua pelle, il tuo corpo tra le mie braccia, stava accadendo, hai lasciato che accadesse. Quando ho staccato le labbra, un momento, per guardarti eri tutto quello che volevo, non ti aspettavo, non sapevo nemmeno di volerti, quando ho sentito il sapore delle tue labbra ho capito che non ci sarebbe mai più stata nessun’altra. Ti avrei baciato per sempre se non mi avessi allontanato. Ma chi si arrabbia per un bacio? Mi sono scusato come un bambino colpevole. Non sapevo come farmi perdonare, non avrei mai fatto qualcosa che potesse offenderti. Cazzo Ragazzina non ci ho mai messo così tanto tempo per baciare una donna! Volevo solo che sapessi quanto ti amavo. Ti amo da così tanto tempo che… ti amo esattamente come quel giorno. Scommetto che ora ti stai comprendo il viso con le mani per l’imbarazzo e continui a dire ‘che figura!!’… Riprendiamo… Quella sera la cena fu una tortura. Provò a starle lontano, non gli rivolgeva parola, aveva rovinato tutto baciandola, rifiutava di farsi amare. Andò via prima dalla cena, tanto era insopportabile starle vicino e non poterle parlare. Maurizio quella sera, ignaro di tutto, organizzò una serata in giro per locali. L’avrebbe accompagnata ugualmente, avrebbe mantenuto le distanze, non avrebbe permesso a nessuno di avvicinarla o consolarla. Il giovane uomo l’aspettò in macchina alla guida, salì dietro, non gli rivolse la parola. Durante il tragitto i loro sguardi si incontrarono nello specchietto retrovisore, non capiva la sua espressione, sapeva solo che doveva scusarsi, doveva sistemare tutto. Doveva tornare tutto come prima del bacio. Arrivati nel parcheggio del locale fu lei a fare il primo passo. La stava aiutando a scendere dalla macchina quando cominciò a dire che aveva esagerato, che era stato solo un bacio (non lo era, nessun bacio è mai stato solo un bacio con te), non finiva più di parlare, la pregò di smettere non sopportava vederla in pena, le chiese cosa voleva che facesse per allontanare le sue paure, di provare insieme a vedere cosa succedeva, non chiedeva niente di più che passare tempo con lei. Provò un’infinta tenerezza nel cuore guardandola, era in guerra con se stessa, ci stava provando, voleva darsela una possibilità, era tormentata, fragile ed era bella, i capelli lunghi sciolti che le coprivano il viso chinato, continuava a mordersi il labbro. Glielo giurò che non era un gioco tra loro, non per lui. Le prese il viso tra le mani e questa volta le chiese se poteva baciarla, annuì. La baciò piano, voleva che si abituasse al suo tocco, forse la prepotenza con cui l’aveva baciata nel pomeriggio l’aveva intimorita ancora. Si perse in quel bacio, non riusciva a smettere. E non era il bacio in se, era quella ragazzina insicura e spaventata che teneva stretta tra le braccia. Allora era quello l’amore? Non conosceva la risposta. Non gli importava, non aveva mai provato niente di più bello, fu colto da un senso di malinconia, che non volle cogliere, cosa ne sarebbe stato di loro. La felicità che lo invadeva mentre la stringeva era più forte, desiderava prolungare quel momento all’infinito. Anche il desiderio in lui si rivelò, la vide arrossire, le sussurrò “Non è quello che voglio da te”, era sincero. Lo voleva certo. Non era necessario. Poteva farne a meno, e lei doveva saperlo, doveva credergli. Era la decisione giusta, forse l’unica che aveva preso nei suoi confronti, era consapevole che non doveva essere lui il primo, doveva succedere con qualcuno che ci sarebbe stato anche dopo… troppe donne prima della sua dolce Ragazzina, meritava di meglio. Doveva avere di meglio. La lasciò respirare e quando lo guardò con quel suo sorriso timido si prese un altro pezzo del suo cuore. Gli chiese perché avesse scelto proprio lei. Non seppe rispondergli, sapeva che era lei, lo aveva rapito con la sua semplicità, con la sua bellezza, il suo essere, il suo arrossire mentre la baciava. Mentre la guardava avvertì di nuovo l’esigenza di abbracciarla, tenerla stretta, il cuore martellava e lei si appoggiò al suo petto. Era come se una calamita l’attirasse sul suo cuore. Una sensazione meravigliosa dalla quale non si sarebbe più voluto privare. Come il desiderio che provava. (Non alzare gli occhi al cielo e ricorda che io in quel parcheggio ho rischiato l'arresto!). I giorni che seguirono furono incantevoli, si lasciava amare, pur non avendo superato le sue paure. Il giovane uomo, stava attento, ‘dosava’ il suo amore, rispettava le sue insicurezze, non le chiedeva niente in cambio… lei gli dava tutto, con tale spontaneità, senza rendersi conto. Riusciva a renderlo felice con uno sguardo, con una risata. Rideva e sapeva ridere con quei suoi diciassette anni, portati così, come portava i suoi jeans e le sue magliette colorate, eppure scorgeva in lei comportamenti da donna, non sapeva quanto fosse ammaliante, sexy ma soprattutto non si rendeva conto di come sapeva prendersi cura del giovane uomo, era attenta, gentile, si premurava se era stanco, rimaneva in disparte quando si trattava di lavoro, gli sistemava il colletto della camicia, solo una donna innamorata fa una cosa del genere! Ogni suo gesto era dolce e vero. Spesso si smarrivano in quel mare di emozioni che li aveva travolti, la capiva stava succedendo tutto troppo in fretta ed era troppo anche per lui sentirsi sopraffatto da tutte quelle sensazioni, sconosciute per entrambi, quel sentirsi attratti anche fisicamente che lei, dolce amore, non sapeva gestire, il suo giovane corpo non conosceva quelle percezioni, gli chiedeva di più, la dolcezza e l’imbarazzo nel suo visto quando era troppo, la frustrazione perché pensava che lui non si sarebbe accontentato solo di tenerla tra le braccia. Vedere le altre donne che lo avvicinavano minava la sua autostima, non accettava che ‘voleva solo lei’. Che quello che gli stava dando nessuna mai era stata in grado di darglielo. Quella consapevolezza lo aveva stupito, aveva bisogno di quello che gli dava affettivamente e sorprendentemente non voleva da lei il sesso. Intanto non si arrendeva ogni giorno conquistava un po’ di fiducia in lui e nel loro amore, la sua piccola combattente, non si arrendeva. Appoggiava la testa sul suo petto, ascoltava il suo cuore parlarle e si destava. Lottava per il suo re (anche se quel soprannome arrivò molto tempo dopo), inconsapevolmente dal primo giorno. Qualche sera prima in spiaggia, i baci si erano fatti più passionali, più audaci, il corpo della Ragazzina era alla ricerca del piacere, la fermò, il suo amore per lei lo fermò, sarebbe stato facile cedere, non era così forte come credeva, l’autocontrollo non sapeva più cos’era. La tenne stretta a se finché i loro respiri tornarono normali, era amareggiato, non avrebbe dovuto portarla fino a quel punto, anche se non era successo niente, entrambi avevano i vestiti ancora addosso, le mani non erano andate tanto oltre, la sua pelle nuda sotto le sue mani però… che dolce tormento, i loro corpi si erano cercati, si volevano. Guardandola in viso notò ancora il suo tormento, rammaricata per quella sua assurda convinzione. Era il suo corpo a reclamarla, non lui o almeno, lui tentava di nasconderle il suo desiderio, il suo corpo infame, non ci provava nemmeno (ridi eh?!). Non lo ascoltava. La stringeva sempre più forte sperando capisse che era la verità quello che le diceva. Aveva bisogno di lei tra le sue braccia. Quello gli dava piacere. La Ragazzina non comprendeva cosa le stava succedendo, non sapeva che era coinvolto anche il suo corpo, non conosceva quelle richieste, a malincuore la accompagnò in camera, non gli dava modo di rincuorarla. Strada facendo continuava a scusarsi per quello che non era successo, era affranta, le prese il viso tra le mani le giurò che andava bene così, che non c’era nulla di cui scusarsi. Le spiegò perché non era giusto fare quell’esperienza insieme. Era così che doveva andare, doveva succedere con un ragazzo giovane come lei, doveva scoprirlo senza fretta. Il giorno dopo non si videro fino alla sera. Rimase scosso da quanto si sentì perso e solo. Non c’era lei, a controbattere con quella lingua insolente, non c’era il suo sorriso rassicurante, non c’erano le sue mani tra i capelli, le sue assurde teorie su loro due, gli era mancata. Non aveva mai provato un simile senso di… abbandono. A cena non ebbe modo di dedicarle il molto tempo, si diedero appuntamento a più tardi. Le chiese di passare da lui per darsi la buonanotte prima di ritirarsi per la notte. Accadde. Erano in piedi, davanti alla porta dell’ufficio, chiusa. La stava baciando. Gli stessi baci appassionati della sera precedente, accarezzava il suo corpo, le mani che cercavano la sua pelle nuda, lei che cercava di sbottonargli la camicia, di nuovo i loro respiri affannati, l’avrebbe lasciato fare, non gli avrebbe detto no. Il riguardo che provava per lei faceva sì che i loro corpi non si toccassero, smise di baciarla e si allontanò. Lo spinse via offesa, delusa. Prese il suo allontanamento come un rifiuto, il rifiuto di lei. Cercò di spiegarle che era sbagliato quello che stavano facendo, che non si sarebbero fermati. Senza voce gli disse che non voleva che si fermasse, che non voleva fare l’amore, che voleva solo che non smettesse di toccarla, dolce amore, cosa ne sapeva lei di quanto era doloroso, nel cuore, non darle quello che voleva. Fu allora che il giovane uomo le disse ‘Ti amo’. Avrebbe già voluto dirglielo, la prima notte passata in spiaggia, dopo il primo bacio quando si infuriò, ogni sera dandole la buonanotte. Non gli avrebbe creduto, come darle torto. Cominciò a singhiozzare, accusandolo di averla fatta sembrare una cosa sporca. (La seconda incazzatura che mi sono preso con te). Aveva capito cosa le aveva detto? Si. Era quello il motivo delle sue lacrime. Non avrebbe dovuto dirglielo, non quel giorno, forse mai, avrebbe dovuto tenerglielo nascosto, era una verità troppo grande da farle sapere, in quel momento era l’unica cosa che poteva dire per non farla sentire rifiutata. Come aveva potuto credere una cosa del genere? La prese tra le braccia fino a quando si calmò. Non rispose alla sua dichiarazione. L’accompagnò in camera, era notte fonda ormai, si fermò davanti alla porta, come ogni sera, la salutò, aveva gli occhi rossi e gonfi. Avrebbe voluto entrare con lei, confortarla fino a che non si fosse addormentata, magari tra le sue braccia. Ripensò a quello che era successo, un’altra lacrima sul suo viso e avrebbe fatto l’amore con quella stupenda Ragazzina, per dimostrarle quanto la voleva, quanto la amava, le avrebbe ripetuto ancora e ancora che non era stato un rifiuto il suo, le decisioni che prendeva erano per proteggerla, lui dopo la sua partenza non ci sarebbe più stato e non poteva legarla a se con un ricordo così importante. Invece anche quella sera rimase fuori dalla porta fino all’arrivo dei sorveglianti. Il giorno che stava per cominciare non l’avrebbero passato insieme, la Ragazzina aveva in programma un’escursione, sarebbe tornata la sera tardi, percepì nuovamente un senso di solitudine, come avrebbe fatto alla sua partenza… Era passata una settimana da quando l’aveva vista per la prima volta, da quando la sua vita era cambiata, ora era lei che riempiva le sue giornate, con le sue risate allegre e rumorose, con le sue carezze, quel le sue paure. Si era innamorato, senza un perché, doveva amarla e basta. Avrebbe passato quel giorno senza la sua Ragazzina… e il resto della sua vita. A quel pensiero gli mancò il fiato… La pensò tutto il giorno, non riusciva a fare altro, fu fortunato se riuscì a compiere il suo lavoro come andava fatto. Chissà se anche lei lo aveva pensato? Quel pomeriggio era andato in città per il disbrigo di qualche pratica, arrivò tardi per la cena. La raggiunse al ristorante, era seduta accanto a Maurizio parlavano e ridevano, il suo amico l’aveva presa a cuore, ‘a piccirilla’ la chiamava, non perdeva occasione per vezzeggiarla, aveva rubato anche il suo cuore, in modo diverso, erano diventati amici, a modo suo anche lui la proteggeva, il giovane uomo sapeva che poteva fidarsi del suo più caro amico. Alzò lo sguardo verso lui, dall’altra parte della sala. Possibile che ne avesse avvertito la presenza? La raggiunse, il cuore che palpitava forte nel petto, non si era mai sentito così attratto da una persona, avrebbe voluto portarla via, voleva abbracciarla, farsi pervadere dal suo profumo, la voleva solo per se. Le chiese se le era mancato, sorrise e con quell’aria dolce ed insolente rispose “Un po’”, abbassando lo sguardo e arrossendo disse che le era mancato di più qualcos’altro “Cosa?” le chiese, si alzò dal tavolo prendendolo per mano, attraversarono il ristorante, lo portò in spiaggia, quando fu sicura che erano soli lo baciò con talmente tanto amore che gli fece tremare le gambe “Questo” disse poi nascondendosi nel suo petto. Rimase interdetto per la dolcezza e la passione di quel bacio. Rimasero in quell’abbraccio, sorpresi tutti e due. Si amavano, in un modo sconosciuto per entrambi forse neanche consapevoli di quanto fosse tanto quell’amore. Si lasciarono cullare dal rumore dell’oceano. A malincuore il giovane uomo interruppe quel momento, richiamato dal suo dovere e la Ragazzina all’alba sarebbe partita per un’altra escursione. L’ultima. Il giorno dopo rimase ad aspettarla nel viale dove la vide la prima volta. Arrivò che era quasi notte, le aveva comprato un sacchetto di caramelle, sapeva quanto le piacevano e che quel giorno avrebbe finito le sue. La aiutò a scendere dalla jeep, l’abbracciò e la baciò davanti a tutti, sapeva di rose e di polvere, era spettinata, accaldata, stanca e bellissima. Si scostò da lui, adorava il suo imbarazzo, non le piacevano le effusioni in pubblico, non poteva farne a meno, non poteva non toccarla, non assaporarla, sentire il calore della sua pelle addosso, se ne doveva fare una ragione. Quella sera avrebbero cenato a casa del giovane uomo, in veranda, cosicché non pensasse a secondi fini. Le diede il tempo di fare la doccia. Andò a prenderla, come se fosse il loro primo appuntamento. Era innamorato ed emozionato. Cenarono e parlarono, continuava a toccarsi i capelli, ogni tanto si mordicchiava il pollice e lui si beava di tanta bellezza. Se la ricorda in piedi a guardare l’oceano. Aveva sempre amato guardare l’oceano, scoprì che amava di più guardare lei. Andò ad abbracciarla, la stringeva forte, i giorni passavano inesorabili, non voleva lasciarla andare via, due giornate senza vederla lo avevano sconfortato, non rivederla più cosa sarebbe stato? “Mi fai male” la sentì dire, un pensiero lo colpì forte, gliene avrebbe fatto davvero il giorno del loro addio. Da qualche giorno pensava ad una soluzione, gliela prospettò: sarebbe tornato in Italia qualche mese dopo, si sarebbero rivisti, non lo lasciò continuare “Non illudermi, quando sarò partita non ci rivedremo più” la sua dolce Ragazzina lo aveva appena pugnalato al cuore. Le disse “Ti amo” non cambiò idea. Aveva davanti a se una vita da scoprire, cosa poteva darle lui ad un oceano di distanza? Attese, incertezze. Le avrebbe negato la possibilità di avere la storia d’amore dei suoi sogni, un fidanzato sempre al suo fianco, che crescesse con lei. Aveva ragione, non poteva illuderla. Questo non alleviò il suo dolore. Una cosa però ci teneva a determinare: quanto l’amava. Voleva o no lui l’amava. Era Sincero. Arrivò ferragosto, con esso la tradizionale partita di pallavolo. Quel giorno successero tante cose. La Ragazzina si fece male tagliandosi il ginocchio con una conchiglia. La sua mano piena di sangue, tutte quelle persone intorno, la sua testardaggine mentre continuava a dire che non era niente. La sua (di lui) agitazione (terrore), la calma (di lei) mentre da sola si alzava per andare in infermeria. La (sempre di lui) rabbia mentre la vedeva allontanarsi malferma. Si era fatta promettere che non l’avrebbe accompagnata. Non le aveva promesso che non l’avrebbe raggiunta poco dopo! Il sollievo quando la raggiunse e la vide docile e persuasa mentre il medico la curava. Il calore della mano stretta alla sua per sopportare il dolore mentre il dottore toglieva la scheggia della conchiglia dalla ferita. La voglia di stringerla forte e desiderare di sentire lui il suo dolore. (E’ vero non era un taglio particolarmente profondo, niente di grave, ma ricordo la tua espressione in infermeria, ridevi, eppure quando hai visto tutto quel sangue con quanta forza ti sei stretta a me?!). Di nuovo la rabbia quando si rifiutò di farsi portare in braccio in camera “Cosa dirà la gente?” disse. La testardaggine di quella ragazzina lo faceva diventare matto. La accompagnò nella propria camera, nessuno li avrebbe disturbati, si sarebbe preso cura di lei. La fece sdraiare nel suo letto, per un attimo non credette ai suoi occhi, quale uomo non desidera la donna dei suoi sogni nel proprio letto? Ed eccola, con la sua maglia, che le aveva fatto indossare prima di cominciare a giocare, le disse che era per non farla scottare dal sole, le aveva mentito, fu per gelosia che le chiese di indossarla, se le si fosse spostato il costume e altri avessero visto la sua pelle nuda… non doveva accadere! Nessuna prima di lei era entrata nella sua camera, nessuna prima di lei era stata nel suo letto. Si sdraiò al suo fianco, pochi vestiti a separali, i loro costumi ed una maglia. Il suo profumo mischiato a quello dell’oceano che entrava dalle ginestre aperte, e delle lenzuola pulite, fu un attimo, le sfilò la maglia e il sopra del costume, la pelle bianca non abbronzata, la accarezzò, com’era bella, impaurita, voleva solo toccarla, lo abbracciò forte, sentì i suoi seni sul petto, il suo cuore battere, era piccola tra le sue braccia. Allo stesso tempo era perfetta in quell’abbraccio, era quello il suo posto. Con la voce tremante lo fermò. Si sentì un vigliacco, in quel momento lei aveva abbassato le difese e lui l’aveva messa in imbarazzo, si scusò, i suoi occhi erano la cosa più bella che avesse mai visto, il respiro accelerato, l’aveva spaventata, idiota, si scusò ancora e scese dal letto. Andò a farsi una doccia, sperava, al suo ritorno di trovarla addormentata, per non vedere lo sconforto nei suoi occhi, era rannicchiata sul bordo del letto, guardava l’oceano, il busto coperto dal lenzuolo. Le si sdraiò accanto a lei, chiese se l’aveva deluso, se avrebbe voluto fare l’amore. La rassicurò, le disse di no, che non voleva fare l’amore con lei, anche se quel traditore del suo corpo diceva il contrario, che andava tutto bene. Non stava mentendo, a lei non mentiva. Mai. Era così innocente, fragile e forte allo stesso tempo, non sapeva come si sentiva, lui era un uomo felice, l’abbracciò, glielo lasciò fare, la tenne stretta a sé finché non si addormentò. Era la sensazione più bella che avesse mai provato. Niente era paragonabile a lei coperta dal lenzuolo, i capelli sul cuscino, il respiro regolare, l’espressione del suo viso, notò per la prima volta il broncio meraviglioso che formavano le sue labbra mentre dormiva. Era un uomo soddisfatto nel corpo e nell’anima. La lasciò riposare, non la svegliò, lui doveva andare. Le lasciò un biglietto “Non ti sto prendendo in giro”. Continuava a ribadirglielo, anche se in cuor suo sapeva che aveva ottenuto la sua fiducia, oltre il suo amore. La Ragazzina poteva fidarsi di quel giovane uomo innamorato, la sera prima ne aveva avuto la dimostrazione… Avevano dormito assieme, nella sua camera, sapevano che B. non sarebbe tornata quella notte. Dopo cena rimasero accoccolati sopra i cuscini della veranda. I loro corpi vicini, così vicini. Il dolore, piacevole, che provava il giovane uomo nel toccare quel corpo di donna che ancora non sapeva di esserlo. Era la sua Ragazzina. Voleva solo i suoi occhi su di se, la magnificenza delle reazioni al tocco della sua pelle, i suoi baci, la testa appoggiata sul petto, il corpo di lei che si muoveva cauto sopra il suo. Come gli piaceva arrivare così vicino al limite. I suoi sensi impazzivano nel vedere il viso diventare ancora più bello. Il suo corpo fremeva per quella Ragazzina ed era orgoglioso di se, aveva ottenuto la sua fiducia, sapeva che tra le sue braccia non le sarebbe successo niente di male. Le diede la prima lezione sul ‘fare l’amore’, era tormentata dal non potergli dare piacere, quando le aveva ripetuto ancora e ancora che non era necessario fare l’amore per renderlo felice. Stringerla a se lo rendeva felice (lo rende felice). Le disse che adorava quando appoggiava la testa sul suo cuore, quando gli passava le dita tra i capelli. Gli piaceva come lo toccava, nessuna mai lo aveva toccato con quella dolcezza. Andava in estasi… Ma nonostante i buoni propositi ebbe bisogno di una ‘pausa’, andarono in spiaggia. Erano soli, quella parte di spiaggia era riservata. Nessuno ad osservarli, a giudicarli ma soprattutto nessuno a distrarli dalle loro emozioni. Scherzando caddero in acqua. Il giovane uomo l’aveva fatta cadere. Erano bagnati, entrò in casa a prendere degli asciugamani mentre lei rimase sulla porta, non entrò, lo seguiva con lo sguardo “Posso dormire con te?” disse sussurrando, credeva in lui tanto da chiedergli di dormire assieme, ne fu felice, la avvolse in un asciugamano e la baciò “Non stasera. Non riuscirei a mantenere le mie buone intenzioni” arrossì, quasi si scusò di quella domanda. La accompagnò in camera, era quasi l’alba. Fu allora che si rese conto che B non sarebbe rientrata per la notte e di certo non l’avrebbe lasciata dormire sola. Quando glielo disse parve sollevata. Entrarono in camera, c’erano tutto le sue cose, il suo profumo impregnava l’aria. La borsa che usava in spiaggia in un angolo, un libro sul suo comodino, fu la prima volta che si fermò ad osservare la camera di una ragazza, voleva sapere tutto ciò che la riguardava. La Ragazzina era andata in bagno a cambiarsi. Il giovane uomo era in piedi in mezzo alla stanza, le aveva appena detto che non avrebbero dormito assieme quella notte, si guardò attorno, lo avrebbero fatto eccome, in letti separati. Lui avrebbe dormito nel letto di B, l’avrebbe guardata addormentarsi… aveva bisogno di fumarsi una sigaretta, ora era lui quello nervoso, invece la raggiunse in bagno. Fecero la doccia insieme, vestiti, giusto per togliersi la sabbia di dosso. Sapeva che non l’avrebbe toccata, non in quel modo che tanto la spaventava ed incuriosiva. Anche lei lo sapeva e si fidava, non gli aveva chiesto di uscire dalla doccia. Era tutto perfetto, lei era perfetta. Aveva preso un altro pezzo del suo cuore. Cominciava a sentire dolore. L’avrebbe perso insieme a lei. Uscì dal bagno per darle modo di asciugarsi e cambiarsi. Si mise a letto, e per la seconda volta quella notte fece il contrario di quello che aveva promesso, a se stesso. Si sdraiò sul letto della Ragazzina, indosso solo un asciugamano, i suoi vestiti erano completamente bagnati. Era certo che questo piccolo dettaglio non avrebbe influito sul resto della nottata. Lo raggiunse, indossava un maglia bianca, aveva i capelli bagnati, la pelle abbronzata più rossa sulle guance, andò a sdraiarsi vicino al giovane uomo “Non ho i vestiti, solo l’asciugamano” le disse, poggiò la testa sul suo petto e rispose “Mi fido di te”. Il valore di quelle parole, dette in quel momento, inestimabili. La coprì con il lenzuolo. Si addormentò quasi subito, era stanca, quegli ultimi giorni, le escursioni l’avevano affaticata, insieme ai suoi orari impossibili, a tutte quelle emozioni, ogni giorno più intense. Ed eccola tra le sue braccia, ci stava bene, era il suo posto, non aveva mai permesso a nessuna di abbracciarlo mentre dormiva, nessuna si era mai addormentata sul suo petto. Quella dolce Ragazzina aveva ribaltato il suo mondo. Non credeva ai suoi occhi quella mattina quando si svegliò. E mai avrebbe immaginato quello che successe quel giorno: la sua adorata Ragazzina ferita, nel suo letto, spaventata da un abbraccio troppo appassionato. Immaginava cosa provava e si stupiva tutte le volte che era lei a baciarlo, ad accarezzarlo, quando la sorprendeva a guardarlo, vedeva la sua inquietudine quando i loro corpi erano troppo vicino. Il corpo di un uomo, accanto a quello di una ragazzina. Osservava le sue mani quando con trepidazione e curiosità accarezzavano la sua pelle o seguivano i contorni dei muscoli, come a prendere confidenza con il corpo del giovane uomo, la tenerezza quando veniva sorpresa e arrossiva. Non era mai stato toccato in quel modo così casto e puro. Era bello. Dormire assieme la notte prima, un desiderio mai espresso che si avverò. Scoprì che passare la notte con una donna aveva un altro significato se quella donna l’amavi. Anche lui era sovrastato da tutte quelle emozioni sconosciute solo che non si faceva domande, le lasciava succedere senza preoccuparsi di quello che gli provocavano. Per la seconda notte di seguito avrebbero dormito assieme. Quella passata fu una giornata intensa, la ferita al ginocchio, la passione del pomeriggio, la rivelazione in piscina… Erano tornati dal villaggio, insieme a tutti gli altri, la serata continuava ai bordi della piscina. Seppur dolorante al ginocchio volle rimanere. Era arrabbiato, avrebbe voluto che andasse a riposarsi. Ma testarda com’era, si sedettero su una sdraio, la teneva stretta. Suonavano una canzone, le parole uscirono da sole dalle labbra del giovane uomo, le chiedeva di non andare, come avrebbe fatto senza di lei ‘finisce allora tutto qui, fra poco andrai’. Il loro tempo stava finendo. Piangeva. Il giovane uomo. La Ragazzina se ne accorse, prese il suo viso tra le mani, non disse niente a parole, non servirono, lesse tutto nei suoi occhi. Dicevano ‘Ti amo’. Erano lucidi e sinceri. Amava il giovane uomo. Non era pronta a dirglielo, i suoi occhi sì. Gli occhi di quella piccola donna dissero tutto. La prese in braccio e la portò a casa. Nel loro letto. A dormire. Solo dormire. Così doveva essere. L’imbarazzo sul viso della Ragazzina quando uscì dal bagno con la sua camicia addosso, le guance rosse, le mani tremanti, le suppliche perché uscisse dal bagno, l’ammirazione per quella dolce Ragazzina che non si lasciava intimorire dalle sue paure e che rispettava i suoi principi. Non credeva possibile così tanto amore in pochi giorni e non credeva di poterla amare così tanto. La portò a letto, la fece sdraiare, si assicurò che non le facesse male il ginocchio, si sdraiò a sua volta e pensò che era come se tra le sue braccia lei ci fosse sempre stata, anche prima di conoscerla, che aveva la forma giusta per riempire quello spazio vuoto. Dormirono abbracciati. Un altro giorno finì. Diventava sempre più arduo accettare un nuovo giorno, anche se il giovane uomo cercava di renderli indimenticabili, come gli aveva promesso. Era un’ impresa altrettanto ardua. Continuava a meravigliarsi di quanto donna era la sua Ragazzina, era adulta nel comportamento e nei ragionamenti. Non l’aveva mai vista fare un capriccio, era sì testarda, gli faceva la guerra anche, ma mai per futili motivi. Le sue insicurezze poi, erano quelle di una donna, fosse stata più ragazzina probabilmente non si sarebbe fatta così tanto male. Si occupava di lui come se fosse abituata a farlo, lo aveva messo davanti al suo stesso benessere. Prendeva le sue decisioni, sfidando le sue paure senza tirarsi indietro. La turbava il giudizio che la gente potesse avere su ‘la Ragazzina e il giovane uomo’, avevano gli occhi puntati addosso, la affrontava. La cosa che più le stava a cuore era l’opinione che potessero avere sul giovane uomo… che stava con una ragazzina. Adorava passeggiare con lei in spiaggia di notte, con il solo rumore dell’oceano in sottofondo. Gli piaceva il sapore salato della sua pelle. Era grato di ogni minuti passato assieme. Un pomeriggio il giovane uomo la portò in barca sulla barriera corallina. Ci era già stata, al ritorno era così entusiasta che desiderò portarla di nuovo e vedere con i suoi occhi il suo stupore. Per tutta la navigazione rimase al suo fianco in silenzio, il rumore della barca non permetteva loro di parlare. Quando furono arrivati la Ragazzina si fece prendere dallo sconforto, si sentiva fuori luogo, la tua testolina macchinosa le diceva che in quella barca non doveva esserci lei, bensì ‘qualcun’ altra’ di più disinibita. Il giovane uomo si sentì sconfitto, aveva creduto di averla convinta ormai, dopo le notti passate insieme, aveva dormito nudo nel suo letto, si era premurato di non andare oltre nemmeno con le carezze, dove sbagliava? Perché ancora non si fidava completamente? Come poteva convincerla? L’unico modo che aveva era continuare a ripeterle che l’amava, che era lei quello che voleva. Dal primo momento che l’aveva vista, non sapeva il perché e non gli importava, voleva lei, perché doveva esserci un motivo? Lo lasciò parlare, sapeva che era sincero, lo leggeva nei suoi occhi. Fu allora che la Ragazzina disse che aveva bisogno di ancorarsi a quel dubbio per darsi una via di fuga il giorno della partenza. Avvertì un dolore acuto, la capiva, faceva male lo stesso. Quella verità ferì tutti e due in egual modo. La dolce Ragazzina riuscì ad alleviare di poco quel dolore dichiarando il suo amore per il giovane uomo. Con una sincerità disarmante gli disse che doveva aggrapparsi a quella bugia per non soffrire, sapeva che era assurdo, che credeva al suo amore, che stava già soffrendo per il loro imminente addio. Lo amava, anche se ancora non riusciva a dirglielo. Il cuore del giovane uomo perse un altro pezzo. Mancavano quattro giorni alla sua partenza. Scesero dalla barca e camminarono finché non iniziarono a vedere i primi pesci. La Ragazzina cominciò a gettare delle molliche di pane nell’acqua, i pesci arrivarono a branchi e quando furono troppi si spaventò e scappò verso la barca. Il giovane uomo cercò di afferrarla, nel farlo le slacciò il sopra del costume che cadde in acqua, l’abbracciò con possesso per nasconderla, anche se nessuno poteva vederla tanto erano lontani dalla riva. In realtà la voleva difendere da quegli innocui e cattivi cavallucci marini che volevano mangiarla! Non si allontanò, incurante della sua nudità rimase in quell’abbracciò. L’atmosfera cambiò. La baciò con impeto, le loro mani sempre troppo curiose a vagare sui loro corpi, quell’attrazione… e poi in un sussurro disse ‘Ti amo’. Lei, la sua amata Ragazzina. Riprese a baciarla stavolta con dolcezza, con amore, i loro cuori battevano forte, era più di un abbraccio, di un bacio. Lasciò crollare tutte le sue difese. Gli raccontò del dolore che già provava pensando alla loro separazione, di quanto lo amava, che cercava di convincersi che non poteva essere vero, che avrebbe voluto che si trattasse solo di un amore estivo senza importanza, che non sapeva cosa le sarebbe successo una volta partita. Lo annientò, era riuscito a fare l’unica che le aveva promesso di non fare, la stava facendo soffrire. L’aiutò a rivestirsi e tornarono indietro, era quasi sera ormai. Aveva svelato i suoi sentimenti, quelle parole avevano suggellato quello che c’era tra loro. Prima di risalire in barca, si appoggiò al suo cuore, come era solita fare, per calmarsi. Era una meraviglia. L’avrebbe amata per tutta la vita quella Ragazzina. Avrebbe trovato una soluzione per tornare da lei, per dar loro una possibilità. Avrebbe fatto di tutto per non farla più soffrire. Quella sera Ragazzina non si sentì bene, ebbe una brutta reazione alle medicine che aveva preso. Aveva la nausea e un forte mal di testa. La pena del giovane uomo nel vederla sofferente, pallida, silenziosa e piccola in un angolo del salottino. Non voleva saperne di rimanere in camera a riposarsi (tersa incazzatura), quelle decisioni assurde gli facevano perdere la testa. Passarono la sera in quel dannato salottino, era così indifesa accucciata tra le sue braccia, ostinata a dire che non stava poi così male, nonostante non riuscisse nemmeno a reggersi in piedi. Dopo l’ennesimo tira e molla il giovane uomo prese la decisione di portarla in camera… a casa. Casa con lei aveva assunto un significato nuovo, non era più il posto dove ritornava dopo il lavoro, ora intendeva un posto loro, insieme. Testarda Ragazzina. Arrivati a casa l’aiutò a cambiarsi, voleva vederla comoda a risposare a letto. L’aiutò a spogliarsi, si vergognava di lui, ancora e questo lo fece innamorare ancora di più, nonostante la vedesse in costume ogni giorno, nonostante l’avesse vista sotto la doccia solo con la biancheria intima, nonostante il loro corpi quasi nudi quel pomeriggio, lei si vergognava. È impossibile descrivere come si sentiva, felice ma era qualcosa di più della felicità. Volle indossare la camicia che portava in quel momento, quell’abitudine di chiedergli le camicie gli piaceva. Era sempre più pallida, quando la prese tra le braccia, la vide per quello che era una ragazzina timida, indifesa, tenace e adorabile, un altro pezzo del suo cuore fu suo. La portò a letto, sperando che si addormentasse, voleva solo vederla stare meglio. Rimase accanto a lei, la strinse a se, cercò le sue labbra, a quelle non poteva resistere. Non ci volle molto, la passione li travolse. Era perduto. Sentì la sua voce, bassa, tremante, eccitata ‘Voglio fare l’amore’ . Fermo le sue mani, come quella sera nel suo ufficio, e come quella sera si sentì rifiutata. Cercò di alzarsi dal letto per andarsene, si era sentita umiliata. Un altro capogiro la fermò, dovette appoggiarsi per non cadere. Il giovane uomo la riportò a letto. La tenne stretta a se, dirle che l’amava era diventata una litania. Era dibattuto… lo implorava di fare l’amore, di commettere uno sbaglio del quale si sarebbe pentita. Quel ricordo se lo sarebbe portato con se per sempre, e per quanto bello poteva sembrare in quel momento, sarebbe rimasto indelebile nella sua memoria, fare l’amore li avrebbe legati per sempre. Con amarezza e rabbia disse “Continui a rifiutarmi”. Non capiva che lo stava facendo per lei, era disperato, non poteva dargli l’unica cosa che gli aveva chiesto. Lui che avrebbe fatto di tutto per renderla felice. Gli chiese di accompagnarla in camera. Non l’avrebbe fatto, non si era ancora ripresa del malessere e sarebbe stata la fine per tutti e due. L’avrebbe dissuasa, le avrebbe spiegato perché era sbagliato, che non era un rifiuto nei suoi confronti, bastava guardarlo per capire che non lo era. Avrebbero dormito assieme, senza fare l’amore, la decisione era presa. Era ancora tra le sue braccia, lo stringeva forte, non voleva andarsene “Voglio che succeda con te, sai come non farmi male” i suoi occhi erano pieni di paura e passione, pallida con le guance rosse, spoglia del suo imbarazzo e delle sue angosce. Troppo giovane, alla sua prima esperienza… Poteva essere sbagliato quello che entrambi volevano? L’avrebbe odiato poi? Il muro che aveva cercato di mettere tra loro crollò. Era vero lui sapeva come non farle male, nessun altro avrebbe reso la sua prima volta indimenticabile. Nessun altro l’avrebbe amata come l’amava lui. Nessun altro si sarebbe preso cura di lei. Nessuno si sarebbe preoccupato di darle piacere, chiunque altro finito l’atto se ne sarebbe andato lasciandola sola. Lui non l’avrebbe fatto, l’avrebbe tenuta tra le sue braccia per tutto il tempo necessario. Almeno quella notte non le avrebbe fatto male. Pensava di essere lui il più forte. Il discorso che si era preparato per spiegarle perché sarebbe stato un errore, che doveva aspettare la persona giusta con cui condividere quel passo tanto importante… chi cercava di convincere? La guardò in viso ed era così bella con i capelli sciolti sulle spalle, lo sguardo fiero, gli occhi lucidi e sexy, quasi nuda sotto quella maledetta camicia. Stavano per compiere un errore… non voleva mai più farla sentire umiliata e rifiutata. Ogni notte, da quando l’aveva conosciuta ha sognato di fare l’amore con lei, ogni singola notte l’ha desiderata nel suo letto. Non aveva mai fatto l’amore con quell’intensità. Aveva sperato di condividere quel momento con la sua amata Ragazzina, lo aveva immaginato fatto nell’impeto della passione, del piacere, con la promessa di un futuro davanti a loro. Non lo aveva immaginato e non doveva avvenire con lei impaurita e tormentata, e lui indifeso, disperato, condannato a perderla. Mai come in quel momento si era sentito inadatto a essere l’uomo a cui si doveva legare. L’amò quella notte, si dichiararono il loro amore. Lo sedusse con la stessa abilità di una donna adulta. Aveva rimorsi, ma non era pentito. Non le aveva fatto male, si erano dati tutto, cuore e anima. “Volevo te” gli disse dopo, l’amore per lei era tanto nel suo cuore , tanto da fargli temere che potesse scoppiare. Quella Ragazzina che decideva per se. Aveva deciso per loro. “Non cambiare mai, promettimelo” la scongiurò. Gli posò la bocca sulla sua, con possesso e al tempo stesso con una dolcezza straziante. Non si era mai sentito così amato. Aveva appena preso l’ultimo pezzo del suo cuore. Quella notte gli aveva lasciato più di un segno, sulla pelle, con le unghie sulla schiena, nella mente con quel ricordo e nell’anima con il suo bacio. Quando si addormentò sul suo petto, tutto acquisì la dimensione perfetta. Era l’uomo più felice, quando si svegliò, la sua amata Ragazzina ancora tra le braccia (e non c’è niente di più bello al mondo che guardarti dormire), seguiva il movimento del suo respiro. Era ancora convinto di aver sbagliato, ma quella passata fu la notte più bella della sua vita. Nessun pentimento negli occhi della Ragazzina quando anche lei si svegliò, era felice, non si era pentita. Era bella, serena, imbarazzata coperta dal lenzuolo, seduta sul letto, il loro profumo nell’aria. Erano a casa. Eppure il giovane uomo non si era mai sentito così sperduto. Così solo. La persona di cui aveva più bisogno lo allontanava, ed era assurdo pensarlo dopo quella notte, per sua volontà. Doveva lasciarla andare. Voleva chiedergli di restare, insieme avrebbero potuto provare ad affrontare distanza. Affrontare insieme il mondo intero, se fosse stato necessario. Parlarono quella mattina, la Ragazzina si raccontava senza remore. Gli confidò che non si aspettava niente da quella vacanza, solo divertimento ‘perché a diciassette anni vuoi fare e vedere tutto quello che è scritto sul depliant’ alzando lo sguardo e guardandolo negli occhi disse “Invece ho avuto te”. Lo aveva, era diventato suo. “Ho avuto te”, il tono della sua voce pieno di riconoscenza nell’aver ricevuto quel ‘dono’… Non aveva mai fatto l’amore fino a quella notte, solo sesso. Era stato innamorato, aveva anche sofferto per amore, ma lei aveva sconvolto tutto, gli aveva fatto scoprire sensazioni, emozioni mai provate, sentiva di appartenergli. Aveva scoperto cosa voleva dire essere amato, incondizionatamente. Adesso stava per scoprire com’era soffrire davvero per amore. Si fecero promesse, su quel letto… promesse che non includevano loro due insieme. La Ragazzina gli fece promettere che l’avrebbe dimenticata presto, come se fosse possibile. Il giovane uomo si prese la giornata libera, era suo dovere starle accanto, nel caso avesse avuto un ripensamento, voleva tenerla al sicuro… voleva averla vicino. La Ragazzina quel pomeriggio si addormentò in piscina, la giornata passata era stata piena di ogni emozione, confessioni, il suo malessere, quella notte… rimase seduto accanto a lei a guardarla e a cercare una soluzione. Mancavano pochi giorni, non poteva perderla. Si svegliò, con il suo sorriso sulle labbra. Era assonnata, gli occhi arrossati, cercava di destarsi, intorno a loro le altre persone rumoreggiavano. Gli chiese perché non era andato a lavoro, si preoccupava che non passasse dei guai. Fu su quella sdraio in piscina che il loro mondo crollò. La rilevazione: il giovane uomo non solo lavorava in quel paese, ci viveva, si stava costruendo il suo futuro. Le si riempirono gli occhi di lacrime, smise di parlare. Il giovane uomo continuava a ripeterle che avrebbe trovato una soluzione, aveva già delle idee, sarebbe tornato in Italia per periodi più lunghi, poteva lei andare tutte le volte che voleva, potevano provarci, forse non riusciva a dirglielo nel modo giusto, scuoteva la testa, incredula, aveva una tremenda voglia di baciarla, far scomparire dal suo volto quella disperazione, baciare via tutte le sue lacrime. Singhiozzava. Aveva già pianto per lui. Non in quel modo, era disperata, le lacrime rigavano il suo viso, in quel giorno, quello che avrebbe dovuto essere uno dei più importanti della sua vita, lui l’aveva gettata nello sconforto. Parlò. Il suo modo di ragionare ancora lo stupiva, non era più la sua Ragazzina, era una donna che prendeva in mano la sua vita “E’ tutto finito” disse, non la voleva una storia così. Aveva messo la parole fine alla loro storia e non poteva farci niente. La teneva stretta a se, fino a farle male. Anche lui stava soffrendo, anche lui era disperato e non poteva dirglielo. Ed era tutta colpa sua. La Ragazzina aveva provato a non farsi coinvolgere, a convincersi che era ‘solo una storiella estiva’. L’aveva chiamata così. Ma lui aveva insistito, si era innamorato non era riuscito a farsi da parte, la promessa di non farla soffrire, non era riuscito a mantenerla. Non ci aveva nemmeno provato. Che uomo spregevole e senza cuore. Senza cuore perché lei glielo aveva preso. Era quella forte tra i due, non si era lasciata piegare dalle sue paure, non si era tirata indietro. Lui avrebbe dovuto fare un passo indietro, vile, far innamorare così una ragazzina e poi lasciarla andare. Non si resero conto che avevano gli occhi di tutti puntati addosso. La prima preoccupazione della Ragazzina fu ancora per la reputazione del giovane uomo mentre avrebbe dovuto preoccuparsi per se, per quello che stava provando, del dolore che lui le stava infliggendo, come una condanna per aver provato qualcosa di tanto bello. Il giovane uomo si alzò e davanti a tutti disse “Io l’amo”. Nessuno doveva dubitare dei suoi sentimenti. Nessuno doveva credere che quella ragazzina in lacrime si era fatta abbindolare dal quell’uomo ‘piacente’ e più grande di lei (Piacente, mi avevi detto che ero ‘piacente’!). Sentì i mormorii attorno a loro. Aspettava la reazione arrabbiata della Ragazzina, sapeva quanto non sopportava sentirsi in mostra. Non disse niente, si coprì il viso tra le mani e si nascose tra le sue braccia, lo supplicò di portarla in camera. Stava andando in pezzi. Lo baciò, il suo modo di perdonare quel gesto tanto sfacciato, l’unica reazione. Intanto le voci erano diventate più forti e concitate. La portò via. La bocca gli bruciava per il bacio inatteso. Un bacio che non avrebbe più dimenticato. La accompagnò in camera, gli chiese di dargli un po’ di tempo ‘doveva riabituarsi a cavarsela da sola’. Era impotente, non sapeva come comportarsi. Fece come gli aveva chiesto, se ne andò, solo perché era un uomo disperato e perché, egoisticamente, voleva che avesse bisogno di lui. Erano passate delle ore quando tornò da lei. Era ancora dove l’aveva lasciata, seduta sui gradini della veranda, con lo sguardo perso davanti a se. Cosa le aveva fatto? “Come stai?” Nemmeno la sua voce era più la stessa. Sciocca Ragazzina soffriva e chiedeva ‘come stava’ a chi l’aveva ridotta in quello stato. Era rauca, aveva pianto per tutto il tempo “Non volevo che mi vedessi così” il suo tono era quasi inespressivo “Non voglio che provi pietà per me” si sedette accanto a lei “Mi dispiace”. Le spezzò il cuore ancora di più. Quanto aveva aspettato per sentirgli dire che la lasciava andare? Era come se le avesse dato uno schiaffo. Che le fece male. “Non ti azzardare ad essere dispiaciuto per me”. Le accarezzò la guancia. Non era pietà quella che provava. Era rammarico. Paura. Amore immenso per quella Ragazzina. Non aveva immaginato che sarebbe stato così difficile. Tante volte avrebbe voluto chiederle di accettarlo come ‘fidanzato’. Avrebbe dovuto farlo, ma era terrorizzato dal dolore che avrebbe provato lui se l’avesse persa. Il maledetto dolore che stava provando. Lo ascoltava senza dir niente, gli occhi lucidi senza più lacrime “Devo tornare a casa… Sarei rimasta con te, anche sapendo che sarebbe finita” Le passo dolcemente il pollice sulla palpebra. Ci teneva a lei. Quanto la amava. Voleva vederla ridere di nuovo. Voleva che guardandolo vedesse l’uomo che l’amava. B si intromise tra loro e lo mandò via, in un’altra situazione non glielo avrebbe permesso, forse la sua amica l’avrebbe aiutata in qualche modo a ritrovare un po’ di pace. Tornò la sera per portarla a cena. Entrò in camera e la trovò addormentata, rannicchiata in un angolo del letto. Il viso sofferente per le troppe lacrime. Era lui il colpevole. Aprì gli occhi appena sentì la sua presenza “Non volevo, scusa” disse abbracciandolo, si stava scusando, per essere crollata… non doveva farlo, non lo meritava, dopo quello che lui le aveva fatto. La Ragazzina non sorrideva più. Ci provava ma i suoi occhi erano tristi. Dopo cena era in programma la ‘serata danzante’. Il giovane uomo dovette lasciarla sola richiamato dal suo dovere. Lei non seguì i suoi amici, rimase in un angolo del salottino, guardava davanti a se, lo sguardo perso nel vuoto, chissà cosa vedeva. Quando la raggiunse era ancora nel salottino, sola. L’abbracciò, lei sorrise, triste. Ballarono insieme per la prima volta. Nessuno dei due era capace. Non importava erano insieme, Frank Sinatra cantava ‘Strangers in the night’. Era diventato così doloroso starle vicino, la sentiva sconfitta, rassegnata. Aveva pensato ad una sorpresa per la sua amata Ragazzina, tenendola per mano la portò alla macchina. Andarono al villaggio vicino. Quella mattina gli aveva detto che una delle cose che si aspettava da quella vacanza era vedere un leone, durante un escursione li aveva visti, ma il giovane uomo poteva fargliene toccare uno. Entrarono nel recinto, il leone era addormentato in un angolo, era vecchio e malato. Le si illuminarono gli occhi, sorrideva, era tornata felice. Si inginocchiò sul suo giaciglio, lo accarezzò, prima la criniera e poi la zampa. Il giovane uomo aveva gli occhi lucidi per quanto l’amava. A sua volta si inginocchiò e si scusò ‘Ho rovinato tutto, perdonami’ riferendosi alla promessa che avrebbe reso la sua vacanza indimenticabile, non gli rispose, continuò ad accarezzare il leone. Solo quando furono in macchina rispose ‘Mi hai dato cose che non sapevo nemmeno di volere. Volevo vedere un leone e tu me lo hai fatto accarezzare. Volevo passare una bella vacanza, e tu l’hai resa indimenticabile. Volevo qualche bacio sulla spiaggia con un bel ragazzo… ho avuto te’. Lo stava perdonando, quell’adorabile, dolce, piccola Ragazzina lo stava perdonando. Quegli ultimi giorni furono estenuanti, quel far finta che tutto andava bene, abbracciarla e sapere che non avrebbe più potuto farlo. Non la lasciò più, passò tutto il tempo con lei. Di giorno la portava in posti che ancora non aveva visto, la notte amandola. La portò a visitare una tribù vicina, aveva notato come quegli abitanti la affascinavano con i loro vestiti rossi, diceva che avevano un bel sorriso. Il capo tribù li accolse festante. Danzarono per loro, era contenta, si stupiva ogni qualvolta le veniva mostrato qualcosa, rideva, pareva aver dimenticato l’angoscia che la tormentava. Voleva farle vedere quel posto per come lo vedeva lui, con la speranza che anche lei se ne innamorasse ‘Questo è quello che amo’ disse mostrandogli ciò che li circondava. Non si rese conto dell’effetto che le fecero quelle parole. L’aveva turbata, smise di ridere, d’un tratto sembro stanca, arresa. ‘Questo è quello che amo’ come poté dirlo, quando l’unica cosa che amava era seduta accanto a lui in macchina. Silenziosa mentre tratteneva le lacrime. Mentre crollava davanti ai suoi occhi. lo uccise. Fermò la macchina, lei scese veloce, cercando una via di fuga. La bloccò mettendosi davanti, era delusa e ferita ed era stato lui ancora una volta. Lo incolpò di averla illusa dicendole che era la cosa più importante per lui, mentre non era vero, quel posto lo era di più ‘Ti sei preso tutto’ disse, sapeva che le parole facevano male, non sapeva quanto. Gli aveva creduto, l’aveva fatta innamorare, e con quella frase aveva distrutto la sua fiducia. Cosa avevano fatto di male per meritarsi tutto quel dolore? Invano cercavano di convincersi di essere pronti a lasciarsi. Erano seduti sulla strada polverosa, stretti in un abbraccio disperato, con le lacrime agli occhi, non la smetteva di tremare. Si stava sgretolando. Aveva paura per lei. Sembrava assente, quei singhiozzi, il respiro spezzato. ‘Tu mi dovevi lasciare, non dovevi farlo fare a me’ aveva ragione, avrebbe dovuto farlo lui. Si era comportato da vigliacco. Avrebbe dovuto essere più forte, voleva darle sicurezza, voleva che avessero una possibilità, avrebbe voluto che l’amore avesse la meglio. Tornarono al villaggio. La Ragazzina voleva andare nella sua stanza, campo’ la scusa che doveva preparare le valigie, disse. La verità era che voleva stragli lontano. La convinse ad andare a casa con lui. Non stava bene, si vedeva. E l’unica cosa che poteva fare era accudirla. Andò in bagno, non vedendola uscire entrò e la trovò seduta a terra, la testa tra le braccia. Era arrivata al limite. Le propose di partire quella sera stessa, le avrebbe trovato un volo, doveva andarsene non poteva sopportare oltre. Non era più lei, non aveva più la spensieratezza dei suoi diciassette anni, non c’era più luce nei suoi occhi. Lo uccideva ogni volta, quando si isolava nei momenti di dolore, costringendolo a restare spettatore inutile della sua sofferenza. Non permetteva a nessuno di consolarla, diventava inaccessibile. Si scusò “Piango sempre” continuava a scusarsi, la strinse forte tra le braccia non importava se le faceva male, non aveva più armi per rendere felice. La portò a letto, era pallida, sempre più stanca, distrutta, si addormentò quasi subito. Rimase a guardarla dormire gli occhi gonfi, le guance rosse e rigate. Bella, estrema in tutti i sensi: imprevedibile, vitale, battagliera ma sotto la superficie era fragile come la ragazzina che era. La sua dolce Ragazzina. Non doveva stupirsi se tendeva all’eccesso. Faceva solo quello che le andava. Si era presa cura del giovane uomo. Il suo stupore quando le disse che mai nessuna lo aveva trattato come aveva fatto lei. Non lo fece sentire sbagliato. Non gli fece domande sul suo passato. E con quel non fare fece più di chiunque provò a fare. Pensò alle passeggiate in spiaggia di notte, l’oceano e le stelle a far loro compagnia. La gita in barca, vederla correre da lui spaventata da quei ‘malefici’ cavallucci marini. Era diffidente verso tutto quell’amore che le aveva riversato addosso, eppure si era lasciata amare. Gli aveva preso il cuore. Era un uomo senza cuore per causa sua. Se solo avesse saputo come sarebbe stato il loro ultimo giorno insieme… erano sull’orlo del baratro, mano nella mano per non precipitare. L’ultima notte. Erano giunti alla fine. Si promisero di viverlo come un giorno normale di una coppia normale. Litigarono, si amarono, comprarono i souvenir, la piccola festa data per lei e B da M, i sorrisi tristi, le lacrime nascoste. Quel cercare di far sembrare tutto normale quando di normale non c’era niente. E come fai a vivere un giorno così? Quando anche i baci fanno male e gli abbracci uccidono. Pranzarono a casa. Cucinò per lui. Passarono il pomeriggio in spiaggia, quasi senza parlare, qualunque parola era di troppo. Il tempo scorreva. Sempre più in fretta arrivava la sera. I suoi oggetti tolti improvvisamente dal bagno, dalla camera da letto, dall’armadio. Il vuoto che si lasciava dietro. Era un perdere pezzi di se continuo. La Ragazzina aveva smesso di esistere, ormai era l’ombra di quello che era fino a pochi giorni prima. Un peso opprimente lo stava schiacciando, cercava di non farle vedere la sua disperazione, rimase a guardarla preparare le valigie. Come poteva rimanere in silenzio a guardarla andare via? Senza una parola. Lei che aveva paura di venire lasciata, sapeva combattere solo andandosene per prima. Come spiegarlo ad una donna così che non doveva avere paura. Voleva dirle ‘Non andare. Non saprai mai come sarebbe finita. Se sarebbe finita’. Come poteva trovare parole per dirle che lasciarla andare era l’unico modo che aveva per dimostrarle che non la stava lasciando. Dove le trovi le parole? Quando le trovi, le parole se tempo non ne hai? Continuava a guardarla mentre metteva la loro storia nelle valigie. Le aveva chiesto di restare. A lei che aveva paura di restare. Le valigie erano pronte e lui rinunciò a trattenerla. Non era un addio ‘Io non ti lascio andar via, dal mio cuore, dalla mia anima, ti lascio del tempo, per te, per crescere, per conoscere. Io verrò a prenderti. Io verrò a prenderti, ma tu, non aspettarmi (giuro che te le ho dette quelle parole, solo che tu non hai potuto sentirle). Era seduta sul letto quando vide le lacrime che rotolavano lungo le sue guance. Si inginocchiò davanti a lei, le spostò i capelli dietro l’orecchio era così incazzato con lei. Gli aveva permesso di ferirla. Si era lasciata amare e lui l’aveva rotta. “Fai l’amore con me” gli chiese “Ti farò male” (ricordo la disperazione di quelle parole e i tuoi occhi imploranti) “Non mi hai mai fatto male” disse. Ti dissi “Te ne farò perché sarà l’ultima volta” te ne avrei fatto lo stesso ‘rifiutandoti’… (Ragazzina, non la faccio mai giusta con te) Fecero l’amore, perché non resisteva un altro istante senza toccarla, perché era lei che lo voleva, perché quello sarebbe stato il loro addio. Il villaggio era in tumulto. Persone che li cercavano per i saluti, per le ultime fotografie. La raggiungeva tutte le volte che poteva, la osservava da lontano, non la perdeva di vista. Aveva un sorriso per tutti. I ragazzi dello staff se la contendevano per i saluti. Non voleva essere lì, glielo leggeva negli occhi, gonfi per le troppe lacrime. Le valigie furono caricate sulle macchine e i biglietti aerei furono consegnati. Nella hall si formarono i primi gruppi per recarsi all’aeroporto. Si mise in fila come tutti gli altri, stretta da Maurizio, era così piccola, si guardava attorno, cercava il giovane uomo. Andò ad abbracciarla, le fece appoggiare la testa sul suo petto, nel suo posto preferito. Chiamarono il suo nome, doveva andare. Era arrivato il momento. La salutò dicendole che l’avrebbe raggiunta in aeroporto. Le mentì. Per la prima volta. Non l’avrebbe raggiunta. La lasciò partire senza dirle addio. Non avrebbe pianto se non l’avesse visto all’aeroporto, non avrebbe avuto l’attenzione su di se. Non le avrebbe spezzato di nuovo il cuore. Forse l’avrebbe odiato per quel gesto. Lo sperava, almeno così l’avrebbe dimenticato più in fretta. Bugie che si era raccontato per potersi convincere che aveva fatto la cosa giusta. Non aveva avuto il coraggio di salutarla. Proprio come non aveva avuto il coraggio di darle la lettera che le aveva scritto. ‘Ragazzina, non posso dirti quel che sarà e non posso continuare a chiederti di restare. Posso spiegarti perché ti lascio andare. Voglio darti la possibilità di vivere un’ amore migliore, con me non so come potrebbe essere, ci siamo già incasinati in questi pochi giorni. Ti avevo detto, quando non volevi credermi, che volevo passare con te tutta la mia vita. Ti avevo promesso che non ti avrei mai lasciato. Non lo sto facendo, non ti dico addio, un giorno verrò a riprenderti. Intanto ti lascerò crescere, ti lascerò scegliere, ti lascerò anche sbagliare, è la tua vita. E devi viverla senza me’ Non era un addio. Non poteva esserlo. Non aveva rimpianti, solo un dolore straziante al petto. L’avrebbe legata ancora di più a se con quella promessa, solo lei lo avrebbe salvato da quel dolore, non poteva permetterglielo. Non doveva venirne a conoscenza. Quella lettera la porta sempre con se per ricordarsi la promessa che fece a loro. E per ricordarsi come si sentì morire quel giorno quando la lasciò andare. La prima volta che la lasciò sola a combattere da sola per ‘noi’. Così mi sono innamorato di te.

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
21 luglio
Ciao M, tra un po’ sarà il 21 luglio e questo giorno da tre anni a questa parte sa di te. Era il 21 luglio 2014, io ero poco più che una bambina e conoscevo te. A distanza di anni alcuni dettagli mi sfuggono, vorrei così tanto potermi ricordare tutto per poter assaporare quel poco che vivemmo insieme. M, stasera è morto il tuo cantante preferito (questo me lo ricordo bene, ti ascoltai quando dicesti che amavi i Linkin Park), ha deciso di andarsene proprio oggi, una casualità, certo, ma per me è stato inevitabile pensare a quanto tutto quello che hai “sfiorato” nella mia vita, se ne vada, muoia oppure finisca per essere menzionato con un passato remoto; fa male certo, ma se si vuole amare le cose stanno così.
M. ti amo.
Ps Chester, ciao. Che la terra ti sia lieve.
Di certe notti, ricordo ancora il profumo.
Il Coniglio Parlante (via ilconiglioparlante)
Roberto Ferri, Fallen Angel, 2011.
Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso non ha vent’anni ancora cadrà l’inverno anche sopra il suo viso potrete impiccarlo allora.

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming