peter falk had this bizarre schrodinger's sex appeal where he was able to look simultaneously like the very essence of masculine beauty incarnate and also like he rolled off an autopsy table
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Useless box that doesn’t let people flick its switch
Distant cousin of knife-wielding tentacle box.
daddy is coming home again kids
It's happening. The circle is closing.
雨の日
1987 fuga dalla sala giochi new york
Quando andiamo a Sorrento da mia nonna sono molto contento perché passo tutto il tempo con mio cugino che è l'unico cugino grande che c'ho e siccome è pure grosso sembra ancora più grande. E visto che i genitori sono ricchi a Marco ci comprano sempre tutto e l'altro giorno quando siamo arrivati mia zia ha detto a mia madre Oh, ma lo sai che Marco di là c'ha l'amiga? e mia madre si è fatta rossa in faccia e ha detto ma non è troppo presto? [...] via L'Antro Atomico del Dr. Manhattan https://ift.tt/2S8Fiyd

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DA SINISTRA A DESTRA, SOLA ANDATA
Spesso si dice che estrema destra e estrema sinistra si avvicinino fino a toccarsi, ma non è vero. Anche se hanno delle cose in comune, tipo l’inclinazione per le teorie del complotto, la diffidenza per le banche o lo sconfinato amore per il cosiddetto popolo, qualunque cosa sia, rimangono comunque molto distanti. Eppure non è raro vedere gente che si incammina a sinistra con le migliori intenzioni e poi, un giorno, ti sbuca a destra in mezzo a quelli che fanno le classifiche delle razze umane. Com’è possibile?
Innanzitutto cominciamo col dire che destra e sinistra esistono. Sono due concetti sfumati, mutevoli e tutto quello che si vuole, ma non per questo inesistenti. Chi dice che destra e sinistra non esistono più, come periodicamente va di moda, farebbe prima a dire che non sa cosa sono. Non è che se non sai cos’è una cosa, quella smette di esistere. Io per esempio non so cosa sia la poesia, per me sono solo parole insolite buttate lì per rimorchiare, ma questo non fa sparire dalla letteratura Pascoli, Leopardi o, che so, Federico Smanetti.
Ci sono varie cose che distinguono destra e sinistra, ma quella forse più evidente è l’atteggiamento verso le minoranze: essere chiusi è di destra, essere aperti è di sinistra. Attenzione, non sto dicendo che essere chiusi sia a prescindere peggio dell’essere aperti, dipende dai casi. Per esempio dare corda ai promotori finanziari è di sicuro una pessima idea. Quando si incrocia un promotore finanziario, la cosa migliore da fare è ignorarlo. Almeno io faccio così, al massimo gli do l’euro del carrello. “Chiuso” e “aperto” non sono giudizi, ma semplici constatazioni: i partiti che chiamiamo “di sinistra” hanno posizioni più aperte verso le minoranze rispetto ai partiti che chiamiamo “di destra”, e più un partito è di sinistra più è aperto, fino ad arrivare all’esotismo, mentre più è di destra più è chiuso, fino ad arrivare all’eliminazione fisica. È vero, “eliminazione fisica” suona un po’ come un giudizio negativo, ma si pensi sempre ai promotori finanziari.
La “chiusura” distingue così bene la destra dalla sinistra, che può essere usata come parametro per definirle. Chiamiamo allora Estrema Destra la posizione politica con il massimo di chiusura (+1) e Estrema Sinistra quella con il minimo (-1). Esattamente in mezzo (0) ci sarà un Centro presumibilmente cristiano democratico, e alla sua destra e alla sua sinistra tutti i casi intermedi, come la Sinistra (-½) e la Destra (+½).
Oltre al grado di chiusura, la posizione politica può essere individuata anche da altri valori. Uno che in questo periodo ha una particolare importanza, perlomeno nei dibattiti in tv o in fila al supermercato, è l’europeismo. Ecco come varia andando da sinistra a destra.
Estrema sinistra e estrema destra sono sulle stesse posizioni antieuropeiste (-1) o, come si usa dire adesso, posizioni 🇮🇹. Sinistra e destra sono invece europeiste con riserva (0), mentre il centro è il più europeista di tutti (+1).
Un altro valore politico che ricorre spesso è la legalità.
Per capire questo andamento sinusoidale, va precisato che con “legalità” non intendo il “mettere in prigione più gente possibile”, ma il concetto secondo cui nessuno dovrebbe essere al di sopra della legge, nemmeno se è molto simpatico. È come per il Monopoly: dentro le regole è garantito un certo grado di uguaglianza e libertà, anche se alla fine è pur sempre un giro dell'oca, mentre fuori dalle regole vince chi tira le sberle più forti.
La sinistra è quella che più di tutti ha il pallino della legalità (+1), con la sua proverbiale passione per le procedure, la Costituzione e le tasse. All’opposto (-1) c’è la destra, che antepone l’individuo alla legge, mentre estrema sinistra, estrema destra e centro hanno una posizione intermedia (0), visto che tutti e tre riconoscono la validità delle leggi umane solo se conformi alle leggi eterne delle rispettive ideologie: comunismo, fascismo, cristianesimo. Mi scuso se sto semplificando troppo, chi vuole può integrare con una bottiglia di prosecco.
La seguente figura mostra il percorso che porta dall’estrema destra all’estrema sinistra (→) sul piano della legalità e dell’europeismo.
Questo cerchio sembrerebbe dimostrare che destra e sinistra agli estremi si toccano, ma nella figura c'è anche una terza dimensione, la chiusura, rappresentata con i colori dal nero al rosso. Possiamo immaginarla come l’altitudine. Estrema destra e estrema sinistra appaiono toccarsi nel punto (-1, 0) solo se tutto viene appiattito su due dimensioni, ma in realtà si trovano a due quote diverse, +1 e -1. In tre dimensioni sarebbe così.
Procedendo dal nero al rosso, si percorre una discesa elicoidale lungo la superficie di un cilindro, finché non ci si trova di fronte a una parete verticale, il salto che divide l'estrema sinistra dall'estrema destra. In condizioni normali la strada finirebbe qui, ma a volte succede che nei paraggi ci sia un vecchio ascensore rimesso a nuovo, diciamo un ascensore né di destra né di sinistra. Sull'ascensore c’è posto per tutti, non si fa cenno a chiusure o aperture nei confronti di nessuno. Tutto ciò che separa estrema destra e estrema sinistra è messo in secondo piano, mentre si dà molta importanza a ciò che le accomuna: complotti, banche, popoli. In questo modo chi proviene da sinistra, curioso di continuare il suo viaggio, può decidere di entrare e lasciarsi trasportare dal piano -1 al +1. C'è anche una musica d'ambiente molto rilassante, fa più o meno così: soldi gratis.
Appena arrivati al piano superiore, c’è un po’ di disorientamento: come mai parlano tutti di bonifiche e treni in orario? Ma poi si fanno nuove amicizie, si scoprono nuovi obiettivi, si comincia una nuova avventura tutti insieme.
Per qualche motivo l’ascensore va solo in una direzione.
via in coma è meglio https://ift.tt/2Mmm9WJ
Fine dell’angoscia per il carattere indiano che crasha gli iCosi
Panico generale per gli utenti di iPhone, iPad, Apple Watch, Mac e Apple TV: temono di ricevere in un messaggio il temutissimo carattere della lingua telugu (mostrato qui accanto) che manda in tilt tutti questi dispositivi se viene visualizzato. Apple ha distribuito oggi un aggiornamento di iOS (11.2.6), macOS (10.13.3), watchOS (4.2.3) e tvOS (11.2.6) che risolve il problema, ma chi ha un dispositivo Apple non aggiornabile rischia di restare indifeso a lungo. E nel frattempo imperversano da giorni i guastafeste che pensano che sia divertente pubblicare nei social network questo carattere in modo da far crashare in massa i dispositivi Apple e mettere nei guai i loro utenti. Non è la prima volta che i dispositivi Apple o di altre marche vengono messi in crisi da una cosa apparentemente così banale come un semplice carattere tipografico, ma stavolta gli effetti sono molto seri: c’è chi lamenta di non riuscire più a riavviare il telefonino o il tablet, trasformatosi in un costoso fermacarte. Se potete, installate gli aggiornamenti [nota personale: su un mio Mac Mini del 2014 l’installazione ha richiesto una trentina di minuti, per molti dei quali il Mac non ha dato il minimo segno di vita (schermo totalmente nero); su un MacBook Pro del 2015 ci sono voluti 12 minuti e non ci sono state inquietanti schermate nere]. Se non potete, vi conviene imparare a fare prima di tutto un po’ di prevenzione. Il passo più importante è disattivare le anteprime delle notifiche, perché la paralisi completa del dispositivo avviene quando questo famigerato carattere viene visualizzato in una notifica. Nei dispositivi Apple che usano iOS, andate quindi nelle Impostazioni, scegliete Notifiche e poi scegliete Mai nella sezione Mostra anteprime. Fatto questo, se qualcuno vi manderà il carattere in questione e non avete (ancora) installato l’aggiornamento, perlomeno non andrà in tilt l’intero dispositivo ma si bloccherà soltanto la specifica app di messaggistica (che può essere Telegram, Snapchat, Twitter o altre ancora). Riavviarla è inutile, perché si bloccherà di nuovo. In questo caso potete provare ad accedere al vostro account di messaggistica usando un’altra versione della stessa app che sta su un computer Windows o Linux o su un dispositivo Android, e cancellare da lì la conversazione che contiene il carattere famigerato. Questi sistemi, infatti, sono immuni al problema che causa il collasso. Nel caso dell’app Messaggi di iOS, invece, occorre andare nelle Impostazioni, scegliere Generali e poi Spazio libero: qui troverete un elenco di app che include appunto l’app Messaggi. Se la selezionate, potrete poi scegliere la conversazione da eliminare e tutto tornerà a funzionare. Ma che succede se è troppo tardi e il vostro iPhone o iPad è completamente bloccato? Vi conviene andare da un tecnico e chiedere il suo intervento. Se siete smanettoni e coraggiosi, potete provare a mettere il dispositivo in modalità DFU e tentare un ripristino da zero di iOS. Alcuni coraggiosi hanno tentato di risolvere il problema installando la versione beta (cioè instabile) di iOS 11.3, che ha già eliminato il difetto del carattere telugu. Ma se lo fate senza fare prima un backup perderete tutti i vostri dati. Come fa un singolo carattere a causare così tanti problemi? In realtà il simbolo è una combinazione di lettere e segni che contiene complesse istruzioni di posizionamento, per cui non è come un semplice carattere alfabetico latino: visualizzarlo richiede invece una serie di calcoli che i sistemi operativi di Apple sbagliavano, causando il tilt. Questo articolo è derivato dal testo preparato per il mio servizio La Rete in 3 minuti per Radio Inblu del 20 febbraio 2018.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
via Il Disinformatico http://ift.tt/2ojo7fc
Hans Hollein, Exhibition, 1969
(via Tumbling)

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Casa Scaccabarozzi, Turin, Italy 1840:
this is one of the most bizarre buildings in the world, built by Alessandro Antonelli, the designer of the Mole Antonelliana (Turin’s landmark) on the batch he was given as payment. The site was a narrow triangular area, despite this, Antonelli managed to build a 9 storey-house: the largest side measures 4,35 metres while the shortest only 54 centimetres (!). The result is an incredible building which seems to disappear if seen from a partial view. Built entirely in bricks, although thin and tall, the house proved to be extremely firm, still standing after earthquakes and bombings.
notice how the windows protrude from the facade in order not to waste space inside
although sall, the interiors are bright
these are the stairs, the kitchen,
the corner which hosts a toilet…..
…and the secret turkish bath in the basement!
A Torino la chiamano “Fetta di Polenta”
So cool! Watch what happens when a camera’s frame rate matches the rate of a bird’s flapping wings.
Come aprire un libro nuovo
Soltanto io vedo in questa guida alcuni consigli validi in ogni campo della vita? Come: "Se apri il volume con forza e senza la giusta attenzione, potresti romperne la costa causando la perdita dei fogli." Oppure: "Mai forzare la costa. Se non cede subito, vuol dire che è stata rilegata troppo strettamente o duramente." O ancora: "[Un volume] ha bisogno di cure gentili, proprio come una macchina necessita di essere lubrificata." E infine: "Perfino un libro ben rilegato può essere facilmente rovinato alla prima apertura." Meditate gente; meditate. (Fonte.) PS: buona Giornata mondiale del libro a tutti. via L'apprendista libraio http://ift.tt/2oi4ZAZ
Claudio Santamaria e Luca Marinelli, “Lo chiamavano Jeeg Robot” (Gabriele Mainetti, 2015).

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LA MORTE VIEN CANTANDO
Siccome l’anno scorso sono morti quattro o cinque cantanti, molti hanno la sensazione che il 2016 sia stato un anno particolarmente sfortunato per le popstar, come se fare i milioni con le canzoni non solo non ti rendesse immortale, ma fosse addirittura un problema per la salute, peggio che fumare. In realtà, prima di dire che dei morti sono tanti, bisognerebbe capire tanti rispetto a cosa.
Quante sono le popstar oggi? Per rispondere a questa domanda ho selezionato tutti i musicisti che hanno venduto più di 75 milioni di dischi e/o venduto più di 20 milioni di copie di un solo disco e/o venduto più di 5 milioni di copie di un singolo (ecco come ho passato il Natale). Secondo questi criteri le popstar sarebbero 356, di cui 310 ancora in vita. Vediamo come sono distribuite per anno di nascita.
L’istogramma in figura mostra la quantità di popstar che sono nate di quinquennio in quinquennio a partire dal 1903, con la parte nera che indica la frazione di quelle già morte. Quello che salta subito all’occhio è l’impressionante esplosione di popstar nate negli anni ‘40 e ‘50. Se si considera che uno diventa famoso fra i venti e i trent’anni, le popstar nate in questo periodo sono quelle che hanno spopolato negli anni ‘60, ‘70 e in parte ‘80. Tanto per avere un’idea, solo dal 1938 al 1952 sono nate 170 popstar, mentre nei trentacinque anni precedenti ne sono nate solo 18, poco più di un decimo. Questo significa che se prima ne morivano meno, non è perché fossero più in salute. Per morire negli anni ‘90 come Kurt Cobaine (1967 - 1994), una popstar o doveva essere giovane (evento raro) o doveva essere nata negli anni ‘20 - ‘30 (ce ne sono poche). Oggi invece viviamo in un periodo in cui c’è una grande quantità di popstar in età da funerale. Essendo nate quasi tutte dopo dopo il 1940, è naturale che inizino a morire con una certa frequenza solo ora, una frequenza che nei prossimi anni è destinata ad aumentare.
In questa tabella ci sono le probabilità (da moltiplicare per 100 per averle in %) che una persona, a seconda dell’età e del sesso, muoia prima della fine dell’anno. Chiamiamo p(E) la probabilità media fra uomini e donne che una persona di età E muoia entro un anno. La probabilità che invece sopravviva sarà 1 – p(E). Per esempio, se uno ha 53 anni come George Michael (1963 - 2016), la probabilità che non arrivi al 2018 è
p(53) = 0.005
cioè 0.5%, che è poco, ma se di George Michael ce ne sono 61, la probabilità che sopravvivano tutti è del 74%
[1 – p(53)]61 = 0.74
e quindi la probabilità che ne muoia almeno uno è del 26%, che non è poco.
Affinché una persona di età E muoia all’età di E’ anni, dovrà superare l’età E, E+1, E+2 e così via fino a E’–1, e morire all’età di E’ anni. Questo significa che la probabilità w(E, E’) che una persona di età E muoia quando avrà E’ anni è
w(E, E’) = [1-p(E)] • [1-p(E+1)] • ... • [1-p(E'-1)] • p(E') =
= p(E') • ∏i=E, E’-1 [1-p(i)]
e la probabilità che muoia in un’età compresa fra E’ e E” è
z(E, E’, E”) = = w(E, E’) + w(E, E’+1) + ... + w(E, E”-1) + w(E, E”) =
= ∑i=E’, E” w(E, i)
Per esempio, la probabilità che uno di 72 anni muoia dopo almeno 10 anni ma prima di 15 è
z(72, 82, 86) = 0.231
Se torniamo all’istogramma dell’inizio, abbiamo che le popstar ancora in vita che hanno fra i 70 e i 74 anni, estremi compresi, sono 58. Se per semplicità assumiamo che abbiano tutte 72 anni, possiamo ricavare quante di loro moriranno nell’intervallo che va dal 2027 al 2031
z(72, 82, 86) • 58 ≈ 13
Applicando questa formule in modo analogo a ogni quinquennio dell’istogramma si può ottenere la distribuzione dei morti nei prossimi trent’anni.
Come si può vedere siamo solo l’inizio. Tra il 2032 e il 2037 moriranno circa 46 popstar, 9 all’anno, quasi una al mese. Spero che la gente riesca a farsene una ragione, altrimenti nei decenni a venire tv, giornali e social network non saranno altro che un lungo e ininterrotto necrologio.
E per quest’anno cosa dobbiamo aspettarci? Quella qui sotto è la distribuzione delle popstar ancora vive.
Le varie fasce di grigio, da sinistra a destra, mostrano le zone in cui sono nati i cinquantenni, i sessantenni, i settantenni, gli ottantenni e gli ultranovantenni. Queste le quantità (n) di popstar in ciascuna fascia:
Cinquantenni:61
Sessantenni: 88
Settantenni: 84
Ottantenni: 3
Ultranovantenni: Chuck Berry (1926)
E queste le probabilità medie (pm) che una persona di una certa fascia di età non veda il 2018:
Cinquantenni: 0,6%
Sessantenni: 1,3%
Settantenni: 3,1%
Ottantenni: 8,7%
Chuck Berry: 18,5%
Se si moltiplica n per pm si hanno i morti stimati del 2017. Ci si può così aspettare che moriranno circa 4 popstar: un sessantenne e tre settantenni, con una probabilità del 31% che a loro si aggiunga anche un cinquantenne. Invece Chuck Berry potrebbe farcela anche quest’anno. Fra i sessantenni potremmo doverne salutare uno fra Steven Tyler (1948), Robert Plant (1948), Mark Knopfler (1949), Bruce Springsteen (1949), Gene Simmons (1949), Gloria Gaynor (1949), Stevie Wonder (1950), Phil Collins (1951), Sting (1951), Paul Stanley (1952), Cyndi Lauper (1952) e Angus Young (1955), solo per citare i più famosi, mentre fra i settantenni abbiamo Tina Turner (1939), Bob Dylan (1941), Neil Diamond (1941), Paul Simon e Art Garfunkel (1941), Barbra Streisand (1942), Aretha Franklin (1942), Keith Richards (1943), Mick Jagger (1943), Roger Waters (1943), Jimmy Page (1944), Rod Stewart (1945), Eric Clapton (1945), Cher (1946), David Gilmour (1946), Brian Johnson (1947) e Elton John (1947) (chissà chi canterà al suo funerale).
Prima di concludere, una precisazione: nell’insieme di popstar qui utilizzato non ci sono solo i cantanti solisti ma anche le band con i loro componenti principali. È vero che in questo modo si sono presi in considerazione anche dei perfetti sconosciuti come Ringo Starr (1940), ma è anche vero che ci sono molte persone universalmente riconosciute come popstar che però, non avendo venduto abbastanza dischi, non sono rientrate in questo insieme, come per esempio Leonard Cohen (1934 - 2016), o una quantità spropositata di gente diventata famosa durante e soprattutto dopo gli anni ‘80, o ancora, per ovvi motivi, gli italiani. A questo proposito basti pensare che, con i criteri usati, gli unici italiani che possono fregiarsi del titolo di popstar sono Domenico Modugno (1928 - 1994) e Andrea Bocelli (1958). Questo per dire che le popstar attualmente in circolazione sono ben più di 310 e dunque queste previsioni sono solo una sottostima. Dobbiamo stare pronti.
Come diceva Andy Warhol (1928 - 1987) “nel futuro morirà una celebrità ogni quindici minuti”.
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