Ieri Giuseppe Conte è stato lapidato per avere detto la pura verità, cioè che la minaccia russa è largamente costruita per legittimare la strategia dissennata del riarmo europeo (anzi: dei paesi europei). I vari centristi del Pd non aspettavano di meglio per alzare la cresta e i vari commentatori "terzisti", oramai tutti organici a Meloni e non si capisce perché non lo dichiarino apertamente, non aspettavano di meglio per infierire sul campo largo (mitico un editorialista del Corriere, un tempo mite e misurato, che ieri mattina in tv ha aggredito Gianni Cuperlo con le seguenti letterali parole: "State rompendo le scatole agli italiani con uno schieramento di cui non conoscete neanche il nome"). Schlein, al solito, "minimizza". Ora io dico. Nel "campo largo" c'è un dissenso importante, altro che minimizzare, sulla politica estera. E non vale a sminuirlo il fatto che un tale dissenso ci sia anche nella maggioranza: il centrodestra è abituato da quando è nato ad accroccare posizioni distantissime, nel centrosinistra sarebbe richiesta, e dovuta, maggiore chiarezza e coerenza. E per le elettrici/elettori di centrosinistra non è vero che contino solo salari e sanità: contano, eccome se contano, l'analisi di un mondo in totale sfascio e trasformazione, la posizione su guerra e genocidi, l'idea di Europa ammesso che ce ne sia ancora una. I dirigenti e le dirigenti della gloriosa sinistra italiana che fu ci avevano insegnato che in questi casi c'è una sola cosa da fare: non minimizzare bensì esplicitare le differenti posizioni n campo, convocare un congresso o qualcosa di simile e discuterle alla luce del sole, sulla base di fatti e dati e non di stereotipi altrove artatamente costruiti (tipo che chiunque sia contro il riarmo e per un'Europa forza di pace è perciò stesso un filoputiniano e altre simili scemenze). I/le leader del campo largo abbiano il coraggio di fare questo invece di centellinare parole più o meno compatibili con il "testardamente unitario", e dimostrino di avere la fiducia necessaria nella capacità generativa del confronto politico aperto, leale e competente. Se non ce l'hanno, vuol dire che non hanno la stoffa per affrontare una fase geopolitica complessa e tragica come quella che viviamo ogni giorno sulla nostra pelle. E in questo caso, non c'è nessuna unità testarda che tenga: rassegniamoci a una transizione da un mondo a un altro - ché di questo si tratta - interamente guidata e gestita dalle destre impresentabili che prosperano ovunque.
Ida Dominijanni













