Balene immaginarie e finestre vuote
“Se vuoi vedere una balena, ti servirà una finestra.” Ho deciso che questo sarà il mio motto dell’estate, da recitare davanti a monitor, ventilatore e cornici vuote. L’albo illustrato aperto oggi sul leggio è Se vuoi vedere una balena di Erin E. Stead, illustratrice pubblicata in Italia da Babalibri, e la recensione la trovate sul prossimo numero di Andersen. Del libro (che è molto bello) non vi dirò altro. Parlando invece di balene – balene immaginarie che si possono trovare anche qui in città, lontano dal mare – mi tornano in mente due titoli dedicati a Moby Dick: il pop-up di Sam Ita, arrivato in Italia nel 2007, e il bellissimo libro d’artista firmato da Alessandro Sanna, un albo senza parole stampato su carta pregiata in un’edizione di grande formato, al confine tra cinema e fumetto. Una storia a due facce: da una parte l’uomo e dall’altra la balena bianca, destinati a incontrarsi a mezza via, dove s'incontrano i racconti e dove il destino dell’uomo si scontra con quello della natura.
> Erin E. Stead, illustratrice americana, ha vinto la prestigiosa Caldecott Medal con Il raffreddore di Amos Perbacco, realizzato insieme al marito Philip così come Orso ha una storia da raccontare (che ho recensito qui). Se vuoi vedere la balena è invece scritto da Julie Fogliano. La particolare tecnica utilizzata dall’artista è ben spiegata nel suo sito, che vi consiglio di visitare.
> La genesi del Moby Dick di Alessandro Sanna, e la sua struttura a due facce, è raccontata qui dall’autore. Il libro, difficile da trovare in libreria, si può richiedere nel sito dell’editore.
> Nemmeno l’edizione italiana del pop-up di Moby Dick realizzato da Sam Ita (allievo di Sabuda) è facile da reperire, ma per gli appassionati di libri a tre dimensioni è un titolo interessante, che unisce gli effetti della cartotecnica (utilizzata con semplicità) al linguaggio del fumetto. Qui potete dare un’occhiata agli interni.













