Oggi fa davvero molto caldo ma non mi importa più di tanto se vuol dire stagli vicino. Chi se lo sarebbe mai immaginato? Nemmeno lontanamente, un paio di anni fa, avrei pensato che saremo "usciti" assieme. In realtà non è un appuntamento. Continuo a ripetermelo. O almeno me lo ripetevo fino a quando non ho sentito la sua moto e l'ho visto sbucare dalla curva, mentre lo aspettavo al distributore prima di partire assieme verso il concerto. La pelle scoperta delle sue braccia brillava (ma che dico, mica è Edward Cullen, era solo la crema solare per proteggere il suo tatuaggio), i suoi muscoli più definiti di quanto mi ricordassi (ma va' sarà stato lo standard abbassato dalle tre settimane di vacanza nella terra dei cannoli). Comunque fa davvero caldo e non perché è così vicino a me, non è il solito fuoco che sento da dentro quando è nel raggio di 10 m da me. Fa più di 30°C alle 19 questa sera. è solo per quello. Finalmente sale sul palco il gruppo di apertura della serata. Non li conosco, non dal nome almeno, ma non appena cantano Shame On Me li riconosco, è una canzone che diverse volte ho sentito guardando i reel su Instagram. Dovrei vergognarmi di essere qui? No, siamo solo amici. I Catch My Breath scendono per lasciare spazio al gruppo che lui mi ha fatto scoprire, qualche anno fa, nella palestra in cui ci siamo conosciuti. Pensavo di essere l'unica ad ascoltare quel genere musicale là dentro, nel covo di fighetti. Ma lui si distingueva, ogni volta che gli parlavo spuntava un suo nuovo tratto che mi portava a pensare che forse avevamo in comune alle spalle qualche battaglia combattuta. Ed eccoci qui, con la pelle che percepisce le stesse vibrazioni della musica dal vivo. A cantare le stesse note. Mi fermo, mi dissocio. Arriva il suo pezzo preferito e comincia a cantare come non l'ho mai visto fare, a essere felice come non l'ho mai visto fare. E mi godo questa scena, cercando di far durare quel momento più tempo possibile, lui con le braccia tese in alto, rivolto verso il palco sorride, è a petto nudo (l'avevo detto che fa caldo?), riprendo a cantare anche io. Un brano dopo l'altro a forza di urlare e cantare a squarciagola rimaniamo senza voce, tanto da non riuscire quasi più a comunicare tra di noi come all'inizio, quando si abbassava avvicinandosi al mio orecchio per scambiare qualche battuta. Movimento che impercettibilmente mi faceva piacevolmente venire la pelle d'oca dietro al collo. Sono state cantate una ventina di canzoni quasi, i capelli pesano, il collo inizia a dolermi per i movimenti continui avanti e indietro che sto facendo nelle ultime due ore, a tempo di musica. Alzo e abbasso la testa, poi a destra e sinistra qualche volta, lentamente. "Ti fa male?". Prima che io possa rispondere mi massaggia. Mi sciolgo io anziché il collo. Nelle nostre orecchie erano appena arrivate le prime note di "Pain". Mi giro per ringraziarlo e non so per quale magica combinazione finiamo viso a viso nonostante la differenza di altezza, spinti anche dalla folla che pogava.
Nuovo messaggio: "Buondì piccola, allora come è andato ieri il concerto? Non sono riuscito a rimanere sveglio per darti la buonanotte, ho visto ora il tuo di quando sei arrivata a casa. Poi raccontami come è stato, xo"